di Francesco Grignetti
La Stampa, 23 giugno 2026
La fondazione Icsa ha appena presentato un libro (“Forme del terrore”) che è un salto nel cuore nero di una generazione. Minorenni arrabbiati con il mondo, fragili psicologicamente, soli. Sono le prede di un terrorismo suprematista e xenofobo che avanza. L’Italia si sta americanizzando sempre più e questa nuova frontiera del terrorismo è ormai materia di studio. La fondazione Icsa ha appena presentato un libro (“Forme del terrore”) che è un salto nel cuore nero di una generazione. Ma questa è solo una delle forme di terrorismo censite: c’è sempre in agguato l’islamismo militante, innescato ora dalla catastrofe palestinese, come gli anarco-insurrezionalisti che combattono lo Stato e soprattutto le tecnologie sempre più invasive.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 giugno 2026
Il Ministero degli Affari Esteri ha discriminato gli studenti iraniani ammessi nelle università italiane. Lo ha stabilito il Tribunale di Torino con la sentenza depositata venerdì scorso, che accerta “il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale” per avere chiuso senza preavviso, dopo appena otto giorni di apertura, il sistema di prenotazione degli appuntamenti necessari a chiedere il visto per motivi di studio. Una scelta che ha reso impossibile, a un gran numero di ragazzi già selezionati dagli atenei, perfino fissare la data per presentare la domanda. La pronuncia, firmata dalla giudice Chiara Comune, chiude un caso aperto nell’autunno scorso.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 23 giugno 2026
La sentenza: 7 anni e 4 mesi per le torture di Mitiga. Ma così la Cpi non potrà processarlo. La Libia vuole nascondere i suoi crimini. In Italia chiesto al governo di parlare in aula. Una condanna per evitare un processo. I sette anni e quattro mesi di reclusione sentenziati domenica dal tribunale di Tripoli verso il generale Osama Almasri non sono il simbolo di una Libia che prova ad allinearsi agli standard minimi dello stato di diritto. Sono il contrario: il giudizio di colpevolezza per le torture sui detenuti della prigione di Mitiga, infatti, è un argomento che il boia potrà usare per opporsi al mandato di cattura della Corte penale internazionale. Che, per il principio di complementarità, non può mai superare la giustizia domestica, quando c’è.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 23 giugno 2026
Nessuna nuova, buona nuova è un proverbio che non funziona più. L’unico aggiornamento negli ultimi dieci giorni è che gli avvocati hanno ottenuto l’autorizzazione a incontrare Leonarda (Dina) Alberizia e Domenico Centrone, i due italiani della Global Sumud Convoy che si trovano in detenzione arbitraria a Bengasi, nella Libia dell’est controllata dal generale Khalifa Haftar. Quando avverrà l’incontro con i legali, non è dato saperlo. per certo sono giunte a destinazione le procure asseverate, ossia le traduzioni giurate che consentiranno ai due italiani di ricevere assistenza legale. Con Alberizia e Centrone sono prigionieri altri otto attivisti del convoglio di terra diretto a Gaza per portare aiuti e opporsi al blocco israeliano che continua ad affamare i palestinesi. Domani sarà un mese esatto dall’inizio della detenzione. Fonti rivelano che per gli attivisti è caduta l’accusa di coinvolgimento in gruppi considerati illegali, anche se nessuna accusa è mai stata ufficialmente formalizzata. Lo scenario continua a essere fumoso, c’è un vuoto di notizie ufficiali. Il console polacco ha incontrato Laura Kwoczała, l’attivista colpita da un attacco di appendicite in detenzione, ora in ospedale. Il console italiano ha ricevuto l’autorizzazione a una nuova visita ma anche in questo caso, non è dato sapere quando. Sarà il terzo incontro con Alberizia e Centrone dal 24 maggio.
di Padre Gabriele Iiriti*
Avvenire, 22 giugno 2026
La situazione della realtà carceraria italiana riflette per tanti aspetti il vissuto della nostra società che in diversi ambiti fatica a trovare delle soluzioni che possano essere di supporto alle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione. La povertà sociale, la disoccupazione, le carenze a vari livelli generano un malessere che spinge chi è più fragile a delinquere e commettere dei reati che aprono le porte del carcere. Essere carcerato è un’esperienza devastante. Essere privati della libertà, allontanati dagli affetti familiari e sociali, costretti a vivere insieme a persone che non avresti mai scelto. Nel contesto carcerario la sofferenza maggiore è la sensazione di perdere, insieme alla libertà, la dignità come persona.
di Antonio Murzio
affaritaliani.it, 22 giugno 2026
Nelle carceri laziali il sovraffollamento è del 144%. Abbiamo raccolto la voce di un ex detenuto che oggi si batte per i diritti dei reclusi. Il sistema penitenziario italiano è di nuovo a un passo dal baratro, pronto ad implodere come allora. Il sovraffollamento delle carceri sta pericolosamente tornando ai livelli del 2013, anno in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) condannò l’Italia per trattamenti disumani e degradanti. Allora i detenuti erano 66mila a fronte di 48mila posti disponibili. Oggi la capienza degli istituti continua a diminuire mentre il numero di detenuti continua ad aumentare: al 31 maggio 2026 i presenti erano 64.741, quindi 305 in più rispetto al mese precedente e 1.980 in più di un anno fa. I posti regolamentari, al netto delle celle inagibili, sono ridotti a 46.000.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 22 giugno 2026
Vivono in uno dei cinque istituti a custodia attenuata per detenute madri d’Italia. Anna, Roberto, Nina e Paolo (nomi di fantasia) hanno pochi anni, altri bambini che sono con loro hanno pochi mesi. Solo tre pomeriggi a settimana fanno delle attività. “Molte mamme pensano che i figli, nella loro vita, non possano fare altro che rubare. Loro disegnano sempre arcobaleni, a volte unicorni. Per loro rappresentano un piccolo sogno. Lì dentro hanno molto bisogno di sognare”. Le loro storie, attraverso un dialogo con la sociologa Annachiara Lombardini. Sui fogli bianchi, con i pastelli, le loro piccole mani tracciano tanti arcobaleni su cui volano unicorni colorati. Un pulmino la mattina passa a prenderli per primi, per portarli a scuola, e il pomeriggio li riaccompagna per ultimi, per non far vedere agli altri bambini dove vivono.
di Claudio Vannacci
toscanatv.it, 22 giugno 2026
Il sequestro e la chiusura, disposti dal Tribunale di Firenze, di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, con il trasferimento di oltre 200 detenuti in altri istituti, non è che la punta dell’iceberg dell’emergenza che riguarda un po’ tutto il sistema carcerario toscano. Come è noto il sequestro è stato disposto in seguito alle gravi carenze igienico-sanitarie nelle celle e negli spazi comuni con innumerevoli violazioni delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo, però, ha comportato a cascata, oltre alle inevitabili polemiche politiche, l’aggravamento della situazione negli altri carceri della regione, dove sono stati trasferiti i detenuti da Sollicciano. È il caso ad esempio della casa circondariale della Dogaia a Prato, già oltre i limiti di capienza, al punto che nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia dell’uscita anticipata dal carcere di un detenuto condannato a 12 anni per violenza sessuale su un minore. Ebbene l’uomo uscirà circa sette mesi prima, 199 giorni esatti in meno. Il tribunale di Sorveglianza di Firenze ha deciso che il detenuto sta subendo condizioni detentive “degradanti” e “disumane”. Non una novità per la Dogaia, struttura caratterizzata da sovraffollamento ma anche con problemi di violenza e racket che immette droga e telefonini nonostante il divieto di comunicare all’esterno e nonostante l’azione di contrasto che la procura pratese coordina ormai da mesi.
di Mimmo Lardiello*
tarantobuonasera.it, 22 giugno 2026
L’impatto della saturazione nel carcere di Taranto sul diritto di difesa e la limitazione dei trasferimenti fuori distretto come extrema ratio ordinamentale. La struttura penitenziaria di Taranto è da anni monitorata per indici di sovraffollamento ben superiori alla tollerabilità ministeriale. Il tema della custodia cautelare in carcere continua a essere al centro del dibattito giuridico e politico italiano. Quando la libertà personale di un indagato viene limitata prima di una sentenza definitiva, il codice di procedura penale impone criteri rigorosi, legati alla gravità del quadro indiziario e a esigenze cautelari tassative come il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove o la reiterazione del reato. Tuttavia, l’applicazione pratica di queste misure si scontra quotidianamente con una realtà drammatica, ovvero il cronico sovraffollamento degli istituti di pena, una piaga che colpisce da vicino anche la Casa Circondariale di Taranto.
di Veronica Valente
lecceprima.it, 22 giugno 2026
Due legali, due assistiti con gravi patologie, quattro giorni di sollecitazioni senza risposta. L’avvocata De Filippis e l’avvocato Caroli puntano il dito contro l’area sanitaria della casa circondariale di Borgo San Nicola, a Lecce. Tre detenuti in isolamento sanitario nella stessa cella, due dei quali con gravi patologie, insieme al compagno con sospetta tubercolosi. Separati solo alle 23 di venerdì 19 giugno, quando un medico chiamato d’urgenza mentre stava per andare via avrebbe disposto raggi e altre analisi urgenti. È l’avvocata Alessandra De Filippis del foro di Bari a ricostruire la vicenda nella sua interezza. Il suo assistito, 59 anni, originario di Supersano, cardiopatico e portatore di patologie che richiedono la somministrazione di farmaci salvavita, si trovava in isolamento sanitario dal 15 giugno insieme al detenuto con sospetta Tbc e a un terzo recluso.
- Napoli. Le Sirene di Secondigliano al Pride: “In carcere vogliamo dignità”
- Genova. Provenza? No, Casa circondariale di Pontedecimo
- In ricordo di Elvio Fassone (1938-2026). Recensione di “Fine pena: ora”, Sellerio, 2015
- Senza politica vincono gli slogan
- Economia sociale, ridiamo centralità al valore intangibile









