di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2026
A metà strada tra il saggio e la narrativa d’inchiesta, “Il silenzio dentro”, Swanbook Edizioni, è esempio di “giornalismo costruttivo”. I sorrisi timidi di chi cerca un contatto per raccontarsi, i lineamenti spigolosi di chi, invece, vuole evitare ogni connessione con chi arriva da fuori, abbassando gli occhi. Eppoi quel mondo e la malinconia di chi, la sera resta chiuso nelle celle tra sbarre e portoni di ferro, e deve fare i conti con il mondo di dentro. Quello del carcere, fatto di riti, silenzi e urla, speranze e sogni infranti. Cadute ma anche riprese e riscatto tra solidarietà e voglia di vivere una nuova vita. Un mondo complesso, dentro e fuori, che Francesca Ghezzani racconta nel suo libro “Il silenzio dentro - Quando raccontare diventa un atto di giustizia”, Swanbook Edizioni, 286 pagine 16 euro.
di Elisa Giordano
La Stampa, 21 gennaio 2026
Non c’è un momento preciso in cui la violenza entra in scena. È già presente, prima ancora che ce ne accorgiamo: in una canzone che accompagna distrattamente una giornata qualunque, in una serie televisiva consumata senza particolare attenzione, in parole pronunciate con leggerezza e subito dimenticate. Nulla di clamoroso, nulla di apertamente trasgressivo. Eppure, nella somma di questi dettagli minimi, prende forma un paesaggio culturale in cui il limite si dissolve lentamente. È in questo spazio che la violenza esercita oggi il suo fascino più persistente, come linguaggio semplificato capace di ridurre la complessità del reale a rapporti di forza immediati. In un mondo competitivo, promette chiarezza, identità, rapidità, riconoscimento. Offre risposte veloci là dove il percorso appare lungo, incerto, frustrante o precluso. Appare come una scorciatoia simbolica e non come un’anomalia.
di Ferruccio de Bortoli
Corriere della Sera, 21 gennaio 2026
È successo in un grande istituto alla periferia di Milano. Cosa è necessario fare per aumentare la sicurezza? Dirigenti scolastici e docenti sono caricati di responsabilità che comunità e famiglie faticano a reggere. L’eco di quello che è accaduto a La Spezia, e non solo, continua a scuotere la vita quotidiana degli istituti scolastici. Molti gli interrogativi su che cosa sia necessario fare per aumentare la sicurezza, che è il principale bene pubblico, a maggior ragione per chi studia. Il governo sta per varare, non senza polemiche, i provvedimenti attesi. Infinite le discussioni negli intervalli tra una lezione e l’altra. Scambi di idee (e preoccupazioni) perennemente in bilico fra maggiore severità e necessità di comprendere meglio i disagi personali e collettivi.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 21 gennaio 2026
“Non sono l’unica misura, ma funzionano come deterrente”. La dirigente dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, 53 anni di cui 30 nella scuola, ha chiesto al prefetto un piano di controlli a scuola: “Il coltellino nello zaino? Molto più diffuso di quello che pensiamo”. Non fu facile per lei. Era l’inizio dell’anno scolastico di tre anni fa, era appena arrivata come dirigente scolastica all’istituto Marie Curie di Ponticelli, e nel giro di pochi giorni si trovò immischiata in un caso piuttosto complicato. Un gruppetto di ragazzi, all’uscita dalla palestra, coinvolto in un episodio con coltellino. “Non potevo semplicemente sanzionare e punire.
di Riccardo Piroddi
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
Negli ultimi anni, il termine maranza è entrato stabilmente nel lessico pubblico italiano. Nato come etichetta gergale, legata a contesti locali e a dinamiche giovanili specifiche, è stato progressivamente caricato di significati sociali e politici, fino a trasformarsi in una scorciatoia linguistica utile a indicare un presunto problema di ordine pubblico. In questo passaggio, tutt’altro che neutro, una parola informale è diventata una categoria interpretativa, capace di orientare il dibattito pubblico e di influenzare le risposte istituzionali. Con maranza si finisce, così, per descrivere gruppi di giovani, spesso provenienti da contesti migratori o da famiglie di seconda generazione, associandoli in modo quasi automatico a comportamenti ritenuti aggressivi, incivili o criminali.
Il Manifesto, 21 gennaio 2026
In attesa dei dl e ddl sicurezza, dal Viminale parte un’altra stretta sui migranti irregolari. Con una circolare inviata ieri a questure e prefetture, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato le forze di polizia a porre massima attenzione sui rimpatri dei cittadini stranieri ritenuti pericolosi disponendone “senza indugio” il trattenimento nei Cpr. Vanno dunque destinate tutte le risorse necessarie sia al trasferimento in queste strutture, a qualsiasi distanza si trovino, sia alla loro manutenzione, in modo da contare sul maggior numero di posti possibile. In caso di danneggiamenti gli stranieri non andranno liberati, ma rinchiusi altrove (spesso in carcere, come del resto già avviene).
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 21 gennaio 2026
Negli Stati Uniti, agli inizi del secolo scorso, quelli che giravano con gli stiletti in tasca erano gli immigrati italiani. Uno stereotipo. Non commettiamo lo stesso errore. “Il coltello con cui taglia il pane lo usa indifferentemente per tagliare l’orecchio o il dito a un altro dago. La vista del sangue gli è tanto comune come la vista del cibo che mangia”. Il sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini, che a “Otto e mezzo” ha buttato lì l’infelice accusa dopo l’orrendo omicidio di Aba Youssef da parte di Zouhair Atif (“Siamo una città con 20 mila stranieri su quasi 100 mila abitanti. Tutti lavorano, anche se vengono da mondi diversi. Ma è chiaro che l’uso dei coltelli arriva solo in certe etnie”) non ha letto “Strangers in the Land: Patterns of American Nativism” di John Higham. Lo storico, scrivendo di stereotipi sull’uso del coltello tra gli immigrati in America, parlava dei nostri nonni. Erano loro, per i razzisti Wasp (White Anglo-Saxon Protestants), i “dagoes”.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 21 gennaio 2026
La proposta del capogruppo Romeo sarà adottata come testo base. Contrari Pd, M5s e Avs. A favore Iv e Azione. Tra i dem ancora tensione con Delrio. Domani la riunione dei senatori. Mentre il Pd cerca una faticosa mediazione sul disegno di legge contro l’antisemitismo (prevista per domani la riunione del gruppo in Senato), la destra accelera. E già oggi è intenzionata ad adottare in commissione Affari costituzionali il ddl della Lega, a prima firma del capogruppo Romeo, come testo base.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 21 gennaio 2026
“Il linguaggio della guerra sostituisce la deliberazione democratica con una logica di eccezione e normalizza pratiche incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani. Quando la guerra diventa normalizzata, le violazioni dei diritti diventano invisibili”. La società civile, latinoamericana e mondiale, con una dichiarazione sottoscritta da decine di reti e associazioni, si oppone alla politica neocoloniale di Trump condotta in nome della war on drugs. Lo fa portando diverse ragioni, tra cui la violazione dei diritti umani che, già storicamente minati dalla guerra alla droga, trova nella guerra di aggressione agli stati la sua aggravante.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
Parla l’avvocata e attivista per i diritti umani che dopo giorni di blackout digitale racconta la situazione del suo Paese dopo lo scoppio della rivoluzione. “La vita è crollata davanti ai nostri occhi, siamo una nazione sotto sequestro”. L’account di Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana e storica attivista per i diritti umani, torna attivo dopo giorni di silenzio. E la sua non è una voce qualunque. Il regime le ha dichiarato guerra per aver difeso le ragazze di via della Rivoluzione che nel 2017 sfidarono pubblicamente l’obbligo del velo e per aver denunciato, anche in solitudine, la pena di morte davanti ai tribunali. Un corpo esile che negli anni ha rappresentato milioni di persone, pagando più volte con il carcere il prezzo della propria battaglia.
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