di Fulvio Fulvi
Avvenire, 7 febbraio 2026
Il sovraffollamento delle carceri non si ferma e la situazione dietro le sbarre si fa sempre più pesante: è ancora in crescita, infatti, il numero dei detenuti, sia adulti che minori. Secondo i dati del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), al 31 gennaio 2026 i reclusi presenti nei 189 istituti di pena italiani risultavano in totale 63.734, con un incremento di 235 unità rispetto al mese precedente. Rimane invece stabile il numero degli stranieri: 20.206 (prima erano 20.161), poco meno di un terzo del numero complessivo. Nell’aumento delle presenze avrebbe influito il rientro in cella di quei detenuti che avevano usufruito di permessi durante le festività natalizie.
di Maria Mantero
Italia Oggi, 7 febbraio 2026
Lo ha annunciato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, in una conferenza stampa all’esterno del carcere di Trieste. “Poi, una volta saturata la pianta organica - ha spiegato - si verificherà se si potrà allargare”. “Nel 2027 avremo 10mila posti detentivi” che corrispondono al fabbisogno attuale delle carceri italiane “grazie al piano da 750 milioni di euro varato dal governo Meloni” ed “entro dicembre 2026 sarà saturata la pianta organica di tutti i magistrati togati d’Italia. Un traguardo epocale, mai avvenuto nell’Italia repubblicana”.
di Nello Trocchia
Il Domani, 7 febbraio 2026
Arriva la non punibilità per gli ufficiali impegnati in operazioni negli istituti di pena, dove i poliziotti penitenziari potranno fingersi detenuti. Il tutto si potrà fare anche “per interposta persona”. Ecco servito il caos. Nelle nuove misure del governo sull’ordine pubblico non poteva mancare il carcere, regno del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Nel decreto voluto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le violenze di Torino, è passato inosservato un articolo che rischia di contribuire al caos nelle celle. Il sistema carcerario è in difficoltà da anni, ma le disposizioni volute in questi anni dalle destre, così come le scelte di dirigenti, lo spingono verso il collasso.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 7 febbraio 2026
Da sempre M5s difende l’utilizzo del carcere duro, soprattutto per i reati di mafia. Ma ora Todde e i parlamentari si oppongono al trasferimento di alcune centinaia di detenuti in Sardegna: “Una vendetta del governo”. E pensano a una grande manifestazione di protesta. “Non diventeremo un’isola carcere”. In Sardegna ormai è tema di dibattito quotidiano: la giunta regionale è pronta ad alzare barricate contro la decisione del governo di mandare più detenuti al 41 bis nell’isola. Quanti? “Centinaia”, dice la giunta sarda. “Il 20% in più della capienza attuale”, dice il governo. Calcoli a parte, la previsione è che di qui a poche settimane in Sardegna ci saranno 240 detenuti al 41 bis.
di Giuseppe Allegri
Il Manifesto, 7 febbraio 2026
Per contestualizzare il decreto “sicurezza”, è bene ricordare che si tratta solo dell’ultimo di una serie impressionante di “Decreti sicurezza” proposti e adottati dal governo Meloni. Tutto cominciò con il primo decreto della neonata maggioranza, quello “anti-rave party” (DL 162/2022, convertito in l. 199/2022), contro l’organizzazione definita illegale di raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. La legge entrò in vigore a capodanno del 2023 e nel corso di quell’anno portò all’imputazione di otto poveri disgraziati, per essere poi praticamente disattesa nella pratica. Quindi il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in l. 50/2023), dopo il tragico naufragio, con la morte di almeno 180 persone migranti, per inasprire le pene contro gli scafisti, contrastare l’immigrazione irregolare, regolare i flussi migratori.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2026
Per il presidente dei penalisti l’ordinamento possiede già gli strumenti di contrasto, senza dover mettere a rischio i principi dello Stato di diritto. Mentre la riforma costituzionale della giustizia darà finalmente al Paese un giudice terzo e una magistratura libera dalla politica. “Noi abbiamo sempre espresso e continuiamo a esprimere perplessità in ordine a questa decretazione di urgenza che ci sembra più simbolica che avere dei riflessi concreti. Il nostro Paese, il nostro ordinamento, possiede già tutti gli strumenti per contrastare questi fenomeni e non avvertiamo davvero la necessità di introdurne di nuovi che mettono a rischio i principi dello Stato di diritto”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 7 febbraio 2026
Conferenza stampa al Ministero della Giustizia l’11 febbraio. Nordio: “Rivoluzione copernicana” nel sistema penale. Nei prossimi giorni entreranno in funzione 36 Centri per la Giustizia Riparativa, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Un passaggio rilevante nell’attuazione di un modello di giustizia complementare a quella retributiva tradizionale, che punta a coinvolgere vittima, autore del reato e comunità nella ricerca di soluzioni orientate alla riparazione, alla riconciliazione e al rafforzamento del senso di sicurezza collettivo.
di Adolfo Ceretti
L’Unità, 7 febbraio 2026
Inizio con la lettura di una dedica che un’amica ha scritto sulla sua tesi: “Ad Adolfo, per aver condiviso un capodanno in terra di guerra parlando di pace. Con affetto Arianna Fioravanti”. Una dedica bellissima. Al suo interno ritrovo lo spirito di tutto quello che cerchiamo di fare da anni. Da trent’anni mi occupo di giustizia riparativa, nel micro e nel macro: ho lavorato in qualità di studioso e di practitioner in Sudafrica, in Colombia, e molto, naturalmente, in Italia. Ho presieduto i lavori che hanno portato alla legge inserita nella riforma Cartabia (decreto legislativo 150/2022). Vorrei riportare alcune parole che aiutino a entrare nella poetica della giustizia riparativa. Il filosofo Paul Ricoeur scriveva che “il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 7 febbraio 2026
Accolta la richiesta dei 15 “volenterosi” che avevano modificato il testo votato dai parlamentari. La Cassazione ha ammesso il quesito sul referendum sulla giustizia preparato dai comitati per il No che modifica il quesito già approvato dal Parlamento. Il quesito è stato depositato dopo la raccolta di 500mila firme, lo scorso gennaio. A proporlo era stato il comitato dei quindici “volenterosi”, giuristi coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi. La formulazione del quesito di iniziativa parlamentare approvato dalla Cassazione nella sua precedente ordinanza recita: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 febbraio 2026
La Cassazione ammette il testo proposto dai “volenterosi” con 500mila firme: in bilico il giorno della consultazione sulla riforma. Colpo di scena. L’Ufficio del referendum della Corte di Cassazione ha ammesso il quesito referendario sulla separazione delle carriere presentato dal cosiddetto “Comitato dei 15 volenterosi”. A dare la notizia per prima è stata Conchita Sannino su Repubblica. Gli ermellini quindi hanno ritenuto valido quello che elenca tutti gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati qualora passasse anche nelle urne la riforma Nordio e sul quale erano state raccolte le 500 mila firme depositate il 28 gennaio a Piazza Cavour.
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