di Michele Arena
Il Domani, 18 gennaio 2026
La violenza che attraversa le scuole e non solo ha quasi sempre corpi maschili. E ha quasi sempre a che fare con l’incapacità di tollerare che l’altro non sia disponibile. Chi lavora con adolescenti maschi che stanno facendo il loro percorso di abbandono della propria vulnerabilità in cambio dei privilegi del patriarcato sa bene che è una fragilità che cerca di trasformarsi in dominio. La mancanza di educazione sessuo-affettiva a scuola è una responsabilità politica. Chi insegna o lavora a scuola come educatore, soprattutto nei professionali, probabilmente venerdì ha visto diventare realtà uno dei suoi peggiori incubi: un ragazzo di 18 anni è morto dopo essere stato accoltellato all’interno dell’istituto professionale Chiodo-Einaudi di La Spezia. Chi lo ha ucciso è un compagno di scuola poco più grande di lui.
di Eraldo Affinati
La Stampa, 18 gennaio 2026
Ogni quindicenne rifà la storia dell’umanità, provando sia il bene che il male. Conosco tanti ragazzi come Youssef, ucciso da Atif all’interno dell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, ecco perché ogni volta che la violenza giovanile divampa non riesco a staccarmi dagli occhi i loro volti al tempo stesso smarriti e canaglieschi, deboli e forti, timidi e tracotanti. Essi non meriterebbero le speculazioni strumentali di molta classe politica che, di fronte a questa ennesima tragedia, ultima di una lunga serie destinata purtroppo a continuare, non esita a parlare di inasprimento delle norme di sicurezza, militarizzazione delle zone a rischio, sterzata nei permessi di soggiorno.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 gennaio 2026
Renzi chiama a raccolta il centrosinistra: “Basta timidezze, la destra deve spiegare”. Pd e Conte attaccano la soluzione dei nuovi reati. E anche Parolin: “Serve l’educazione”. La sicurezza è sempre più terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, rilanciata dalla bozza del nuovo decreto Sicurezza che il ministro Matteo Piantedosi porterà “in consiglio dei ministri entro fine mese per essere approvato”, ma amplificata da due drammatici casi di cronaca che non possono essere ridotti a statistica. Il 16 gennaio, infatti, un ragazzo di 18 anni è morto in seguito a una coltellata infertagli da un compagno in una scuola superiore di La Spezia; ieri invece uno studente è stato ferito da un altro con un coltello, per fortuna in modo lieve, davanti al liceo di Sora, in provincia di Frosinone.
di Laura Cuppini
Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
“Non basta fare appello a un generico disagio dei giovani per spiegare vicende come quelle di La Spezia”. Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria infantile all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e professore di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore, lo dice senza mezzi termini: “È sbagliato medicalizzare tutto, quasi a voler giustificare qualcosa che invece non deve essere tollerato”.
Corriere della Sera, 18 gennaio 2026
Il ministro: bisogna impedire radicalmente che i giovani usino le armi. “Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector”: a dirlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in una intervista a 4 di Sera Weekend, parlando dell’accoltellamento a La Spezia di Abanoub Youssef da parte di un compagno di scuola, Atif Zouhair.
di Vincenzo Romania e Tommaso Bertazzo
Il Manifesto, 18 gennaio 2026
La storia di riscatto che l’amministrazione non ascolta: una proposta di cooperativa a proprietà indivisa per poter restare e riqualificare l’area. Baracche, degrado, criminalità. Nulla di questo sopravvive al primo sguardo al Villaggio delle Rose, alle porte sud di Milano. Qui, da oltre venticinque anni, cinquanta famiglie rom harvati vivono in case autocostruite, stabili e curate. Non si tratta di irregolari né di migranti economici, ma di cittadini italiani, discendenti di popolazioni deportate negli anni Trenta in seguito alla forzata italianizzazione dell’Istria.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 18 gennaio 2026
Manifestazione del Partito radicale a sostegno del popolo iraniano, tra simboli monarchici, volti coperti per timore di ritorsioni e richieste di aiuto alla comunità internazionale. In testa al corteo Carlo Calenda: “Oggi onoriamo chi combatte per la libertà”. Il tricolore con il leone e il sole nascente sventola sotto lo sguardo del monumento a Giuseppe Mazzini in piazzale Ugo La Malfa. Dalla folla che pian piano comincia ad assieparsi nel piazzale per la manifestazione organizzata dal partito radicale a sostegno del popolo iraniano, svettano i cartelli con i volti e i nomi dei ragazzi trucidati dalla repressione del regime. Un ragazzo tiene un cartello che ricorda le 176 vittime del volo 752 della Ukrainan International Airlines, abbattuto poco dopo il decollo dall’aeroporto di Teheran dalla Guardie della rivoluzione l’8 gennaio 2020 come rappresaglia per l’uccisione, da parte degli Stati Uniti, del generale Qasem Soleimani, avvenuta solo poche ore prima.
di Andrea Ossino
La Repubblica, 17 gennaio 2026
Il fondatore, Massimo Barra: “Un terzo della popolazione carceraria è detenuta per reati legati alla droga. Se una persona è malata, non può stare in carcere”. La certezza della pena, ma anche della speranza. È il filo conduttore che ha attraversato il convegno “I luoghi della privazione della libertà personale: detenzione e suicidi”, organizzato nella sede di Villa Maraini - Croce Rossa Italiana, insieme all’Istituto Luca Coscioni. Una sala gremita, ieri sera, tra operatori sociali, rappresentanti delle istituzioni e forze dell’ordine, per discutere di carcere, sovraffollamento e salute mentale.
di Salvatore Saggiomo*
rivistatela.it, 17 gennaio 2026
Il 2025 si chiude con una fotografia del sistema carcerario italiano ancora profondamente critica. Sebbene negli ultimi anni siano stati posti all’attenzione pubblica i temi della rieducazione, della salute e della dignità delle persone private della libertà personale, la realtà che quotidianamente incontro nei penitenziari purtroppo conferma che siamo ancora ben lontani da condizioni accettabili. I dati più recenti mostrano che il fenomeno del sovraffollamento non è un problema episodico ma strutturale.
di Marco Sorbara
L’Unità, 17 gennaio 2026
Faccio parte della grande famiglia di Nessuno tocchi Caino da un po’ di anni. L’incontro, in un momento particolare della mia vita, è stato per me qualcosa di speciale. Ho trovato persone che mi hanno teso la mano, mi hanno accompagnato, mi hanno sostenuto quando ne avevo più bisogno. Penso che il dolore più grande per una persona sia trovarsi, a un certo punto della vita, abbandonato da tutti. Io ho avuto la fortuna che la mia famiglia, i miei ex compagni di squadra e il mio parroco - con cui sono cresciuto - non mi hanno mai lasciato solo.
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