di Pino Ciociola
Avvenire, 17 giugno 2026
La struttura sull’isolotto accanto a Ventotene, che ha segnato due secoli di storia italiana, è stata chiusa nel 1965 e oggi è al centro di un grande progetto di recupero. Vi fu recluso anche Sandro Pertini. Porte pesanti e arrugginite, celle quasi senza luce e finestrella troppo in alto per vedere più di un briciolo di cielo. Tutto intorno silenzio, storia, pena, dolore, disperazione e speranza. Adesso il carcere sull’isolotto di Santo Stefano (ventisette ettari in tutto su un miglio da Ventotene) è stato messo in sicurezza e neanche manca più troppo al suo definitivo restauro. Una storia di recupero iniziata prima nel maggio 1987, quando l’ex carcere fu dichiarato dal ministero dei Beni culturali “Bene di particolare interesse storico artistico” dal ministero dei Beni culturali, poi nel marzo 2008 “Monumento nazionale” dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il carcere (il 25 febbraio 1965) chiuse per sempre i battenti il 25 febbraio 1965 e da allora furono decenni di furti, vandalismo, incuria e degrado, finché nel maggio 2016 il Cipe finanziò con 70 milioni il restauro, la valorizzazione e la rifunzionalizzazione dell’isolotto e nel gennaio 2020 Silvia Costa fu il primo “Commissario straordinario del governo per il recupero e valorizzazione dell’ex carcere borbonico dell’Isola di Santo Stefano-Ventotene”. Passo indietro. I lavori per la costruzione del carcere, voluti da Ferdinando IV di Borbone, partirono nel 1774: una struttura panottica ad anfiteatro a cielo aperto, con novantanove celle al centro delle quali c’è una cappella esagonale, un luogo degli orrori, dove i detenuti venivano torturati, seviziati, uccisi, lasciati morire. Più tardi, qui finì anche Gaetano Bresci (assassino del re Umberto I) e in seguito il fascismo vi rinchiuse Sandro Pertini e Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro e Rocco Pugliese. Finita la Seconda guerra mondiale, il carcere di Santo Stefano tornò a ospitare detenuti comuni.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 17 giugno 2026
“Questo non è un plotone di esecuzione”. A metà lavori il meloniano Francesco Zaffini, presidente della decima commissione di Palazzo Madama, è tentato di interrompere l’audizione in corso al Senato sul fine vita. E di accompagnare alla porta Ivan Scalfarotto di IV, che per primo dà il via al “processo”. Alla sbarra c’è Andrea Lenzi, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Il quale, dopo aver dato buca al primo appuntamento per altri “impegni istituzionali”, ieri si è presentato fisicamente in commissione per rispondere alla domanda dei senatori: esiste o potrà esistere un dispositivo che consenta l’autosomministrazione del farmaco letale anche a chi è completamente immobile?
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 17 giugno 2026
Il divieto dei social network per i minori di 16 anni annunciato dal premier britannico Keir Starmer fa parte di un pacchetto più ampio di misure portato avanti dal governo: controlli più severi sull’età degli utenti, limitazioni alle interazioni con sconosciuti, restrizioni per alcuni chatbot, smartphone zero nelle scuole e persino l’idea, radicale, di instaurare un coprifuoco dalle 20.30 all’alba per i minori di 18 anni. Mischiando tutela della salute mentale dei giovani e questioni di ordine pubblico Starmer sovrappone fenomeni molto diversi tra loro, una baby gang e l’uso di TikTok, una rissa di strada e uno scroll su Instagram muovendosi nel solco del proibizionismo paternalista: “Anche se sarà difficile far rispettare tutti i divieti si tratta dei nostri principi morali, bisogna prevenire i comportamenti”.
di Bianca Caramelli
Il Manifesto, 17 giugno 2026
Quattrocento persone dalla fine del 2022 “accompagnate in tutta la fase per il riconoscimento della protezione internazionale”. Una rete sparsa su tutto il territorio: sono i 20 circoli rifugio dell’Arci, che dalla fine del 2022 hanno accolto più di 400 persone. Ieri nella sede Arci di Pietralata a Roma alcune di loro hanno raccontato storie ed esperienze personali, in vista della Giornata mondiale delle persone rifugiate del 20 giugno. Tra loro un ragazzo appena maggiorenne, arrivato dall’Afghanistan in Italia l’anno scorso, insieme alla madre. “La vita qui è stata piena di sorprese, l’accidevo ringraziare il corridoio umanitario per questo”, ha spiegato.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 17 giugno 2026
“Però è gratis, grazie al padrone”. Marsala, viaggio nei dormitori dei braccianti. I raid contro gli stranieri e il muro di omertà. Le botte, quelle, sono repertorio: con quattordici braccianti stranieri aggrediti a fine maggio e brutti casi di squadrismo di piazza negli anni passati. E lo sono le bastonate all’alba, su queste strade sperdute, da Strasatti a Santo Padre delle Perriere a Terrenove, che tagliano campi e filari lungo la statale 115, la “via Marsala”. E gli insulti contro i “turchi”, come da queste parti chiamano, per perversa eco storica, tutti i lavoratori di colore a prescindere dalla provenienza. Tuttavia, botte, bastonate e insulti sono sovrastruttura, folclore razzista per infame che sia: facile da condannare a costo zero dalla città perbene, “siamo tutti marsalesi!”, raccolta infine, un paio di settimane dopo i raid, nella sala grande del Monumento ai Mille, coi nomi dei garibaldini scolpiti a tutta parete proprio di fronte al mare che li portò a liberarci e che adesso porta qui un popolo dolente da liberare, carne da cannone per la fame di manodopera dei nostri agricoltori.
pagellapolitica.it, 17 giugno 2026
Lo sostiene Fratelli d’Italia citando le conclusioni dell’avvocata generale Laila Medina, ma le cose sono un po’ più complesse di così. L’11 giugno la deputata e responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia Sara Kelany ha detto che le conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Laila Medina, confermano la “legittimità dei centri in Albania”. Secondo Kelany, il parere dell’avvocata dimostrerebbe che “abbiamo perso due anni a causa di sentenze ideologiche di una parte della magistratura che si è interposta ad un progetto innovativo, pienamente conforme al diritto europeo e che oggi è guardato con favore da tutta Europa”. La questione, però, è più articolata di come la presenta Kelany.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 17 giugno 2026
L’11 giugno scorso, in vista del Consiglio europeo del 18, la Presidente del Consiglio si è lamentata alla Camera dell’eccessivo numero di vertici europei, li ha chiamati “ridondanti”, a cui capi di governo devono partecipare. L’intenzione era vanificare gli attacchi subiti per la sua assenza alla riunione del Consiglio europeo sui Balcani, poco dopo però si è contraddetta annunciando un imminente incontro della “Coalizione europea contro le droghe”. Da ottobre del 2025, “grazie” a Meloni e Macron, esiste questa nuova iniziativa intergovernativa che “si propone di rafforzare concretamente la cooperazione nell’ambito della Comunità Politica Europea (un’altra organizzazione che si sovrappone quasi interamente al Consiglio d’Europa!) nel contrasto al traffico di droga, incluse le droghe sintetiche, nella prevenzione e nel recupero dalle dipendenze”.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 17 giugno 2026
Le crisi globali trasformano la paura e il rischio in rendimenti per le aziende della tecno-difesa, spingendo investimenti, innovazione militare e interessi economici a sostenere l’instabilità e favorendo le tensioni. C’è un’equazione che di questi tempi conviene tenere sempre a mente. Quando l’insicurezza cresce, cresce anche il valore delle imprese della tecno-difesa. Non è una coincidenza, è più una legge di mercato. E capire come funziona questa legge è indispensabile per capire perché la monarchia della paura non è solo un fenomeno politico. È anche, e forse prima di tutto, un fenomeno finanziario. Nel settembre del 2020, Palantir Technologies viene quotata a Wall Street. Prezzo di apertura pari a dieci dollari per azione per una capitalizzazione di circa venti miliardi. Peter Thiel, che controlla un quinto del capitale dell’azienda attraverso una rete di veicoli di investimento quali Founders Fund, Mithril, Clarium, comincia immediatamente a vendere. Le azioni collocate a 10 dollari valgono oggi circa 130 dollari.
di Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano, 17 giugno 2026
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato, per quanto possibile, i parenti dei due italiani detenuti in Libia con gli altri otto “negoziatori” della carovana di terra che voleva raggiungere Gaza, nelle settimane in cui la Global Sumud Flotilla cercava di arrivarci via mare. Ha confermato l’impegno del nostro governo per la loro liberazione ed è in corso un complesso negoziato. Ma intanto le autorità della Libia Orientale, non riconosciute a livello internazionale a differenza del governo di Tripoli, sembrano alzare il prezzo. L’Agenzia Nova ha reso noto martedì 16 giugno che i capi d’accusa nei confronti dei dieci, secondo fonti libiche, sarebbero quattro e non due come risultava fino a oggi: non solo l’ingresso illegale nel territorio e il raduno non autorizzato, ma anche l’utilizzo di un visto politico per svolgere attività politiche e il tentativo di arrivare in Egitto, attraversando un confine che secondo gli accordi con Il Cairo non può essere attraversato da cittadini di Paesi terzi.
Ristretti Orizzonti, 16 giugno 2026
Iniziativa dell’Associazione Granello di senape Padova ODV. Nella Casa Circondariale di Padova molte persone detenute rischiano di perdere diritti sociali fondamentali non perché non ne abbiano titolo, ma perché la detenzione rende quasi impossibile svolgere pratiche amministrative ordinarie: richiedere la NASPI, rinnovare documenti, avviare domande di invalidità civile, ottenere ISEE, RED o estratti contributivi, dialogare con INPS, Comune, Agenzia delle Entrate, Motorizzazione, Consolati e altri uffici. Lo Sportello di Segretariato Sociale nasce per colmare questa distanza. Attraverso colloqui settimanali in carcere, gli operatori ascoltano le richieste, raccolgono documenti, orientano le persone detenute sulle procedure corrette e attivano i contatti necessari con enti pubblici e privati.









