radiogold.it, 19 gennaio 2026
Federico Fornaro, parlamentare del Partito Democratico, interviene nuovamente sulla trasformazione del carcere di San Michele, destinato ad accogliere detenuti in regime di 41 bis. Fornaro, dopo il silenzio riscontrato in seguito alla sua interrogazione urgente al Ministro della Giustizia per chiedere chiarimenti sul futuro del carcere di Alessandria, ha spiegato come il verbale della seduta del 18 dicembre relativo alla “Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano”, abbia chiarito gli “intendimenti dell’amministrazione penitenziaria sul carcere di San Michele ad Alessandria.
La Sicilia, 19 gennaio 2026
Visita ispettiva di una delegazione del Pd guidata dai deputati nazionale e regionale Giovanna Iacono e Dario Safina, nella casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani. “Una visita necessaria - dicono per toccare con mano la realtà dell’istituto”. È di pochi giorni la notizia di un episodio che ha visto un paio di agenti della polizia penitenziaria salvare un detenuto che aveva dapprima dato fuoco a un materasso della cella. I poliziotti sono rimasti intossicati dal fumo. Un episodio che è da collegare alla crisi di organico e agli spazi che mancano. Un intero reparto è chiuso da molto tempo.
di Linda Mambelli
linkiesta.it, 19 gennaio 2026
I dati dimostrano che la formazione professionale è la via per il reinserimento sociale e lavorativo di chi conclude un periodo di detenzione. Per questo l’Associazione Italiana Sommelier ha reso possibile la realizzazione del nuovo progetto “Vite Libera”. Una formazione specializzata e di alto livello è una dote preziosa per il mercato del lavoro. Vale soprattutto in una fase storica in cui i numeri sull’occupazione non sono del tutto incoraggianti, e ancora di più per le persone che hanno trascorso una parte della propria vita in carcere. Un passaggio non semplice da superare, che lascia tracce oltre che sulla fedina penale anche e soprattutto sulla capacità e possibilità, una volta concluso il periodo di detenzione, di recuperare una quotidianità fatta di casa, lavoro, socialità.
di Anna Foti
ilreggino.it, 19 gennaio 2026
Marianna Passalacqua, direttrice dell’Ufficio distrettuale di Esecuzione Penale Esterna, si rivolge al Terzo settore e alle associazioni affinché, agli attori che già collaborano nei percorsi di rieducazione stimolando la partecipazione alla costruzione del Bene comune, se ne aggiungano altri. E poi anche l’appello per una sanità psichiatrica che con costanza assista chi, anche tra le persone seguite dall’Udepe, ne abbia bisogno. Fuori dal carcere e dentro la comunità di cui hanno violato il patto di convivenza civile, commettendo un reato e violando la legge. Questa la sfida di coloro che intraprendono il percorso di reinserimento sociale e rieducazione dopo essere stati ammessi alle misure alternative alla detenzione.
di Adolfo Leoni
viverefermo.it, 19 gennaio 2026
La Sala di Lettura della Biblioteca Civica Romolo Spezioli di Fermo ieri pomeriggio palpitava per le parole profonde e toccanti, e per le invocazioni alla libertà echeggiate sotto le sue antiche volte. E palpitava anche il cuore dell’enorme pubblico - tanti i giovani - venuto ad ascoltare il concerto-recital Partitura di Stagioni di Serena Abrami e del suo gruppo. E, ancora, palpitavano - ne sono sicuro - anche i libri che se ne stavano composti alle pareti dell’austera Sala. Tra di essi ne mancava uno: Poesie dalla Prigione, fatto di rime scritte da Mavhash Sabet, poetessa prigioniera ad Evin in quell’Iran che, proprio in queste ore, si è infiammato di giovani che chiedono libertà e giustizia, come accadde 45 anni fa in Piazza Tien An Men, a Pechino; come era accaduto nel 1956, a Budapest, in Ungheria.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 19 gennaio 2026
Metto assieme due episodi che sono apparentemente lontani ma che incarnano perfettamente lo Spirito del Tempo: la violenza di Minneapolis, che porta alla morte assurda di Renee Nicole Good, e l’omicidio del diciottenne Abanoub Youssef, detto Abu, accoltellato da un compagno di scuola all’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia. Esiste un filo, per quanto lunghissimo e quasi invisibile, che lega la repressione pubblica ordinata dalla Casa Bianca in Minnesota e la barbarie privata di un criminale di periferia, anche lui, come la vittima, “italiano di seconda generazione”?
di Federico Capurso
La Stampa, 19 gennaio 2026
Il ministro prepara la stretta: “Coinvolgeremo dirigenti scolastici e prefetti”. ll pacchetto sicurezza arriverà in Cdm nei prossimi giorni, Lega in pressing. Oggi il ministro Valditara sarà a La Spezia, in visita al liceo Einaudi-Chiodo dove venerdì scorso un ragazzo di 19 anni, Zouhair Atif, ha accoltellato e ucciso il compagno di scuola Abanoud Youssef, di 18 anni. Incontrerà anche il prefetto per testimoniare la presenza dello Stato e, magari, per iniziare a mettere sul tavolo una prima risposta. “Stiamo ragionando se, su richiesta delle scuole e in accordo con i prefetti, sia il caso di predisporre controlli agli ingressi”, dice il ministro a chi lo ha sentito nelle ultime ore. “Non metal detector generalizzati ovunque, ma solo dove venga fatta espressa richiesta”.
di Viviana Ponchia
La Nazione, 19 gennaio 2026
“Vanno tranquillizzati studenti e genitori”. Intervista a Cristina Costarelli, dirigente e presidente dell’Anp Lazio: “Serve uno strumento che impedisca alle armi di entrare a scuola. Nessuno ha mai potuto perquisire gli studenti, chiedere di aprire uno zaino spetta alla polizia”. Quando anni fa comparvero i primi metal detector nelle scuole delle periferie americane lo abbiamo pensato tutti: da noi mai. In Italia c’è una bolla protettiva, la rigidità educativa previene e rassicura.
di Giulia Ricci
La Stampa, 19 gennaio 2026
I ragazzi: corteo per le strade della città. La dirigente: “Sono giorni di dolore, abbiamo bisogno di voi”. “Non entriamo, dovrebbero vergognarsi”. Sono in centinaia gli studenti davanti all’istituto Einaudi Chiodi a La Spezia, tutti stretti in un abbraccio ad Aba, nel primo giorno di scuola senza di Youssef Abanoud, accoltellato dal compagno di classe Atif Zouhair. Superate le otto, c’è anche un momento di tensione tra alcuni ragazzi, compagni e parenti del giovane assassinato e il personale scolastico: “Queste porte devono rimanere aperte, la scuola è un luogo pubblico”, intimano da dentro. “No, si deve chiudere, vorrei vedere se fosse stato un italiano”, le urla.
di Marco Lignana
La Repubblica, 19 gennaio 2026
“La scuola non è un luogo di morte”. Cartelli gialli appaiono davanti all’obitorio, e poi in prefettura: “La scuola è complice”, “I professori sono complici”, “la classe deve essere un luogo sicuro, non di morte”. La mamma di Abanoub Youssef urla straziata, si batte le mani sul viso, quasi si strappa la pelle dal volto, non vuole l’ambulanza. Il papà è annientato, ripete litanie e stringe la foto del suo “Aba”. La agita avanti e indietro, avanti e indietro: al suo ragazzo, vestito elegante, hanno aggiunto ali d’angelo. A pochi passi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si siede al tavolo della riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per capire da qui, a Spezia, come un ragazzo di 18 anni possa morire accoltellato fra una lezione e l’altra.
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