di Francesca Coin
Il Manifesto, 27 gennaio 2026
Un “boomerang imperiale” è, per Aimé Césaire, il processo secondo il quale i governi che sviluppano tecniche repressive nelle colonie finiscono per impiegarle anche contro i propri cittadini. Come accade a Minneapolis. L’intellettuale della Martinica Aimé Césaire l’avrebbe definito un “boomerang imperiale”, il processo secondo il quale i governi che sviluppano tecniche repressive per controllare i territori coloniali finiscono per impiegare quelle stesse tecniche contro i propri cittadini. È la sintesi di quello che sta avvenendo nelle strade di Minneapolis, dove continuano i raid porta a porta, i rastrellamenti di quartiere, le deportazioni e gli omicidi da parte dell’Ice. L’ultima vittima è Alex Pretti, un infermiere di trentasette anni, che aveva iniziato a partecipare alle proteste contro l’Ice dopo l’omicidio di Renee Good.
di Giovanni Diamanti
La Repubblica, 26 gennaio 2026
C’è un elemento che i sondaggi faticano a registrare e a considerare, ovvero quello motivazionale. Nell’ultimo, giustamente acclamato film di Paolo Sorrentino, La Grazia, il presidente della Repubblica, insigne giurista, attraversa la fase conclusiva del suo mandato confrontandosi con profondi turbamenti interiori, generati da questioni di diritto che si intrecciano intimamente con la sua esperienza umana e il suo sistema di valori. L’uscita di questa pellicola in concomitanza con l’inizio della campagna per il referendum costituzionale è puramente casuale, ma andrebbe interpretata come una opportunità per riflettere e dare origine a un dibattito attorno a un tema alto e complesso come la giustizia. Un tema, per molti, “troppo” alto e complesso. I sondaggi sul referendum fotografano al momento una situazione abbastanza chiara: il sì è in vantaggio, ma il distacco è assolutamente ridotto e colmabile, considerando soprattutto che la campagna elettorale deve ancora entrare nel vivo.
di Tommaso Labate
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Il referendum richiama dal passato i protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica. “Quando è possibile partecipare nonostante l’età e gli acciacchi a una partita politica in purezza, di quelle che non hai lo stress o l’assillo di dover tornare in Parlamento, lo sapete che cosa succede ai vecchi politici di razza? Succede questo: che sentono di nuovo l’odore della foresta”. Paolo Cirino Pomicino dice di contare i giorni che lo separano dalla fine di quest’ultima convalescenza per potersi buttare a capofitto nella battaglia referendaria sulla giustizia che lo vede tra i sostenitori del No. Le ragioni della scelta che ha sorpreso praticamente chiunque, considerata la mole indefinita di procedimenti a carico che ha collezionato nell’arco di una carriera (una condanna e un patteggiamento all’epoca di Mani Pulite, due prescrizioni, il resto solo proscioglimenti) le ha già spiegate e le spiegherà ancora, tra queste il fatto “che la riforma Nordio finirà per accrescere, e non per diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri”. Ma il punto oggi è un altro.
di Milena Gabanelli e Andrea Priante
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Si dice che dietro un adolescente che delinque c’è il fallimento degli adulti. A darne le dimensioni ci pensa la cronaca quotidiana. Un’indagine Demopolis per Con i Bambini dice che il 43% degli adolescenti italiani quando esce di casa teme di rimanere vittima di violenze e bullismo e il 26% è convinto che gli episodi di violenza da parte delle baby gang nella sua città siano sempre più frequenti. Le bande giovanili ci sono sempre state, ma ci sono differenze sostanziali rispetto a quelle di oggi. Fino a qualche anno fa erano formate da componenti fissi, con le stesse origini etniche e bassa estrazione sociale. Agivano nei loro quartieri con lo scopo di mettersi qualche soldo in tasca attraverso furti o spaccio di stupefacenti ai coetanei.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 26 gennaio 2026
Ma due ragazzi su tre tra i 18 e i 24 anni si dicono contrari a inserire strumenti di controllo negli istituti. La violenza giovanile non è più un’eccezione, né un fatto di cronaca isolato: è il segnale allarmante di un disagio profondo che la società sembra ancora sottovalutare. Un coltello in tasca -spesso acquistato online o altre volte preso dalla cucina di casa- forse per difendersi, più spesso per “sentirsi qualcuno”. Un gesto che racconta molto più di quanto appaia. C’è stato un tempo in cui le liti tra ragazzi finivano con una spinta, una parola di troppo, una porta sbattuta o una scazzottata. La violenza con il coltello era percepita come un evento raro, quasi eccezionale. Più spesso era associata alle partite di calcio e agli scontri tra tifoserie contrapposte, mentre i racconti di aggressioni all’arma bianca tra adolescenti -per gelosie, rivalità o piccoli furti- erano limitati e marginali. Non esistevano ancora i social network e, per finire in televisione o sui giornali, un fatto doveva essere davvero eclatante.
di Elisabetta Ambrosi*
Il Fatto Quotidiano, 26 gennaio 2026
Per capire la questione del cosiddetto “disagio giovanile” bisognerebbe anzitutto chiamarlo con il suo nome: dolore. Bisognerebbe cioè partire dalla sofferenza e dalle sue cause, invece che occuparsi dei modi con cui questa sofferenza prova ad essere placata: violenza su sé e sugli altri (autolesionismo, risse, coltelli), abuso di droghe, di social media e smartphone, psicofarmaci che circolano senza ricette, ritiro sociale.
Il Dubbio, 26 gennaio 2026
Da Fiumicello l’appello della famiglia: processo sospeso ma pronto a ripartire. Attesa per la decisione della Consulta. Sostegno trasversale e “onda gialla” contro l’omertà. “Dieci anni è un lungo periodo, però per noi significa soltanto una tappa nel nostro lungo percorso”. Con queste parole Claudio Regeni è intervenuto dal palco dell’evento “Parole, immagini e musica per Giulio”, in corso a Fiumicello, rinnovando l’impegno della famiglia per arrivare a verità e giustizia sulla morte del figlio Giulio Regeni, rapito e ucciso al Cairo dieci anni fa. Il padre del ricercatore ha spiegato che l’obiettivo resta la ripresa del processo, oggi sospeso, e l’attesa di una sentenza della Corte Costituzionale che consenta di andare avanti. “Continuate a starci accanto e grazie di tutto”, ha detto, sottolineando il valore di una mobilitazione che non si è mai spenta. “Giulio potrebbe essere figlio di tantissime famiglie, fratello di tanti, nipote - ha aggiunto - rappresenta un po’ i giovani di oggi: mentalità aperta, viaggiano, si interessano, hanno a cuore gli altri”.
giornaleinfocastelliromani.it, 26 gennaio 2026
Velletri, un detenuto di 48 anni romano che doveva scontare una pena presso il carcere veliterno, è deceduto in seguito a un malore improvviso nella mattinata di venerdì, nonostante il pronto intervento degli agenti della polizia penitenziaria, che lo hanno trasportato presso la medicheria del Padiglione vicino a quello dove era detenuto. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118 di Velletri, che non hanno potuto fare altro che constatare la morte dell’uomo. Il magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Roma ha stabilito comunque l’autopsia presso l’istituto di medicina legale di Tor Vergata per accertare l’esatta causa di morte.
di Maria Grazia Maci
leccesette.it, 26 gennaio 2026
La denuncia del Segretario Regionale Puglia Ruggiero Damato: “Servono interventi immediati su personale, sanità e strutture”. Il carcere di Borgo San Nicola sta attraversando quello che viene definito come il momento più drammatico della sua storia. A lanciare l’allarme è la Segreteria Regionale Puglia, per voce del Segretario regionale Ruggiero Damato, che parla senza mezzi termini di una situazione esplosiva dovuta a un sovraffollamento fuori controllo e a una gravissima carenza di personale. Attualmente, nella casa circondariale di Lecce sono presenti oltre 1.500 detenuti a fronte di meno di 800 posti regolamentari, un numero che rende impossibile garantire condizioni di vita dignitose e livelli minimi di sicurezza.
di Domenico Coviello*
altritasti.it, 26 gennaio 2026
Una giornata in una prospettiva di giustizia, riparazione e speranza. Un dibattito iniziato nella mattina con un incontro nella Casa di Reclusione di Asti con la partecipazione di direttrice, agenti, detenuti ed educatrici, con il garante dei detenuti, le associazioni, i mediatori dei Centri di Giustizia Riparativa Bergamo e Torino e proseguito nel pomeriggio con analogo momento sul territorio. Per riflettere assieme sul senso ed il valore della giustizia riparativa anche come prospettiva culturale e per progettare un itinerario verso una “città riparativa”.











