di Angela Stella
L'Unità, 22 gennaio 2026
Il ministro attacca: “Petulante litania, nessun assoggettamento del pm all’esecutivo”. Bocciata risoluzione dem per assicurare una ampia campagna informativa sul voto. Scontro anche sulle carceri, Di Biase: “Ministro non cita mai l’articolo 27”. Respinta la richiesta di +Europa di misure urgenti contro il sovraffollamento. Le comunicazioni del Ministro Nordio sull’Amministrazione della Giustizia rese ieri in Parlamento si sono in parte trasformate in uno scontro dialettico sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e sulle carceri.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Il tempo delle pene In parlamento il lungo racconto dei grandi successi del governo. L’ira contro Serracchiani per una domanda: “Non finisce qui”. La deputata dem cita un servizio di Report sui pc dei tribunali e il guardasigilli promette denuncia. “Forse inventeranno anche un reato con il mio nome”. Alla fine, davanti ai cronisti, è la stessa Debora Serracchiani a scherzarci su. Difficile del resto prendere sul serio l’irosa uscita del ministro della giustizia Carlo Nordio, che alla fine di una lunga ma innocua mattinata alla Camera sullo stato dell’amministrazione della giustizia - un classico del gennaio parlamentare - ha minacciato di denunciare (o chissà che altro) la deputata del Pd, colpevole di aver chiesto alla premier Meloni di venire in aula a spiegare se e quanto c’entra il governo con quello che sostiene la trasmissione di Raitre Report. Cioè che nei computer di tutti i giudici, i pubblici ministeri e i funzionari di tutti i tribunali di tutta la Repubblica ci sia un software che, di fatto, permette di spiarli a distanza. E che la questione, sollevata nel 2024 dalla procura di Torino, sia stata derubricata a bagatella priva di importanza dal ministero di via Arenula, pare, dietro richiesta di palazzo Chigi.
di Irene Famà
La Stampa, 22 gennaio 2026
Il Guardasigilli non ha dubbi: la giustizia dev’essere “equilibrata e proporzionata”. Riforma costituzionale della giustizia, impiego dei fondi Pnrr, situazione delle carceri. Il bilancio del Guardasigilli Carlo Nordio, questa mattina alla Camera, si alterna tra “risultati raggiunti” e obiettivi per il futuro”. Poi un accenno, inevitabile dopo i fatti di cronaca di questi giorni, ai provvedimenti per contrastare la criminalità minorile in aumento. Sul tema degli adolescenti violenti, che ammazzano, umiliano, seviziano, il ministro sceglie la via del “buon senso” e lancia un appello: evitare “l’estremizzazione enfatica” di chi da un lato” invoca la repressione crudele” e di chi dall’altro “svilisce il problema in termini di sociologica indulgenza”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 22 gennaio 2026
Alla Camera il ministro loda la “manifestazione di sincerità” espressa sul referendum da Bettini (che pur essendo favorevole alla riforma voterà No per andare contro il governo Meloni) creando imbarazzo tra i dem. Più che una seduta sull’amministrazione della giustizia, oggi alla Camera è andata in scena una seduta sullo stato confusionale della sinistra attorno al referendum sulla giustizia. A far scattare il dramma nel Pd è stato proprio il Guardasigilli Carlo Nordio, che presentando al Parlamento la relazione annuale sulla giustizia del 2025 ha parlato anche della riforma costituzionale e della “manifestazione di sincerità” espressa da un “membro dell’opposizione, che ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto estremamente politico che sarà pro o contro Meloni, lui voterà contro”. Il ministro è stato interrotto dalle proteste che si sono levate dai banchi dell’opposizione. “È stato l’onorevole Bettini, lo abbiamo letto sui giornali”, ha replicato Nordio allargando le braccia, generando silenzio e imbarazzo tra i deputati del Partito democratico.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 22 gennaio 2026
Il ministro ribadisce: l'“allarme sicurezza” è solo un problema virtuale, di “percezione” ma poi cerca un capro espiatorio. Dal Colle intanto trapelano i primi dubbi sul nuovo decreto. Riguardano libertà di manifestare, sanzioni amministrative e rimpatri. Il nuovo decreto sicurezza incontra diversi ostacoli, dal punto di vista politico e da quello strettamente tecnico. Dopo la riunione di due giorni fa, con la maggioranza alla ricerca di una quadra sulle nuove norme, Matteo Piantedosi aveva già fatto intravedere un mutamento di toni attorno al tema delle emergenze.
di Marianna Rizzini
Il Foglio, 22 gennaio 2026
Che fare intanto con i coltelli a scuola? “I primi a presentare una proposta di legge sulla limitazione del possesso delle armi da taglio per i minori sono stati i senatori dem Filippo Sensi e Valter Verini. Se il governo decide di fare qualcosa, io ci sono. Ma mi chiedo perché, dopo tre anni di governo Meloni, i ragazzi abbiano ancora i coltelli in tasca”. La sinistra ha lasciato il tema sicurezza alla destra, ha detto l’ex prefetto Franco Gabrielli su questo giornale, “Penso abbia ragione Gabrielli quando dice che non serve la sinistra del benaltrismo, quella per cui è sempre un’altra cosa quella che devi fare quando si parla di sicurezza”, dice l’ex ministro e deputata dem riformista Marianna Madia.
di Pina Mazzaglia
La Sicilia, 22 gennaio 2026
Il Progetto Respiro per dare sostegno ai figli delle vittime di femminicidio: “Ecco come interveniamo”. Li chiamano “orfani speciali” i bambini e i ragazzi vittime di femminicidio, la più grave del fenomeno della violenza sulle donne, bambini e ragazzi che non solo devono affrontare la morte della madre, ma che sono privati anche della figura del padre che finisce in carcere o, alcune volte, suicida. Sono orfani che vivono una condizione estremamente complessa: hanno assistito per anni a crimini domestici del padre nei confronti della madre, con conseguenze traumatiche profonde sul proprio sviluppo e che spesso durano anni se non vengono trattate. Il Progetto Respiro, progetto della rete Cismai, promuove un modello di intervento e di cura, percorsi di inclusione, resilienza e di presa in carico degli orfani speciali. Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta, è responsabile del Centro Famiglie per il Progetto Respiro della Sicilia.
juranet.it, 22 gennaio 2026
La sentenza n. 2192/2026 si colloca nel solco di un orientamento volto a riaffermare la centralità dei legami familiari nel trattamento penitenziario, anche nei regimi detentivi più rigorosi, ribadendo che la sicurezza collettiva non può tradursi in un sacrificio assoluto delle relazioni affettive, specie quando coinvolgono minori. L’art. 28 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario) attribuisce rilievo centrale al mantenimento, miglioramento e ristabilimento delle relazioni familiari del detenuto e dell’internato, al fine di evitare che l’esperienza carceraria produca un’emarginazione non necessaria e una sofferenza non funzionale alla finalità rieducativa della pena.
di Marzia Piga
cagliaritoday.it, 22 gennaio 2026
Il deputato e coordinatore regionale del partito in Sardegna Pietro Pittalis annuncia battaglia dopo la pubblicazione del verbale della Conferenza Stato-Regione: “Non si parla di poche decine di detenuti, come mi era stato riferito: lo contrasterò con tutte le forze”. M5S attacca: “Meglio tardi che mai”. Il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime di 41 bis in Sardegna torna al centro dello scontro politico, dopo la pubblicazione integrale dei verbali della Conferenza Stato-Regioni, con il piano governativo illustrato dal sottosegretario meloniano Delmastro (ne abbiamo parlato per primi qui). Documenti che, secondo opposizioni e governo regionale, confermano un piano ben più ampio rispetto a quanto inizialmente rappresentato: non poche decine di detenuti, ma una quota consistente, fino a circa un terzo del totale nazionale, concentrata in tre strutture carcerarie dell’isola. Ora se ne è accorto anche il deputato sardo di Forza Italia, all’opposizione in Regione ma in maggioranza in Parlamento, e coordinatore regionale del partito Pietro Pittalis che in una nota annuncia battaglia contro quella che definisce una prospettiva inaccettabile: “La contrasterò con tutte le mie forze”, sottolinea.
ilpost.it, 22 gennaio 2026
Christian Guercio era in cella da soli tre giorni: secondo il suo avvocato nel carcere di Asti nessuno sapeva che era malato. Il 29 dicembre erano passate da poco le 17 quando Christian Guercio si è ucciso nel carcere di Asti. Aveva 38 anni, faceva l’elettricista e il deejay. Era in cella da tre giorni, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, ma secondo il suo avvocato non doveva stare lì perché era malato, depresso, e già in passato aveva tentato il suicidio. La procura di Asti ha aperto un’inchiesta. La famiglia di Guercio vuole ricostruire con precisione cosa è successo, ogni passaggio, ogni decisione presa in quei tre giorni: vuole sapere soprattutto perché un uomo in quelle condizioni era in cella da solo e senza controlli.
- Orvieto (Pg). “Io non sono qui”, il carcere raccontato senza filtri
- Milano. “Abbracci in Libertà”, il linguaggio della bellezza per difendere la genitorialità in carcere
- Parole contro il carcere. Una raccolta di scritti delle detenute a Torino
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- Il diritto dei figli: 20 anni di affidamento condiviso tra luci e ombre











