di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2026
Dalle 6.000 posizioni previste si passa a 9.368 per un costo di 349 milioni. La categoria più interessata è quella degli addetti all’ufficio del processo. Tra poche ore, in occasione delle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, il tema delle risorse a disposizione dell’amministrazione della giustizia sarà prevedibile oggetto di polemiche. E tra le risorse, quelle per il personale avranno la massima visibilità, in particolare sul versante della stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo. Del resto, pochi giorni fa l’Anm aveva chiesto di essere audita dalla Commissione europea sulla possibile dispersione del capitale umano maturato nel corso dell’esperienza Pnrr.
di Marcello Pesarini
labottegadelbarbieri.org, 29 gennaio 2026
Lo dico con profonda preoccupazione, con tante testimonianze nelle mani e nelle orecchie, una volta di più, dopo l’uccisione del giovane a Milano vicino al “Parco dello spaccio” di Rogoredo. Sono di fronte alla piccola e grande delinquenza, legato a molte persone specialmente donne, sorelle, madri, di detenuti o di ragazzi uccisi in carcere o dalla polizia. Lavoro con loro, non sarei capace dopo tanti anni di condivisione con il mondo del carcere (tutto intendo, in ogni ordine di presenza fra quelle quattro mura) di smettere. Anzi sto cercando di intensificare. Sento la loro tensione che alle volte le porta alla presunzione d’innocenza, per raffronto coi loro cari, perché conoscono l’abbrutimento l’inutilità, che si soffre in quei luoghi, e perché con gli anni sta aumentando, e cresce la cecità colpevole e voluta di chi governa. Alle volte abbiamo festeggiato assieme l’allentamento di tensione per alcuni detenuti, la domiciliazione della pena di fronte a condizione di salute, di non cure.
zic.it, 29 gennaio 2026
In Emilia-Romagna sono oltre 100 le celle presenti nelle stazioni delle forze di polizia, spesso destinate a soggetti in stato di povertà, tossicodipendenti o con problematiche psichiatriche: con quali diritti? Com’è noto, sono circa 4.000 le persone detenute nelle varie carceri dell’Emilia-Romagna: una realtà caratterizzata da una situazione di perenne sovraffollamento, solo una delle tante criticità che affliggono le strutture penitenziarie. Ma se di carcere così come di Cpr non si parla mai tanto quanto si dovrebbe, ci sono luoghi di detenzione che sono ancora meno conosciuti: le camere di sicurezza, cioè le vere e proprie celle presenti nelle stazioni delle diverse forze dell’ordine. Una realtà tutt’altro che trascurabile, visto che a livello regionale sono circa 2.000 le persone che transitano ogni anno per questi ambienti, volti a trattenere chi è in stato di arresto fino a 48 ore, prima di comparire davanti a un giudice.
di Federica Pennelli
Il Domani, 29 gennaio 2026
Gonnella, presidente di Antigone: “I trasferimenti interrompono relazioni e percorsi di reinserimento”. I numeri record del sovraffollamento negli istituti in Veneto. Nelle carceri italiane la vita delle persone detenute resta un dato sacrificabile. A pagarne le conseguenze è stato P.M., 74 anni, detenuto nel carcere di Padova. L’uomo è stato trovato morto nella mattina di mercoledì 28 gennaio nella sua cella. Di fronte alla prospettiva di trasferimento - richiesto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) a seguito della chiusura della sezione di Alta sicurezza in cui era detenuto insieme ad altre 23 persone - l’idea di essere trasportato a migliaia di chilometri di distanza ha spinto l’uomo a togliersi la vita.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 gennaio 2026
Si è impiccato nella sua cella del reparto di alta sicurezza del carcere due palazzi di Padova, un uomo di 73 anni (P.M.) che era nella lista di una ventina di detenuti reclusi a Padova da almeno dieci anni che stanno per essere trasferiti in altre case di reclusione del Nord Italia. È il quinto detenuto suicida dall’inizio dell’anno. “Tragedia annunciata”, secondo Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale Pd, che parlano di trasferimento “annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni”. I detenuti sono stati avvisati che “sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando”, riferiscono i due esponenti del Pd. “Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento. Questa non è una misura di sicurezza: è la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena”.
di Ilaria Dioguardi
vita, 29 gennaio 2026
Dopo l’annuncio del repentino trasferimento di una ventina di persone ristrette nella sezione Alta sicurezza della casa di reclusione Due Palazzi di Padova, stanotte un uomo si è ucciso nella sua cella. Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti: “Conosco tutte le persone che devono essere trasferite, sono disperate. Così si scardina quel minimo di relazioni che si sono costruite nel tempo. Non c’è rispetto per i detenuti, né per il Terzo settore che lavora con loro per il recupero”.
di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 29 gennaio 2026
Era un ergastolano. I volontari: scosso per la decisione. Ieri mattina lo hanno trovato senza vita nella sua cella nella sezione Alta Sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova. Proprio nel giorno in cui sarebbe stato trasferito in un altro carcere. Per Pietro M. 73 anni, calabrese condannato all’ergastolo, rinunciare al lavoro che negli ultimi anni aveva svolto in carcere, ai pochi legami solidi e quotidiani della sua vita, è apparso come un confine inaffrontabile. D’altro canto il provvedimento era calato dall’alto: il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha deciso di declassare proprio quella sezione di Alta Sicurezza dove si trovava Pietro, per far posto a più detenuti. Mentre le celle di alta sicurezza possono contenere al massimo una persona, il declassamento consente di ospitare due detenuti in una stanza, quel reparto sarebbe passato da 25 a 50 carcerati. Lui era a Padova da 19 anni, e da 13 lavorava per una cooperativa che si occupa di realizzare piccole borse in tessuto. Un lavoro che Pietro aveva imparato a fare con passione e che gli aveva permesso di riempire le giornate, dando senso alla sua vita.
di Alice Ferretti
Il Mattino di Padova, 29 gennaio 2026
La chiusura della sezione di Alta Sicurezza a Padova e il suicidio di Pietro Marinaro, uno dei detenuti coinvolti nel trasferimento, hanno scosso profondamente il mondo del volontariato che da anni opera dentro l’istituto. A raccontare cosa si è spezzato sono Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti, e Attilio Favaro, presidente dell’associazione Ocv Operatori Carcerari Volontari. “Quello che è successo è un suicidio annunciato”, incalza Omelia Favero. “Da tempo era nell’aria la chiusura della sezione e il trasferimento dei detenuti. Questa è la fine di un progetto molto speciale, l’unico modo per provare a cambiare la mentalità di persone che si sono macchiate di gravi reati, spesso appartenenti alla criminalità organizzata”.
padovaoggi.it, 29 gennaio 2026
“A rischio i fragili e i più anziani”. Bincoletto: “Il detenuto suicida doveva essere trasferito insieme agli altri della sezione di Alta Sicurezza che verrà declassata a Media. Nei venticinque posti in altrettante celle dove stava solo una persona previsti almeno il doppio dei detenuti. Rischio discarica sociale”. Il professor Antonio Bincoletto, garante dei detenuti per il Comune di Padova, ha appena lasciato il Due Palazzi da pochi minuti quando lo raggiungiamo al telefono. È quasi mezzogiorno, sono passate un po’ di ore dal ritrovamento del corpo esanime di un detenuto ultra settantenne che si è tolto la vita piuttosto che essere trasferito, lui insieme ad altri ventiquattro.
padovaoggi.it, 29 gennaio 2026
“Lo spostamento di queste persone, tra l’altro a migliaia di chilometri di distanza da Padova, metterebbe infatti fine a tutto il percorso rieducativo iniziato al Due Palazzi con il Terzo Settore, proprio il contrario di quello che la nostra Costituzione ci chiede”. Elena Ostanel, Consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra - Reti Civiche, commenta quanto accaduto dopo la decisione di trasferire venticinque detenuti nella sezione AS1 in carceri di altre città. Tutte di una certa età e con un lungo passato di carcerazione e rispettivi percorsi di recupero, seppure ergastolani. Una di queste, di fronte all’ipotesi di dovere lasciare il carcere dove è stato detenuto per ben 18 dei 40 anni a cui è stato condannato, ha deciso di togliersi la vita. Aveva 74 anni.
- Padova. Suicidio al Due Palazzi, il dolore del vescovo: “Interrotti percorsi umani e di speranza”
- Firenze. Morto il detenuto che aveva tentato il suicidio a Sollicciano
- Firenze. I familiari del detenuto morto: “Diteci cos’è accaduto”
- Napoli. Detenuto morto in carcere Secondigliano, le cause del decesso in corso di accertamento
- Agrigento. La sorella di un detenuto: “Mio fratello isolato, minacciato e senza supporto”











