di Luca Sofri
ilpost.it, 31 gennaio 2026
Sta promuovendo riforme, molto criticate, con l’obiettivo di indebolire le bande criminali. Questa settimana il governo svedese, di centrodestra, ha presentato una proposta di riforma della giustizia che fra le altre cose riduce l’età minima per essere perseguibili penalmente da 15 a 13 anni in via sperimentale, per cinque anni. Inoltre a partire dal prossimo 1° luglio potranno essere incarcerate anche le persone tra i 15 e i 17 anni condannate per reati particolarmente gravi, che ora scontano le pene in istituti minorili. Otto carceri si stanno attrezzando per alloggiarli, dopo che la misura è stata approvata dal parlamento svedese lo scorso autunno.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Cronaca di un suicidio, nel carcere di Padova. Voi cosa fareste se dopo 18 anni in una casa, per quanto umile e anzi proprio brutta e triste, da un giorno all’altro vi sfrattassero e vi costringessero a cambiare alloggio e città, allontanandovi di molti chilometri dai vostri parenti e amici e costringendovi a interrompere qualunque attività avevate in corso? Sarebbe un trauma, uno choc. Forse vi impietosireste di meno se questo esempio lo applicassimo a un detenuto, a una persona in carcere per reati associativi. Forse vi tornerà un po’ di empatia e di pietà umana, però, se vi diciamo che questa persona - un uomo di 73 anni, 40 trascorsi in carcere, 18 al Due Palazzi di Padova - appresa la notizia del trasferimento, si è slacciato la cintura dei pantaloni, l’ha infilata nel collo e nelle sbarre della finestra e si è impiccato.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 gennaio 2026
C’è un dato che dovrebbe farci riflettere, uno di quelli che raccontano più di mille discorsi sulla condizione del nostro Paese. Negli ultimi dieci anni, dal 2014 al 2024, il numero dei detenuti nelle carceri italiane è aumentato del 15,4%. Nello stesso periodo, le persone in povertà sono cresciute del 14,1%. Due curve che corrono parallele, quasi identiche, come se fossero legate da un filo invisibile. A metterlo nero su bianco è Stefano Anastasìa, garante regionale della privazione della libertà del Lazio, che ha elaborato questi numeri partendo dal rapporto di Oxfam presentato al World Economic Forum di Davos. Il quadro che emerge è quello di un’Italia dove le carceri sono diventate, di fatto, il contenitore finale del disagio sociale. Un luogo dove finiscono coloro che il sistema di welfare non è riuscito a intercettare prima. I numeri parlano chiaro: nel 2024 oltre 5,7 milioni di italiani, più di 2,2 milioni di famiglie, non avevano le risorse mensili sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali. Non parliamo di lussi, ma di quanto serve per vivere in condizioni dignitose. E mentre la povertà cresceva, crescevano anche i detenuti. Una coincidenza? Secondo l’analisi del garante Anastasìa, no.
di Cinzia Sciuto
MicroMega, 30 gennaio 2026
Il livello di civiltà di una società si misura, tra le altre cose, anche dal modo in cui tratta chi ne vìola le regole. Se prendiamo per buono questo indice, dobbiamo riconoscere che il nostro livello di civiltà è molto basso e, cosa ancora più grave, scende sempre più in basso sia perché punisce con severità sempre maggiore un sempre più ampio spettro di comportamenti sia perché le condizioni in cui troppo spesso si espia la pena sono parecchio al di qua delle minime condizioni di umanità e rispetto della dignità previste dalla Costituzione e da diverse Convenzioni internazionali. Il carcere non è un albergo, si sente dire da coloro che propagandano “ordine e sicurezza” (pura propaganda, come vedremo).
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 30 gennaio 2026
Nella cerimonia alla presenza di Mattarella, il primo presidente D’Ascola si dice preoccupato che siano “garantite autonomia e indipendenza” delle toghe. Il guardasigilli Nordio: “Blasfemo sostenere che il nostro testo mini i due principi”. Per il pg Gaeta: “Lo scontro fra giudici e politica è a livelli inaccettabili”. La vexata quaestio della riforma costituzionale della Giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati, che andrà al vaglio dei cittadini nel referendum confermativo del 22-23 marzo, si riflette anche sugli interventi istituzionali nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.
di Alessio Ribaudo
Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Per essere punibili non basta risultare “positivi” ai test, occorre la “pericolosità”. La Corte costituzionale non boccia la riforma del Codice della strada ma ne cambia l’applicazione. Rischiano una multa, la sospensione della patente e l’arresto solo le persone che hanno livelli di sostanza stupefacente in circolo tali da creare un pericolo per la sicurezza stradale. “Tornano centrali soglie scientifiche e valutazione del rischio”. Era una delle novità più discusse, e più divisive, della riforma del Codice della strada del 2024. Bastava un test rapido su strada, una semplice positività, e per il guidatore scattava automaticamente la denuncia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 30 gennaio 2026
Riforma ammessa ma va punito solo chi crea un reale pericolo per la sicurezza stradale. La Consulta mette qualche paletto al nuovo Codice della strada firmato Matteo Salvini laddove sanziona la “guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope”. Ma scontenta un po’ tutti: sia i “falchi” che lamentano la vanificazione dell’”effetto deterrente”, sia coloro che speravano nella censura totale della norma che punisce anche chi ha assunto stupefacenti molti giorni prima di mettersi al volante. La sentenza 10/2006 redatta dal giudice Viganò e depositata ieri, infatti, ritiene non costituzionalmente illegittima la nuova formulazione dell’articolo 187 del Codice della strada ma impone che “possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale”.
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2026
Secondo la Consulta, sentenza n. 10, non sarà necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore, ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità. La nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata oggi.
di Salvatore Frequente
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2026
L’intervista all’avvocato Claudio Miglio per capire le novità e i punti ancora poco chiari dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Per la Corte costituzionale può essere punito solo chi si è messo alla guida di un veicolo, dopo l’assunzione di droghe, in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Una sentenza che stravolge l’articolo 187 del Codice della Strada così come modificato su spinta del ministro Matteo Salvini. Adesso per sanzionare la “guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti” sarà necessario accertare che “la qualità e quantità” di droga presente nel corpo del soggetto “risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.
di Ivan Compasso
padovaoggi.it, 30 gennaio 2026
Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi. Un giovane detenuto è morto suicida ieri sera, 29 gennaio. Si è tolto la vita nel bagno della sua cella nella casa di reclusione di Padova. Al momento non si conosco dettagli sull’identità della vittima. Se nel 2025 si sono suicidati nelle carceri italiane ben 78 detenuti e quattro agenti, nel solo primo mese del 2026 se ne contano già cinque. Dopo quello di mercoledì mattina, si tratta del secondo recluso in 36 ore che si toglie la vita nel penitenziario di Via Due Palazzi.
- Padova. Carcere, il caso in Parlamento. Gli avvocati: “Una tragedia annunciata”
- Padova. “Io, i detenuti i nostri incontri. Il lavoro dà un senso al loro tempo”
- Firenze. “Il detenuto suicida era fragile e con dipendenze. Non doveva stare in carcere"
- Brescia. Di Rosa (Corte d’Appello): “Celle piene, servono più misure alternative”
- Foggia. Presunte torture nel carcere, accolte le parti civili. Sotto inchiesta agenti e medici











