di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 5 luglio 2026
La misura per il sovraffollamento. Grieco (segretario regionale Uil Fp polizia penitenziaria): “Avviare un’azione per accertare l’illecito: è palese la violazione dei diritti umani”. La risposta al sovraffollamento nelle carceri toscane: dormire per terra. Sfruttando così ogni angolo disponibile. Con una direttiva interna il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ufficio detenuti e trattamento, ha disposto che gli istituti penitenziari utilizzino “tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato [...] e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra”.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 5 luglio 2026
Un fulmine fa saltare i telefoni, i detenuti insorgono contro un istituto affollato e obsoleto. Occupato uno dei padiglioni, irrompono gli agenti, i “promotori” verranno trasferiti. Tutto è cominciato, letteralmente, con un fulmine: la rivolta nel carcere di Enna è scoppiata dopo che una saetta ha colpito e danneggiato le centraline dell’impianto telefonico, impedendo in questo modo ai detenuti di comunicare con l’esterno. A quel punto, un centinaio di detenuti si è impossessato delle sezioni del vecchio padiglione della casa circondariale, mettendo a ferro e fuoco parte dell’istituto penitenziario. Nel corso della protesta, affermano dalla direzione del carcere, sarebbero state distrutte le telecamere della videosorveglianza e provocati “ingenti danni” alla struttura.
di Maria Neve Iervolino
fanpage.it, 5 luglio 2026
Caldo, sovraffollamento, carenza di servizi e stop alle attività nei mesi estivi sono tutte micce che, secondo la denuncia di Antigone Sicilia a Fanpage.it, rischiano di fare esplodere nuove rivolte carcerarie come quella di Enna. “C’è una situazione esplosiva in tutte le carceri siciliane in questo momento. E gli inneschi sono molti: l’assenza di attività nei mesi estivi, il caldo nelle celle sovraffollate, la mancanza di servizi minimi. Quello che è successo a Enna è destinato a ripetersi a breve”. A parlare è Giorgio Bisagna, avvocato e presidente di Antigone in Sicilia, l’associazione che si occupa dei diritti delle persone detenute.
di Antonio Anastasi
Quotidiano del Sud, 5 luglio 2026
Dopo la Tac non si esclude un’aggressione al detenuto di Cirò Marina morto in carcere a Rossano. Ruota anche attorno ai primi esiti della Tac total body la verità sulla morte di Cataldo De Luca, il 43enne di Cirò Marina deceduto sabato scorso nel penitenziario di Rossano. L’esame radiologico eseguito presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro avrebbe rilevato la lussazione o sublussazione della zona attigua alla prima vertebra cervicale. Un trauma preciso che proietta l’inchiesta davanti a due sole e pesantissime spiegazioni. Il decesso potrebbe essere stato causato dalle conseguenze di un violento pestaggio, o comunque di una manovra di sottomissione con torsione forzata del collo, tipica delle arti marziali.
di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 5 luglio 2026
Si è conclusa l’autopsia sul cadavere di Rodriguez Matute, 26 anni, detenuto nel carcere della Dogaia trovato senza vita nella sua cella. L’overdose di sostanze stupefacenti, a quanto si apprende da fonti investigative, è la più probabile delle ipotesi per la causa di morte. Si è conclusa l’autopsia sul cadavere di Rodriguez Matute, 26 anni, detenuto nel carcere della Dogaia trovato senza vita all’alba di martedì scorso nella cella che divideva con altri due detenuti. La sua morte era avvenuta poche ore prima di un’audizione fissata in Procura sulle presunte violenze che Mateute sosteneva di aver subito durante il suo arresto.
La Sicilia, 5 luglio 2026
“Non è bastata la pioggia della notte a rinfrescare l’aria a Palermo, men che meno alla Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo dove il sovraffollamento si è stabilizzato al 20 per cento rispetto alla regolare capienza, 1420 persone invece che 1176”: a dirlo è Pino Apprendi, Garante per I diritti dei detenuti del Comune di Palermo., che lancia l’allarme sulle condizioni delle carceri cittadine, soprattutto in vita di altre ondate di caldo. Apprendi continua a parlare del carcere di Pagliarelli: “Un Istituto nato male con problemi cronici per l’utilizzo dell’acqua che non viene erogata per tutte le 24 ore, non in contemporanea in tutte le sezioni e in tutti i piani.
di Seby Spicuglia
La Sicilia, 5 luglio 2026
Vivere in cella tra cimici, topi e violenza. Villari: sistematica violazione della dignità umana. Il carcere di Cavadonna è una bomba pronta ad esplodere. Come ha rischiato di fare la testa di un detenuto straniero massacrato di botte, spaccata “e con il materiale organico a vista”, così come racconta una testimonianza raccolta da La Sicilia. Le risse e i pestaggi sarebbero all’ordine del giorno, senza soluzione di continuità. Le anime in pena - letteralmente all’interno della struttura hanno superato il limite massimo: sono 700, a fronte di una capienza regolamentare di 575 unità e poco meno di 200 agenti penitenziari. Ma quando ad essere scioccato da ciò che vede è il garante dei detenuti che qui se lo lascia scappare, e mai più lo dirà - significa che la cosiddetta “quarta parete” è crollata, ciò che è dentro ha una potenza drammatica tale che nulla può impedirne l’esondazione nella vita civile, e che la narrazione non può essere anestetizzata né sottaciuta.
di Jessica Quilici
La Nazione, 5 luglio 2026
Se il caldo di questi giorni si fa sentire negli ambienti ventilati di casa, figuriamoci dove l’aria passa solo attraverso piccole grate o spifferi. E in un luogo dove ci sono 60 ospiti in più, rispetto al numero degli invitati. Così vivono i 97 detenuti nel carcere San Giorgio, il più sovraffollato d’Italia. Una struttura - così come le altre - progettata per contenere, senza climatizzatori, che diventa serra d’estate e ghiacciaia d’inverno. A complicare la situazione lucchese - oltre ai numeri - è anche l’attuale assenza (che si protrae da novembre) del Garante dei detenuti, che dunque sono rimasti ‘senza voce’. A dare un’idea di ciò che avviene al di là delle “sbarre” è però l’avvocato Enrico Helmut Vincenzini, referente toscano dell’associazione Antigone.
di Ivana Di Giugno
gnewsonline.it, 5 luglio 2026
Il martedì non è un giorno come un altro nella casa di reclusione di Lecce. È il giorno in cui i detenuti incontrano gli studenti del “Liceo Francesca Capece” di Maglie; ogni volta una classe diversa, dal terzo al quinto anno. Si tratta del progetto “Faccia a faccia”, ideato circa tre anni fa da Ada Fiore, docente di storia e filosofia dell’istituto scolastico pugliese, e giunto al suo terzo anno di realizzazione. Lo racconta Giuliana De Magistris, funzionario giuridico pedagogico del carcere: “È un ‘laboratorio filosofico’, nel senso che, di volta in volta, vengono proposti temi su cui alunni e detenuti sono invitati a riflettere, esprimendo le proprie opinioni”. Nell’ultima edizione, i detenuti che hanno preso parte a questi appuntamenti sono stati dodici e, con qualche eccezione, non sono stati gli stessi delle edizioni precedenti.
di Rossella Strianese
ottopagine.it, 5 luglio 2026
L’Aula del Consiglio Regionale della Campania ha ospitato la presentazione del libro “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze”, scritto da Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Il volume raccoglie le testimonianze dirette e le richieste di aiuto arrivate dai penitenziari negli ultimi otto anni. L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco delle istituzioni regionali, della magistratura e della Chiesa, trasformandosi in un profondo momento di dibattito sulla drammatica situazione del sistema carcerario italiano e sulla necessità di riforme strutturali orientate alla rieducazione.
- Macerata. Alemanno: “Stupido usare il carcere per le pene minori”
- Napoli. Ipm di Nisida, concluso il Progetto Scuola dedicato a cinquanta giovani
- Varese. Riparare la casa comune: verso un carcere umano e costituzionale
- La Spezia. Rap e suoni dal carcere per costruire il domani. Applausi a Villa Andreino
- Roma. Nel carcere di Rebibbia i detenuti diventano sarti e indossatori









