di Simone Alliva
Il Domani, 5 febbraio 2026
Il portavoce dell’ong racconta le pericolosità del nuovo pacchetto sicurezza pronto a essere varato dal Governo tra fermo di 12 ore e scudo penale: “Una garanzia di impunità. Niente per la tutela delle piazze dove il dissenso viene criminalizzato mentre la richiesta di numeri identificativi per gli agenti resta inascoltata. Tra lacrimogeni e taser, la protesta pacifica è a rischio”. Una lentissima erosione. La stretta sul dissenso, sulla possibilità di agire nello spazio pubblico è qualcosa che è iniziato a poco a poco ma non ce ne siamo accorti. Distratti da altro: polemiche del giorno, scontri e battibecchi sui social.
di Roberto Maggioni
Il Manifesto, 5 febbraio 2026
La stazione dei treni di Milano Rogoredo è l’ultima prima di uscire dalla città e andare verso sud. In metropolitana ci si arriva con la linea 3, la gialla. Ieri pomeriggio uno dei sottopassaggi della metropolitana è stato restituito alla città tutto colorato, con dei murales pagati da uno sponsor per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. A un chilometro e mezzo da qui si giocheranno le gare di hockey all’arena del giacchio di Santa Giulia. Titolo dei murales: “Trame di futuro”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 febbraio 2026
Bennardo Bommarito torna a casa in detenzione domiciliare. Dopo trentatré anni trascorsi dietro le sbarre, gran parte dei quali nel carcere di Opera, l’uomo che oggi ha 89 anni e che il buio della cecità ha avvolto definitivamente la scorsa estate, potrà scontare la sua pena in detenzione domiciliare. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano, accogliendo il ricorso dell’avvocata Simona Giannetti. Una decisione che mette fine a un lungo calvario, non solo giudiziario ma soprattutto umano, e che riafferma un principio che spesso rischia di sbiadire tra le mura dei penitenziari: la pena non può mai trasformarsi in un trattamento inumano e degradante, nemmeno per chi sta scontando l’ergastolo per reati di mafia.
di Umberto Maiorca
perugiatoday.it, 5 febbraio 2026
Le emoji possono nascondere messaggi segreti, bloccata la corrispondenza al detenuto al 41 bis. Lo ha deciso la Cassazione rispondendo al ricorso di un detenuto del carcere di Spoleto al quale era stata sequestrata una lettera piena di emoji e una frase criptica. I giudici, però, hanno dato ragione al ricorrente su un altro fronte, annullando la decisione di trattenere anche un biglietto di auguri, due fotografie e la copia della carta d’identità del cognato del detenuto, ordinando al Tribunale di sorveglianza di Perugia di riesaminare questa parte, spiegando meglio i motivi del pericolo per la sicurezza.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2026
Una scelta che, secondo quanto sottolineato dalla presidente della Regione, andrebbe a penalizzare le comunità locali, oltre che sull’intera isola. “No all’isola carcere con i detenuti del 41 bis”. Più che uno slogan è un invito alla mobilitazione. A lanciarlo è la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde “contro la decisione del Governo di trasferire i detenuti ad alta pericolosità nelle strutture detentive dell’isola”. L’appello non è che l’ultima sequenza di una serie di prese di posizione e iniziative avviate dai rappresentanti delle istituzioni e comunità locali contro questa possibilità. Ossia il trasferimento dei detenuti in regime di 41 bis nelle carceri dell’isola.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 5 febbraio 2026
La decisione di chiudere il reparto di alta sicurezza preceduta da un nutrito scambio di e-mail. Poi l’annuncio del trasferimento dei detenuti e due suicidi in poche ore. Prima del trasferimento dei detenuti del circuito dell’Alta Sicurezza e dei due suicidi, tra il Dap e il Due Palazzi c’era già stato parecchio carteggio. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria più volte ha scritto alla direzione negli ultimi mesi (ma anche anni), partendo dalle misure di coordinamento tra le aree e dettando le linee guida per la prevenzione. Ma anche per mettere in fila le gerarchie e ristabilire i ruoli.
Padova. Bonavina: “C’è chi confonde autorità con autoritarismo. Morti in carcere sconfitta di tutti”
di Igor Compasso
padovaoggi.it, 5 febbraio 2026
L’assessore alla sicurezza del Comune di Padova: “Se la soluzione al sovraffollamento è costruire nuove carceri a fronte di decreti che invece di ridurre aumentano i reati per poi riempire ancora di più quelli che ci sono, vuol dire l’obiettivo non è più recuperare le persone ma volerle punire e basta”. “La relazione in aula consiliare del professor Antonio Bincoletto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Padova, l’ho ascoltata con grande attenzione. E ha colpito tutti, ne sono certo, perché ha trasferito una passione enorme rispetto a questo tipo di attività”.
padovaoggi.it, 5 febbraio 2026
Nell’auditorium del Due Palazzi un evento che ha coinvolto numerosi detenuti nell’ambito del progetto Kutub Hurra/Libri liberi, attivo da quasi tre anni nella Casa di Reclusione e da più di uno al Circondariale, che prevede donazioni di testi anche in lingue straniere. Dopo una serie di eventi terribili succedutisi nell’arco di poco tempo, due suicidi in pochi giorni, mercoledì 4 febbraio, finalmente un segnale positivo al Due Palazzi. Nell’auditorium dell’Istituto si è infatti svolto l’incontro che era stato programmato il 30 ottobre dello scorso anno, saltato in seguito alla circolare del Dap che modificava la procedura per autorizzare gli esterni a entrare negli Istituti con l’Alta sicurezza.
ilfattoquotidiano.it, 5 febbraio 2026
“Data di uscita dal carcere 15-06-23. Motivo: decesso”. Una telefonata in carcere per un’intervista e la risposta secca: “È morto”. Ma da tre anni. Guglielmo Gatti, l’uomo che aveva ucciso gli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo nel 2005 in uno dei delitti più feroci della storia di Brescia, non c’è più dal 15 giugno 2023, ma nessuno lo ha mai comunicato. L’uomo stava scontando l’ergastolo nel carcere di Opera per il duplice omicidio dove era detenuto dall’8 novembre 2007 e proprio in questi giorni il Giornale di Brescia aveva richiesto un’intervista, scoprendo così la notizia di cui nessuno era a conoscenza. “Fine pena 10-06-2110” viene indicato negli atti giudiziari. E sotto: “Data di uscita dal carcere 15-06-23. Motivo: decesso”.
24emilia.com, 5 febbraio 2026
Giovedì 5 febbraio a Reggio Emilia è iniziato il processo-bis per cinque agenti di polizia penitenziaria indagati per concorso in tortura e lesioni personali per il pestaggio ai danni di un giovane detenuto tunisino, avvenuto il 3 aprile del 2023 nel carcere cittadino. La scena è stata documentata nei dettagli dalle telecamere del sistema di videosorveglianza interno dell’istituto penitenziario: la vittima era stata incappucciata con la federa di un cuscino stretta intorno al collo, poi denudata, aggredita con calci e pugni, spinta, calpestata. Dopo essere stato riportato in cella, il detenuto era stato poi aggredito una seconda volta e lasciato a lungo seminudo e sanguinante per terra, senza che gli venisse prestata assistenza sanitaria. È stata proprio la vittima della brutale aggressione, qualche giorno dopo, a sporgere denuncia.
- Milano. Bimba passa da sentire il papà detenuto una volta al giorno a una volta alla settimana
- Napoli. Nasce Lotto P: casa editrice bis per Scampia
- Monza. Chef e camerieri detenuti, la “tavola è aperta” per aiutare il progetto di teatro
- Le nostre prigioni
- A Bologna una radio che unisce il carcere e la città











