milanotoday.it, 5 febbraio 2026
Un papà detenuto trasferito dal carcere di San Vittore a quello di Opera. È bastato questo cambio per stravolgere la quotidianità della relazione padre figlia: l’uomo infatti nel carcere del centro di Milano aveva la possibilità di sentire quotidianamente la sua bambina, cosa non più possibile a Opera. A raccontarlo è l’ex deputata del Partito Radicale, Rita Bernardini, ripresa dall’Associazione per l’Iniziativa Radicale “Myrian Cazzavillan”: “Oggi ho ricevuto la telefonata della moglie di un detenuto attualmente recluso nel carcere di Milano-Opera, dove sta scontando un residuo di pena di due anni in regime di media sicurezza. Quest’uomo, trasferito da San Vittore in seguito al corto circuito e all’incendio che hanno colpito la III sezione, è padre di una bambina di appena cinque anni.
di Ugo Cundari
Il Mattino, 5 febbraio 2026
La sede è in un’officina sottratta ai clan: 24 detenuti al lavoro assieme ai redattori. Tra le palazzine popolari, le piazze di spaccio ed i fortini dei clan delle Case dei Puffi a Scampia è appena nata una casa editrice, la Lotto P, con sede nell’Officina delle Culture Gelsomina Verde, bene sottratto alla camorra, in via Arcangelo Ghisleri. La struttura, marchio della cooperativa sociale (R)esistenza, ospita anche una biblioteca di alcune migliaia di volumi e un ufficio. Ci lavorano due redattori e fino a 24 detenuti che stanno scontando pene alternative al carcere, età media sotto i trent’anni, e si occupano di grafica, impaginazione, spedizioni. Il direttore è Ciro Corona, di professione educatore, 45 anni.
di Sarah Valtolina
ilcittadinomb.it, 5 febbraio 2026
L’occasione è unica e mai proposta prima: un pranzo preparato da uno chef professionista all’interno della casa circondariale di Monza. Il progetto si chiama “La tavola aperta”. Tutti i sabati di marzo, a mezzogiorno in punto, a partire dal 7 marzo, si potrà prenotare uno dei quaranta coperti allestiti nella sala polivalente del carcere di via Sanquirico. A servire saranno una decina di detenuti mentre il menù verrà realizzato da uno chef oggi ristretto nell’istituto monzese. Una novità, un evento mai fatto prima nato dalla collaborazione tra la compagnia teatrale Geniattori e la cooperativa sociale Le Crisalidi, pensato per finanziare un altro progetto ideato dalle due realtà di teatro in carcere.
di Ermanno Paccagnini
Corriere della Sera, 5 febbraio 2026
Un vero topos narrativo, il carcere, che nella letteratura mondiale ha conosciuto testi di assoluto riferimento, come De profundis di Oscar Wilde o Memorie dalla casa dei morti di Fëdor Dostoevskij, per gran parte legati a un racconto autobiografico, ma pure narrativi, come, per la letteratura italiana, Le mie prigioni di Silvio Pellico o Il carcere di Cesare Pavese per giungere a La morte dell’inquisitore di Leonardo Sciascia o, più di recente, agli scritti di Goliarda Sapienza. E, quale autentico antesignano di certo modo di narrare ormai sempre più frequente, ossia “lo scrittore e il carcere”: Meri per sempre di Aurelio Grimaldi.
di Federica Marchiselli
ublogger.org, 5 febbraio 2026
Liberi dentro Eduradio & Tv è un programma radio-televisivo, nato a Bologna nel 2020, a sostegno delle persone recluse nella Casa Circondariale Rocco D’Amato. La realtà del carcere costituisce un mondo a sé, inevitabilmente lontano e vittima di uno stigma sociale carico di pregiudizi. Il suo racconto spesso si interseca con vacui discorsi sulla sicurezza e sull’esigenza di garantire la severità della pena. Eppure noi sappiamo - perché è la Costituzione a ricordarcelo - che la pena dovrebbe avere finalità rieducative e mirare al reinserimento in società. “Correggere per migliorare” scriveva Victor Hugo a proposito. Tuttavia, ancora oggi questo non sempre si verifica.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 5 febbraio 2026
Il Presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per il suo impegno da volontaria nella casa di reclusione Rebibbia a Roma, dove organizza corsi di scrittura e concorsi letterari. “La gratitudine per questo riconoscimento va soprattutto ai miei fratelli ristretti che mi hanno consentito di diventare una persona più umana, più attenta e sensibile verso le fragilità”
di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli
La Stampa, 5 febbraio 2026
Quello che è successo sabato scorso a Torino in occasione del corteo pro-Askatasuna propone ancora una volta, con estrema gravità, il problema della sicurezza. In un Paese serio e civile fatti come quelli che abbiano visto sono del tutto inammissibili e vanno contrastati in tutti i modi: sia con una più accurata attività di prevenzione sia con più efficaci misure di contenimento. La sicurezza dei cittadini e della città non può essere pesantemente sacrificata in occasione di cortei di protesta che tracimano in violenza. Ma l’esigenza di sicurezza non è solo quella collegata alle manifestazioni di piazza. C’è anche, ed è altrettanto importante, un’esigenza di sicurezza relativa alla vita di tutti i giorni delle persone. Ma bisogna fare attenzione.
di Agostino Giovagnoli
Avvenire, 5 febbraio 2026
Ci sono differenze profonde, sul terreno e nel quadro politico. E abbiamo sviluppato anticorpi democratici. Le forze di sicurezza italiane sono molto diverse dall’Ice (Forza di Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti), di cui abbiamo imparato tristemente a conoscere violenza, crudeltà e impunità. Tale diversità va sottolineata ad onore delle nostre forze dell’ordine e di un’Italia che in questo campo può fondatamente rivendicare una superiorità sugli Stati Uniti. È una diversità da conservare. Perché allora alimentare una narrazione che potrebbe favorire uno scadimento nella direzione di cui l’Ice è diventata il simbolo negativo, alimentando paragoni non fondati tra l’Italia di oggi e quella degli anni Settanta?
di Pierfranco Pellizzetti
Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2026
François de La Rochefoucauld, grande aforista francese del XVII secolo, ebbe a dire che “l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”. Ora che - in questa congiuntura astrale avversa - la maschera benevola di maniera non copre più il volto celato del potere, appare in piena luce il suo profilo orripilante. Insieme ai tratti caratteriali - sino al recente passato mantenuti prudentemente sottotraccia - dell’arroganza e dell’avidità; pulsioni ormai dedite a espellere due piccole virtù quotidiane che addolcivano le relazioni umane: il pudore e il buon senso. Insomma, la teatralizzazione seppure insincera della benevolenza, quale apprezzabilità formale, svolgeva una certa funzione di ingentilimento politico, contenendo i peggiori eccessi di violenza barbarica.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 4 febbraio 2026
Ho partecipato sabato e domenica a un convegno a Verona dedicato alla figura di Alex Langer, in occasione degli ottanta anni dalla nascita, mentre l’anno scorso ricorrevano i trenta dalla sua tragica scomparsa, organizzato dal Movimento nonviolento con la presenza di centinaia di persone. Non solo per ricordare una figura profetica, ma per trovare forza per rispondere al trionfo della forza e della violenza. La domanda che ha percorso molti interventi è legata alla nonviolenza, agli strumenti da inventare per sostenere le battaglie delle donne curde e iraniane nel momento in cui il dissenso e la disobbedienza sono criminalizzati. Nella cripta di una suggestiva chiesa romanica abbiamo ascoltato con commozione le parole di Langer dedicate a Giona e l’elogio del digiuno.
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