di Caterina Malavenda
Corriere della Sera, 23 giugno 2026
“La Squadra Mobile, su delega della locale Dda, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di tre soggetti indagati per i reati di cui agli articoli 629 comma 1 e 2 e 416 bis.1 c.p”. È il singolare comunicato stampa, inviato ad alcune redazioni lo scorso 12 giugno, perché venisse diffuso, non dice nulla ma bisognerà abituarsi. È il primo frutto avvelenato delle linee guida, appena approvate dal Csm per “una corretta comunicazione istituzionale” in tema di giustizia e processi, per garantire “la protezione reputazionale” degli indagati, azionando il grimaldello della presunzione di innocenza. E quale migliore protezione dell’anonimato, anche quando l’indagine è delicata e i reati assai gravi?
di Maurizio Patriciello
Avvenire, 23 giugno 2026
Il ricovero in ospedale della mamma di Andrea Sempio e della nuora di Pierina Paganelli ci ricorda che dietro l’attenzione morbosa del pubblico ci sono persone schiacciate dal dramma. Un esame di coscienza sarebbe bene che lo facessimo tutti. Due donne, in questi ultimi giorni, hanno tentato il suicidio ingerendo una overdose di farmaci. Non sono dive dello spettacolo, non cantanti famose, non ricche signore dell’alta società, cui piace essere riconosciute. Eppure, non possono muovere un passo in una qualsiasi località italiana, e forse estera, senza essere additate. Da mesi e mesi, infatti, i loro volti vengono fotografati e filmati, anche di nascosto, per giornali e televisioni, finendo poi nel grande calderone dei social. Le storie che le vedono implicate hanno affascinato prima e rischiano di tediare, poi, milioni di spettatori.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 23 giugno 2026
Scrivo del processo per il rapimento di Vittorio Vallarino Gancia e la sparatoria alla Cascina Spiotta in cui morirono l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’alfonso e la militante brigatista Mara Cagol, e fu gravemente ferito un tenente dei carabinieri. Successe il 5 giugno del 1975, più di 51 anni fa. Il figlio dell’appuntato D’alfonso, Bruno, aveva ottenuto cinque anni fa la riapertura dell’inchiesta, e l’identificazione di Lauro Azzolini come il brigatista che si trovava sul posto e riuscì a fuggire. Azzolini, 83 anni, ha confermato nel processo la sua presenza e il suo ruolo nello scontro a fuoco. Con lui sono stati incriminati i cosiddetti capi storici delle Br, Renato Curcio e Mario Moretti, benché fosse provata la loro assenza dal luogo, come mandanti dell’omicidio.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 23 giugno 2026
Caso Cucchi, le motivazioni della Cassazione. “Finalmente, nonostante le tante difficoltà, si è chiusa una delle pagine più brutte della storia plurisecolare dell’Arma. A tutela del prestigio e dell’integrità dell’istituzione, mi auguro adesso che il ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante generale Salvatore Luongo procedano con tempestività all’adozione delle previste misure disciplinari”, afferma Luca Marco Comellini, presidente del Partito per la Tutela dei Diritti dei Militari e delle Forze di Polizia (Pdm), costituitosi parte civile nel dibattimento. “Non credo che sarà sufficiente la sospensione dal servizio di qualche settimana: questi militari, che hanno fatto mirabili carriere, hanno tradito la fiducia degli italiani. Non può quindi esserci alcun spazio per loro dopo essersi macchiati di tali efferate condotte”, aggiunge Comellini, ricordando che già all’indomani della sentenza di primo grado lo stesso Comando generale dell’Arma aveva definito i comportamenti accertati “lontani dai valori e dai principi dell’Arma”.
di Paola Pioppi
Il Giorno, 23 giugno 2026
Lo ha trovato un compagno di cella, quando per lui non c’era più niente da fare. L’uomo, un detenuto italiano di 48 anni, si era impiccato alle sbarre della finestra, approfittando di un momento in cui era rimasto da solo, all’interno di una sezione a regime aperto, ha deciso di togliersi la vita. Subito è stato chiesto aiuto, gli agenti di polizia penitenziaria hanno cercato di prestare aiuto, e in pochi minuti è intervenuto anche il personale sanitario del carcere, ma l’uomo era ormai senza vita. Trasferito a Como da un altro istituto penitenziario, pare che in passato avesse già tentato un gesto simile.
di Antonia Casini
La Nazione, 23 giugno 2026
Il decesso avvenuto per arresto cardio respiratorio, ma non si conoscono ancora le cause. Ieri sarebbe dovuto essere a processo per un fatto che era accaduto quando era detenuto a Pisa: minacce e diffamazione. Ma, nel frattempo, il 37enne di origine romene, è deceduto nel carcere di Sollicciano. L’uomo, residente a Livorno, è stato trovato morto nella sua cella ad aprile scorso. Era a Firenze da agosto del 2025, ma in precedenza era stato detenuto anche a Pisa. Secondo una prima ricostruzione effettuata dai sanitari del 118 intervenuti subito dopo la segnalazione, ha avuto un arresto cardio respiratorio. Sconosciute però le cause.
modenatoday.it, 23 giugno 2026
La Camera Penale di Modena alza di nuovo la voce dopo il decesso del 30enne al Sant’Anna, chiedendo più personale e supporto psicologico per fermare la strage. La tragedia che si è consumata la mattina del 19 giugno all’interno della casa circondariale di Modena, costata la vita a un detenuto marocchino 30enne, ha sollevato la dura e immediata reazione della Camera Penale Carl’Alberto Perroux. Di fronte a una notizia ormai tristemente nota alla comunità, i legali modenesi hanno diffuso una nota intitolata “La tragedia continua”, in cui esprimono tutto il loro sgomento. “È successo ancora”, denunciano i penalisti, sottolineando la drammaticità di una spirale che sembra non avere fine. Il direttivo ribadisce infatti che “ancora una volta (l’ennesima), la nostra Associazione interviene su un evento tragico verificatosi all’interno delle mura della casa circondariale della nostra città, a distanza di soltanto poco più di un mese dal suicidio che è stato registrato nel medesimo contesto penitenziario il 12 maggio”.
lapressa.it, 23 giugno 2026
La tragedia di un detenuto al centro dell’affondo politico della responsabile legalità della Federazione del Partito Democratico di Modena Rossella Caci e dei parlamentari modenesi Enza Rando, Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra. “La notizia dell’ennesima morte, un sospetto suicidio, avvenuta all’interno del carcere Sant’Anna di Modena impone una riflessione che non può più essere rinviata. Di fronte a una tragedia che si ripete con una frequenza ormai intollerabile, non bastano più il cordoglio e le dichiarazioni di circostanza: vanno segnalate responsabilità politiche evidenti e la pressante necessità di interventi immediati. Solo pochi giorni fa abbiamo effettuato un sopralluogo all’interno della struttura, incontrando personale penitenziario, operatori e persone detenute. Quella visita ci aveva restituito il quadro di una realtà profondamente compromessa: sovraffollamento cronico, carenza di organici, condizioni strutturali inadeguate, insufficienza degli educatori, difficoltà crescenti nella gestione quotidiana della popolazione detenuta. Un contesto che avevamo definito insostenibile e che oggi, alla luce dell’ennesima perdita di una vita umana, appare ancora più drammatico”.
bresciatomorrow.it, 23 giugno 2026
L’arrivo dell’estate rende ancora più complessa la vita all’interno del carcere di Canton Mombello, una struttura che da tempo deve fare i conti con un grave problema di sovraffollamento. Attualmente l’istituto ospita 374 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, una situazione che incide pesantemente sulle condizioni di permanenza e sulla gestione quotidiana della struttura. A preoccupare non è soltanto il numero elevato di persone recluse, ma anche il caldo che caratterizza i mesi estivi. In alcune celle convivono fino a quindici detenuti e le temperature possono raggiungere livelli particolarmente elevati. In questi spazi ristretti, trascorrere molte ore sulla branda rappresenta spesso l’unica possibilità per affrontare le giornate più afose.
Corriere dell’Alto Adige, 23 giugno 2026
Il direttore della casa circondariale di via Dante, Giovangiuseppe Monti, parla di una protesta “rumorosa ma pacifica” da parte dei detenuti. Detenuti che, ieri, all’interno della struttura, hanno espresso il proprio malcontento per quello che ufficialmente viene definito un “disservizio” della ditta esterna che fornisce i pasti. In particolare, la protesta è nata in seguito a una diversità di vedute per quel che riguarda la fornitura di carne: secondo un detenuto che lavora all’interno della casa circondariale come cuoco, avrebbe potuto essere usata per preparare il pranzo, secondo altri no, in quanto sarebbe stata ormai avariata. Ad ogni modo, la protesta è rientrata senza degenerare in episodi di violenza.
- Roma. Avviato a Rebibbia progetto formazione detenuti in cybersicurezza
- Roma. Raccontare il carcere senza cancellare le persone
- Bologna. “Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità”
- Spoleto (Pg). Il Cesp-Rete delle scuole ristrette l’8-9 luglio al Festival dei due mondi
- Monza. La musica oltre le sbarre. Arriva anche la rapper









