di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2026
Possibile l’accompagnamento in caserma (fino a dodici ore), in caso di pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione. Meloni: “Rafforziamo strumenti per combattere criminalità diffusa’” Nordio: “Con cause giustificazione no automatica iscrizione in registro indagati per chi si è difeso”. Il Governo ha approvato oggi un decreto-legge in materia di sicurezza pubblica che introduce interventi che spaziano dal giro di vite su armi e strumenti atti a offendere - coltelli con lame oltre gli otto centimetri - rafforza i poteri di prevenzione nelle aree urbane e introduce nuove disposizioni su: manifestazioni pubbliche, sicurezza stradale e tutela delle forze dell’ordine.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 6 febbraio 2026
Il Consiglio dei ministri approva due testi, che comprendono anche norme penalmente rilevanti. Dopo settimane di limature e riscritture, dopo bozze preliminari e travasi da un testo all’altro e infine dopo il “costruttivo” confronto di martedì e mercoledì fra Palazzo Chigi e il Quirinale, questa sera l’ennesimo, annunciato pacchetto sicurezza è stato licenziato dal Consiglio dei ministri. Si compone di due testi, visionati da Avvenire: uno schema di decreto legge con 33 articoli, intitolato Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del ministero dell’Interno, nonché di immigrazione e di protezione internazionale”; un disegno di legge di 29 articoli, che contiene altre norme “in materia di sicurezza, di prevenzione del disagio giovanile” e, anche qui, una lunga serie di disposizioni per l’organizzazione e il funzionamento delle forze dell’ordine. Le misure penalmente rilevanti sono previste nel decreto e dunque, dopo la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, troveranno immediata applicazione per 60 giorni, mentre il testo seguirà l’iter di conversione in legge in Parlamento. L’intento dichiarato dal Governo è di intervenire su situazioni attinenti all’ordine pubblico, alla criminalità giovanile e all’immigrazione. Vediamo le principali misure nel dettaglio.
di Giulia Merlo
Il Domani, 6 febbraio 2026
Il Consiglio dei ministri approva il decreto Sicurezza e il disegno di legge sullo stesso tema che arriverà in parlamento. Ci sono lo scudo penale esteso a tutti i cittadini in caso di ipotesi di legittima difesa e il fermo preventivo di 12 ore, ma con tutti i paletti imposti dal Quirinale. È servito un lungo pre Consiglio dei ministri nella mattinata per chiudere tutte le ultime questioni tecniche. Ma infine, nel pomeriggio, il governo ha dato il via libera al nuovo pacchetto Sicurezza, che ha separato in due la bozza già presentata dal ministro Matteo Piantedosi: la gran parte delle norme confluiscono nel disegno di legge, mentre le novità considerate urgenti sono contenute nel decreto legge mitigato con le osservazioni del Quirinale.
di Giansandro Merli e Mario Di Vito
Il Manifesto, 6 febbraio 2026
Dentro il pacchetto: scudo per agenti e non, pene severe per le lame e ambigue novità anche sui Cpr. A cosa servirà questo nuovo pacchetto sicurezza lo ha detto senza imbarazzo il ministro Carlo Nordio nel presentarlo insieme al collega Matteo Piantedosi: “Ad evitare il ritorno delle Brigate Rosse”. Tutto comincia con il “divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti” nei confronti di chi ha ricevuto una condanna per una serie di delitti come terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, devastazione saccheggio e strage, violenza o minaccia, incendio, attentato alla sicurezza dei trasporti, omicidio (anche tentato), lesioni personali commesse contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria.
di Enza Plotino
Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2026
Un carcere di massima sicurezza. “The Rock”, “the Bastion”, come chiamavano gli americani la fortezza di Alcatraz, l’isola carcere istituita nel 1934 per portarvi la peggiore risma di detenuti, i criminali più efferati e che diventerà, nell’immaginario collettivo, un vero e proprio mito, associato a un luogo infernale da cui era difficile se non impossibile fuggire. Soggetto di grandi produzioni cinematografiche, Alcatraz diventerà la location per numerosi film di Hollywood. In uno di questi, il più famoso, Fuga da Alcatraz, il direttore diceva ai detenuti: “Se si infrangono le regole della società si va in prigione, se si infrangono le regole delle prigioni ti mandano da noi”. Da noi, in Italia, non c’è più un’isola di Alcatraz, ma ancora sono tanti i criminali di mafia, ‘ndrangheta, camorra, tutti rinchiusi con un numeretto: 41bis e per i quali oggi si vuole trovare una sistemazione “appropriata” e sicura. A prova di fuga.
di Luciano Onnis
La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2026
Il governatore ha inserito i trasferimenti nel pacchetto di aiuti per la ricostruzione. Con la possibile nuova distribuzione finirebbero nell’isola 280 boss. Detenuti al 41-bis, anche il maltempo gioca a sfavore della Sardegna. Il calendario degli arrivi nell’isola è definito, ma c’è incertezza sul numero totale. Sino a ieri dovevano essere 240, oltre il doppio di quelli già presenti (100), ma il maltempo e forse anche la elevata capacità persuasiva del presidente della Sicilia Renato Schifani ha fatto sì che una piccola quota di detenuti al 41-bis destinata alla Sicilia, esclusi naturalmente gli appartenenti alla criminalità organizzata, sia destinata alla Sardegna, unica isola a ospitarli. I numeri più recenti, tratti dalla relazione annuale sull’amministrazione della giustizia indicano che a novembre 2025, il totale dei detenuti sottoposti al regime speciale era di 726, 10 donne.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 6 febbraio 2026
Lo hanno trovato impiccato nella sua cella. “Era un detenuto fragile”, sottolinea il suo avvocato, già sottoposto a controllo perché si temeva potesse compiere un gesto del genere. Ma non è bastato. Perché Abdullah Atik, turco di 26 anni, si è ugualmente tolto la vita nel carcere di Mammagialla, a Viterbo, dove era detenuto dal settembre scorso per traffico d’armi. Era uno dei due giovani arrestati dalla polizia nel corso di un’operazione antiterrorismo: si temeva che stessero progettando un attentato durante la tradizionale processione di Santa Rosa, nel centro città, invece sullo sfondo c’era forse un regolamento di conti fra connazionali malavitosi a colpi di pistola e mitraglietta. Ma dopo l’allarme, cosa mai accaduta in passato, il Comune aveva disposto l’accensione di tutte le luci del centro durante la manifestazione provocando stupore fra cittadini e turisti.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 6 febbraio 2026
“C’era un agente biondo che ha aperto la cella e ha fatto entrare gli altri quattro detenuti che mi hanno poi picchiato e stuprato nel bagno. Sono andati avanti per 20 minuti. Io ho urlato, ma nessuno è venuto in mio soccorso”. A riferirlo è un ex detenuto indiano di 46 anni che, lo scorso 30 agosto, sarebbe stato vittima di una spedizione punitiva, messa in atto da due marocchini di 55 e 24 anni, un veronese di 23 anni e un tunisino di 43 anni. Ad ascoltare ieri il racconto della vittima, per quattro ore, sono stati la giudice per le indagini preliminari Livia Magri, il sostituto procuratore Silvia Facciotti e gli avvocati Simone Giuseppe Bergamini, Tommaso Imperadore, Cristiano Pippa e Luca Bertoldi che difendono i quattro indagati.
di Chiara Sgreccia
Il Domani, 6 febbraio 2026
Grazie allo spettacolo “Il tunnel dei sogni”, i condannati della Casa circondariale raccontano la quotidianità in cella, tra sovraffollamento e solitudine. E invitano a riflettere sul modo in cui lo stato esercita il potere di punire. “Non siamo attori. Non siamo numeri. Non siamo quello che è stato delle nostre vite. Siamo qui, adesso. Siamo persone come tutti”. Con queste parole, che si sentono senza vedere chi le pronuncia, è iniziato Il tunnel dei sogni, il 4 febbraio al teatro libero della Casa circondariale di Rebibbia nuovo complesso, nella periferia di Roma, verso nord-est. Una mise en scene firmata e interpretata dal gruppo Libere Bolle che ha trasformato immagini e parole in un’esperienza scenica sulla realtà del carcere, sulla quotidianità che decine di migliaia di detenuti vivono, ogni giorno identica a sé stessa nonostante lo scorrere del tempo.
di Elena Semeraro
leggo.it, 6 febbraio 2026
“La violenza? Il linguaggio per non sentirsi invisibili”. Il progetto della Dialectical Behavior Therapy (Dbt) arriva per la prima volta in Italia nell’istituto penale minorile di Nisida grazie alla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio. “Giulio (nome di fantasia, ndr.) era sempre spavaldo e duro con tutti, ma era solo il suo modo per sopravvivere”. L’Istituto penale minorile di Nisida ospita, attualmente, circa 75 detenuti: ragazzi giovanissimi che hanno alle spalle reati gravi, a volte molto gravi. E ciò che li accomuna, il più delle volte, è “la violenza come unico linguaggio per non sentirsi invisibili”. Ma per sottrarli al richiamo della criminalità “non basta punire: bisogna insegnare loro a gestire ciò che provano”.
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