di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
La gestione della paura, alimentata dalla propaganda, può avere effetti negativi anche in ambito legislativo. Ne è convinto l’avvocato Nicola Canestrini. “La legislazione emotiva - dice - non è efficace perché non affronta le cause strutturali dei fenomeni che pretende di contrastare. È, per usare la celebre definizione di Luigi Ferrajoli, “populismo penale”: l’uso demagogico e congiunturale del diritto penale, diretto ad alimentare la paura con misure tanto antigarantiste quanto inefficaci alla prevenzione della criminalità”.
di Filippo Fiorini
La Stampa, 9 febbraio 2026
Lo strumento, già usato a Seattle e a San Francisco ma anche in diverse città italiane, lancia cavi in kevlar per avvinghiare le gambe della persona da fermare. La buona notizia è che non si è mai registrata alcuna morte per colpa del Bola Wrap 150. Quella cattiva è che in molti casi non è servito affatto a contenere il soggetto riottoso e, alla fine, i poliziotti sono comunque ricorsi a strumenti più violenti, che in questo caso, sì, hanno portato a volte al decesso della persona che volevano arrestare. Parliamo della nuova “arma in stile Batman” (così lo definì il news network americano Nbc in un servizio di presentazione qualche anno fa) di cui il Comune di Bologna vorrebbe dotare i propri vigili urbani.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Il “Sindaco d’America”, così venne definito Rudolph Giuliani quando prestò giuramento come 107esimo primo cittadino di New York nel gennaio 1994. In quel frangente storico la Grande Mela era percepita come una metropoli sull’orlo del collasso. Con oltre duemila omicidi all’anno, una diffusione esponenziale dello spaccio, il consumo di crack e un degrado urbano che divorava interi quartieri: per Giuliani, repubblicano in una città storicamente democratica, un compito enorme, la metropoli infatti sembrava ingovernabile. All’ascesa a primo cittadino contribuì il suo passato, un ex procuratore federale noto per la sua fermezza contro la mafia. Giuliani promise una rivoluzione che ebbe una denominazione precisa: “Tolleranza Zero”. La locuzione è ormai passata alla storia diventando un modello che vanta innumerevoli tentativi di imitazione.
di Marco Antonellis
L’Espresso, 9 febbraio 2026
Nessuno sconto all’esecutivo ma neppure legittimazione di strategie ostruzionistiche. Il nuovo Dpr emesso dal Quirinale sulla separazione delle carriere recepisce la pronuncia della Cassazione, ma conferma la data del voto. Un eventuale nuovo ricorso, forse al Tar, non è escluso, ma avrebbe l’effetto di inasprire ulteriormente il confronto. Dal Quirinale la vicenda del referendum sulla separazione delle carriere viene osservata con una preoccupazione che nelle ultime settimane è andata crescendo. La decisione di Sergio Mattarella di firmare in tempi rapidissimi il decreto che riformula il quesito, mantenendo però invariata la data del voto, è stata letta come un atto di responsabilità istituzionale, ma anche come un segnale politico rivolto a tutti gli attori della partita, in primo luogo alla magistratura associata.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2026
I promotori potrebbero anche desistere dal prolungare la battaglia legale per concentrarsi sulla campagna in vista del voto del 22 e 23 marzo. Cosa farà il Comitato dei 15, promotore del quesito accolto dalla Cassazione, dopo la decisione del Consiglio dei ministri di modificare il quesito del referendum sulla giustizia, ma non la data? Subito dopo la modifica del quesito da parte della Cassazione, i promotori si erano detti fiduciosi sulla “fissazione della nuova data del referendum”. In queste ore si sta ragionando sul da farsi, ma la decisione dovrebbe giungere non prima di lunedì 9 febbraio. I promotori potrebbero anche desistere dal prolungare la battaglia legale per concentrarsi sulla campagna in vista del voto del 22 e 23 marzo o fare ricorso.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 9 febbraio 2026
Sulla pagina Instagram di Atreju (Fratelli d’Italia, dunque), compare da ieri un fotomontaggio ove sono immortalati, mentre si danno un tenero bacio sulle labbra, una giovanotta “antifa” - bandana e felpa di un centro sociale - e un canuto giudice della Cassazione, di ermellino vestito. Tecnicamente, una toga di velluto rosso, con evidente gioco evocativo. Foto accompagnata dal titolo: “Una relazione tossica per l’Italia”. L’immagine riassume il racconto messo in campo, da quelle parti, dopo i fatti di Torino. E ha a che fare col referendum, ove si fa di tutta l’erba un fascio, dai centri sociali ai giudici della Cassazione. La “relazione” non si comprende, ma quest’ultimi sono rei di aver ammesso il quesito derivante dalle firme popolari. Nel fascio anche i giudici di Torino da riallineare, con la separazione delle carriere, dopo che il gip ha disposto misure alternative alla detenzione per gli arrestati negli scontri. Peccato che il pm aveva preso decisioni differenti, e dunque le carriere sono già separate.
di Claudio Bozza
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
L’ex pm di Mani pulite: Le correnti dei magistrati? Resteranno. La riforma è una svolta pericolosa. Ecco perché ho scritto un libro per spiegare ai cittadini cosa succederebbe”. “Inutile girarci attorno: se questa riforma verrà approvata, la giustizia dipenderà sempre di più dal potere del governo”. Gherardo Colombo, protagonista del pool Mani Pulite, ha 79 anni. Da quasi 20 ha lasciato la magistratura e scritto numerosi libri. L’ultimo si intitola La giustizia italiana in 10 risposte e spiega, al di là dei tecnicismi, le ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo.
di Marta Gasparon
Gente Veneta, 9 febbraio 2026
Trent’anni sono tanti, tra esperienze e ricordi che via via si accavallano componendo la storia di un’associazione che ha mosso i primi passi nel 1996, con l’obiettivo di sostenere la popolazione detenuta attraverso attività di sensibilizzazione, culturali, sociali e ricreative all’interno degli istituti di pena della città lagunare. Era il 5 marzo di quell’anno quando un gruppo di persone, tra le quali Gianni Trevisan e padre Andrea Cereser, allora cappellano del carcere della Giudecca, diedero vita a “Il granello di senape”, realtà associativa nata a seguito di un tragico evento avvenuto nel 1993: la morte del provveditore al Porto di Venezia, Alessandro Di Ciò, per mano di un alto dirigente della Compagnia dei lavoratori portuali. Un fatto che toccò nel profondo l’opinione pubblica cittadina, stimolando un confronto sui temi della pena e del carcere.
di Roberto Amaglio
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Il presidente dell’Associazione Carcere e Territorio parla dell’effetto del decreto Caivano. Il nodo della casa per scontare le pene alternative. Due assessori, un criminologo, un avvocato penalista, un urbanista, tre docenti universitari, un comandante della polizia locale, un viceprefetto e alcuni operatori sociali, riuniti intorno a un tavolo. Nell’ordine, si tratta degli ospiti invitati in qualità di relatori al convegno “Gli occhi sulla strada”, evento dedicato alla sicurezza urbana promosso da InNova Bergamo e tenutosi nella Sala dell’Orologio del Palazzo della Libertà. Una pluralità di voci che certifica la complessità di un tema che, oltre a riguardare i Decreti Sicurezza, le fattispecie di reato e le pene detentive e sanzionatorie, “taglia orizzontalmente la vita sociale e politica della città”, ha confermato l’assessore alla Sicurezza, Giacomo Angeloni. A partire dalla gestione del carcere, una struttura che il 6 ottobre 2025 contava 605 detenuti, su una capienza massima di 319.
di Anna Follari
La Sicilia, 9 febbraio 2026
Questo è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal tribunale di Palermo guidato dal presidente Piergiorgio Morosini. Un tavolo di confronto tra istituzioni per costituire percorsi di reinserimento dei detenuti: è l’obiettivo del consiglio di Aiuto sociale penitenziario, un organismo reso operativo dal Tribunale guidato dal presidente Piergiorgio Morosini, che fa da ponte per accompagnare i detenuti in una fase delicata: il passaggio alla libertà. L’organismo nasce per dare concretezza ai diritti sociali delle persone in uscita dagli istituti penitenziari, promuovendo percorsi che vanno oltre il semplice inserimento lavorativo e abbracciano aspetti fondamentali come abitazione, salute, formazione e supporto sociale.
- Palermo. Dal carcere storie di vita e di riscatto
- Pisa. Sos psichiatria: mancano le Rems. “Noi siamo medici, non poliziotti”
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