di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 28 gennaio 2026
L’ennesima tragedia al Due Palazzi è avvenuta la notte tra 27 e 28 gennaio. Oggi il sit-in di protesta. Ristretti Orizzonti: “Con questa chiusura si interrompe il percorso di rieducazione”. Non avrebbe retto all’ipotesi del trasferimento dal carcere di Padova dov’era detenuto e si è tolto la vita. È successo nella notte tra il 27 e il 28 gennaio, proprio alla vigilia della manifestazione di protesta prevista oggi (28 gennaio) alle 11 davanti al Due Palazzi in vista dell’improvvisa scelta di chiudere il settore dell’Alta sicurezza e soprattutto del trasferimento di tutti i detenuti. L’uomo è stato trovato morto nella sua cella in mattinata.
padovaoggi.it, 28 gennaio 2026
Ristretti Orizzonti: “Tragedia annunciata”. In carcere da quasi quarant’anni, frequentava il laboratorio artigianale di cucito dei volontari e viene descritto come un uomo molto riservato. Avrebbe dovuto essere trasferito in un’altra struttura penitenziaria proprio questa mattina. Avrebbe dovuto essere trasferito in un’altra struttura penitenziaria proprio questa mattina, mercoledì 28 gennaio. Classe 1952, aveva 74 anni. In carcere da quasi quarant’anni, frequentava il laboratorio artigianale di cucito dei volontari e viene descritto come un uomo molto riservato. Si è tolto la vita la scorsa notte. Per quelli di Ristretti Orizzonti si tratta di un “una tragedia annunciata”.
agenparl.eu, 28 gennaio 2026
“La scorsa notte un uomo detenuto nel carcere di alta sicurezza di Padova si è tolto la vita e questa è una tragedia frutto di un atto di violenza istituzionale: il governo ha delle gravissime responsabilità” Lo dichiarano Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale Pd. “Nei giorni scorsi, infatti, a 25 detenuti nel carcere di Padova da almeno dieci anni, è stato annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni, che sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando. Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento. Questa non è una misura di sicurezza: è la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena. Così lo Stato distrugge in poche ore progetti costruiti in decenni, interrompe attività lavorative, spezza relazioni umane e percorsi riconosciuti e virtuosi.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 28 gennaio 2026
Ha “fatto la corda” come aveva annunciato in un momento di alterazione e come si dice nel gergo delle celle: un detenuto marocchino di 29 anni, A.E., si è tolto la vita domenica scorsa nel carcere fiorentino di Sollicciano, impiccandosi. È il primo suicidio del 2026 dietro le sbarre del penitenziario fiorentino. Il detenuto era stato arrestato dalla polizia per una rapina al negozio Footlocker, nel centro di Firenze, lo scorso 2 gennaio. All’esito della direttissima, gli era stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ma nei giorni successi, fermato per un nuovo controllo della polizia, aveva dato in escandescenze.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 28 gennaio 2026
Aveva 64 anni, quasi una vita passata in prigione, alle spalle un tumore al colon e altre malattie serie. Da tempo, il suo corpo stava lanciando nuovi segnali di allarme, ma sono rimasti senza risposta. Quello di cui aveva urgente bisogno non era più un beneficio penitenziario, ma un atto di umana pietà. Invece è morto solo come un cane. Giosuè veniva sempre ai laboratori di Nessuno tocchi Caino nella cappella del carcere di Secondigliano. Si sedeva sulla panca di legno davanti all’altare: ascoltava, raramente parlava, a volte leggeva una poesia, a suo modo pregava. Pregava il Signore in cui aveva fede. E pregava anche noi in cui credeva, perché ci vedeva, come i Blues Brothers, “in missione per conto del Signore”, sempre in prima linea nell’opera di misericordia corporale del “visitare i carcerati”, l’incarnazione della speranza al di là di ogni speranza.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 28 gennaio 2026
Oggi vi vogliamo raccontare la storia di Giorgio P., compagno di cella di Gianni, perché è veramente emblematica di come funziona non solo il sistema penale ma anche l’assistenza sociale in Italia. Giorgio ha 62 anni, arrestato il 23 dicembre scorso, è stato scaricato nello “stanzone della vergogna” del G8, cioè la saletta per la socialità trasformata (per il sovraffollamento) in cella comune, dove vivono una decina di persone detenute, con un solo bagno e senza armadietti e mobilio. Michele, l’irrequieto “fanciullo” liberato la settimana scorsa, l’aveva individuato e segnalato a Gianni che cercava una persona per riempire un posto rimasto libero nella sua cella (mai lasciare posti vuoti: non si sa mai chi può arrivare…).
ansa.it, 28 gennaio 2026
“La grave carenza di personale sanitario nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta rischia di non poter garantire i livelli essenziali di assistenza ai detenuti, già messi a dura prova. La situazione sembra destinata a precipitare con l’ormai imminente arrivo dei detenuti al 41bis”. Lo sostiene Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” facendosi carico delle “preoccupazioni, per l’eccessiva presenza di detenuti, rappresentate da diversi familiari delle persone ristrette nell’Istituto cagliaritano e sottolineando la scelleratezza del progetto”.
di Alessandro Salemi
Il Giorno, 28 gennaio 2026
Un sanitario mancante ha ritardato di qualche giorno l’avvio del servizio, ma ora il traguardo è vicino. Alla Casa circondariale di Monza sta per diventare operativa la “stanza dell’affettività”, uno spazio dedicato agli incontri tra i detenuti e i loro partner o familiari, pensato per tutelare la dimensione affettiva e relazionale anche all’interno della detenzione. Un segnale concreto di cambiamento che incontra la soddisfazione di Paolo Piffer, professionista impegnato da anni nei percorsi di rieducazione in carcere e consigliere comunale di Civicamente. “Con la stanza dell’affettività il carcere di Monza compie un passo ulteriore verso l’umanizzazione della pena, nel solco della Costituzione e dei diritti umani”, spiega Piffer.
di Manuel Colosio, 28 gennaio 2026
Corriere della Sera
Martedì i tecnici hanno effettuato alcuni rilievi per le volumetrie, passaggio indispensabile per stendere il progetto preliminare. A Verziano si iniziano a prendere le misure in vista del carcere che verrà. Letteralmente. Nella giornata di martedì, infatti, i tecnici si sono presentati alla casa di reclusione per avviare le rilevazioni volumetriche propedeutiche alla redazione del progetto preliminare, che successivamente dovrà essere messo a gara. La conferma arriva dalla parlamentare di Fratelli d’Italia Cristina Almici. Si tratta però di un passo piccolo, piccolissimo, che offre una sola certezza: vedere l’opera conclusa nel 2029, come annunciato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nell’aprile 2025 rispondendo a un’interpellanza della senatrice bresciana Mariastella Gelmini, appare ormai quasi impossibile.
di Walter Medolla
Il Manifesto, 28 gennaio 2026
Nel quartiere di Napoli e nel carcere di Santa Maria Capua Vetere a Caserta il progetto formativo IeFP della Fondazione Isaia ed Eitd. Dallo studio dei tessuti alla rifinitura a mano. C’è un momento esatto in cui un percorso formativo smette di essere un insieme di ore d’aula e diventa una reale possibilità di riscatto e di futuro. A Napoli, nel popoloso quartiere di Scampia, questo momento ha un nome e si chiama IeFP (acronimo di Istruzione e Formazione Professionale), progetto nato dalla visione della Fondazione Isaia ed Eitd, e sostenuto dalla Regione Campania, e si muove tra le strade del quartiere a nord di Napoli e le mura del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.
- Prato. Sovraffollamento e risarcimento ai detenuti, un incontro organizzato dalla Camera penale
- Bari. All’Ipm Fornelli torna in scena da oggi la Compagnia della Sala Prove
- “AS3”, romanzo che racconta la vita in un carcere femminile (in cui “è molto, molto difficile essere madre”)
- Il bavaglio delle querele temerarie: all’Italia il record europeo
- Migranti. La salute non è una variabile dell’ordine pubblico











