di Riccardo Michelucci
Avvenire, 6 febbraio 2026
Chi dice no al regime di Lukašenko mette a repentaglio la propria libertà personale e la propria vita: la repressione politica nel Paese ha portato in carcere 1.254 persone, tra cui giovani e giovanissimi. I cittadini vivono in un costante stato di allerta. Qualche giorno fa Marfa Rabkova ha compiuto 31 anni: è stato il suo sesto compleanno dietro le sbarre. Prima che la polizia di Lukašenko la privasse della libertà, era uno dei volti più noti delle proteste scoppiate in Bielorussia dopo le elezioni del 2020. Sempre presente nelle piazze di Minsk che manifestavano contro il regime, Rabkova documentava violenze e arresti arbitrari in qualità di coordinatrice dell’Ong bielorussa per i diritti umani Viasna. Finché non è stata accusata di aver organizzato disordini di massa e condannata a una lunga pena detentiva. Oggi sta scontando una condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione nella famigerata colonia penale femminile n. 4 della città di Homel, dove le detenute vivono in condizioni orribili, tra celle gelide, cibo scarso e lavoro forzato, e sono punite duramente anche per i motivi più pretestuosi. La sua vicenda personale è diventata emblematica della repressione del dissenso in Bielorussia e del tentativo del presidente Aleksandr Lukašenko di soffocare ogni forma di opposizione civile nel Paese.
di Estefano Tamburrini
Avvenire, 6 febbraio 2026
La storia di Carmen, Omaira e Yarelis, le madri del Venezuela morte alla vigilia dell’amnistia. I loro figli sono stati scarcerati dopo la destituzione del presidente Maduro ma loro non hanno fatto in tempo a vederli liberi. L’anno e mezzo di prigionia a Tocorón non ha spento l’amore di Víctor per le sue figlie: nelle otto ore di strada verso Maracaibo si è procurato un costume da orso, che poi ha indossato per riabbracciare le piccole. La maschera alleggerisce il peso delle ferite, e nasconde qualche lacrima di troppo. “È finita”, dice Víctor, ormai rientrato a casa. Ma non tutti reagiscono con la stessa forza. Óscar, anche lui attivista, rilasciato dall’Helicoide, non ha riconosciuto i volti delle figlie, che gli sono venute incontro. Ci è voluto del tempo per ricordarle. “Il suo sguardo era smarrito, faceva fatica a camminare”, dicono i familiari ad Avvenire. “Quando portano via una persona, colpiscono l’intera famiglia”, dice Fatima Sequea, sorella del capitano Antonio José Sequea, torturato e tenuto in isolamento a El Rodeo I, dov’era recluso Trentini: il controspionaggio militare ha portato via anche la mamma, Merys Torres, e la nipote Ana Zoris Torres. “Qui il “sippenhaft” è ricorrente”, dice Sequea, che a forza di vivere l’esperienza ha imparato il termine in tedesco: “Copiano i nazisti: perseguitano e in qualche modo rovinano anche i familiari dei dissidenti”.
di Alice Dominese
L’Espresso, 5 febbraio 2026
Inefficienze e sovraffollamento. Suicidi e proteste. La risposta: nuove disposizioni muscolari. Prevedono l’uso di fialette urticanti e body cam. Dalle body cam allo spray al peperoncino a disposizione degli agenti penitenziari, fino alle procedure che ostacolano le attività culturali, le novità introdotte in carcere negli ultimi mesi rivelano un sistema penitenziario che prova a rispondere con la forza e la chiusura alla profonda crisi che sta attraversando. Mentre il sovraffollamento e gli eventi critici tra chi è recluso aumentano, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) diffonde internamente circolari che puntano il dito sul malfunzionamento degli istituti mostrando una situazione di caos generalizzato.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2026
Il progetto di legge in discussione al Senato prevede misure alternative e pena concordata per reati fino a 8 anni di reclusione. Resta il nodo dei fondi per i posti letto. Evitare il passaggio in carcere per i condannati con dipendenze da sostanze o alcol. Intervenendo sia per rafforzare la detenzione domiciliare sia introducendo un’inedita forma di definizione anticipata del processo. Con questo obiettivo e questi due strumenti si muove un disegno di legge di cui è iniziata la discussione in commissione Giustizia al Senato, provvedimento sul quale è forte l’attenzione anche da parte delle opposizioni e che sconta più che una fragilità giuridica una (almeno per ora) carenza di fondi.
di Stefania Cirillo
metropolitanmagazine.it, 5 febbraio 2026
La marginalità che segna la vita della popolazione Lgbt+ non si arresta neanche tra le mura penitenziarie. Solo riuscire a stimare il numero effettivo od ottenere informazioni attendibili delle persone presenti in carcere è pressoché impossibile. I dati frastagliati sono il sintomo di un fallimento sistematico. Difatti, la mancanza di numeri certi impedisce alle autorità di intervenire con criterio, finendo per basare il programma sul senso comune o sui pregiudizi, rendendo inefficace l’intervento.
Decreto sicurezza, la bozza: fermo preventivo di 12 ore, scudo penale e stretta sulle armi da taglio
di Simone Canettieri e Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 5 febbraio 2026
Nel testo che domani sarà all’esame del Consiglio dei ministri le garanzie legali per gli operatori delle forze dell’ordine. Nel ddl il blocco navale e le norme anti-maranza”. Ecco l’ultima bozza del pacchetto Sicurezza atteso domani in Consiglio dei ministri. I testi, che il Corriere è in grado di anticipare, confermano la presenza nel decreto legge del “fermo preventivo”. Che tecnicamente sarà un accompagnamento. E cioè la possibilità per le forze di polizia di trattenere per un massimo di 12 ore senza necessità di convalida del magistrato, ma con sola comunicazione persone con precedenti specifici in vista di manifestazioni.
di Ugo Magri e Francesco Malfetano
La Stampa, 5 febbraio 2026
Dubbi di Mattarella su scudo penale e fermo preventivo. Piantedosi: “Pronti a modifiche”. Il pacchetto sicurezza si farà. Ma nasce con il freno a mano tirato dal Colle. Prima ancora di arrivare oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, decreto e disegno di legge hanno dovuto superare il vaglio preventivo del Quirinale, dove Sergio Mattarella ha esercitato una moral suasion fitta, puntigliosa, parola per parola. Il faccia a faccia riservato con Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è stato il passaggio chiave: oltre ottanta pagine di norme passate al setaccio e una lista di rilievi lunga e articolata. Non una bocciatura, ma senz’altro neppure un via libera in bianco.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 5 febbraio 2026
Lungo colloquio ieri tra Mattarella e Mantovano. Dal Colle dubbi su scudo penale e fermo preventivo. Sarà il Consiglio dei ministri, che a meno di clamorosi rinvii si svolgerà oggi, a risolvere le ultime questioni legate al decreto sicurezza, sul quale la maggioranza ha accelerato dopo la guerriglia urbana di sabato scorso a Torino. Buona parte dei punti in discussione sono stati chiariti nell’incontro che si è svolto ieri al Quirinale tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
di Alessandro Barbera
La Stampa, 5 febbraio 2026
Il ministro: “Se ci saranno rilievi ne prenderemo atto”. Il centrosinistra: “Misure fuori dalla Costituzione”. Senato della Repubblica, interno giorno. Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi riferisce sugli scontri di Torino: “Non c’è stata nessuna impreparazione nella gestione dell’ordine pubblico, né uso eccessivo della forza. C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate per poter varare nuove norme”. E però le nuove norme sono arrivate. Per conoscere ogni dettaglio occorrerà attendere il Consiglio dei ministri previsto oggi pomeriggio. Quella di ieri per la maggioranza è stata una giornata complicatissima.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 5 febbraio 2026
Senato Pd, M5s, Avs e Iv firmano una mozione comune. Le destre approvano la loro. Piantedosi: “Indegno insinuare che il governo abbia organizzato le violenze per varare nuove norme”. De Cristofaro Avs al ministro: “Falso dire che siamo complici dei violenti”. Paita (Iv): “Il centrosinistra c’è ed è unito sulla sicurezza”. A metà pomeriggio il tabellone dell’aula del Senato segnala un’ampia fetta di lucine rosse, 56: sono le opposizioni che, una volta tanto unite, hanno detto no alle comunicazioni del ministro degli Interni Piantedosi, che a palazzo Madama ha ripetuto il discorso incendiario di martedì alla Camera, accusando i 50mila manifestanti di sabato scorso a Torino (oltre ad Avs) di essere complici morali dei violenti che hanno aggredito un poliziotto.
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