di Cesare Burdese*
L’Unità, 17 gennaio 2026
Lo stigma che accomuna le carceri del nostro Paese, ancora una volta si è manifestato nelle sezioni di Alta Sicurezza della Casa di Reclusione Opera di Milano, a seguito della visita di Nessuno tocchi Caino, lo scorso 22 dicembre. Le condizioni materiali di detenzione riscontrate delineano un quadro di isolamento e disumanizzazione incostituzionale, in violazione dei diritti fondamentali degli ergastolani reclusi.
L’Opinione, 17 gennaio 2026
“Almeno 1.000 militari a presidio delle carceri italiane con servizi mirati di controllo, pattugliamento e sorveglianza”: è la proposta avanzata da Aldo Di Giacomo, segretario del Fsa-Cnpp-Spp (Sindacato polizia penitenziaria), con l’obiettivo dichiarato di “ristabilire legalità nei penitenziari e tutelare il personale”. Secondo il sindacato, le prime due settimane del nuovo anno hanno già confermato un quadro allarmante, in linea con il “copione” del 2025 e anzi ulteriormente aggravato. I tentativi, riusciti o sventati, di introdurre dall’esterno droga, telefoni cellulari e persino armi rudimentali si susseguono con preoccupante regolarità. L’ultimo episodio segnalato riguarda un lancio di pacco all’Itm di Roma, ma i casi più frequenti restano quelli legati all’uso dei droni, ormai impiegati per trasportare di tutto all’interno degli istituti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
Poche idee, ma confuse. Il tema della sicurezza, nel governo, sembra spaccare le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega. Col partito della premier per nulla propenso a parlare di un’emergenza sicurezza e il Carroccio pronto a rilasciare alle agenzie dichiarazioni allarmistiche, di fatto giustificando la bontà delle nuove proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Proposte che riducono le garanzie dello Stato di diritto, puntando tutto sulla repressione, soprattutto dei soggetti più deboli della società: minori e migranti. Sul fronte Fratelli d’Italia è Alberto Balboni, responsabile sicurezza del partito, a smorzare i toni: “La sicurezza per noi, come ha detto Piantedosi, resta sempre una priorità assoluta e tuttavia la situazione negli ultimi tempi non è peggiorata, è, seppur faticosamente, migliorata: i reati sono diminuiti nel 2025, 3,5% in meno. Rispetto a 10 anni fa, anche gli omicidi, ma anche tutti gli altri reati, sono diminuiti.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2026
Se passerà il nuovo pacchetto Sicurezza, il poliziotto non sarà indagato quando un fatto potenzialmente criminoso è compiuto nell’adempimento di un dovere. Nonostante anche gli ultimi numeri ci dicano che la criminalità in Italia è in calo, il governo ha annunciato un altro pacchetto sicurezza. Anzi due: il primo avrà la forma del decreto legge, dunque immediatamente operativo, mentre il secondo quella del disegno di legge, la cui discussione si potrà trascinare a livello parlamentare. È quindi evidente come non sia per combattere la criminalità che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni continua senza sosta a lavorare a norme repressive e illiberali. È piuttosto per stravolgere lo stato di diritto, nel quale non ha mai creduto, per reprimere le espressioni di dissenso, per affermare il proprio sovranismo razzista nella guerra all’immigrazione.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 17 gennaio 2026
Pressoché inevitabilmente, buona parte del nuovo pacchetto-sicurezza in gestazione riguarda l’immigrazione. La visione dell’immigrazione come minaccia per la sicurezza è un mantra ripetuto insistentemente dai megafoni del sovranismo. Si declina in vario modo, a seconda delle vere o presunte emergenze: pericolo per la sicurezza nazionale, in tempi di attacchi terroristici, criminalità urbana, quando sono le cronache a dettare l’agenda, attacco all’identità culturale, quando il dibattito si sposta sui simboli religiosi e i luoghi di culto. Già il fatto di rappresentare l’immigrazione come un problema di sicurezza, oggetto ripetutamente di norme specifiche di contrasto, si traduce in un messaggio: invita l’opinione pubblica a diffidare degli stranieri (poveri), chi li incontra in vari contesti a stare in guardia, le forze dell’ordine ad alzare la soglia di allerta. Mentre in altri paesi le norme anti-discriminatorie vietano la profilazione etnica, ossia l’intensificazione dei controlli su chi non corrisponde al tipo estetico “nazionale”, in Italia il messaggio va nella direzione opposta: occorre controllare di più, arrestare e punire chi sembra appartenere alla popolazione immigrata, compresi figli e discendenti ormai dotati di cittadinanza italiana.
di Giulia Merlo
Il Domani, 17 gennaio 2026
Il dl prevede il divieto assoluto di portare armi da taglio di dimensioni superiori ai 5 centimetri, trasformandolo da contravvenzione a reato. Orlando (Pd): “Oltre al tema della sicurezza, c’è quello di come si evita di perdere una o più generazioni spaesate”. Il nuovo Decreto Sicurezza che il Viminale porterà a fine mese in Consiglio dei ministri contiene una serie di norme che riguardano il porto di armi da taglio ed è stato subito rivendicato dal vicepremier Matteo Salvini come necessario: “Al lavoro per misure ancora più restrittive e tolleranza zero”. Il dl prevede misure molto severe contro i minorenni: se vengono fermati e trovati con un coltello le forze dell’ordine potranno decidere per “l’arresto facoltativo in flagranza”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La condanna dell’Italia per la morte di Riccardo Magherini potrebbe non restare un caso isolato. La Corte europea dei diritti dell’uomo sta esaminando un altro ricorso molto simile: quello della famiglia di Vincenzo Sapia, morto a 29 anni il 24 maggio 2014 a Mirto Crosia, in provincia di Cosenza, dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri. La storia di Vincenzo ricorda da vicino quella di Riccardo. Anche lui soffriva di disturbi schizo-affettivi ed era seguito dal Centro di Igiene mentale di Rossano Calabro. Anche la sua morte avvenne nello stesso 2014.
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
La Corte costituzionale chiarisce che il giudice penale può decidere sugli effetti civili anche quando il reato è estinto per prescrizione, senza rinvio al giudice civile. Non viola la presunzione di innocenza il comma 1 dell’articolo 578 del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che, quando nei confronti dell’imputato è stata pronunciata condanna alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, il giudice penale di appello, nel dichiarare estinto il reato per prescrizione, decide sull’impugnazione ai soli effetti civili, e non prevede, invece, che esso, analogamente a quanto previsto dal comma 1-bis dello stesso articolo 578, rinvii per le questioni civili al giudice civile di pari grado.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 gennaio 2026
Il progetto del governo “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. “Carceri esclusivamente dedicate alla reclusione dei detenuti in 41 bis e gestite unicamente dai reparti specializzati del Gom (Gruppo operativo mobile)”. È il progetto del governo - già in via di realizzazione - ideato e voluto in particolare dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove con l’obiettivo di rivoluzionare il sistema penitenziario di massima sicurezza “per rispondere a nuove esigenze di ordine pubblico e obblighi costituzionali”. Questa, almeno, è la motivazione con la quale il numero due di Via Arenula ha illustrato alla Conferenza Stato-Regioni, il 18 dicembre scorso, il suo programma di trasferire e concentrare in sole 7 carceri, tre delle quali si trovano in Sardegna, le oltre 750 persone attualmente detenute in 41-bis nei padiglioni a loro dedicati di 12 penitenziari dislocati in tutto il Paese.
L’Unione Sarda, 17 gennaio 2026
Fuori il verbale della conferenza Stato-Regioni, le perplessità dell’assessora Laconi: “L’Isola, finora mai coinvolta, non può sopportare un carico simile”. Le perplessità dell’assessora alla Protezione civile Rosanna Laconi, in rappresentanza della Regione, e la replica del sottosegretario Andrea Delmastro. Fuori il verbale della seduta del 18 dicembre della conferenza Stato-Regioni sull’ipotesi dei detenuti al 41 bis in Sardegna: “Capisco la necessità di garantire ai 41 bis quelle che sono le condizioni, naturalmente, necessarie per un’accoglienza adeguata, come tutti gli altri carcerati all’interno delle varie carceri italiane - è l’intervento di Laconi -. Quello che non riusciamo a capire, e noi siamo come Regione Sardegna estremamente preoccupati, è prima di tutto il problema per cui non siamo stati assolutamente coinvolti. È vero che questa è una informativa, ma le Regioni non sono state coinvolte. In particolare, la Regione Sardegna, pur avendo fatto più richieste - la Presidente mi risulta che ha fatto più richieste di incontro - non è mai stata sentita in merito”.
- Calabria. “Dignità, sicurezza, diritti: il carcere come specchio della democrazia”
- Alessandria. La trasformazione del “San Michele” in attesa dei detenuti in regime di 41 bis
- Civitavecchia (Rm). La visita del Garante: “I detenuti sono 609, su 347 posti disponibili”
- Modena. Il Dap chiude le porte al Consiglio comunale in carcere
- Palermo. Dove si riannodano i fili delle esistenze











