di Leonardo Becchetti
Avvenire, 11 febbraio 2026
Il modo più efficace per catturare attenzione è far litigare le persone, così gli algoritmi premiano chi litiga. Per questo dobbiamo regolamentare e rendere trasparenti le formule delle piattaforme digitali. C’è una cosa che dobbiamo fare, se vogliamo salvare la democrazia. E dobbiamo farla subito: regolamentare e rendere trasparenti gli algoritmi delle piattaforme digitali. Le agorà digitali sono diventate un luogo centrale nell’interazione e dello scambio tra esseri umani. Da anni molti di noi sperimentano, quasi “a pelle”, che il terreno di gioco è truccato. Ma fino a oggi mancavano prove chiare. Il caso emblematico è Twitter, oggi X. Chi lo frequenta sa bene che un messaggio carico di rabbia, livore o attacco personale ottiene molto più seguito - like, commenti, repost - di una riflessione pacata che invita alla concordia e all’incontro tra le parti.
di Pierangelo Sapegno
La Stampa, 11 febbraio 2026
Dio stramaledica lo straniero. Qualche assassino lo fa davvero, o almeno ci prova a scaricare la colpa su di loro. A volte gli stranieri non hanno proprio un volto. Sono albanesi, marocchini, tunisini, tirati in ballo così, in generale. Personaggi senza identità. Sono i libici dopo Ustica o i palestinesi del Fronte Popolare per la strage di Bologna. Sono Carlos, quando non si sapeva ancora chi fosse, solo una etichetta da appiccicare a qualsiasi omicidio che puzzava di attentato. Altre volte no. Hanno nome e cognome, come Naudy Carbone, che s’è svegliato all’una di notte con cinquanta sotto casa che gli gridavano “sporco negro” e “scendi giù negro di merda”, perché ad Alex Manna, l’assassino di Zoe, era sembrata “una buona idea per sviare le indagini raccontare che era stato quel ragazzone di colore ad aggredirla”.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 11 febbraio 2026
Oggi, salvo possibili slittamenti, il governo muoverà all’attacco sul fronte immigrazione con un ddl “collegato” al pacchetto sicurezza approvato la settimana scorsa. Le norme in questione, anzi, erano contenute in quel ddl “gemello”, salvo poi essere trasferite di peso in quello prossimo venturo. L’innovazione più fragorosa era la possibilità di “temporanea interdizione delle acque territoriali” in caso di “pressione migratoria eccezionale”. A questa norma se ne accompagnava un’altra: la possibilità di prelevare dalle imbarcazioni soggette a interdizione i migranti e portarli fuori dalle acque territoriali italiane per convogliarli verso “Paesi terzi sicuri”, dove verrebbero internati in attesa del rimpatrio se i Paesi di provenienza sono considerati sicuri.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 11 febbraio 2026
L’obiettivo è eliminare de facto l’istituto giuridico della protezione umanitaria senza formalmente cancellarlo non essendo ciò costituzionalmente possibile. Tra i campi oggetto dell’intervento liberticida dell’attuale esecutivo ce n’è uno di cui si è ancora poco parlato ma che investe la vita di nuove decine di migliaia di persone ogni anno. È la cosiddetta protezione complementare (chiamata nelle varie fasi storiche, protezione umanitaria, casi speciali, protezione speciale) ovvero il riconoscimento del diritto ad una protezione basata non sulle cosiddette protezioni maggiori previste dal diritto dell’Unione europea (lo status di rifugiato e lo status di protezione sussidiaria) ma sul diritto interno che tuttavia la prevede non già come scelta opzionale di natura caritatevole, bensì come forma indispensabile di protezione finalizzata a dare piena attuazione al diritto d’asilo come delineato dall’articolo 10 terzo comma della Costituzione (Corte Cassazione sez. 6-1, ord. n. 10686/12).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 febbraio 2026
Via libera alle deportazioni extra Ue. E anche il progetto Albania potrebbe accelerare. Il concetto di paese terzo sicuro appare incompatibile con la Costituzione. Il Ppe vota di nuovo con le estreme destre. Defezioni nel centrosinistra. Il parlamento europeo ha affossato in via definitiva il diritto d’asilo nell’Ue. L’approvazione delle modifiche al regolamento procedure, già passate da Commissione e Consiglio, getta le basi per cancellare questo pilastro europeo. Con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni è stata votata la creazione di un elenco comune di paesi di origine sicuri. Con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni gli eurodeputati hanno dato il via libera al concetto di paese terzo sicuro. Popolari ed estrema destra si sono schierati insieme. I socialdemocratici si sono opposti, con le defezioni di danesi, svedesi e rumeni. La sinistra europea ha detto compattamente No.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 11 febbraio 2026
I social media hanno “deliberatamente progettato i loro prodotti per creare dipendenza?”. È quanto dovrà accertare la giudice del tribunale di Los Angeles, Carolyn Kuhl, chiamata a decidere la causa contro Meta e Alphabet (holding fondata da Google nel 2015), intentata dalla 20enne identificata come Kayley GM, che ha denunciato di aver subito gravi danni mentali perché da bambina è diventata dipendente dai social media. “Questo caso riguarda due delle aziende più ricche della storia che hanno progettato la dipendenza nel cervello dei bambini”, ha detto l’avvocato Mak Lanier, che rappresenta la querelante, alla giuria nella sua dichiarazione di apertura.
di Daniele Mastrogiacomo
L’Espresso, 11 febbraio 2026
Delcy Rodriguéz concede l’amnistia ai detenuti politici inghiottiti dalle prigioni di Maduro. Poi il Parlamento dà il via libera alla privatizzazione del greggio. E Trump è raggiante. Non è una svolta ma un primo passo. Anzi: un doppio passo. Qualcosa che non accadeva da 20 anni. Avviene tutto tra giovedì 29 e venerdì 30 gennaio. Le grida di gioia davanti al carcere di Rodeo I, del Tocorón, di Yare, del famigerato El Helicoide, della Zona 7 della Polizia bolivariana, lo confermano. Il governo venezuelano ha votato all’unanimità una legge di amnistia generale per i prigionieri politici. Una decisione inaspettata ma inseguita, agognata da mesi.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 11 febbraio 2026
In principio fu Kiarostami, che scelse di raccontare storie “piccole” amplificando la realtà e rivelando l’oppressione quotidiana. Dopo di lui una generazione di registi e attori ha continuato a descrivere il Paese, rischiando frustate e carcere. Rivela Ashkan Khatibi, da tre anni in esilio: “Il “guardiano” viene sul set e controlla tutto. Gesti, parole, vestiti. Ti confonde, alla fine non sai più se sia una spia o un amico”. Una bambina di otto anni, Mina, si perde nel traffico infernale di Teheran. L’autobus la lascia lontano da casa, e lei vaga tutto il pomeriggio per uno stradone avvolto nello smog. Ha gli occhi sgranati, cerca la mamma. Poi sale su un altro autobus. Si appoggia al grande cruscotto e fissa l’obiettivo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 febbraio 2026
Dopo 8 mesi il ministro risponde alla interrogazione di Giachetti. Numeri su numeri, ma sui dati regionali solo una riga generica. Dopo otto mesi dall’interrogazione depositata a giugno, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha finalmente risposto al deputato di Italia Viva Roberto Giachetti sui trasferimenti e gli sfollamenti nelle carceri. Una risposta dettagliata, ricca di numeri. Eppure c’è un buco che salta agli occhi: mancano i dati sui trasferimenti decisi dai singoli provveditorati regionali.
di Ilaria Dioguardi
retisolidali.it, 10 febbraio 2026
A Roma si è svolta un’assemblea aperta promossa da numerose realtà dell’associazionismo e del Terzo settore attive negli istituti di pena italiani. “Chiediamo diritti, clemenza e umanità nelle carceri italiane” è l’appello delle organizzazioni, che è possibile sottoscrivere. Ne abbiamo parlato con Caterina Pozzi, presidente Cnca, tra i promotori dell’iniziativa. A distanza di alcune settimane dalla chiusura del Giubileo dei detenuti, dopo un ennesimo anno nero per le carceri, molte associazioni hanno ritenuto urgente rilanciare una riflessione pubblica sulla condizione delle carceri italiane e sulle responsabilità che la situazione drammatica degli istituti di pena italiani chiama in causa.
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