di Raffaele Palumbo
Corriere Fiorentino, 17 giugno 2026
A Firenze, per indicare una situazione fin troppo chiara, su cui non c’è più niente da discutere, si usa un’espressione un po’ macabra: il morto è sulla bara. E sulla bara, di morti a Sollicciano ne abbiamo visti fin troppi. Ogni anno aggiorniamo il conto delle persone che di carcere muoiono. E allora giù editoriali, interviste indignate, prese di posizioni dure, annunci, diremo, faremo... E poi arriva il caldo e con il caldo le proteste e con le proteste le piogge che annunciano la fine dell’estate e tutto torna uguale. Di Sollicciano abbiamo letto e scritto tutto. Tutti hanno davanti la situazione inaccettabile da molti anni.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 17 giugno 2026
Da Altrodiritto a Pantagruel, la soddisfazione (e i dubbi) di chi da anni denuncia. Se metà del carcere di Sollicciano verrà chiuso, il merito è di chi, in tutti questi anni, non ha mai smesso di denunciarne le condizioni inaccettabili. Lo rivendicano a gran voce le persone e le associazioni che vivono il carcere ogni giorno e hanno portato sotto i riflettori il degrado delle celle fra topi, cimici e allagamenti. E poi il sovraffollamento, la carenza di agenti, quella di educatori. E la mancanza di lavoro tra i reclusi, la massiccia presenza di detenuti con disagio psichico, le cui condizioni risultano spesso incompatibili col regime carcerario.
La Nazione, 17 giugno 2026
L’amministrazione penitenziaria prepara l’intervento “Aggiudicato il progetto per la riqualificazione”. Lo scorso gennaio la corte d’Appello di Firenze parlò della necessità di eseguire “lavori radicali al carcere o chiuderlo”. “Preso atto delle complesse e urgenti condizioni strutturali dell’istituto penitenziario, il Dap ha risolto alcune problematiche, effettuando ristrutturazioni di singoli reparti detentivi - scrive in una nota il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria -. Essendo però necessario un intervento di maggiore portata, è stata già finanziata per la complessiva riqualificazione dell’istituto la somma di 9 milioni di euro, a valere sul fondo previsto dalla legge di bilancio 2025”. Ribatte così il ministero della Giustizia, nelle vesti del Dap, alla notizia del sequestro preventivo delle sette sezioni dell’autorità giudiziaria fiorentina.
di Valentina Reggiani
Il Dubbio, 17 giugno 2026
A distanza di sei anni ancora non si è concluso il procedimento che vede indagati 98 agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura e lesioni nei confronti di diversi detenuti del carcere Sant’Anna. Reati che sarebbero stati commessi nell’ambito della maxi rivolta in carcere dell’otto marzo 2020: in quella data morirono nove carcerati e, successivamente, alcuni ristretti denunciarono di aver subito pestaggi e soprusi. La procura di Modena, come noto, ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione del fascicolo, ritenendo contraddittorie le dichiarazioni rese dalle presunte vittime. Il gip, dottoressa Pianezzi ieri, all’esito dell’ultima udienza, dopo la discussione delle parti si è riservata sulla decisione ed è plausibile che la sentenza arrivi dopo l’estate.
di Serena Termini
ilmediterraneo24.it, 17 giugno 2026
Nel corso dell’incontro “Liberi di scegliere”, organizzato dal garante comunale Pino Apprendi, due persone detenute hanno chiesto interventi su sanità e attività sportive. Il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, annuncia un confronto con Asp e garanti per rafforzare l’assistenza sanitaria e il sostegno sociale negli istituti di pena. “Vogliamo cure sanitarie non tardive e spazi dove giocare insieme come il campo di calcio che è ancora inagibile. Aiutateci a vivere meglio anche dentro il carcere”. Sono le parole con le quali, due persone detenute, recluse al carcere Pagliarelli, si sono rivolte al presidente della commissione antimafia Antonello Cracolici, durante l’incontro “Liberi di scegliere”, organizzato dal garante comunale per i detenuti Pino Apprendi e moderato dal presidente del tribunale di sorveglianza, Nicola Mazzamuto.
di Luigi Alfonso
vita.it, 17 giugno 2026
Ispirato alla “Biblioteca vivente”, il progetto “Liberi dentro per crescere fuori” ha coinvolto un gruppo di detenuti della Casa circondariale di Uta-Cagliari. In buona parte sono genitori di minori. Si sono raccontati al pubblico, con l’obiettivo di contrastare lo stigma sociale che spesso colpisce loro e le loro famiglie. Ecco alcuni racconti. Si sono messi a nudo trasformandosi in “libri umani”, raccontandosi senza filtri per scardinare stereotipi e stigmi sociali. Una decina di persone, tra operatori carcerari e detenuti della Casa circondariale di Uta-Cagliari, sabato scorso hanno animato i Giardini pubblici di Cagliari con l’evento conclusivo di “TuttoMondo”, un’iniziativa che si poneva all’interno del più ampio progetto “Liberi dentro per crescere fuori”, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Napoli. Accordo magistrati-industriali: lavoro per reinserire i detenuti in cambio di sgravi fiscali
di Dario Del Porto
La Repubblica, 17 giugno 2026
Le aziende potranno selezionare personale negli elenchi degli istituti penitenziari. Un progetto fortemente voluto dalla presidente della Corte d’Appello napoletana Maria Rosaria Covelli e dall’ex presidente degli industriali Costanzo Jannotti Pecci. Detenuti in carcere, ma selezionati per lavorare in una grande azienda. È il percorso tracciato dal progetto, fortemente voluto dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli e dall’ex presidente degli industriali Costanzo Jannotti Pecci, che entra oggi nel vivo con il primo incontro operativo del tavolo tecnico tra il tribunale di sorveglianza presieduto da Patrizia Mirra, il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria guidato da Carlo Berdini e Palazzo Partanna.
La Sicilia, 17 giugno 2026
Oggi alle 9 in via Beato Bernardo 5, ex Palazzo Esa, seminario tecnico dal titolo “Il sistema imprenditoriale per l’inserimento dei detenuti: il protocollo di rete territoriale”. L’iniziativa del Centro per l’impiego, col supporto di Sviluppo Lavoro Italia, intende promuovere l’inclusione lavorativa e sociale delle persone detenute e in esecuzione penale esterna, così come previsto dal progetto “Reti specialistiche e misure per l’inserimento lavorativo delle persone detenute” promosso dal Ministero di Giustizia e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cui il Dipartimento Lavoro della Regione ha aderito già lo scorso anno, portando avanti le attività del Protocollo d’intesa istituzionale sottoscritto lo scorso febbraio con l’amministrazione penitenziaria regionale.
Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2026
“Giovedì 18 giugno alle ore 9,30 al Teatro della Casa di Reclusione di Rebibbia si terrà la presentazione del volume “Oltre il reato la persona”, curato da suor Emma Zordan che da oltre dieci anni, volontaria in quell’istituto penitenziario, gestisce un laboratorio di scrittura creativa con le persone detenute. Dopo qualche anno di interruzione si torna a presentare all’interno della Reclusione di Rebibbia il volume che raccoglie le loro testimonianze. Oltre alla direttrice dell’istituto penitenziario, dott.ssa Maria Donata Iannantuono e alla curatrice, interverranno alla presentazione alcuni dei partecipanti al laboratorio di scrittura, la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, dott.ssa Marina Finiti, e il vicario della diocesi di Roma, cardinale Ubaldo Reina.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 17 giugno 2026
La passione della politica, è una bussola imperfetta ma necessaria per comprendere la parabola del leader radicale. Non cede a tentazioni agiografi che, ma restituisce la complessità di una figura che sfugge alle semplificazioni 1. C’è un modo di attraversare la politica come si attraversa un terreno inesplorato: senza sentieri tracciati, calpestando nuove aiuole. Marco Pannella lo ha fatto per sessant’anni, lasciando impronte originali, scomode perché irregolari, spesso incomprese, sempre visibili. A dieci anni dalla sua scomparsa (19 maggio 2016), il volume Marco Pannella. La passione della politica, curato da Piero Ignazi (Viella, 2026), offre una bussola imperfetta ma necessaria per comprenderne la parabola. Imperfetta perché non pretende di orientare in una sola direzione. Necessaria perché restituisce la complessità di una figura che sfugge alle semplificazioni. Il libro si inserisce nella preziosa collana che l’editore romano dedica ai protagonisti della “Prima Repubblica”, e già questo ne segnala l’ambizione: collocare Pannella dentro una storia comune, senza neutralizzarne l’eterodossia.
- Dentro il carcere di Santo Stefano: viaggio nel luogo della pena che diventerà memoria d’Europa
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