adnkronos.com, 24 giugno 2026
Nel carcere minorile “Ferrante Aporti” di Torino si è concluso il programma educativo: lezioni teoriche e attività pratiche per aiutare i ragazzi a sviluppare competenze sportive e trasversali
di Katia Poneti
Il Manifesto, 24 giugno 2026
“Caro Parlamento”, scritto da Mauro Palma, Daniela De Robert, Emilia Rossi, con l’introduzione di Marco Ruotolo, è un libro che ci conduce lungo gli otto anni di mandato del primo collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, e ce ne fa apprezzare la ricchezza interpretativa del ruolo. Il testo, appena uscito per l’Editoriale Scientifica di Napoli, è stato presentato nei giorni scorsi su iniziativa de La Società della Ragione, a Firenze, dove è intervenuto anche il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Fabio Gianfilippi, e a Pistoia, con la partecipazione di Samuele Bertinelli già sindaco di Pistoia, Anna Chiara Corsi dell’associazione Il Delfino, e Marco Leporatti, presidente sezione soci coop di Pistoia.
di Biagio Marzo
Il Riformista, 24 giugno 2026
“Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità” di Fabrizio Pomes è uno di quei libri che costringono il lettore a uscire dalla propria zona di conforto. Non perché indulgano nel sensazionalismo o nella denuncia fine a sé stessa, ma perché affrontano una delle questioni più controverse e rimosse della società contemporanea: il senso della pena e il significato umano del carcere. Già il titolo richiama volutamente il celebre monito dantesco posto sulla porta dell’Inferno, ma lo capovolge. Dove Dante leggeva la fine di ogni speranza, Pomes cerca invece le tracce di una speranza possibile. L’autore scrive da una posizione particolare: quella di chi il carcere lo ha conosciuto dall’interno.
di Laura Badaracchi
Famiglia Cristiana, 24 giugno 2026
Il libro-denuncia di Roberto Mozzi, ex cappellano di San Vittore: “Nelle carceri ho visto venir meno i valori costituzionali. Lì ho imparato a non giudicare: quasi sempre i reclusi, prima di diventarlo, hanno subito una forma di male. Ho scritto per dare loro voce”. Un pugno nello stomaco, o meglio nella coscienza. Il volume di Roberto Mozzi, “Fuori legge. Quando la pena tradisce la giustizia” (In Dialogo) mette chi legge di fronte a una realtà che spesso si finge di non vedere o verso cui si prova paura, se non indifferenza: quella della violazione sistematica della dignità e dei diritti umani di detenuti e detenute reclusi nei penitenziari italiani.
Avvenire, 24 giugno 2026
Una storia che interpella il disagio di oggi. Fino all’8 luglio esposto nell’ateneo romano lo storico lavoro realizzato con Franco Basaglia che denunciò la situazione che si viveva nei manicomi. Le foto in dialogo con quelle di D’Alessandro, Mattioli, Butturini, Lucas e Depardon. Una riflessione sulla legge 180, una riforma ancora incompleta. Una pagina fondamentale della psichiatria e della storia sociale d’Italia. Una stagione passata che continua a interpellarci. La chiusura dei manicomi nel 1978, decisa con la legge 180 grazie alle intuizioni e alle battaglie di Franco Basaglia, non è ancora una riforma completamente attuata.
di Emanuela Del Frate
Il Domani, 24 giugno 2026
“Un abbraccio collettivo a una realtà straordinaria che vive solo di volontariato”. Elio Germano definisce così il concerto solidale, nato con la sua spinta determinante, che giovedì 25 giugno animerà per una sera l’Auditorium di Roma. È “Pane ar pane” ed è nato per rendere visibile il lavoro e sostenere la Comunità di Sant’Egidio. Una realtà, che nel corso dei decenni, ha dimostrato di poter prendersi cura delle persone più fragili e di proporre percorsi di dialogo nelle aree di conflitto. Solo in Italia, dall’inizio del 2006, ha distribuito 250 mila pacchi alimentari, 320 mila pasti, 70 mila capi di abbigliamento. E, nella sola capitale è in grado di ospitare 1.200 persone. Strappare la morte dall’anonimato, le voci di chi restituisce dignità ai senza dimora Saliranno sul palco tantissimi artisti a partire dallo stesso Germano, insieme agli Ardecore.
di Angela Stella
L’Unità, 24 giugno 2026
I giudici, chiamati a decidere sul suicidio assistito di una 89enne contestato dal gip di Bologna, hanno convocato undici pazienti a scopo consultivo. Udienza pubblica storica ieri in Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi ancora una volta sul tema dell’accesso al “suicidio medicalmente assistito”, legalizzato dalla Consulta stessa oltre 7 anni fa, con la nota sentenza Cappato/Dj Fabo. Sotto la lente di ingrandimento (Relatori: Antonini e Viganò) l’articolo 580 del codice penale e la sua legittimità costituzionale rispetto agli articoli 2, 3, 13, 32, e 117. La questione al centro del giudizio riguarda il requisito dei trattamenti di sostegno vitale, previsto appunto dalla sentenza 242/2019. Secondo quella decisione, una persona può accedere legalmente al suicidio assistito se è affetta da una patologia irreversibile, che determina sofferenze fisiche o psichiche per lei intollerabili, è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli ed è dipendente da trattamenti di sostegno vitale.
di Giorgio Altieri
Il Riformista, 24 giugno 2026
La sorveglianza che spaventa. Lo schema di decreto legislativo uscito dal Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026, se verrà approvato in via definitiva, introdurrà il riconoscimento biometrico in tempo reale nelle indagini penali. Si spalancano le porte a un controllo sistematico della popolazione. Un provvedimento presentato come necessaria attuazione dell’AI Act europeo (Reg. UE 2024/1689) e della legge delega 132/2025, rivela al suo interno, quasi in sordina, una norma altamente critica nel rapporto tra Stato e cittadini: il nuovo articolo 359-ter del codice di procedura penale. Nell’ambito delle indagini penali, introduce la facoltà per il pubblico ministero di richiedere al giudice per le indagini preliminari l’autorizzazione all’identificazione e localizzazione di persone tramite sistemi di IA per il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale.
di Giuliana Sgrena
Il Manifesto, 24 giugno 2026
L’ipocrisia dell’Occidente nei confronti dei paesi dilaniati da guerre e da regimi e teocrazie dittatoriali non ha fine. Del resto, non erano stati proprio gli Stati Uniti a riportare al potere i taleban a Kabul dopo averli cacciati vent’anni prima? Sebbene l’emirato non sia stato riconosciuto a livello internazionale - salvo dalla Russia di Putin - il nuovo regolamento dell’Unione europea sui rimpatri offre l’escamotage per l’incontro in corso a Bruxelles. Una delegazione di cinque taleban - non si conoscono i nomi ma due sarebbero stati condannati per crimini dalla Corte penale internazionale - si trova a Bruxelles per incontri “tecnici” con la Commissione europea. Si tratta il rimpatrio di cittadini afghani ma il portavoce della Commissione europea per affari interni, Markus Lammert, si affretta a precisare che l’incontro non implica un riconoscimento dell’emirato, ma l’opportunità di ristabilire contatti sarà riservata agli stati membri che tratteranno direttamente i rimpatri. Secondo il portavoce del ministro degli esteri afghano, si tratterebbe anche la possibilità di aprire sedi consolari in Europa.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 24 giugno 2026
Nessuna realtà più chiaramente dell’Afghanistan è testimone dell’ipocrisia e del cinismo dell’Occidente tutto, in questo caso senza eccezioni e senza divisioni. Di fronte a una guerra disastrosamente persa e al vergognoso abbandono di numerosi afghani da parte di quegli Stati uniti nei quali avevano sprovvedutamente creduto, Washington accreditò le promesse di democrazia e rispetto dei diritti umani che i vittoriosi Talebani gli avevano servito. A questa comoda mistificazione si accodò senza battere ciglio l’Unione europea. Non ci volle però molto tempo perché il regime di Kabul si mostrasse identico se non peggiore di quello che aveva preceduto l’intervento americano, ma a quel punto faceva comodo a tutti e sulla sua natura spietata calò un generale silenzio. Fatto sta che da quell’ameno luogo molti erano fuggiti per salvare la pelle, la libertà personale o anche solo quelle cose minime della vita proibite dagli inflessibili guardiani della virtù. Ma di questi profughi, scappati da un orrendo regime non riconosciuto né riconoscibile, l’Europa intendeva comunque al più presto liberarsi.
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