di Elisa Calamari
laprovinciacr.it, 24 gennaio 2026
In provincia oltre 1.400 persone seguite nel reinserimento nei primi 10 mesi dell’anno. Una delle principali strategie contro il sovraffollamento delle carceri, le recidive e le marginalità sociali è rappresentata dalle misure alternative alla detenzione, gestite dagli Uepe: Uffici per l’esecuzione penale esterna. Perseguono innanzitutto l’obiettivo di recupero e reinserimento sociale, come prevede la Costituzione italiana, e sono in aumento un po’ dovunque. A Cremona, stando ai dati diffusi dal Ministero della giustizia tramite il Siepe-Sistema informativo esecuzione penale esterna, al 15 ottobre scorso risultavano in carico all’Uepe 947 persone, di cui 835 uomini e 112 donne.
di Francesco Ramella*
Il Domani, 24 gennaio 2026
Dopo l’accoltellamento dello studente di La Spezia si torna a parlare di generazione delle lame e si invocano risposte dure. Si tratta di una narrazione semplice e rassicurante, ma profondamente fuorviante. I dati dicono che non c’è nessuna emergenza sulla violenza giovanile. Il problema tuttavia esiste e non va sottovalutato. Ma va affrontato con politiche adeguate. L’accoltellamento il 16 gennaio di Youssef Abanoub, studente diciottenne, da parte di un suo coetaneo all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia ha riattivato quasi automaticamente un copione già visto. Da un lato il dibattito sul “disagio giovanile” e la cosiddetta generazione delle lame; dall’altro una reazione politica e mediatica che legge questi episodi come la prova di una deriva delle nuove generazioni e della necessità di risposte più dure e repressive.
di Vanna Iori
Avvenire, 24 gennaio 2026
Bullismo, cyberbullismo, aumento dell’abuso di sostanze e dei coltelli sono il punto di arrivo di una lunga catena di silenzi, solitudini, fragilità non riconosciute. Abbiamo bisogno di recuperare una genitorialità diffusa. Nell’emergenza emotiva che si manifesta nei comportamenti adolescenziali e giovanili ci sono criticità sociali, relazionali, gesti di aggressività e di violenza riportati quotidianamente dalla cronaca. Siamo di fronte a una ferita collettiva, che interroga profondamente il mondo adulto. L’aggressività che esplode tra adolescenti non nasce nel vuoto. Bullismo, cyberbullismo, aumento dell’abuso di sostanze e dei coltelli sono il punto di arrivo di una lunga catena di silenzi, solitudini, fragilità non riconosciute che si traducono in gesti estremi, come quelli più recenti.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2026
L’allarme delle ong. I parenti di chi è rimasto dietro le sbarre si sono accampati dinanzi a El Rodeo I, l’Helicoide, Boleíta e altri centri di detenzione. Secondo la Farnesina, sono 24 gli italiani in attesa di rilascio. I conti non tornano: la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez ha annunciato la scarcerazione di 406 prigionieri politici ma Ong come Foro Penal e altre fonti indipendenti registrano appena 167 scarcerazioni nel corso del 2026, inclusi gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò. Il rilascio più recente: Rafael Tudares, genero dell’ex-candidato presidenziale Edmundo González Urrutia. “È stata una lotta dura, lunga più di un anno”, dice la moglie, Mariana González, chiedendo “piena libertà” per suo marito. Tudares è quindi scarcerato, ma non libero: deve “astenersi di rilasciare dichiarazioni sui media o commenti sui Social”, si legge nell’ordine di scarcerazione. Era sicuramente il caso di Alberto Trentini, che è stato comunque messo a rischio con il video inviato dalla Farnesina al Tg1.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 23 gennaio 2026
Gli “instant poll” che hanno velocemente iniziato a circolare vengono rilanciati come fossero evidenze empiriche solide. Ma non è così. Non si tratta di negare l’esistenza di problemi reali nelle scuole o di minimizzare episodi gravi: si tratta di evitare che l’emotività sostituisca l’analisi. Nel dibattito che accompagna il nuovo “Pacchetto sicurezza” che il governo si appresta a portare in Parlamento a fare da sfondo alle misure annunciate, metal detector, controlli rafforzati, sorveglianza, c’è un coro di numeri che pretendono di parlare a nome dei cittadini, degli studenti, dei giovani. Percentuali precise, titoli efficaci e conclusioni nette. Peccato che, molto spesso, dell’origine di questi numeri non si sappia quasi nulla.
di Giuseppe Spadaro
Il Dubbio, 23 gennaio 2026
Il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, immigrazione e funzionalità delle Forze di polizia si inserisce in una fase storica in cui il tema della sicurezza non può più essere relegato a una dimensione emergenziale o retorica, ma si impone come questione strutturale di tenuta del patto sociale. I numerosi episodi di violenza urbana, rapine, aggressioni e danneggiamenti, e da ultimo, ahimè, anche di omicidio - spesso commessi da gruppi di giovanissimi, talvolta armati di coltelli o altri strumenti atti ad offendere - hanno inciso profondamente sulla percezione collettiva di sicurezza e sulla fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di presidiare il territorio.
di Giovanna Sciacchitano
Avvenire, 23 gennaio 2026
Parla lo psicoterapeuta Alfio Maggiolini: dilaga un senso di non inclusione sociale, soprattutto nelle famiglie di seconda o terza generazione. Il resto lo fanno droga e povertà. Ecco cosa servirebbe per invertire la rotta. Genitori e cittadini, siamo tutti preoccupati per il fenomeno della violenza giovanile di gruppo. Secondo l’ultimo rapporto Espad (Cnr), circa il 40% degli studenti fra i 15 e i 19 anni ha partecipato a risse. Pressappoco un milione di ragazzi. Nello specifico quasi la metà degli studenti e un terzo delle studentesse hanno partecipato a zuffe nell’ultimo anno. Quasi un quinto dei ragazzi ha partecipato a risse fra gruppi, mentre tra le ragazze la percentuale è decisamente inferiore (7,2%).
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera, 23 gennaio 2026
Tra principi liberali e scontri ideologici, il voto di marzo diventa un test politico. Più scontro che confronto. La campagna elettorale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati illustra bene l’abisso che separa la democrazia ideale e la democrazia reale. In una democrazia ideale alle prese con un referendum si confrontano pacatamente opinioni diverse che entrano nel merito della legge, ne discutono i dettagli, valutano le potenziali implicazioni delle norme. In una democrazia ideale i contendenti condividono un principio e un metodo: il principio consiste nel riconoscimento comune che nessuno è autorizzato a credersi il detentore della “verità”.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 23 gennaio 2026
A sinistra la difficoltà di costruire un racconto. A destra i timori sulle conseguenze politiche. Finora si è parlato soprattutto della data (del referendum) e dei ricorsi. E poi di qualche polemica sui manifesti del no, ad opera del fronte del sì. Insomma, per ora, il clima non è da “madre di tutte le battaglie”. È anche vero che, ormai, non esistono più le campagne elettorali di una volta: tutto si concentra a ridosso della scadenza. Ma la ragione, di una campagna che non decolla, riguarda al momento l’assenza dei leader, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, per ragioni diverse.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 gennaio 2026
“Un passo indietro” La relatrice del provvedimento al Senato, l’avvocata Bongiorno, presenta un testo che introduce invece il concetto di “dissenso”. Una legge sul consenso senza consenso. Di più: il “consenso” sparisce e al suo posto appare l’opposto, il “dissenso”. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. È invece la proposta di riformulazione del ddl Stupri avanzata dall’avvocata leghista Giulia Bongiorno, relatrice al Senato del testo che era già stato approvato all’unanimità dalla Camera, in prima lettura.
- Bongiorno: “Perché nel Ddl Stupri si parla di dissenso e non di consenso”
- Straniero irregolare e con precedenti penali, per l’espulsione va valutata la coesione familiare
- Ravenna. Giovane suicida in carcere. Il Pm: “Lo psichiatra sbagliò”. La famiglia chiede giustizia
- Firenze. Torture sui detenuti, condannati ispettrice e otto agenti di Polizia penitenziaria
- Ancona. Montacuto è “sold out”. Detenuti dormono a terra. Respinti alcuni nuovi arrivi











