di Silvana Silvestri
Il Manifesto, 12 febbraio 2026
Nel film di Sergei Loznitsa, da un racconto di Demidov, la repressione preventiva, il tempo passato e presente, una malia da favola horror. Con geometria inesorabile Sergej Loznitsa folgorante documentarista delle tragedie fondative del nostro presente, nel suo lungometraggio “Due Procuratori” evidenzia la mossa di ogni regime: la repressione preventiva. Per tutti gli anni Settanta, quando è stato possibile, e per quanto le maglie della censura hanno permesso, nei film dei paesi dell’est è trapelata qualche traccia del sistema repressivo del periodo staliniano sviluppato in varie forme.
di Francesco Dente
vita.it, 12 febbraio 2026
Per poter accedere ai diritti civili e alle prestazioni di welfare anche chi vive in strada ha bisogno di un recapito “ufficiale”. Il problema è che spesso oltre ad essere “fittizia” l’indicazione della residenza risulta anche discriminatoria. Per la serie: quando la toppa è peggio del buco. Quando il rimedio, in buona sostanza, fa più danni di quanti ne risolva. Succede in almeno un Comune su dieci che ha istituito la cosiddetta “via fittizia”, la via convenzionale che è presente solo sulla carta ma che consente alle persone senza dimora di ottenere l’iscrizione all’anagrafe, la residenza e quindi la carta di identità.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 12 febbraio 2026
La riunione del governo ha dato il via libera al provvedimento che recepisce il patto Ue sui migranti e prevede una stretta su regole Cpr e ricongiungimenti. Blocco navale fino a sei mesi in caso di “minaccia grave”, multe fino a 50mila euro e confisca delle navi per chi viola l’interdizione, trasferimento dei migranti in Paesi terzi convenzionati, stretta sui ricongiungimenti familiari e nuove regole per i Cpr, a partire dal divieto di libera detenzione dei cellulari. È questo l’asse portante del disegno di legge sui flussi migratori approvato nel tardo pomeriggio dal Consiglio dei ministri riunito a Palazzo Chigi.
di Filippo Miraglia*
Il Manifesto, 12 febbraio 2026
C’è una costante nelle iniziative legislative di questo governo di destra-destra che è oramai una caratteristica di tutti i governi della internazionale razzista alla cui costruzione abbiamo assistito in questi ultimi decenni. Pretendono sempre meno vincoli e regole per se stessi e per l’esercizio del loro potere e fabbricano ossessivamente limiti e barriere per tutti quelli che considerano loro nemici, senza curarsi minimamente delle conseguenze. Di questa categoria fa parte l’ultima tragica follia firmata Meloni-Piantedosi andata in onda ieri in Cdm.
cild.eu, 12 febbraio 2026
Con i nuovi decreto-legge e disegno di legge in materia di sicurezza il Governo continua a muoversi con fermezza nella gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Il cuore della riforma si concentra negli articoli 28, 29 e 30 del Decreto, che, letti congiuntamente, delineano una svolta strutturale: accelerare i rimpatri, rafforzare gli strumenti di controllo e ampliare in modo significativo la rete delle strutture di trattenimento. Secondo quanto emerge dal testo del decreto, il Governo interviene in modo incisivo sul sistema della detenzione amministrativa nei centri di permanenza per il rimpatrio attraverso un rafforzamento organizzativo di queste strutture, che vengono definitivamente collocate al centro delle politiche migratorie nazionali.
di Giuseppe Legato e Caterina Stamin
La Stampa, 12 febbraio 2026
Moussa Balde si tolse la vita durante l’isolamento. Un anno alla direttrice per omicidio colposo: “Doveva farlo ricoverare in ospedale”. La replica: “Non ero io a decidere”. Quando Moussa Balde è partito dalla Guinea, con i soldi che aveva racimolato lavorando come elettricista, non l’ha detto alla famiglia. Ha chiamato i genitori solo una volta arrivato: “Mamma, papà: sono in Italia”. Ha fatto di testa sua, come si fa quando rincorri un sogno. Senza dare retta a chi gli diceva di tornare a casa, di non attraversare il Mediterraneo. “Lo aspettavo per cena, il cibo era pronto a tavola”, ha raccontato la madre, Djenabou.
di Carmen Caldarelli
Metropolis, 11 febbraio 2026
L’istantanea dell’emergenza racconta un sistema al collasso. I dati che arrivano sulle scrivanie del Ministero della Giustizia e degli osservatori nazionali sono il bollettino di una crisi umanitaria e istituzionale che ha superato qualsiasi livello di guardia. Il sistema penitenziario italiano è entrato ufficialmente in una fase di “sofferenza acuta”. A livello nazionale, la cifra è impietosa: il tasso di affollamento ha toccato il 138,26%. Per capire la magnitudo di questo numero, bisogna guardare dentro le mura: ci sono 63.703 persone detenute, ma i posti effettivamente disponibili sono solo 46.074. Questo significa che quasi 18.000 persone dormono in spazi non previsti, spesso in condizioni che calpestano i parametri minimi di spazio vitale stabiliti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
di Salvatore Saggiomo*
artestv.it, 11 febbraio 2026
Otto mesi per ottenere una risposta formale dal Ministero della Giustizia e quando finalmente il ministro Carlo Nordio replica all’interrogazione depositata a giugno dal deputato di Italia Viva Roberto Giachetti il risultato è un documento fitto di numeri, circolari, richiami normativi e spiegazioni procedurali che però lascia scoperto proprio il punto politicamente più sensibile: quanti sono gli sfollamenti disposti dai singoli provveditorati regionali e come sono distribuiti nei diversi distretti penitenziari italiani.
di Patrizia Floder Reitter
La Verità, 11 febbraio 2026
Il sottosegretario alla Giustizia: “La reclusione nel Paese d’origine di chi commette reati è possibile solo con il consenso del reo. Il ricorso del detenuto contro il provvedimento del giudice non dovrebbe più sospendere gli allontanamenti. Serve più durezza. “Sono quotidianamente assediato da richieste di provvedimenti svuotacarceri, sul presupposto che saremmo un sistema carcerocentrico. Se abbiamo circa 60.000 detenuti e 144.822 persone “in area penale esterna”, vuol dire che ci sono più condannati fuori che dentro”.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 11 febbraio 2026
“Ho sempre avuto condanne superiori alle richieste dei pubblici ministeri, tranne che in Cassazione. Il reato principale, il traffico d’influenze finalizzato ad un abuso d’ufficio, non esiste più”. Gianni Alemanno è in prigione da più di un anno. È stato condannato nonostante tanti dubbi e gli è stata negata la condizionale. Alemanno è stato Ministro, Sindaco di Roma, dirigente di primo piano del Msi e poi di Alleanza nazionale. Forse davanti ai tribunali ha pagato anche per la sua militanza. Lo abbiamo intervistato scambiandoci domande e risposte dal carcere di Rebibbia.
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