di Jessica Bianchi
temponews.it, 21 giugno 2026
Dai tortellini chiusi a mano come le nostre rezdore dai detenuti del Carcere Sant’Anna a una vera e propria bottega aperta alla città. Cresce il Laboratorio Gastronomico Sant’Anna, il progetto avviato nel 2024 dalla cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera che oggi impiega tre giovani detenuti nella produzione di pasta fresca artigianale. La novità più attesa è l’imminente apertura della Bottega Sant’Anna in viale Buon Pastore 205, a Modena. La data ufficiale non è stata ancora comunicata, ma i lavori sono ormai alle battute finali e l’apertura è prevista nelle prossime settimane. “Per noi sarà molto più di un negozio.
di Rossella Menna
Corriere della Sera - La Lettura, 21 giugno 2026
Davvero bella l’intuizione di Giuliano Peparini di ambientare l’Iliade in un carcere contemporaneo. Perché il poema di Omero è effettivamente una storia di uomini prigionieri. Prigionieri della propria ira, di un destino tragico, di una violenza che si autoalimenta, del ruolo che sono chiamati a interpretare, delle aspettative della tradizione, e perfino del mito che li precede e sopravvive. Peccato però che nello spettacolo ripreso per il secondo anno al Teatro Greco di Siracusa, dove resta in scena fino al 26 giugno, la prigione più che metafora diventi cliché. Con detenuti in divisa, mascelle serrate, denti digrignati, posture da cattivissimi, gerarchie da banda, ammiccamenti sessuali.
siracusapost.com, 21 giugno 2026
Il progetto è stato realizzato all’interno della casa circondariale di Piazza Armerina. Inaugurata la mostra fotografica “Ora d’aria” di Bianca Burgo, nella Cappella Sveva del Palazzo Arcivescovile di Siracusa. Un percorso visivo che racconta con profondità e rispetto la vita detentiva, le fragilità, le attese e le possibilità di rinascita che abitano questi luoghi, frutto della collaborazione tra la Biblioteca Arcivescovile Alagoniana, l’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria, la società Kairós e la cooperativa sociale L’Arcolaio.
di Italo Di Sabato
comune-info.net, 21 giugno 2026
Le discussioni nate negli ultimi mesi attorno alla giustizia, al referendum costituzionale e alla repressione delle lotte sociali hanno riportato al centro una questione che una parte della sinistra continua a rimuovere: il rapporto tra magistratura, conflitto sociale e cambiamento politico. Il punto non è difendere i potenti, né negare reati o responsabilità individuali. Il punto è un altro: capire se la trasformazione della società passi dalla costruzione di rapporti di forza dal basso o dalla delega salvifica al potere penale. È una questione decisiva. C’è una scorciatoia che da oltre trent’anni attraversa la politica italiana e che continua a riemergere ogni volta che l’opposizione appare debole, priva di radicamento sociale e incapace di parlare al Paese reale.
di Alessia Arcolaci
Il Domani, 21 giugno 2026
Decine di migliaia di persone presenti per le vie della capitale: le tre Ambassador (non più madrine) Levante, Margherita Vicario e Francesca Michielin aprono il corteo. La politica è presente in forze. Dopo l’esclusione iniziale del carro arrivata dal coordinamento, hanno partecipato anche alcuni esponenti di Keshet, l’associazione Lgbtqia+ ebraica. È il momento più delicato della giornata. La strana coppia del Roma Pride si materializza pochi minuti prima della partenza del corteo da piazza della Repubblica. Sono quasi le quattro del pomeriggio e sotto il sole cocente della capitale Mario Adinolfi e Francesca Pascale arrivano insieme tra le bandiere arcobaleno, le bolle di sapone, i cartelli più disparati e i trenta carri pronti a iniziare la parata.
di Uma Sostmann
La Repubblica, 21 giugno 2026
Il quotidiano tedesco Welt intervista l’avvocato Thomas Galli, già responsabile di diversi istituti di pena in Germania, che è netto: le celle spesso provocano più danni che benefici. Ecco perché. Thomas Galli, 52 anni, ha lavorato per 15 anni in diversi istituti di pena, prima in Baviera e poi come direttore di due strutture in Sassonia. Dal 2016 esercita la professione di avvocato ad Augusta, specializzandosi in misure alternative alla detenzione, scarcerazioni anticipate e revisione dei processi. È giurista, criminologo e psicologo.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 20 giugno 2026
Sovraffollamento, l’ampliamento delle risorse abitative del sistema penitenziario e ancora più la manutenzione specie sotto il profilo igienico delle realtà esistenti: sono tra le necessità individuate da Riccardo Turrini Vita, presidente del collegio del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, nell’intervento che apre la Relazione, Il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), in ottemperanza alle previsioni della legge istitutiva, ha inviato ai presidenti delle Camere e ai ministri dell’Interno e della Giustizia, nel mese di aprile, la Relazione annuale sul lavoro svolto e sulle prospettive future negli ambiti di sua competenza. La Relazione, pubblicata venerdì 19 giugno sul sito del Garante, è riferita al 2024 e integrata dai dati del 2025.
di Angela Stella
L’Unità, 20 giugno 2026
Sarà una coincidenza ma proprio a ventiquattro ore dall’articolo dell’Unità che per l’ennesima volta rilevava la mancata pubblicazione della Relazione annuale al Parlamento da parte del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, l’Autorità l’ha pubblicata ieri sul proprio sito precisando di averla inviata ai Presidenti delle Camere e ai Ministri dell’interno e della giustizia, nel mese di aprile 2026. La diffusione preventiva sul sito lascia presagire che non ci sarà, a differenza degli anni passati con il precedente Collegio, la presentazione ufficiale nelle sedi istituzionali. Come anticipato si riferisce al 2024, quindi appare del tutto superata dal peggioramento delle condizioni detentive degli ultimi due anni.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 20 giugno 2026
È stata trasmessa finalmente al Parlamento la prima relazione dell’attuale Garante nazionale delle persone private di libertà, ma con dati vecchi ormai di un anno e mezzo, che si limitano a fotografare la condizione delle carceri di fine 2024 (nel frattempo molto è cambiato e il numero di detenuti è aumentato di quasi 4 mila unità). Talmente vecchi che, come conferma al manifesto lo stesso presidente del collegio Turrini Vita, non vi sarà alcuna presentazione pubblica del report. Eppure la relazione è stata presentata come “riferita al 2024 e integrata dai dati del 2025” malgrado nelle 267 pagine vi sia una sola tabella con alcuni dati più recenti.
di Emanuele Roncalli*
L’Unità, 20 giugno 2026
Il sistema penitenziario è al collasso. Il carcere è in coma. E la malattia sembra irreversibile. Per carità, non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, ma le accorate e reiterate domande che escono da questo mondo claustrofobico, fatto di gabbie su cui si accendono i riflettori a intermittenza, restano da tempo immemore senza risposte adeguate. Logorata da dibattiti e belle promesse, la questione carceraria abita un cosmo astratto, sospeso nel tempo e nello spazio, dove reale è solo la tragedia di chi consuma i propri giorni in questo “luogo-non luogo”, privo di identità.
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