di Elisa Barresi
ilreggino.it, 17 gennaio 2026
Con Giovanna Francesca Russo, Garante regionale della Calabria e neo Coordinatrice nazionale dei Garanti regionali passando dalla tutela dei diritti alla sicurezza collettiva, passando per sanità penitenziaria, standard minimi e buone pratiche. La nomina di Giovanna Francesca Russo a Coordinatrice nazionale del forum dei Garanti regionali segna un passaggio significativo nel sistema delle garanzie per le persone private della libertà. Avvocato, Garante regionale della Calabria, Russo porta al livello nazionale un metodo basato su ascolto, misurazione e responsabilità istituzionale. In questa intervista affronta i nodi centrali del sistema penitenziario: il rapporto tra diritti e sicurezza, la sanità, la riorganizzazione e il valore delle buone pratiche come leva di cambiamento.
di Paola Ferrari*
Il Piccolo, 17 gennaio 2026
Le recenti decisioni che riguardano il sistema carcerario alessandrino sollevano interrogativi profondi che non possono essere ridotti a una questione tecnica o di mera sicurezza. In particolare, la trasformazione del carcere di San Michele in istituto destinato ad accogliere detenuti sottoposti al regime di 41 bis. Sono scelte che toccano il rapporto tra Stato e territorio, tra legalità e coesione sociale, tra il dovere di reprimere il crimine e quello, altrettanto costituzionale, di tutelare la dignità della persona. Un equilibrio delicato, che richiede visione e responsabilità condivisa. La sicurezza viene riconosciuta come un bene comune indispensabile. Ma non può essere costruita attraverso decisioni calate dall’alto, prive di un confronto reale con le istituzioni locali. Ovvero con la Prefettura, il Comune, i servizi sanitari e sociali e la rete di associazioni che da anni opera dentro e fuori le carceri.
di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 17 gennaio 2026
Il Garante delle persone private della libertà del Lazio, Stefano Anastasia, in visita alla Casa circondariale di Civitavecchia. Sovraffollamento al 175% Criticità su sovraffollamento e carenze di personale. Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasia, ha svolto il 15 gennaio una visita di monitoraggio alla Casa circondariale di Civitavecchia. Con lui anche Corrado Lancia, Garante comunale di Civitavecchia, primo nominato dall’amministrazione cittadina dopo l’istituzione recente di questa figura di garanzia a livello locale. La delegazione è stata accompagnata dalla direttrice dell’istituto Anna Angeletti, responsabile della gestione del carcere, insieme ai funzionari dell’area sicurezza e di quella educativa. Durante la visita, i Garanti hanno potuto osservare direttamente le condizioni di vita all’interno della struttura.
di Luca Barbari*
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
Il Consiglio comunale di Modena aveva deciso: la seduta del 15 gennaio si sarebbe tenuta nella Casa Circondariale S. Anna, per ascoltare la Relazione annuale della Garante dei detenuti, professoressa Giovanna Laura De Fazio. Da mesi era arrivata l’autorizzazione della Direzione dell’istituto di pena. Ma nella giornata del 13 gennaio, appena 36 ore prima, il Dap ha comunicato il suo diniego, senza spiegarne i motivi. È una decisione grave e un segnale chiarissimo: si vuole che il carcere rimanga un luogo chiuso, impermeabile. La città non deve avervi accesso.
di Claudio Bottan
L’Osservatore Romano, 17 gennaio 2026
La sartoria della Cooperativa sociale Al Revés di Palermo, un progetto di inclusione “trasversale”. “Il bene comune siamo noi”. È il mantra di Rosalba Romano, che di mestiere farebbe l’assistente Sociale Specialista presso il Dipartimento Giustizia Minorile di Palermo, ma per passione dedica ogni minuto del suo tempo libero ad un progetto di inclusione “trasversale”. Le sue esternazioni le ritroviamo spesso stampate su t-shirt e borse che fanno l’occhiolino dalle vetrine di Sartoria Sociale. “Siamo tutti ex di qualcosa” e “No War” sono il biglietto da visita del laboratorio sorto in un bene confiscato alla mafia, non a caso a pochi passi dal carcere minorile Malaspina.
cataniatoday.it, 17 gennaio 2026
È tempo di tracciare bilanci, valutare le ricadute concrete sul territorio e fornire prospettive per il progetto “Senza Catene”, un’opera segno del Giubileo 2025 dell’Arcidiocesi di Catania interamente dedicata al recupero e al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Caritas e il Servizio di Pastorale Carceraria dell’Arcidiocesi, si è concentrata sull’attivazione di una rete capillare di sostegno e sull’avvio di percorsi lavorativi concreti per le persone detenute ed ex detenute, offrendo loro una reale opportunità di riscatto e di ritorno dignitoso nella società. “Senza Catene” ha beneficiato di una raccolta di fondi destinata a intervenire su esigenze concrete come lavoro e studio: oltre 50mila euro da parrocchie, scuole, associazioni confederali, aziende, confraternite, associazioni agatine, club service, privati cittadini e organismi diocesani. Un impegno condiviso e diffuso che ha determinato risultati e altri ne farà emergere nell’anno in corso.
di Annalisa Picardi
unitedworldproject.org, 17 gennaio 2026
Nel carcere di Casal del Marmo (Roma), Pastificio Futuro è un progetto di produzione di pasta che offre formazione tecnica e impiego reale ai giovani detenuti. Un’iniziativa di economia sociale che vede nella gastronomia artigianale un percorso di reinserimento. Un muro può dividere, proteggere, nascondere. Ma può anche diventare una soglia. Casal del Marmo, carcere minorile. Dal novembre 2025 il muro di cinta dell’istituto penitenziario minorile racconta una storia diversa. Lì dove per anni il grigio del cemento segnava un confine netto, ora si apre un lungo murale fatto di colore, simboli e futuro. È il murale del Pastificio Futuro, un progetto che intreccia lavoro, arte e accompagnamento umano per offrire una seconda possibilità a giovani che hanno conosciuto il carcere.
csvbrindisilecce.it, 17 gennaio 2026
A San Michele Salentino due giorni di confronto con garanti, istituzioni e associazioni del Terzo Settore per rafforzare il sistema di tutela dei detenuti e valorizzare percorsi di reinserimento sociale e professionale. Nel cuore di San Michele Salentino, negli spazi del Salone Lerna - la100lab, si terrà, il 19 e 20 gennaio, una significativa tavola rotonda dedicata ai diritti dei detenuti. Un incontro che vedrà la presenza congiunta di garanti territoriali, rappresentanti del sistema penitenziario, cooperative, associazioni e realtà del terzo settore impegnate nel reinserimento dei detenuti nella società. La giornata inaugurale sarà il 19 gennaio alle ore 17:00 nella quale interverranno figure istituzionali come Piero Rossi, Luigi Pannarale, Maria Mancarella, Valentina Farina, Pierpaolo D’Andria, Carlo Martello, Carmelo Rollo e Leonardo Palmisano.
di Matteo Lancini*
La Stampa, 17 gennaio 2026
Questo non è un conflitto generazionale: l’aggressività è contro se stessi o contro i propri coetanei. La violenza giovanile odierna non è quasi mai l’espressione di un conflitto generazionale. Nonostante l’evidente disinteresse adulto nei riguardi del presente e del futuro dei più giovani, il gesto violento è sempre più spesso rivolto contro se stessi o contro i coetanei. Anche la consapevolezza delle ineguaglianze sociali di chi cresce ai margini e nelle periferie non si traduce frequentemente in impegno politico, in richiesta di maggiore eguaglianza, in movimento collettivo che lotta per il riconoscimento dei propri diritti. Il conflitto generazionale è ai minimi termini. Se la trasgressione e l’opposizione non sono più la cifra distintiva dell’adolescenza odierna, allora sarà un problema educativo.
di Marica Fantauzzi
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La stretta repressiva in atto sta cancellando un modello che aveva messo al centro i ragazzi. Parla Francesca Mosiello, psicologa e mediatrice penale. Francesca Mosiello ha 23 anni quando per la prima volta varca la soglia dell’Istituto penale per minorenni di Casal Marmo. Era il 2003 e lei era una tirocinante in psicologia. È una delle prime cose che racconta, anche oggi, quando entra in Istituto. Tra i fatti che incuriosiscono di più i giovani detenuti che la ascoltano ce n’è uno, che oggi appare inverosimile: all’epoca, le ragazze e i ragazzi condividevano gli spazi detentivi comuni e la divisione tra i sessi nelle attività, ora considerata un paradigma della detenzione (anche) minorile, non era prevista.
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