di Rosa Cambara
conmagazine.it, 20 gennaio 2026
Nel silenzio di una stanza luminosa, forme e colori iniziano a intrecciarsi. Non si tratta solo di disegno, ma di ascolto. Torna il laboratorio di mandala promosso dalla Cooperativa sociale Il Sorriso grazie al progetto “Sprigiona il tuo cuore”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nelle sedi di Siracusa e Vittoria (provincia di Ragusa). Protagoniste sono le figlie di persone detenute o in misura alternativa alla detenzione, adolescenti che vivono quotidianamente l’assenza di un genitore, spesso accompagnata da un carico emotivo difficile da esprimere. A loro è stato dedicato uno spazio sicuro, creativo e libero, dove poter ritrovare un equilibrio interiore e un senso di appartenenza. Dopo un primo ciclo di incontri d’estate, il laboratorio è ripreso a ottobre per partecipanti dai 6 ai 12 anni e dai 13 ai 17 anni.
di Elena Filini
Confidenze, 20 gennaio 2026
Il penitenziario femminile della Giudecca, a Venezia, diventa luogo di riscatto: arte, lavoro e relazioni ricuciono il tempo dell’attesa e aprono strade concrete verso una seconda possibilità di futuro. Vite in attesa. Che imparano a dare valore al tempo per poter un giorno volare. Alla Giudecca, isola nell’isola, vivono le detenute del carcere femminile di Venezia in un contatto stretto e inclusivo con la città. Forse per questo nel 2024 Papa Francesco ha voluto aprire la casa di detenzione alla Biennale d’arte. Era la prima volta ed è stato un percorso emozionante: le opere di Claire Fontaine e Maurizio Cattelan che dialogavano con gli spazi della prigione, le detenute a fare da guide. È stata anche una grande occasione per la “factory veneziana” (così la chiamano in Laguna) di raccontare se stessa senza pregiudizi.
manfredonianews.it, 20 gennaio 2026
Ideato e realizzato da Daniela d’Elia, con il sostegno di Inner Wheel, coinvolgerà un gruppo di donne ristrette. In programma una mostra-evento. Prenderà il via nei prossimi giorni, presso la sezione femminile del carcere di Foggia, il progetto “Ritagli di Libertà - Ricucire il Futuro con Creatività”, ideato da Daniela d’Elia e promosso con il sostegno di Inner Wheel, che ha fortemente voluto e sostenuto l’iniziativa sotto la guida della sua presidente, Silvana Carrozzino. Il progetto nasce dalla convinzione che anche il carcere possa diventare uno spazio di trasformazione, capace di generare senso, bellezza e nuove prospettive, se attraversato da percorsi che mettono al centro la persona. Attraverso il cucito creativo, le donne detenute saranno accompagnate in un cammino di espressione e rielaborazione della propria storia, in cui ago e filo diventeranno strumenti simbolici di ricostruzione, pazienza e rinascita.
Gazzetta della Spezia, 20 gennaio 2026
Un incontro per trovare risposte concrete. Giovedì 22 gennaio, alle ore 15.30, presso il Centro Civico Nord sito in Largo Vivaldi, quartiere di Fossitermi, si svolgerà un incontro sulla partecipazione della Comunità esterna all’opera rieducativa, come previsto dall’art. 17 della legge 354\75. “Sarà un utile momento di confronto - afferma Agostino Codispoti, Garante delle persone private della libertà del Comune della Spezia - - per analizzare i risultati ottenuti, le difficoltà incontrate e le proposte per un maggiore ed efficace coinvolgimento della cittadinanza.
garantedetenutilazio.it, 20 gennaio 2026
Le vite delle persone recluse raccontate attraverso foto, racconti e un documentario. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, mercoledì 14 gennaio è intervenuto alla presentazione della mostra “Un mondo alla rovescia”, progetto dedicato alla quotidianità ed alle storie vissute a Rebibbia nuovo complesso, a cura della piattaforma editoriale Hyperlocal. Avviata già a dicembre in occasione del Giubileo dei detenuti e sviluppata esternamente al carcere nel quartiere di Rebibbia, anche con talk e approfondimenti, i pannelli con foto e racconti sono stati adesso installati nel cortile principale del carcere, accanto alla chiesa.
di Paolo Becchi
Il Sole 24 Ore, 20 gennaio 2026
La sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2025 sulla legge della Regione Toscana, con la quale si disciplina il suicidio medicalmente assistito, è un vero capolavoro al contrario. Del resto, i “custodi della Costituzione” hanno ben poco da custodire su questi temi: cosa volete che i Padri costituenti potessero immaginarsi di tematiche attuali come la fecondazione medicalmente assistita o il suicidio medicalmente assistito? E allora ecco che i giudici delle leggi, hanno deciso loro di fare leggi o di smontare quelle esistenti, come nel caso della fecondazione assistita, dove il legislatore la legge l’aveva fatta e, sentenza dopo sentenza, i giudici ne hanno fatto un’altra.
di Danilo Paolini
Avvenire, 20 gennaio 2026
Nel 2026 si muore tra i banchi di un liceo sotto colpi di lama sferrati da uno come te, un ragazzo di 19 anni. Si muore a scuola o nelle vie della movida, esattamente come due o tre secoli fa nelle bettole malfamate di Roma o nei campi della Sicilia rurale ai tempi della mafia delle origini. Ogni epoca ha la sua barbarie, la sua violenza insensata portata al massimo dell’intensità. Muoiono ragazzi ammazzati da altri ragazzi, come nel ‘77 e dintorni. Loro li ricordiamo ancora, vengono commemorati - in genere con la dovuta consapevolezza dei torti fatti e subiti - dai compagni e camerati che sopravvissero a quegli anni folli, pesanti come le spranghe e le chiavi inglesi che spaccavano teste e ossa. Vengono esaltati anche dalle braccia tese e dai pugni chiusi di chi allora non era nemmeno nato, non sa niente di quel sangue, di quel terrore, non può ricordare quelle madri piegate sotto il peso di un dolore invincibile. Eroi, li chiamano. Non lo erano.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 20 gennaio 2026
Se la repressione è sbagliata, e prima ancora inefficace, l’educazione e il suo linguaggio del limite sono invece indispensabili. I ragazzi lo cercano, a scuola in primo luogo: lì, infatti, rovesciano aspettative e rabbia. È lì che dovremmo guardare anche noi: capire che le sfide che ha oggi non sono paragonabili a quelle di ieri - dato il vuoto intorno - investire seriamente per metterla nelle condizioni di fare in fondo la sua parte.
di Nadia Urbinati
Il Domani, 20 gennaio 2026
Negli Stati Uniti, dove a pesare è la forte diffusione delle armi da fuoco, sono presenti nel 10 per cento delle high schools e scende a circa il 7 per cento nelle middle schools. In Italia l’idea del ministro Valditara ha diviso i presidi, con molti dirigenti scolastici che la considerano una proposta “sbagliata e fallimentare”. Introdurre i metal detector davanti alle scuole per rafforzare la sicurezza negli istituti. La misura proposta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dopo l’accoltellamento del 18enne Abanoud Youssef, ferito a morte per mano di un compagno in una scuola di La Spezia, ha acceso la discussione sul modo in cui lo stato dovrebbe affrontare il problema della violenza giovanile. La misura, ha specificato Valditara, riguarderebbe solo le aree “disagiate e di maggior emarginazione” e non prevederebbe l’uso dei varchi a portale mobili (quelli da attraversare negli aeroporti), ma l’utilizzo delle “bacchette” portatili.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 20 gennaio 2026
Le idee del ministro Valditara su “l’emergenza giovani”. Che i metal detector non siano la soluzione lo hanno ribadito per primi i compagni di scuola di Abanoub Youssef, il ragazzo morto in classe a causa delle coltellate inferte da un coetaneo. Ieri mattina si sono riuniti davanti all’Istituto Einaudi Chiodo di La Spezia per manifestare disperazione e rabbia. “La scuola è complice”, “Vogliamo giustizia per Aba”, c’era scritto sui cartelli. Per gli studenti ci sarebbe stata una sottovalutazione dei problemi dell’accoltellatore. Man mano sono arrivate le altre scuole della città e il presidio si è trasformato in un corteo spontaneo (al quale si è unito anche il padre di Abanoub), terminato poi sotto la sede del comune de La Spezia in dissenso verso il sindaco. Il primo cittadino spezzino, Pierluigi Peracchini, subito dopo il delitto, aveva dichiarato: “L’uso dei coltelli arriva solo da certe etnie”, rifiutandosi di proclamare il lutto cittadino, salvo ripensarci dopo il “suggerimento” del ministro dell’Istruzione (e merito), Giuseppe Valditara.
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