di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 19 gennaio 2026
“È forse la maggiore conquista dal dopoguerra, non ci si rende conto dei disastri prodotti dalla sua demolizione che vede Israele e l’America di Trump in prima linea. Purtroppo la sinistra europea non l’ha difeso”. Un mondo in fiamme, dove la prepotenza armata sta cancellando il diritto internazionale e ogni barlume di umanità. L’Unità ne discute Anna Foa, una grande intellettuale, una voce libera, coraggiosa, coscienza critica della diaspora ebraica. Si spiega così lo straordinario successo del suo ultimo libro “Il suicidio d’Israele” (Laterza).
di Anna Maria Brogi
Avvenire, 19 gennaio 2026
La repressione non ama i giornalisti, ed è per questo che sono spesso tenuti lontani dai fronti di conflitto. Ma nel blackout informativo il rischio è l’indifferenza verso la sofferenza dei popoli. Ci chiamavano “gatekeeper”, guardiani del cancello. Quando spettava ai giornalisti filtrare i fatti e vagliare gli eventi per far depositare le notizie. Come cercatori nei fiumi auriferi del Klondike all’epoca della corsa all’oro. Oggi, in contesti tra i più critici dello scenario internazionale, ai cercatori è precluso l’ingresso. Il vaglio è arrugginito, il cancello blindato. E non in senso metaforico. La barriera metallica che sigilla la Striscia di Gaza non si è mai aperta alla stampa straniera in due anni di guerra.
ilpost.it, 19 gennaio 2026
Dal 2002 nel famigerato carcere di massima sicurezza gestito dagli Stati Uniti sono passati quasi 800 detenuti: 15 sono ancora lì. Nel 2026 il carcere di Guantánamo entra nel suo venticinquesimo anno di attività: i primi prigionieri arrivarono l’11 gennaio del 2002, ammanettati e nelle tipiche uniformi arancioni. Erano passati solo quattro mesi dagli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti avevano invaso da poco l’Afghanistan ed era appena iniziata la cosiddetta guerra al terrore, che continuò per i successivi vent’anni. Dal carcere sono passati più di 780 detenuti, arrestati in vari paesi (soprattutto Pakistan e Afghanistan) perché sospettati di essere legati ad al Qaida, l’organizzazione terroristica che organizzò gli attentati del 2001 contro New York e Washington. Ora l’amministrazione Trump vorrebbe trasformare la base in cui si trova il carcere in un enorme centro di detenzione per migranti, un progetto con molti ostacoli sia pratici sia legali.
di Domenico Quirico
La Stampa, 19 gennaio 2026
Sembrano vispi, più che mai scalpitanti e ne hanno ragione. Avanzano. Verso l’Eufrate, verso Raqqa, la città perduta del Grande Califfato certo non millenario. La grande diga sul fiume dove è nato il mondo è già nelle loro mani, i curdi mollano la presa villaggio dopo villaggio, hanno fatto saltare i ponti sul fiume per rallentarne l’avanzata… Inutilmente. Raqqa è caduta. In Siria la guerra non è mai finita, la guerra è la forma compiuta della modernità. Bisogna averli visti negli anni della guerra civile, negli anni feroci del jihad, questi combattenti duri, brutali, entusiasti, fuori di testa. I ragazzi di al-Nusra, di al-Sham, gli scampati dell’Isis con i loro spettacoli da beccheria: adesso sono l’esercito dell’Emirato siriano nuovo fiammante. Bisogna averli visti ammazzare con il coltello, all’arma bianca con quella aria di lieta ferocia che caratterizza gli assassini più incalliti. Sono loro, sempre gli stessi, non sono cambiati. Qui non vivacchiano miserabili ideologie, vincono solo implacabili teologie totalitarie. Ridono soddisfatti gli assassini di Allah sui carri armati, i pick-up, le moto dei commando, fanno cenni di vittoria ai passanti e ai vecchi contadini che su trattori paleolitici lavorano nei campi. Perché la guerra è sempre lì ma bisogna pur seminare e forse poi se dio vorrà raccogliere.
di Danilo Lupo
Il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2026
A L’Aquila, Lecce e Rovigo tre inaugurazioni in pompa magna: ma sono strutture aperte senza agibilità e manca il personale adatto. Tre inaugurazioni in cinque mesi, il 5 agosto a L’Aquila, il 20 novembre a Lecce, l’8 gennaio a Rovigo. Il taglio del nastro delle carceri minorili sembra diventato lo sport preferito del sottosegretario alla Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. A parole, una risposta del ministro Nordio al sovraffollamento dovuto al decreto Caivano, che ha quasi raddoppiato i ragazzini in carcere: i dati elaborati da Antigone parlano di 611 detenuti nel 2025, quasi il doppio dei 381 alla fine del 2022. Nei fatti però la risposta resta sulla carta, visto che gli istituti aperti da Ostellari presentano enormi falle.
di Simona Musco
Il Dubbio, 18 gennaio 2026
Dopo l’omicidio del giovane studente, la Lega invoca nuove strette penali mentre Fratelli d’Italia frena sugli allarmismi. Il pacchetto sicurezza di Piantedosi diventa terreno di scontro politico e rischio per diritti e garanzie. Poche idee, ma confuse. Il tema della sicurezza, nel governo, sembra spaccare le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega. Col partito della premier per nulla propenso a parlare di un’emergenza sicurezza e il Carroccio pronto a rilasciare alle agenzie dichiarazioni allarmistiche, di fatto giustificando la bontà delle nuove proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Proposte che riducono le garanzie dello Stato di diritto, puntando tutto sulla repressione, soprattutto dei soggetti più deboli della società: minori e migranti.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 18 gennaio 2026
L’omicidio di La Spezia, con la tragica morte dello studente Youssef Zaki, accoltellato da un coetaneo compagno di classe, si connota come una profezia che si auto-adempie, dove le conseguenze giustificano i presupposti. L’omicidio di La Spezia, con la tragica morte dello studente Youssef Zaki, accoltellato da un coetaneo compagno di classe, si connota come una profezia che si auto-adempie, dove le conseguenze giustificano i presupposti. Un lustro passato a criminalizzare i minori e i giovani, a produrre e mettere in circolazione allarme sociale, a promulgare leggi repressive, l’ultima delle quali, il cosiddetto decreto anti-maranza, sembra ricevere conferma dalla tragedia avvenuta l’altro ieri nella città ligure.
di Marco Boato
L’Unità, 18 gennaio 2026
Nella prossima primavera del 2026, forse il 22-23 marzo, come finora deciso, o forse oltre (essendo state raggiunte le 500.000 firme anche per la richiesta di iniziativa popolare) si celebrerà il referendum sulla riforma costituzionale introdotta con la legge intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Come prevede l’art.138 della Costituzione, la legge costituzionale ha dovuto essere approvata in duplice lettura dalla Camera e dal Senato, ottenendo obbligatoriamente la maggioranza assoluta dei componenti (non dei soli votanti) nella seconda votazione di ciascun ramo del Parlamento. Questo è avvenuto il 18 settembre 2025 alla Camera e poi il 30 ottobre 2025 al Senato.
di Salvatore Curreri
L’Unità, 18 gennaio 2026
Per i contrari alla riforma il Csm è e deve rimanere un organo in cui i magistrati eletti devono rappresentare le “correnti” ideologiche e culturali di fatto presenti nell’Anm e che hanno trasformato tale associazione - un unicum nel panorama comparato - “da movimento a carattere prevalentemente sindacale in movimento anche politico” (Pizzorusso). Per Costituzione (artt. 105.1 e 107.1), il Csm non è un organo di rappresentanza politica dei magistrati ma di “alta amministrazione” perché chiamato ad esercitare autonomamente specifiche funzioni che, memori della esperienza fascista, si sono volute sottrarre alla competenza del ministro della Giustizia affinché tramite esse i giudici non fossero condizionati nell’esercizio delle loro funzioni.
di Ruggiero Montenegro
Il Foglio, 18 gennaio 2026
L’ex ministro Pd spiega le ragioni della sua scelta: “Nessuno vuole sottomettere i magistrati. Con la riforma aumenta la certezza della pena, il paese sarà più sicuro. Il sorteggio del Csm? Aiuterà a rompere il correntismo”. L’appello a destra e sinistra: “Si discuta aspramente, ma non si arrivi alla rottura totale”. “Ritengo che questa riforma sia un passo in avanti, che rende l’Italia più moderna, più europea e anche più sicura. Permetterà di rompere il potere del correntismo. Per questo voterò sì al referendum sulla giustizia”.
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). Tragedia nel carcere: detenuto si toglie la vita
- Viterbo. “Il sovraffollamento resta una priorità da affrontare”
- Torino. Denunciò in una intervista le difficili condizioni delle carceri, agente sospeso per sei mesi
- Roma. Come vivono i detenuti a Rebibbia? “Qui combatti contro il tuo carattere”
- Bologna. All’Ipm criticità strutturali e carenze di organico mettono a rischio detenuti e agenti











