di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Il Consiglio dei ministri si svolgerà, salvo sorprese, giovedì alle 17. Il rinvio tecnico di 24 prima di varare le norme potrebbe essere utile al dialogo tra gli uffici legislativi del governo e quelli del Quirinale per cercare un allineamento sui provvedimenti più spinosi contenuti nel nuovo pacchetto Sicurezza, come il fermo preventivo e lo scudo penale per le Forze dell’ordine. “Serve dare un segnale, serve darlo subito”. Giorgia Meloni apre la riunione politica allargata ai vertici di carabinieri, polizia e Guardia di finanza con in animo l’idea che occorra imprimere una “svolta” sulla sicurezza.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Le misure dopo gli scontri a Torino. La premier Meloni: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. Giorgia Meloni l’ha dichiarato, a caldo, dopo il pestaggio di Alessandro Calista a Torino: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. E difendere, nelle intenzioni del governo, significa proteggerli dalle conseguenze dei loro interventi. Di qui nasce una delle misure che il governo vorrebbe introdurre nel nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza: il superamento del meccanismo di iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto, intervenendo sull’articolo 335 del Codice di procedura penale. Il cosiddetto “scudo penale” prevede infatti che non si proceda con l’iscrizione automatica nel registro degli indagati degli agenti in presenza di cause di giustificazione.
di Niccolò Carratelli e Francesco Malfetano
La Stampa, 3 febbraio 2026
Il rilancio di Meloni per mettere nero su bianco la necessità di interventi urgenti. Il decreto che entrerà domani in Consiglio dei ministri si è trasformato nel più classico gioco della sedia tra maggioranza e opposizione. La telefonata con cui Elly Schlein, dopo le violenze di Torino, ha provato a sfilare la partita securitaria dalle mani del governo, intestandosi timori e necessità, a Giorgia Meloni e ai suoi fedelissimi è parsa un assist piuttosto maldestro. Da qui la scelta di incalzare Pd, M5s e l’intero fronte progressista, invitandoli a sostenere una mozione unitaria in Parlamento in nome della “collaborazione istituzionale”. Formula evocata nella nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi dopo il vertice di ieri, “anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico”. A molti, in via della Scrofa, il rilancio ha ricordato la querelle sulla partecipazione di Schlein ad Atreju, saltata dopo che i meloniani avevano invitato alla kermesse tutti i leader dell’opposizione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 3 febbraio 2026
Per il docente di diritto penale Masera e per la costituzionalista Ciolli, su fermo, cauzione e scudo penale le garanzie fissate dalla Costituzione “sono una linea rossa da non superare”. Sul possibile fermo di 24 ore per alcuni tipi di sospettati, resta scettico il professor Luca Masera, ordinario di Diritto penale all’università di Brescia. “Mi pare una linea rossa: quando la libertà personale è sottratta alle garanzie della magistratura e entra nella disponibilità dell’autorità di Governo - dice - c’è un pericolo per la tenuta dello Stato democratico. Nemmeno nella stagione del terrorismo, ben più violenta e cruenta, si era arrivati a ipotizzare che sulla libertà decidesse liberamente l’autorità di polizia. Quando è in gioco la libertà personale deve intervenire l’autorità giudiziaria”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 febbraio 2026
Le nuove misure attese in Consiglio dei Ministri dopo i fatti di Torino seguono lo stesso spartito: a dettare l’agenda legislativa è la cronaca. Se tutto è emergenza, nulla lo è. Si potrebbe riassumere così l’altalena politica che caratterizza il governo Meloni sin dal suo insediamento: una rincorsa affannosa a pacchetti Sicurezza che inseguono, di volta in volta, allarmi differenti. Dai rave party - i cui divieti non hanno prodotto reali effetti deterrenti - al decreto Caivano, dai reati ambientali alla gestione dei migranti, fino ai provvedimenti su viabilità, carceri e manifestazioni, la cronaca sembra dettare l’agenda legislativa.
di Angela Stella
L’Unità, 3 febbraio 2026
Silvia Albano, Presidente di Magistratura Democratica: “La magistratura non deve rispondere ai desiderata del governo ma difendere i diritti di tutti, si limita a rispettare le leggi, in primo luogo la Costituzione”. Dopo le immagini degli scontri al corteo per Askatasuna, il Governo, in primis con Giorgia Meloni, accelera sul pacchetto sicurezza e prepara le misure forti. “Non se ne vede proprio la necessità, le norme per punire le condotte violente ci sono già. A Torino c’è stata una grande manifestazione, gli organizzatori dicono 50.000, la Questura 20.000 persone, assolutamente pacifica. Le violenze hanno riguardato una sparuta minoranza. Lo Stato nella gestione dell’ordine pubblico dovrebbe garantire il diritto di manifestazione pacifica, le norme del precedente decreto sicurezza e le anticipazioni riguardanti le nuove misure in cantiere tendono invece a reprimere proprio il diritto di manifestare pacificamente. I conflitti sociali, il diritto di esprimere il dissenso sono la sostanza della democrazia e le politiche repressive, non creano più sicurezza ma rischiano di alimentare la violenza, esasperando gli animi”.
di Martina Danieli
lapiazzaweb.it, 3 febbraio 2026
La consigliera regionale denuncia sovraffollamento, carenze sanitarie e suicidi in aumento: “Le vere emergenze sono queste, non la separazione delle carriere”. Le carceri del Veneto vivono una situazione di grave emergenza, segnata da sovraffollamento, carenza di servizi e un numero crescente di suicidi tra le persone detenute. A lanciare l’allarme è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che richiama l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario e sulla necessità di interventi immediati e strutturali. “Negli ultimi due anni nelle carceri venete si sono tolte la vita troppe persone” - sottolinea Bigon. A Verona, solo lo scorso anno, quattro detenuti sono morti suicidi. A Padova, pochi giorni fa, un altro. Non si tratta di tragiche fatalità, ma del segnale evidente di un sistema al collasso.
di Davide D’Attino
Corriere del Veneto, 3 febbraio 2026
La relazione in consiglio comunale. Questa mattina manifestazione dei centri sociali. Peccato. Si sarebbe forse potuto fare un piccolo strappo alle regole dell’aula. E quantomeno alla luce dei due uomini che si sono tolti la vita nelle loro celle mercoledì e venerdì della scorsa settimana, a distanza di neanche 48 ore l’uno dall’altro, concedere al Garante cittadino dei detenuti, Antonio Bincoletto, qualche minuto in più rispetto ai 10 prestabiliti, magari poi lasciando spazio ad un paio di interventi dai banchi di maggioranza e opposizione.
di Ivan Compasso
padovaoggi.it, 3 febbraio 2026
Il professor Antonio Bincoletto dopo aver ricordato i due decessi al Due Palazzi è tornato sulle criticità del carcere e ha invitato i rappresentanti istituzionali a conoscere quella realtà. “Un mondo a parte, ma gli stereotipi con chi si giudica spesso sono sbagliati”. Nel consiglio comunale, di lunedì 2 febbraio, la prima ad affrontare l’argomento carcere è stata la consigliera Marta Nalin che ha messo l’accento sullo stato di salute delle carceri italiane e del Due Palazzi di Padova in particolare, con una interrogazione. Otto decessi, suicidi, in un solo mese nelle carceri italiane. E due a Padova. “Gli operatori sono stremati, viene messo in discussione un modello che invece cerca di offrire delle possibilità, delle reali opportunità di recupero”, sottolinea Nalin difendendo il modello che da anni si porta avanti al Due Palazzi con attività e percorsi di lavoro e di recupero.
di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
La relazione annuale certifica un aumento dei detenuti e il blocco delle misure alternative. Il cronico sovraffollamento, la carenza di personale, le difficoltà di accesso alle misure alternative e il concreto rischio di subire nuove condanne internazionali per l’Italia. È un quadro critico quanto articolato quello tracciato da Arianna Carminati, garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Brescia, nel suo intervento davanti alla commissione diritti alla persona. La garante e costituzionalista ha parlato dall’aula del consiglio comunale, scelta obbligata dopo che è stato negato di farlo, come gli anni scorsi, all’interno di Canton Mombello.
- Brescia. Relazione della Garante dei detenuti: negato l’accesso a Canton Mombello
- Catanzaro. Carceri senza cielo, tra dignità negata e speranza che resiste
- Milano. A Opera il “legame di sangue” diventa discriminazione
- Bari. A processo per l’omicidio della madre, tenta il suicidio in cella: è in fin di vita
- Monza. Dal lavoro, il riscatto. Il colosso Intercos assume i detenuti: “È un investimento”











