di Valentina Stella
Il Dubbio, 31 gennaio 2026
A sette settimane dal referendum, politica e giustizia invocano la ricostruzione di un “patto di fiducia”. Seppur con toni pacati, quasi a voler sottoscrivere una sorta di tregua, il tema che più ha riecheggiato, nelle posizioni contrapposte, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi nell’Aula Magna della Cassazione è stato quello della riforma costituzionale della separazione delle carriere. Mancano sette settimane all’appuntamento plebiscitario. Tutti - forse consapevoli che dopo il voto del 22 e 23 marzo occorrerà raccogliere le macerie di uno scontro ormai asprissimo tra politica, magistratura e avvocatura - hanno voluto auspicare coralmente l’abbassamento dei toni, il dialogo, la ricostruzione di un patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Grande (quasi) assente il tema del carcere.
di Angela Stella
L’Unità, 31 gennaio 2026
Duro intervento del ministro, che assicura “se perdiamo il referendum niente dimissioni”. Il primo presidente della corte di Cassazione aveva detto: “Garantire che resti effettiva l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Riforma della giustizia e indipendenza della magistratura sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltasi ieri nell’Aula Magna della Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato. A meno di due mesi dal referendum costituzionale sulla separazione delle carriere le questioni sono state toccate nei vari interventi che si sono susseguiti.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 gennaio 2026
Caso Omerovic. Il giovane rom sordo precipitò dalla finestra. Il 2 novembre la prima udienza. Porta ancora addosso - e dentro - i segni della caduta dalla finestra della sua camera da letto, Hasib Omerovic, il giovane rom sordo che il 25 luglio 2022 precipitò sul selciato dopo un volo di otto metri mentre nel suo appartamento di via Gerolamo Aleandri, a Roma, si erano introdotti quattro poliziotti del distretto Primavalle per una perquisizione. Dopo quasi due mesi in coma, otto mesi di ospedale e una lunga riabilitazione, ora il quarantenne Omerovic potrebbe forse essere in grado di assistere al processo che si terrà contro il poliziotto accusato di averlo torturato.
di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Stefani: “Sono episodi che devono far riflettere, ho parlato con Ostellari”. Il garante Bincoletto: “Situazione in peggioramento, lo segnalo da mesi” Un altro suicidio al carcere Due Palazzi di Padova, il secondo in meno di tre giorni. A togliersi la vita, nella serata di giovedì, è stato Matteo Ghirardello, 33enne vicentino di Romano d’Ezzelino e di origine Sinti. Ieri mattina, per ricordare i due reclusi, alcune delle numerose associazioni impegnate nel reinserimento dei detenuti si sono trovate davanti alla casa di reclusione per depositare due rose rosse. Un modo per dire “che qui si entra, ma si esce anche. Ogni giorno”
di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Antonio Bincoletto: “C’è un malessere diffuso a causa dell’aumento. Il fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane continua a restare un punto critico nel sistema penitenziario. Secondo i dati dell’osservatorio di Ristretti Orizzonti (a partire da quelli del Ministero della Giustizia) lo scorso anno nelle carceri italiane sono morte 241 persone, di cui 80 tentati o consumati suicidi, con un’incidenza che resta superiore alla media tra i cittadini liberi e conferma come il disagio psicologico sia una delle emergenze strutturali tra i reclusi. L’anno prima, nel 2024, il bilancio era di 246 morti, dei quali 91 suicidi. In generale, nell’ultimo periodo, l’andamento appare stabile. E la situazione padovana, nel confronto, sembrava un raggio di sole: nessun caso di suicidio nel 2025, “solo” uno nel 2024, nessuno nel 2023.
di Silvia Quaranta
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Il secondo suicidio in tre giorni all’interno della Casa di reclusione Due Palazzi scuote anche il mondo sindacale. Con una nota congiunta, Cgil Padova e Fp Cgil Padova parlano di “tragico epilogo di una gestione che calpesta la Costituzione e il lavoro rieducativo”, chiedendo un intervento strutturale dello Stato sul sistema penitenziario. “Quel che vediamo dichiarano in una nota congiunta Cgil Padova e Fp Cgil Padova è una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo, con gravi rischi di infezione. Una situazione che interroga le istituzioni sulla reale tenuta del modello detentivo e sul rispetto dei diritti umani fondamentali”.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2026
Aveva 74 anni, il terzo carcerato che si è tolto la vita in un mese. Rossella Favero (coordinamento associazioni): “Aveva trascorso 38 anni nel carcere ‘Due palazzi’, non ce l’ha fatta a sopportare questa ennesima condanna”. La lettera al Dap e al ministero della Giustizia. È il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
di Enrico Ferro
Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Salvatore Pirruccio, per 13 anni direttore del carcere Due Palazzi. Come sta? “Benissimo, sono in pensione dal 2018”. Ha visto cos’è successo nel carcere di Padova? “No, dal carcere di Padova manco dal 2015, poi ho fatto tre anni al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria e sono andato in pensione. Quindi non conosco più la situazione di Padova”. Ma ciò che è successo affonda le radici proprio nel 2015. Hanno trasferito i 23 detenuti in massima sicurezza per la chiusura della sezione. E la notte precedente uno di questi si è suicidato. Aveva 74 anni, faceva laboratorio di cucito. Non ha retto lo stress. “Mi dispiace molto”.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 31 gennaio 2026
Sono le persone che possono lavorare all’esterno. Nel carcere di Bollate, a Milano, hanno incontrato le imprese per un impiego: tra chi lo trova la recidiva crolla. Maila lavora senza mai perdere di vista le sue figlie Carolina, 32 anni, e Gaia, 19 anni. Le loro fotografie, stropicciate e colorate, sono appese su una bacheca che incornicia lo schermo del suo computer: “Le tengo qua per tirare avanti - racconta -. Quando mi viene un po’ di malinconia, le guardo e mi ripeto che prima o poi tornerò da loro”. A separare Maila dalle figlie, sono le sbarre e le spesse mura del carcere milanese di Bollate in cui è detenuta.
di Antonella Rea
torinocronaca.it, 31 gennaio 2026
È stato presentato ieri, presso la Fondazione CRT, “Percorso 27. Formazione e lavoro oltre la pena sulle orme di Giulia di Barolo”, un progetto biennale, scalabile e replicabile su scala nazionale, volto a contrastare il fenomeno della recidiva e a promuovere l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con un trascorso detentivo. In Italia la recidiva tra le persone detenute si attesta mediamente tra il 60% e il 68%, mentre scende drasticamente fino al 2% per chi svolge attività lavorative (progetto CNEL “Recidiva Zero”).
- Sulmona (Aq). Detenuto morto in carcere, chiesto il rinvio a giudizio per tre medici
- Rovigo. Nuovi progetti per i detenuti: l’assessore Milan ha avviato il tavolo delle associazioni
- Bergamo. Emergenza carcere, Azione interroga il Ministro Nordio
- Reggio Calabria. “Oltre la pena, educazione e possibilità di riscatto”
- Genova. “Carcere città nella città”, la lezione che sposta lo sguardo











