di Carla Forcolin
Ristretti Orizzonti, 26 gennaio 2026
Le associazioni sono un corpo vivo e come tale nascono, crescono, vivono trasformazioni e ogni tanto muoiono. Nel nostro paese questo succede difficilmente, ma la Gabbianella si scioglierà davvero. La sottoscritta, che l’ha fondata, non voleva che si sciogliesse senza che una parola fosse spesa in merito a quello che l’Associazione ha fatto in più di 25 anni di vita. Per lungo tempo, il lavoro volontario della Gabbianella si è svolto quotidianamente, tenacemente, appassionatamente, con obiettivi chiari: rendere possibile l’adozione anche a chi non era sposato; permettere ai bambini che passavano dall’affidamento all’adozione di rimanere, se nel loro interesse, nella famiglia in cui già si trovavano o almeno di mantenere dei rapporti con chi li aveva cresciuti; reperire e formare famiglie affidatarie; far uscire ogni giorni di prigione i bimbi, figli delle detenute, per andare alla scuola dell’infanzia o a svolgere delle attività educative o solo ricreative nel territorio circostante; sostenere padri e madri detenuti nella loro genitorialità; dare ai ragazzi affidati all’USSM (ufficio del Servizio Sociale per minorenni) nuove opportunità attraverso il contatto con la montagna, per sviluppare l’autostima, la socialità e nuovi interessi; lavorare con le famiglie più in difficoltà del territorio per prevenire abbandoni scolastici e favorire l’inserimento nella nostra realtà; ecc.
di Paola Naldi
La Repubblica, 26 gennaio 2026
Art City debutta alla Dozza con l’esposizione dell’artista albanese aperta anche al pubblico. Non è la prima volta che l’arte di Anila Rubiku, nata a Durazzo ma da arrivata in Italia più di trent’anni fa e oggi residente tra Milano e Toronto, racconta il carcere. Ma è la prima volta che le sue opere entrano alla Dozza, presentandosi al pubblico esterno e ai detenuti, e rendendo di fatto la casa circondariale bolognese una delle mete di Art City. Dal 6 all’8 febbraio infatti le sale dedicate ai colloqui della Dozza saranno “occupate” dalla mostra “L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing”, a cura di Elisa Fulco e promossa dall’Associazione Acrobazie (già attiva all’interno del carcere dell’Ucciardone). Una mostra particolare che ancora una volta porta la città dentro al carcere e offre ai detenuti un patrimonio culturale, come dispositivo di crescita sociale e personale.
di Francesca Figus
L’Unione Sarda, 26 gennaio 2026
La pellicola di Crivaro, Goia e dei sardi Alberto Diana e Silvia Perra miglior film della sezione dedicata al cinema indipendente italiano. In Sardegna, nascoste in luoghi quasi inaccessibili, esistono ancora oggi tre delle ultime colonie penali attive in Europa. In queste case di lavoro all’aperto, i detenuti scontano la pena dividendo il loro tempo tra le mura della cella e il lavoro: coltivano la terra, allevano animali da pascolo, svolgono compiti di manutenzione della stessa struttura in cui sono rinchiusi. A Isili, Mamone, e Is Arenas i detenuti sono perlopiù persone migranti. Ignoriamo la loro provenienza, il reato per cui sono stati rinchiusi, per quanto tempo ancora dovranno stare lontani dal mondo. Il lavoro scandisce il tempo fermo e dilatato della prigionia, in cui l’uomo e animale vivono a stretto contatto.
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Esce martedì 27 gennaio per Marsilio la sesta avventura di Giovanni Buonvino. L’indagine sulla morte di un’adolescente: “La giovane uccisa poteva essere sua figlia”. Giunto alla sua sesta fatica, Giovanni Buonvino, commissario dell’immaginaria stazione di Polizia di Villa Borghese in Roma, guadagna posizioni non solo nella galleria degli investigatori italiani ma più in generale tra i personaggi di famiglia della nostra comunità letteraria. E il suo creatore, Walter Veltroni, a questo punto merita una precisazione nella sua corposa biografia, parte seconda (la parte prima è la politica): giornalista e scrittore, anche di gialli, che è un genere solo in apparenza di evasione. La storia di questo Buonvino e l’omicidio dei ragazzi(Marsilio) non è infatti solo una partita a scacchi tra il buono, cioè il detective, e il cattivo, cioè l’assassino (maschile, femminile o plurale, lo scoprirete). È anche un’incursione in un mondo diventato incognito, quello appunto dei ragazzi di oggi, che si conclude con più di una sorpresa e con la possibilità di un corso accelerato per meglio comprendere gli appartenenti a una tribù che parla una lingua diversa, ha codici indecifrabili, sembra aliena anche se, come vedremo, non lo è poi tanto.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2026
Trump sotto accusa: l’immigrazione potrebbe diventare la sua trappola oppure aprire a una prova di forza politica. Un altro cittadino americano, bianco e incensurato, ammazzato senza motivo dall’Ice a Minneapolis. Un altro tentativo di Trump e dei suoi di far passare l’uccisione per legittima difesa. Ma anche stavolta le immagini sono chiare. Eppure il consigliere più vicino al presidente, Stephen Miller, accusa la sinistra e chi protesta di difendere “un terrorista che cercava di assassinare agenti federali”. E poi: “Voi capi democratici alimentate le fiamme dell’insurrezione”. Stavolta il partito di Obama replica con toni altrettanto violenti: “Sei un fottuto bugiardo con le mani sporche di sangue”. Intanto si susseguono i sondaggi che dicono due cose: metà del Paese continua ad approvare gli obiettivi del presidente nella lotta contro i clandestini, ma quasi due terzi degli americani (e tra questi un terzo degli elettori di Trump) disapprova i metodi brutali dell’Ice.
di Daniela Santus
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Da Minneapolis a Los Angeles, le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement mostrano che la politica migratoria di Trump non mira a fermare gli ingressi, ma a riaffermare con la forza la sovranità federale nei territori della resistenza urbana. Nei giorni scorsi, a Minneapolis, un bambino di cinque anni è stato arrestato insieme al padre da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). La notizia ha fatto il giro del mondo scatenando indignazione, dibattito sui social, reciproche accuse tra democratici e repubblicani. Ma concentrarsi sul bambino significa perdere di vista quello che sta davvero accadendo. Perché quello che è successo a Minneapolis non è un incidente e nemmeno soltanto una questione di immigrazione. È qualcosa di più inquietante, ovvero la ridefinizione geografica del potere federale negli Stati Uniti.
di Mauro Zanon
Il Foglio, 26 gennaio 2026
Un anno nel carcere di Algeri non ha cancellato il sorriso irriverente dello scrittore, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi delle dittature islamiste. Il volto di Boualem Sansal emana una luce irradiante. Un anno a Koléa, la prigione dei dissidenti del regime di Algeri, non solo non ha scalfito la dolcezza mediterranea del suo sguardo né cancellato il suo sorriso irriverente, ma ha rafforzato la sua volontà di denunciare i soprusi e le menzogne su cui sono costruite le dittature islamiste, da quella algerina a quella iraniana. Nelle parole del romanziere franco-algerino, ostaggio per 361 giorni con l’accusa di “attentato all’unità nazionale”, in seguito a un’intervista al media francese Frontières in cui ha affermato che l’Algeria occidentale appartiene storicamente al Marocco, c’è una grande lucidità sulle battaglie per la libertà che restano da combattere. Sansal, dopo una condanna a cinque anni di carcere da parte della Corte d’appello di Algeri, è stato graziato lo scorso 12 novembre dal presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebboune. La svolta è stata possibile grazie a un appello solenne del presidente tedesco Steinmeier concordato con la diplomazia francese e dopo un anno di mobilitazione internazionale che ha coinvolto intellettuali, scrittori e esponenti politici di tutta Europa.
di Mario Bovenzi
Il Resto del Carlino, 25 gennaio 2026
Dai negozi del centro ai lidi, associazione crea contatti tra carcere e ditte Azienda non riusciva a trovare personale. “È molto bravo, già promosso” Si chiama Marco, ha 40 anni. Da pochi mesi per lui è iniziata una nuova vita, una Seconda Chance. Dopo aver lavorato per un periodo, negli orari in cui poteva uscire dal carcere, all’Inci di Renazzo impresa nel settore della carpenteria, è stato assunto a tempo indeterminato. Alessio Toselli, il titolare, spiega: “È molto bravo, l’abbiamo promosso come responsabile di un settore. Queste persone, pur avendo commesso errori, meritano una seconda opportunità”.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 25 gennaio 2026
Strutture esclusivamente destinate ai detenuti più pericolosi, riducendo quelle che attualmente li ospitano da 12 a 7. Saranno concentrate in alcuni regioni, tra cui la Sardegna che ha già protestato. Riorganizzare e “razionalizzare” il 41 bis. È questo uno degli obiettivi del Governo Meloni, che da diversi mesi ormai, sta mettendo in piedi un piano per ridisegnare la geografia del carcere “duro” nell’ottica di concentrare i detenuti sottoposti al particolare regime in istituti a loro riservati e dove la sicurezza venga garantita esclusivamente dal Gom, il Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, specializzato proprio nella gestione e nella sorveglianza di questa particolare categoria di reclusi, ritenuti altamente pericolosi.
di Roberto Gressi
Corriere della Sera, 25 gennaio 2026
I toni feroci sono solo l’antipasto in vista delle Politiche. Cassese per il “Sì” e Violante per il “No”, sono tra i pochi che non alzano i toni. Il caso della censura a Barbero di Meta. Un antipasto di ferocia. Che poi uno dice: se si azzannano così all’arma bianca per il referendum sulla Giustizia, che succederà mai domani, in vista della primavera del 2027, quando con tutta probabilità si andrà alle elezioni politiche? Ma intanto eccole, le categorie ritornano tutte: i traditori, i lestofanti, quelli che devono stare al posto loro, quelli che hanno un rapporto di intelligenza con il nemico, i ripescati dalla pattumiera della storia, i falsi, i bugiardi, i demagoghi, gli imbonitori, i prezzolati, gli infami, i servili, tanto che “prepotente” e “arrogante” diventano quasi un complimento.
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