di Silvia Pogliaghi
trendsanita.it, 11 febbraio 2026
Dal 2018 il carcere milanese ha attivato postazioni di emodialisi in loco migliorando assistenza, sicurezza e sostenibilità. Un modello replicabile che tutela la salute dei detenuti e punta anche su prevenzione e diagnosi precoce. La malattia renale cronica rappresenta una sfida crescente per il Servizio sanitario nazionale, soprattutto nelle popolazioni più fragili e difficilmente intercettabili dai tradizionali percorsi di prevenzione. In ambito penitenziario, l’accesso tardivo alle cure e la complessità organizzativa della dialisi hanno storicamente determinato criticità cliniche, sociali ed economiche.
di Ivana Di Giugno
gnewsonline.it, 11 febbraio 2026
Il primo pezzo è stata una cover, “Zombie”, dei “Cranberries”, nata per voce femminile, ma interpretata da un detenuto. Lo ricorda Giancarlo Battista, assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria del carcere di Siena, che risponde a Laura Valdesi per La Nazione del 6 gennaio 2026. L’agente racconta che, nell’istituto penitenziario, un laboratorio musicale per le persone ristrette ha dato vita a un gruppo rock in cui agenti e detenuti suonano insieme. Si chiama CellaMusica, un nome ideato dallo stesso Battista, che, da addetto alla sorveglianza del corso, all’interno del carcere, ne ha poi seguito le lezioni.
di Massimo Achini*
Corriere della Sera, 11 febbraio 2026
Sabato il carcere di Milano Bollate diventerà un campo di gioco, uno spazio di incontro, un laboratorio di umanità. Il vento dello spirito olimpico. I Giochi della Speranza, il valore dello sport oltre i muri delle carceri. Il 28 febbraio il carcere di Milano Bollate smetterà, per qualche ora, di essere soltanto un luogo di reclusione. Diventerà un campo di gioco, uno spazio di incontro, un laboratorio di umanità. Accadrà grazie ai Giochi della Speranza, una iniziativa che nasce dal desiderio profondo di rimettere al centro la persona, la sua dignità e la possibilità concreta di un riscatto. Credo fermamente che lo sport non sia mai solo competizione. È educazione, relazione, linguaggio universale.
di Lorenza Garrone
lanuovaprovincia.it, 11 febbraio 2026
Un calendario per cambiare punto di vista. Ieri, martedì 10 febbraio si è tenuta la presentazione del Calendario dalla Casa di Reclusione di Asti, un progetto che nasce dall’ascolto e dal lavoro condiviso tra istituzioni, volontariato e persone detenute. L’iniziativa è promossa dal Tavolo Carcere di Asti insieme al Garante comunale per le persone private della libertà personale, con il contributo del progetto Liberi Legami, e si inserisce all’interno del percorso Ben-Essere, realizzato in collaborazione con la direzione della Casa di Reclusione e alcuni detenuti. Il calendario non è uno strumento narrativo che prova a restituire uno sguardo diverso sulla vita detentiva.
ecodellojonio.it, 11 febbraio 2026
Dai corsi Alberghiero e Agrario alla sezione carceraria: i detenuti sperimenteranno il modello Majorana usando i prodotti dell’orto interno. Cibo, identità, futuro. E ora anche libertà. L’esperienza educativa e culturale avviata dall’IIS Majorana con il progetto del panino identitario varca un confine che è prima di tutto simbolico, oltre che fisico: quello del carcere. A breve, infatti, il modello sperimentato dagli studenti dell’Alberghiero e dell’Agrario sarà mutuato anche all’interno della Casa di Reclusione di Ciminata, a Corigliano-Rossano, dove sono attive le sezioni scolastiche dell’istituto rivolte ai detenuti.
di Filippo Massara
La Stampa, 11 febbraio 2026
Novara, il progetto di “Sport senza frontiere” e fondazioni Cariplo e De Agostini. In carcere lo sport diventa un’opportunità di riscatto e interazione, oltre che di promozione del benessere psicofisico. Alla casa circondariale di Novara è stato avviato il progetto “Gioco di squadra” che coinvolge i detenuti in attività fisiche guidate da istruttori qualificati, educatori e psicologi. L’iniziativa di durata per ora biennale è promossa da “Sport senza frontiere” e coperta a livello economico da Fondazione Comunità Novarese, attraverso il bando “Assistenza e cura” con risorse di Fondazione Cariplo e da Fondazione De Agostini per un valore complessivo di 54 mila euro.
di Giada Bigardi
primapavia.it, 11 febbraio 2026
Un impegno condiviso per il reinserimento sociale attraverso la conoscenza della legge. Il progetto “Educare per la legalità,” promosso da otto Club Rotary del Gruppo Longobardo, offre ai detenuti del carcere di Voghera un percorso educativo sui valori fondamentali della legge italiana per favorire il reinserimento sociale. Gli incontri, che si svolgeranno fino a giugno 2026, sono supportati da istituzioni locali e professionisti legali. Nei giorni scorsi è stato ufficialmente presentato il progetto “Educare per la legalità”, un’iniziativa promossa da otto Club Rotary del Gruppo Longobardo, con il Club Rotary Oltrepò guidato dal presidente Arturo Zancan in prima linea. L’obiettivo è offrire ai detenuti della Casa Circondariale di Voghera un percorso educativo che li accompagni verso una migliore comprensione dei principi fondamentali della legge italiana, favorendo così il loro reinserimento sociale.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 11 febbraio 2026
Un anno fa, il 9 febbraio 2025, Grazia Zuffa ci ha lasciate e lasciati, a causa di un improvviso infarto che l’aveva colpita due giorni prima, in stazione a Roma, mentre era pronta per la partenza verso l’amata sede della Società della Ragione a Firenze. Grazia è stata una femminista, un’intellettuale, una psicologa e una politica: dal 1987 al 1994, è stata Senatrice della Repubblica, prima nelle file del PCI, poi del PDS; dal 2000 al 2005, ha insegnato psicologia delle tossicodipendenze all’Università di Firenze; ha ricoperto incarichi istituzionali importanti, come quello di membro del Comitato Regionale di Bioetica della Toscana, dal 1996 al 2000, e di membro del Comitato Nazionale di Bioetica, dal 2006.
di Tiziana Lupi
Avvenire, 11 febbraio 2026
Arriva su HBO la serie tv “Portobello” di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni, sul calvario processuale e mediatico del presentatore. Era il 20 febbraio 1987 quando Enzo Tortora tornava su Rai1 alla guida del suo Portobello, dopo la terribile vicenda giudiziaria di cui era stato vittima, commuovendo l’Italia con quel “Dove eravamo rimasti?”, entrato nella storia della televisione, e non solo. Nello stesso giorno, 39 anni dopo, HBO Max rilascia Portobello, serie diretta da Marco Bellocchio che ripercorre (in sei episodi) la terribile vicenda giudiziaria in cui il conduttore rimase coinvolto a causa delle false accuse di un pentito di camorra.
di Pietro Pellegrini
Il Manifesto, 11 febbraio 2026
L’omicidio di un paziente di 72 anni da parte di un ventunenne anch’egli ricoverato, avvenuto mercoledì 21 gennaio 2026 nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) di Rieti ha colpito tutti, suscitando dolore e interrogativi. Le indagini della magistratura e le analisi delle direzioni aziendali e regionali potranno chiarire i diversi aspetti della vicenda e credo che al contempo meriti attenzione anche la situazione dell’autore e dei suoi congiunti. È una situazione complessa che non può essere affrontata in modo riduzionistico, ponendo l’attenzione quasi esclusivamente sulla legge 81/2014 sulla base del fatto che il giovane, a quanto pare autore di precedenti reati contro la persona non avrebbe dovuto restare in Spdc ma essere trasferito altrove, in una Rems. Secondo una logica lineare applicata ex post, se ciò fosse avvenuto, l’omicidio non ci sarebbe stato. In realtà la situazione va vista ex ante per capire condizioni cliniche e giuridiche.
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