di Francesca Landolina
La Sicilia, 3 febbraio 2026
Stefania Galegati ha portato dietro le sbarre della sezione femminile del carcere di Pagliarelli l’arte contemporanea e le espressioni della parola, dalla libera scrittura alla lettura, con i lavori delle partecipanti in mostra fino a marzo. Le parole attraversano lo spazio della Cappella dell’Incoronazione del Museo Riso come tracce leggere ma persistenti. Parole ascoltate, raccolte e restituite nella loro forza evocativa: pace, libertà, solitudine, tempo. Tra queste, alcune affiorano con particolare intensità - “le sbarre vorrei che diventassero di cioccolato, desidero la pace” - impresse su un’opera posta al centro della cappella e riecheggianti nel video della mostra “L’isola deserta e altre storie” di Stefania Galegati, risultato di un ciclo di workshop destinato a un gruppo di donne detenute nel carcere di Pagliarelli.
trevisotoday.it, 3 febbraio 2026
Venerdì 6 febbraio a Sernaglia della Battaglia la direttrice del Due Palazzi di Padova dialoga con Ezio Pederiva su giustizia, rieducazione e umanità negli istituti penitenziari. Sarà dedicato a uno dei temi più complessi e urgenti della società contemporanea il terzo appuntamento del Festival del Sapere, in programma venerdì 6 febbraio alle 20.30 nella Sala Consiliare di Sernaglia della Battaglia. Ospite della serata sarà Maria Gabriella Lusi, direttrice del carcere Due Palazzi di Padova, che dialogherà con Ezio Pederiva, direttore artistico della rassegna. L’ingresso è libero, senza prenotazione, con accesso alla sala a partire dalle 19.30.
di Annalisa Rimassa
Il Secolo XIX, 3 febbraio 2026
“Non è con i metal detector che si aggiusta la scuola”. “La mafia ha paura di chi pensa e ragiona”, fa inoltre notare Marina Lomunno autrice con frate Giuseppe Giunti del libro che evoca nel titolo l’opera di don Milani. Del libro “E mail a una professoressa” di Lomunno e Montanari si parlerà, dopo l’incontro nelle scuole di Genova Firpo e Meucci, il 3 febbraio alle 16.30, Sala Camino di palazzo Ducale in piazza Matteotti. Con la presentazione, partono gli appuntamenti del progetto “Fame di verità e giustizia di Libera Genova per l’anno sociale 2025/2026”.
di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 3 febbraio 2026
La religiosa, volontaria da dodici anni nel penitenziario di Rebibbia, è tra gli esempi civili che Sergio Mattarella ha deciso di premiare con il titolo di Commendatore della Repubblica. Qui spiega le difficoltà delle case di reclusione e chiede il rispetto della dignità dei detenuti. Sorpresa e gratitudine. Soprattutto per l’attenzione che il presidente della Repubblica riserva a chi sta dietro le sbarre. Suor Emma Zordan, della Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, da anni impegnata nel volontariato a Rebibbia è stata nominata Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana “per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti”, recita la nota del Quirinale.
di Riccardo Piroddi
Il Dubbio, 3 febbraio 2026
Le scene di violenza che hanno accompagnato la manifestazione di Torino del 31 gennaio 2026 non colpiscono più per la loro eccezionalità ma per la loro ripetitività. Vetri infranti, fumogeni, cariche, slogan gridati più per coprire che per comunicare. È una grammatica ormai nota, che si ripresenta con variazioni minime, come se il tempo si fosse fermato. E proprio qui emerge il primo nodo filosofico: la violenza che si ripete è una violenza che non produce più senso. La modernità politica nasce con la promessa di trasformare il conflitto in parola.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 3 febbraio 2026
L’intenzione di servirsi degli scontri di Torino per accreditare una situazione di grave emergenza nel Paese che legittimi una stretta repressiva è del tutto evidente. Il potere esecutivo spera di aver trovato nel capoluogo piemontese quello che Trump cercava a Minneapolis: un buon pretesto per decretare uno stato di eccezione che gli avrebbe consentito di sbaragliare qualsiasi opposizione presente e futura. Definire i manifestanti coinvolti negli episodi di violenza a Torino come terroristi, anche se il termine è ormai impiegato come generico stigma del male, è cosa priva di senso. Oppure è una mistificazione volta ad accreditare l’esistenza, del tutto immaginaria, di una solida rete organizzata intorno a un disegno strategico in grado di minare l’ordinamento democratico, onde trarne le dovute draconiane conseguenze legislative. Il riferimento pavloviano alle Brigate rosse non poteva certo mancare.
di Floriana Rullo
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Roberto Fernicola, 39 anni, operaio di San Damiano d’Asti, ha di fatto vinto la sua battaglia contro la stretta sulla guida sotto l’effetto di droga, fortemente voluta dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. “Ero stato punito per un reato che non avevo, di fatto, commesso. Ora la Corte Costituzionale mi ha dato ragione. La legge era formulata male. Alla fine mi sono trovato ad essere giudicato come chi aveva consumato da poco droga e si metteva alla guida in stato di alterazione. Ma io, in quel momento ero a posto. Avevo fumato cannabis 48 prima del test, per questo in ospedale è risultato. Ma i medici hanno attestato fossi lucido e non alterato”.
di Daniela Fassini
Avvenire, 3 febbraio 2026
Mediterranea Saving Humans: ci sono le testimonianze di parenti e amici rimasti in Libia e in Tunisia. Silenzio e inazione dei governi sono agghiaccianti. Potrebbero essere mille e non 380 come inizialmente suggerito dagli allarmi e dagli Sos lanciati dal mare durante i giorni del ciclone Harry. Ad annunciare l’aggiornamento del terribile bilancio é Mediterranea Saving Humans, sulla base di nuove testimonianze raccolte da Refugees in Libia e Tunisia. “Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito” denuncia la presidente della Ong Laura Marmorale.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 2 febbraio 2026
Leggo delle schifezze incredibili sulla Casa di reclusione di Padova. Sono una persona attenta e abbastanza esperta di galere, credo allora di poter cercare di fare un po’ di chiarezza senza sottovalutare la gravità dei problemi. Partiamo dal fatto che Padova sarebbe un carcere “decente” e per alcuni versi avanzato, innovativo, se avesse i numeri giusti, ma non è così, il sovraffollamento, e la conseguente carenza di personale, rischia di travolgere tutto il buono che abbiamo costruito negli anni, e questo non dobbiamo permetterlo.
di Stefania Cirillo
metropolitanmagazine.it, 2 febbraio 2026
Sono state sufficienti 72 ore per assistere a un aumento dei suicidi nel primo mese dell’anno. Il bilancio ammonta a cinque detenuti che si sono tolti la vita dietro le sbarre. Il 28 gennaio, a Padova, un uomo di 74 anni. Trentasei ore dopo un uomo di 36 anni è morto impiccato nel bagno della sua cella. Contemporaneamente, a Firenze un ragazzo di 29 anni è morto dopo essere stato trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Un bilancio preoccupante che mette in luce il sintomo di un sistema che ha smesso di gestire persone per limitarsi a stoccare corpi. Nelle carceri, l’umanità e la rieducazione ora sono concetti astratti.











