di Giuseppe Muolo
Avvenire, 21 gennaio 2026
Grazie a un piano condiviso denominato “Jobel”, sono state raggiunte in tre anni 14.188 persone in 16 regioni. È la dimostrazione che i percorsi di reinserimento dopo il carcere sono possibili. E ora il focus sarà anche sugli Istituti penali minorili. C’è chi ha trovato un lavoro a tempo indeterminato in una cooperativa sociale. Chi ha portato sul palcoscenico la propria vita. Chi è stato accompagnato in un percorso sanitario dignitoso. Tutto merito di “Giustizia con Misericordia”, il progetto per i detenuti e per le loro famiglie promosso dalla collaborazione tra Caritas italiana e Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’iniziativa “Aiutare chi Aiuta: un sostegno alle nuove fragilità”, avviata nel 2020.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 21 gennaio 2026
In principio furono i rave party, dopo un’adunata nelle campagne di Modena, punibili (ma solo sopra i cinquanta partecipanti) con una pena da 3 a 6 anni. Da allora, una raffica di nuovi reati e aggravamenti di pena, per condotte già punite prima o punibili senza ingolfare i tribunali. Peraltro, con scarsi risultati, a partire dai rave che si continuano a fare. L’unico reato soppresso, in tre anni di governo: l’abuso d’ufficio. Perfetto per i colletti bianchi e pure per aprire un contenzioso con l’Europa. Eccola, la fabbrica dei reati. Dopo che due ragazzi furono travolti e annegarono sul lago di Garda, istituito l’”omicidio nautico”. Dopo l’uccisione dell’orsa Amarena nel Parco nazionale del Gran Sasso, rischia chi cattura gli orsi marsicani: solo quelli però, non i trentini. Per chi uccide un cerbiatto, stesso codice di prima. Dopo la strage di migranti a Cutro, nel primo “decreto sicurezza” un nuovo reato per gli scafisti.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 21 gennaio 2026
Se giornali e Tv sostengono che la violenza è in aumento e che la nuova generazione è violenta e tende all’omicidio, è bene correre ai ripari se non altro per dare soddisfazione ai giornali e alle Tv. L’abitudine a preparare un nuovo provvedimento repressivo, in forma di decreto, per ogni fatto di cronaca, è ben radicata nella nostra classe politica. La violenza è in aumento e dunque occorrono provvedimenti di emergenza per frenare questo aumento. Mi correggo: la violenza è in netta diminuzione nel nostro paese e nelle nostre città. Però sono in aumento gli omicidi. No, mi correggo di nuovo: gli omicidi in Italia sono in drastica diminuzione.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2026
Oggi il Governo grida all’esplosione della criminalità minorile e alla necessità di arginare le baby gang. Se così fosse, significherebbe che l’approccio repressivo non ha funzionato. Giusto? Accade un fatto tragico come quello dello studente ucciso a La Spezia da un compagno di scuola e subito si annunciano misure generali contro la criminalità giovanile, aumenti di pena, pugno di ferro. Come quando, quasi due anni e mezzo fa, la violenza sessuale ripetuta compiuta da minorenni ai danni di due bambine a Caivano, nella periferia di Napoli, costituì il motivo dichiarato per l’emanazione dell’omonimo decreto.
di Giovanni Lamberti
Il Foglio, 21 gennaio 2026
In occasione delle comunicazioni del ministro della Giustizia i partiti della coalizione puntano a piantare le proprie bandierine sulla sicurezza. Ma, dice un big di FdI, “se cominciamo a metterci tutte le riforme necessarie non la finiamo più”. L’assalto alle norme sulla sicurezza non viene portato avanti solo attraverso il pacchetto ad hoc che arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri. In occasione delle comunicazioni del ministro Carlo Nordio sull’amministrazione della giustizia che si terranno questa mattina a Montecitorio i partiti della coalizione puntano a piantare le proprie bandierine.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 gennaio 2026
A Palazzo Chigi vertice di Governo per esaminare i testi (un ddl e un decreto legge). Condivisione sull’impianto, ma restano da definire diverse misure. Il Consiglio dei ministri potrebbe occuparsene non prima di fine gennaio. Il labor limae sui contenuti delle singole norme proseguirà almeno fino alla prossima settimana, quando l’annunciato nuovo “pacchetto sicurezza” potrebbe andare al vaglio del Consiglio dei ministri. Intanto, ieri, fra i leader di maggioranza c’è stata una prima condivisione dei profili giuridici del duplice provvedimento disegnato dal Viminale (sotto forma di un disegno di legge di 40 articoli e di un decreto di altri 25, almeno stando alle ultime bozze circolate), che contiene giri di vite su furti e scippi, armi da taglio, immigrazione, ordine pubblico, oltre a ulteriori tutele per le forze di polizia.
di Federico Capurso
La Stampa, 21 gennaio 2026
Il governo punta a inserire nel decreto anche le norme sui migranti. Al termine del vertice convocato da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi per parlare del pacchetto di norme sulla sicurezza, la speranza di tutti è di riuscire a portare la prossima settimana in Consiglio dei ministri entrambi i provvedimenti, decreto e disegno di legge. Sempre che dal Quirinale - a cui non sono ancora stati trasmessi i testi definitivi - non vengano mossi rilievi importanti, tali da rendere necessario risedersi al tavolo. Per evitare di indispettire il Colle e di tornare all’incubo dello scorso anno, quando il muro contro muro tra la Lega e la Presidenza della Repubblica ritardò di oltre sei mesi l’approvazione di uno dei tanti decreti sicurezza.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
Una pioggia di processi “temerari” si abbatte ogni anno sulla giustizia italiana. Procedimenti “nati morti”, il cui esito assolutorio è spesso prevedibile fin dall’inizio, ma che comunque vengono avviati, celebrati e trascinati per anni. Lo ha scritto ieri in un post su X il deputato di Forza Italia Errico Costa, componente della Commissione giustizia di Montecitorio. La conseguenza di questa bulimia processuale senza fondamento è una “lunga sospensione della vita per centinaia di migliaia di persone palesemente innocenti, costrette a subire il peso di un processo che, anche quando si conclude con un proscioglimento, ha già prodotto danni irreversibili”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2026
L’articolo 21 scatta solo per loro. Se si osa decostruire il servizio pubblico con documenti e fatti, scatta l’inchiesta ritorsiva. La lettera pubblicata da Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente del Garante della Privacy, su Il Giornale dovrebbe farci riflettere. Non solo su quello che è successo a lei, ma su un metodo che ormai da anni si sta diffondendo nel giornalismo d’inchiesta condotto da Report in prima serata Rai. Un metodo che rischia di trasformare il servizio pubblico in uno strumento di ritorsione. Cerrina Feroni scrive: “Tali diritti fondamentali sono stati, in questa vicenda, calpestati come raramente è avvenuto in passato. Qui si è di fronte a una turbativa molto seria degli equilibri istituzionali: un soggetto sanzionato ha scatenato la sua straordinaria forza mediatica, usando un servizio pubblico, per colpire il soggetto sanzionatore che, come suo dovere, ha applicato la legge per un comportamento illecito”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2026
Lo ha stabilito la Consulta con la sentenza n. 3/2026 dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 628, quinto comma, del Cp. Con la sentenza numero 3, depositata ieri, la Corte costituzionale ha ritenuto non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il divieto per il giudice di neutralizzare, mediante la circostanza attenuante della lieve entità del fatto, gli effetti relativi alla pena dell’aggravante, consistente nell’essersi consumata la rapina all’interno di un mezzo di trasporto pubblico.
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