di Selvaggia Bovani
La Provincia Pavese, 28 giugno 2026
La casa di reclusione dei Piccolini è stata infatti riconvertita al regime 41 bis, o “carcere duro” dove i detenuti passano circa 21 o 22 ore al giorno nella loro cella singola. Arrivati in carcere a Vigevano i primi detenuti del nuovo 41bis. Da sabato, infatti, diversi blindati hanno portato i primi detenuti che saranno collocati nell’ex padiglione principale del carcere dei Piccolini. Domenica è probabile che ne arriveranno altri. La casa di reclusione dei Piccolini è stata infatti riconvertita al regime 41 bis, o “carcere duro” dove i detenuti passano circa 21 o 22 ore al giorno nella loro cella singola. Fuori dal penitenziario, oltre ai blindati ed ai cellulari si vedono i numerosi Gom (Gruppo operativo mobile), ovvero la polizia penitenziaria addetta solo alla sezione 41bis, agenti già pronti ad entrare in servizio.
di Corrado Ciampi
La Nazione, 28 giugno 2026
I temi toccati dalla relazione del Garante, l’avvocato Tommaso Sannini. “Quella di Pistoia è una struttura piccola ma che ora è sotto pressione. Le celle via via più stipate e crescono i casi di autolesionismo”. Un rapporto corposo - 380 le pagine complessivamente compilate e curate dal garante dei detenuti della Regione Toscana Giuseppe Fanfani - nel quale il corrispettivo comunale per Pistoia, l’avvocato Tommaso Sannini, mette in fila le criticità della struttura di via dei Macelli. Come precisato nella scheda, l’attività del Garante comunale è consistita in “visite all’istituto, colloqui con i detenuti, interlocuzioni con la Direzione e con la polizia penitenziaria, audizioni nelle sedi consiliari e comunicazioni formali rivolte al Sindaco, al Consiglio comunale e agli assessori”.
di Simona Ballatore
Il Giorno, 28 giugno 2026
Da settembre ha potuto frequentare il corso serale al Bertarelli dove ieri ha affrontato anche l’orale. Ha fatto da apripista al “Progetto carcere” della Statale dedicato alle superiori: “Iniziamo dal diploma”. “La scuola mi ha ridato quotidianità e amicizie. Mi ha fatto tornare ad avere una vita mia e mi ha fatto conoscere persone con passioni grandi, che aiutano e si impegnano per il semplice piacere di farlo. Quello che vorrei fare io, una volta “fuori”. Leo, nome di fantasia, ha 29 anni e si è diplomato ieri in “Servizi commerciali” all’istituto Bertarelli-Ferraris dove ha potuto frequentare il corso serale: dalle 8 alle 15.30 lavorava nel carcere di Bollate - dov’è detenuto - poi si metteva in viaggio per raggiungere la scuola di Porta Romana, insieme a studenti di tutte le età, per poi rientrare in carcere. “I miei compagni non sapevano nulla del mio passato, per loro sono un compagno come tanti - racconta -. Non volevo che qualcuno mi guardasse come il “poverino in galera” o con sguardo giudicante. Volevo essere visto come persona. Punto”.
di Antonio Mattone
Il Mattino, 28 giugno 2026
“La morte del giovane Lorenzo ci addolora e ci appartiene. La morte di un ragazzo innocente per mano violenta è una ferita che logora l’anima, una sofferenza che è una condanna a vita”. Sono le parole toccanti dei genitori di Francesco Pio, il pizzaiolo diciottenne ucciso tre anni fa a Mergellina a cui si uniscono quelle della madre di Giogiò, il giovane musicista che perse la vita in piazza Municipio, ucciso durante una lite scoppiata per uno scooter parcheggiato male: “sono di nuovo davanti a una bara bianca a piangere un’altra vittima senza colpa”.
di Mariangela Pala
L’Unione Sarda, 28 giugno 2026
Nell’ambito della rassegna “Libriamoci, Incontriamoci: Libri per uscire”. Altro appuntamento a Villanova Monteleone per la sesta edizione della Rassegna “Libriamoci, Incontriamoci: Libri per uscire” inserita nel Festival “La cultura oltre i confini”. A questo terzo incontro parteciperanno lo scrittore Giampaolo Cassitta e il giornalista Pier Luigi Piredda che presenteranno il loro libro “Aria mossa. Storia di una protesta e delle sue ombre nel carcere di Sassari”.
di Francesca Santolini
La Stampa, 28 giugno 2026
Meno di venti minuti. Mille e duecento secondi. È questo, secondo un recente rapporto del Senato francese, il tempo medio necessario perché un adolescente si imbatta online in contenuti misogini e mascolinisti. Non serve cercarli. Basta guardare qualche video sul fitness, sull’autostima o sul successo personale, poi entra in gioco l’algoritmo. Registra l’interesse, lo alimenta e lo accompagna lungo un percorso sempre più radicale. Da un consiglio per migliorare il proprio corpo, a una visione del mondo fondata sulla contrapposizione tra uomini e donne, il passo può essere breve. Da questa constatazione prende avvio una delle più vaste indagini istituzionali mai dedicate alla cosiddetta “manosfera”: quasi 300 pagine di analisi pubblicate dalla Delegazione per i diritti delle donne del Senato francese dopo 7 mesi di lavoro e circa 100 audizioni tra magistrati, ricercatori, servizi di sicurezza, associazioni e rappresentanti delle piattaforme digitali. La conclusione è netta: il fenomeno non può più essere considerato una sottocultura di Internet. Il mascolinismo è ormai un fenomeno culturale, economico e politico in piena espansione, capace di influenzare il modo in cui una parte crescente delle nuove generazioni interpreta i rapporti tra i sessi. In alcune forme estreme viene persino considerato una minaccia per la sicurezza pubblica.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 28 giugno 2026
Intervista del ministro Piantedosi. Lei rivendica il ruolo propulsore dell’Italia? “Sì. È un cambio di paradigma che questo Governo ha avviato fin dal suo insediamento, ponendo all’attenzione dell’Ue la questione in termini chiari. Governare i flussi significa tutelare i confini, ma anche la dignità di ogni persona: non è con l’accoglienza indiscriminata e insostenibile attuata negli ultimi decenni o rilasciando indiscriminatamente permessi di soggiorno che si crea integrazione”.
di Siegmund Ginzberg
Il Foglio, 28 giugno 2026
Il rifiuto degli immigrati non nasce oggi. Dagli stereotipi contro i meridionali negli anni Cinquanta fino alla retorica contemporanea sui migranti, cambia il bersaglio ma resta la stessa logica: attribuire al diverso colpe, minacce e declino. “Invece di ragionare tirano fuori il coltello”. “Fanno tanti figli e poi pretendono che siano gli altri a mantenerli”. “Vengono qui senza un mestiere e poi tocca a noi mantenerli”. “Cercano sempre di fregare il prossimo”. “Non hanno voglia di lavorare”. “In fondo sono degli africani”. Dal 50 all’80 per cento degli intervistati si dichiara del tutto d’accordo con queste affermazioni.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 28 giugno 2026
In una situazione di totale stallo bellico e di incerto futuro spetta più che mai alla comunità internazionale promuovere una conferenza mondiale. È guerra totale, la risoluzione delle controversie internazionali non viene più affrontata in base al diritto, non è più affare di rapporti tra Stati, conta solo la forza. Non solo si moltiplicano i teatri del conflitto, si amplia la nozione di guerra. Guerra non più solo tra eserciti, ma eserciti contro intere popolazioni. Il genocidio è all’ordine del giorno e sotto gli occhi di tutti. Si può accettare di vivere dentro lo stato di natura, nella prospettiva di una guerra di lunga durata? Sempre che non si realizzi la follia - oscenamente ipotizzata - dell’apocalisse nucleare, che porrebbe sì fine al conflitto ma anche all’umanità.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 27 giugno 2026
La denuncia dei Garanti: salute fisica e psicologica a rischio, è allarme rivolte. Mancano i controlli delle Asl e le ore d’aria si fanno sotto il sole. Mura roventi di cemento e acciaio, celle come forni, con finestre schermate e temperature che superano spesso i quaranta gradi. Nelle camere di pernottamento scarseggiano i ventilatori e i frigoriferi sono stati vietati da una circolare del Dap dell’aprile scorso con la quale, “per ragioni di sicurezza”, si è disposto il loro spostamento in ambienti comuni dei reparti e un uso limitato da autorizzare su richiesta.
- Alemanno propone l’indulto. Ma i vannacciani frenano: “Noi contrari”
- Parla La Russa: “Indulto? Ha ragione Alemanno. Ma non si farà”
- “Bravo Alemanno sul carcere. Ma Vannacci non è il compagno giusto per questa battaglia”
- Con Alemanno torna al centro l’emergenza carceri: sistema da riformare
- Moretti, il potente che va in galera: i populisti esultano, invece è un giorno triste









