dossierimmigrazione.it, 30 gennaio 2026
Il nuovo “pacchetto sicurezza” presentato dal governo prevede ulteriori strette per le Ong che salvano dai naufragi, per i ricongiungimenti familiari e persino per i rinchiusi nei Cpr, strutture sempre più disumane e soprattutto inutili. Erodere gli ultimi diritti rimasti ai pochi irregolari che finiscono nella rete dei Cpr. Rendere la vita ancora più difficile a chi cerca di salvare vite umane dai naufragi. E, novità, limitare le possibilità di ricongiungersi con la propria famiglia. Potrebbero aumentare di numero le politiche italiane improntate al sadismo verso i migranti, denunciate da Idos alla presentazione Dossier Statistico Immigrazione 2025. Dipenderà dal percorso del “nuovo pacchetto sicurezza” presentato dal governo a metà gennaio e non ancora discusso in Consiglio dei ministri.
di Giota Tessi, Lola García-Ajofrín e Kim Son Hoang*
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2026
Una recente sentenza europea apre il dibattito su come conciliare salute pubblica e autonomia personale nelle prigioni. Nelle discussioni sul fumo, i temi abituali sono le piazze, i ristoranti, gli uffici o i trasporti pubblici. Raramente si pensa alle carceri, eppure lì la questione assume una dimensione completamente diversa, intrecciando salute pubblica, diritto e dignità umana. Una recente sentenza del Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo (Tedu) ha acceso i riflettori su un tema spesso trascurato: il divieto assoluto di fumare in carcere può violare i diritti fondamentali dei detenuti, compreso il diritto alla vita privata sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La decisione, presa nel caso Vainik e altri contro Estonia, mostra quanto sia sottile il confine tra tutela della salute e rispetto dell’autonomia personale in un contesto già fortemente limitato dalla detenzione.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 30 gennaio 2026
Quello del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con il suo omologo egiziano Mahmoud Tawfik su Giulio Regeni, durante il loro incontro al Viminale di mercoledì, non era un silenzio. Era un’omissione. Il tentativo di rimediare fatto ieri dal capo della polizia Vittorio Pisani, ieri alla firma del nuovo Memorandum di cooperazione con l’accademia del Cairo, è andato addirittura oltre: è stato un elogio, quasi un ringraziamento. “La polizia di stato è stato l’organo che ha svolto le indagini sul caso Regeni - ha detto - indagini portate avanti anche con la collaborazione e l’acquisizione di documenti forniti dalla polizia egiziana. Questo sistema di cooperazione può agevolare quella cooperazione investigativa e giudiziaria affinché anche il caso Regeni giunga a una conclusione”.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 1 febbraio 2026
Quando stavo scrivendo l’articolo sulla difficoltà (che a volte è proprio incapacità) di molte Istituzioni di chiedere scusa quando sbagliano, mi è arrivata la notizia tragica di un suicidio “annunciato”, quello di Pietro Marinaro, una persona detenuta nella sezione Alta Sicurezza di Padova che ha scelto di togliersi la vita perché non reggeva al dolore di perdere quel poco che aveva: una detenzione decente interrotta bruscamente per un trasferimento che io definisco “feroce”. Feroce perché nel giro di poche ore è stato detto a persone che da anni, da decenni anzi erano incarcerate a Padova di mettere insieme le proprie cose e prepararsi a partire. L’articolo che avevo scritto resta, ahimè, perfino troppo vero: l’umanità pare non far parte del bagaglio di qualità richieste per essere delle buone Istituzioni.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2026
L’ultima cattivissima notizia che arriva dalle carceri italiane è l’ennesimo suicidio: un detenuto di 72 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Padova. In Italia esiste un’enorme questione carceraria che è a sua volta un’enorme questione democratica. Chiusure ingiustificate, militarizzazione, sovraffollamento intollerabile, linguaggio istituzionale truce, minori considerati al pari di mafiosi e terroristi, comunità penitenziarie considerate solo come questione di ordine e sicurezza. Non era questa la storia penitenziaria democratica ereditata dal pensiero costituente, dai grandi Calamandrei, Spinelli, Pertini, Foa.
di Maria Brucale*
linkedin.com, 29 gennaio 2026
Aprono un carcere, chiudono quell’altro. Blocchi, moduli, scatole e corpi da spostare, numeri da contare. Un po’ di detenuti qua, un po’ là. Sono già iniziati i feroci spostamenti, improvvisi e irragionevoli che interrompono percorsi faticosi di adattamento e di convivenza, di recupero a volte, di vita sempre; sradicano abitudini familiari conquistate nel tempo fatte anche di piccole cose, di dettagli organizzativi, di una quotidianità conformata al luogo di detenzione, ritagliata tra spese e tempi del viaggio, pacchi da portare, orari per le telefonate e le videochiamate, documenti per autorizzare i colloqui. Spezzano rapporti di vicinanza e di solidarietà costruiti con i compagni di viaggio, di fiducia reciproca con il personale del trattamento.
di Luigi Mastrodonato
wired.it, 29 gennaio 2026
C’è un luogo in Italia dove il tempo sembra essersi fermato. È il carcere. Entrarci significa riavvolgere il nastro dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico a come era decenni fa. Se il mondo libero è oggi alle prese con la sfida dell’intelligenza artificiale, per chi vive in carcere la situazione è spesso ancora ferma al tempo in cui c’erano i telefoni a muro, le televisioni da prendere a pugni per stabilizzare il segnale e le lettere cartacee per avere una corrispondenza con l’esterno. Da qualche anno c’è chi però si sta prodigando per cambiare le cose con uno dei servizi tecnologici più rudimentali esistenti, ma che in carcere può fare una grande differenza: la posta elettronica.
agensir.it, 29 gennaio 2026
“Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio. “Una Porta è stata aperta anche nella casa circondariale di Rebibbia, simbolo delle tante soglie da attraversare, dando visibilità a quei dimenticati di cui la Chiesa vuole invece continuare a prendersi cura”, ha ricordato Zuppi. “Per loro non smettiamo di chiedere dignità, opportunità, speranza e itinerari che la rendano reale, uniche vie per garantire alla collettività la sicurezza auspicata; anche perché, non garantendo dignità e redenzione, chi perde è lo Stato stesso”.
di Salvo Fleres
Quotidiano di Sicilia, 29 gennaio 2026
Il mito dell’inasprimento delle pene come deterrente al crimine. Mi preoccupa molto l’idea secondo cui, attraverso la pena, intendo dire attraverso la sua graduazione e il suo inasprimento, si possano combattere i fenomeni criminali. Gli assertori di una simile teoria mi fanno tenerezza, ma mi fanno paura, perché sono palesemente delle “pericolose anime semplici”, secondo le quali la vita sarebbe fatta soltanto da posizioni nette: il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il delinquete e la persona perbene, i colpevolisti e gli innocentisti, ecc.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
Il comitato per il referendum contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare tra la seconda e la terza settimana di marzo. Il Tar del Lazio ha detto no. Con la sentenza n.1694, il Tribunale ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, promosso da 15 giuristi, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Unione italiana forense. Il Tar ha ritenuto infondato il ricorso avanzato contro il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 (e contro la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2026) che ha indetto, per il 22 e 23 marzo prossimi, il referendum costituzionale sulla legge costituzionale relativa a “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025.
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