di Padre Gabriele Iiriti*
Avvenire, 20 gennaio 2026
La situazione della realtà̀ carceraria italiana riflette per tanti aspetti il vissuto della nostra società che in diversi ambiti fatica a trovare delle soluzioni che possano essere di supporto alle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione. La povertà̀ sociale, la disoccupazione, le carenze a vari livelli generano un malessere che spinge chi è più̀ fragile a delinquere e commettere dei reati che aprono le porte del carcere. Essere carcerato è un’esperienza devastante. Essere privati della libertà, allontanati dagli affetti familiari e sociali, costretti a vivere insieme a persone che non avresti mai scelto. Nel contesto carcerario la sofferenza maggiore è la sensazione di perdere, insieme alla libertà, la dignità̀ come persona.
di Carmelina Maurizio
tecnicadellascuola.it, 20 gennaio 2026
È stato pubblicato in questi giorni il volume in formato digitale “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, la nuova pubblicazione dei Quaderni della ricerca del CRRS&S (Centro Regionale Ricerca Sperimentazione e Sviluppo) e CPIA Lombardia, a cura di Corrado Cosenza, per anni docente nei percorsi di apprendimento degli adulti e dei detenuti. Portare la scuola in carcere, dichiarano i ricercatori nella prefazione al volume, significa affermare che la conoscenza è bene pubblico e che nessuna condizione umana è priva di futuro. Significa altresì credere che la cultura non serve solo a istruire, ma a trasformare: a riannodare fili spezzati, a riaccendere pensiero, a ridare senso al tempo. Un’aula che si apre tra le mura di una casa circondariale è molto più di un luogo fisico: è un laboratorio di fiducia. Lì l’apprendimento non serve soltanto a colmare lacune, ma a riannodare i fili spezzati della memoria, a restituire voce e pensiero.
di Maurizio Troccoli
umbria24.it, 20 gennaio 2026
Potremmo evitare preamboli e limitarci a informare sul fatto che nelle carceri dell’Umbria, tra le attività comuni agli altri penitenziari, c’è chi si è inventato un corso di oreficeria. Mentre, alle porte dell’Umbria, a Siena, c’è chi ha messo a disposizione dei detenuti la possibilità di diventare sommelier. Tuttavia la grande questione della detenzione deve consentire alcune premesse. La prima tra tutte: occorrono idee. La seconda: coraggio. Se è vero, come lo è, che la detenzione, è prima di ogni cosa una possibilità di recupero, nell’ottica di un reinserimento nella società, per chi ha sbagliato. Se si provasse a misurare, nelle carceri, quanti vorrebbero potere accedere a una possibilità di lavoro, anche dentro le mura, o almeno di formazione a una professione, unitamente a quanti realmente sarebbero nella possibilità di farlo, rispetto a quanti ci riescono, otterremmo una sproporzione.
di Elena Isoldi
La Discussione, 20 gennaio 2026
Tra attesa, gesto e durata, il lavoro a maglia emerge come pratica capace di restituire continuità a un tempo frammentato. Nei penitenziari italiani il lavoro manuale apre uno spazio minimo ma significativo di autonomia, anche per gli uomini. Dietro le sbarre questi laboratori tessili non sono un passatempo ma una forma di resistenza silenziosa. Negli ultimi anni, in diversi istituti penitenziari italiani, attività come l’uncinetto e il lavoro a maglia sono state integrate nei percorsi trattamentali previsti dall’ordinamento, anche per gli uomini. Sebbene si tratti di numeri ancora contenuti rispetto alla massa detentiva, non si tratta solo di un’attività manuale, ma di un prisma attraverso cui osservare una trasformazione culturale profonda: la rinegoziazione del tempo e dello spazio in un regime di privazione della libertà.
di Danilo Lupo
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2026
“A Lecce infiltrazioni d’acqua, problemi all’impianto antincendio e penuria di agenti”. L’ammissione del ministro della Giustizia nella risposta all’interrogazione del deputato dem Stefanazzi: “Inconvenienti tecnici che ben possono verificarsi nell’ambito di realizzazione di qualsivoglia intervento edilizio”. Sei pagine fitte di falle tecniche, mancanze strutturali e problemi di organico: dalle infiltrazioni nel soffitto ai problemi all’impianto antincendio, dalla penuria di agenti penitenziari all’assenza di percorsi di rieducazione. A firmare la relazione sull’Istituto Penale per Minori di Lecce però non è qualche oppositore del governo Meloni ma il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che però minimizza.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
I partiti e il problema che nessuno vuole affrontare. Fuori dai giochi di fazione è necessario recuperare il principio di realtà. A ogni stormir di cronaca, la questione della sicurezza riesplode nella politica italiana con le sue consuete modalità: confusione, strumentalizzazione, rimozione. Un dossier che dovrebbe risultare bipartisan per natura (la sicurezza non può essere di destra o di sinistra, essendo semplicemente una precondizione della vita democratica con la tutela dei più deboli) si trasforma come sempre in una sequela di slogan da brandire contro gli avversari, soprattutto in un anno come questo, che ci proietta dritti verso le elezioni politiche del 2027.
di Milena Gabanelli
Corriere della Sera, 20 gennaio 2026
È il 6 novembre e Giorgia Meloni consegna ai social la sua irritazione per le critiche rivolte al governo che non avrebbe investito nulla sulla sicurezza: “Negli ultimi tre anni abbiamo già assunto circa 37.400 agenti nelle Forze di Polizia e prevediamo, da qui al 2027, altre 31.500 assunzioni. Abbiamo sbloccato investimenti fermi da tempo e potenziato mezzi, strutture e tecnologie, previsto strumenti più rapidi ed efficaci e introdotto pene più severe”. È vero, sono stati introdotti 15 nuovi reati, dai rave al blocco stradale da parte di manifestanti, all’occupazione abusiva, e aumentate le pene, per esempio fino a 5 anni di reclusione nei casi di accattonaggio con minori. Ma basta rispondere a ogni problema con nuove fattispecie di reato o inasprimenti di pena? Dopo tre anni si possono valutare i risultati andando a vedere le risorse stanziate e le forze in campo.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 20 gennaio 2026
Riunione di maggioranza a Palazzo Chigi sulle nuove norme su armi da taglio e rimpatri degli stranieri. Ipotesi dl subito in Consiglio dei ministri. L’accelerazione è arrivata in pochi giorni, dalla capitale della Corea del Sud, Seoul, sospinta da una cronaca che ha fatto irruzione nel dibattito politico e ha trasformato un dossier già sensibile in una vera e propria competizione tra due partiti di maggioranza. Le nuove misure sulla sicurezza annunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, finora incardinate su un percorso tecnico e istituzionale, sono trasformate nell’ennesimo episodio del feuilleton securitario che vede protagonisti Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con la tragedia dell’accoltellamento di La Spezia a fare da detonatore.
di Valeria Verdolini
dinamopress.it, 20 gennaio 2026
Le proposte in tema di “sicurezza” restringono le garanzie e i diritti dei nemici pubblici conclamati del Governo: le persone straniere, i “maranza”, le e i manifestanti. Dalla “sicurezza dei diritti” al “diritto alla sicurezza”, inteso come controllo e repressione del dissenso e del non conforme. Il governo italiano ha fatto circolare nei giorni scorsi due bozze che dovrebbero andare a delineare un nuovo decreto e un nuovo disegno di legge sui temi della sicurezza e delle forze dell’ordine. I due testi sono usciti in coincidenza del terribile fatto di cronaca avvenuto a La Spezia, dove Atif Zouhair ha colpito con un coltello Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki a causa di una foto su Instagram della sua fidanzata, uccidendolo a scuola.
di Simona Musco
Il Dubbio, 20 gennaio 2026
Vittorio Manes, avvocato e ordinario di Diritto penale presso l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Milano sul caso Pifferi va ben oltre la vicenda in sé e rappresenta la prima pronuncia che riconosce esplicitamente le cosiddette “attenuanti mediatiche”, una categoria che lei aveva teorizzato quasi dieci anni fa.
- Hannoun resta in carcere, scontro sui report d’Israele. L’accusa: “Valide le carte”
- La Cassazione dice “no” all’interrogatorio preventivo se c’è rischio di reiterazione del reato
- Il risarcimento ex art. 35-ter, Ord. Pen. può essere oggetto di compensazione con le obbligazioni nei confronti dello Stato
- I provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza sui permessi con scorta non sono impugnabili
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