di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
Un libro fotografico nato dall’incontro tra un ex poliziotto e un detenuto e una mostra itinerante raccontano le difficoltà vissute da chi cerca riscatto dopo aver scontato la pena. Venerdì 30 gennaio un convegno a Palazzo Reale. Sarà presentato a Palazzo Reale di Milano, venerdì 30 gennaio, “Il Ventunante, la cella si apre lo stigma resta”, una fanzine, un piccolo libro che raccoglie foto e testi, interviste e memorie tratte dal diario di un detenuto, che sarà lo spunto per tenere acceso il dibattito rispetto alla dimensione del carcere e alle progettualità necessarie se vogliamo restituire al carcere una nuova funzione concreta.
di Camilla Curcio
Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2026
Il documentario, che sarà proiettato oggi alle 19 al multisala Rossini di Venezia, racconta la vita quotidiana delle ospiti del carcere. E accende i riflettori sul valore del lavoro nel reintegro in società, Storie di donne che iniziano a costruirsi o a ricostruirsi tra le mura di un carcere. Come piccoli bruchi pronti a diventare farfalle e a spiccare il volo verso una vita di nuovi orizzonti, di obiettivi da rincorrere e sogni da realizzare. Si incastrano come i pezzi di un grande puzzle i racconti delle detenute al centro de “Le farfalle della Giudecca”, il documentario firmato da Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli (con la voce narrante di Ottavia Piccolo) che, giovedì 29 gennaio alle 19, ritorna a Venezia con una proiezione speciale al multisala Rossini, nel cartellone de “Le Città in festa”. Tra gli invitati l’avvocatessa Giorgia Pea, consigliera comunale, la direttrice del carcere Maurizia Campobasso e due ospiti della casa di reclusione che hanno preso parte al progetto.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 29 gennaio 2026
I social media hanno usato la “parola” non per convincere ma per mobilitare. Con l’IA l’informazione può essere “manipolazione”. All’indomani del 1989 la democrazia liberale è apparsa come la forma politica destinata ad affermarsi su scala planetaria. L’idea della “fine della storia” esprimeva questa fiducia: pur tra conflitti e ritardi, il mondo si sarebbe progressivamente allineato a un modello fondato su elezioni libere, diritti individuali, Stato di diritto. Oggi, a distanza di poco più di trent’anni, lo scenario appare capovolto. La democrazia si percepisce non più come destino, ma come eccezione sotto assedio. Non solo è sfidata dall’esterno da regimi autoritari sempre più assertivi, ma sembra erodersi dall’interno, perdendo presa, legittimità, capacità di orientare il futuro. Dove il calo nei tassi di partecipazione al voto (nelle recenti regionali italiane è sceso sotto il 45%) è l’indicatore più evidente della crisi.
di Angela Stella
L’Unità, 29 gennaio 2026
Dalla salute alla casa, dalla libertà di stampa e di manifestazione ai diritti delle minoranze. Manconi: “Emerge l’immagine di un Paese in cui la compressione dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza. Serve un cambio. È stato presentato ieri nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese. L’analisi restituisce un quadro profondamente critico dello stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese. Alcuni dati risultano particolarmente emblematici, fotografando un Paese in cui, ad esempio, la libertà di stampa scivola al 49° posto mondiale, come stimato da Reporters Sans Frontières.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 29 gennaio 2026
Non c’è altro modo per superare le gravi e costanti violazioni dei diritti, il degrado strutturale e la radicale inefficacia di questi centri. Sono istituzioni totali, come i manicomi, e la sola strada è chiuderli. Il rapporto “CPR d’Italia. Istituzioni totali” pubblicato il 28 gennaio 2026 a cura del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) prosegue il lavoro iniziato con il rapporto redatto nel 2024 ponendosi in continuità con oltre vent’anni di inchieste sui luoghi della detenzione amministrativa. Non deve infatti sorprendere che tutti i rapporti, da quelli redatti in ambito accademico fino a quelli delle associazioni e dei movimenti sociali, presentano una larga convergenza di contenuti, anche al di là dei linguaggi utilizzati, riconoscendo sempre che i CPR non rappresentano una distorsione accidentale di un sistema di esecuzione coattiva delle espulsioni comunque necessario a tutelare primari interessi pubblici, né il frutto di singole cattive gestioni, bensì rappresentano un’aberrazione strutturale.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 gennaio 2026
Nonostante i centri non siano mai pieni, l’esecutivo vuole realizzarne di nuovi. Intanto i rimpatri dei reclusi diminuiscono. Oltre che ingiusti, crudeli e disfunzionali, i Centri di permanenza per rimpatri sono spesso vuoti. O meglio: non sono mai pieni. “La sottoutilizzazione dei Cpr è una tendenza strutturale che si consolida dal 2022, anno di insediamento dell’attuale governo”, si legge nel rapporto Cpr d’Italia: istituzioni totali che il Tavolo asilo e immigrazione ha presentato ieri al Senato. Nella nuova legislatura la capienza teorica complessiva delle strutture di detenzione amministrativa per migranti è rimasta costante, poco sopra i 1.350 posti, ma quella effettiva è scesa del 18,3% in tre anni: nel 2024, l’ultimo per cui i numeri sono completi, i posti effettivamente disponibili erano 655. A colpire ancor di più è la differenza con le presenze reali, del 20% più basse.
di Stefano Anastasia
Il Manifesto, 28 gennaio 2026
L’anno giubilare della speranza voluto da Papa Francesco si è chiuso nella serena indifferenza verso la tragedia che si sta consumando dentro le carceri italiane. Il 29 dicembre si è ucciso Christian nel carcere di Asti, il 6 gennaio Franco in quello di Cremona: finiranno in due distinte contabilità, l’una per il 2025, l’altra per il 2026, e magari anche l’anno prossimo, se per accidente il numero dei suicidi registrati sarà di qualche unità in meno che in questo, il ministro della giustizia potrà dirci che “tutto va bene, madama la marchesa”. Ma non è vero niente, madama la marchesa: il sistema dell’esecuzione penale è sull’orlo del collasso, anzi forse ci è già caduto, e il ministro non lo sa, o finge di non saperlo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 28 gennaio 2026
Non bastava il decreto Caivano, che ha reso più semplice far finire i minori negli istituti di pena, né il futuro pacchetto sicurezza, che rischia di comprimere le garanzie dei più giovani e di stigmatizzarli. Ora c’è anche la proposta di abbassare da 14 a 13 l’età in cui i minori diventano penalmente imputabili. A presentarla alla Camera come prima firmataria è Marta Fascina, insieme ad altri 26 deputati di Forza Italia, tra i quali il capogruppo Paolo Barelli. Un intervento considerato “imprescindibile” per rispondere al “fenomeno radicato in modo trasversale in tutto il Paese”, dell’utilizzo di giovani sotto i 14 anni, anche da parte della criminalità organizzata, per commettere reati “spesso gravissimi contro la persona e il patrimonio”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 gennaio 2026
Ieri, davanti ai giudici amministrativi, la discussione sul ricorso con cui gli anti-Nordio puntano a far slittare il referendum. Guzzetta e Tedeschini: “Tentativo vano”. Stamattina “il glorioso comitato dei 15”, come lo ha definito il suo portavoce, l’avvocato Carlo Guglielmi, si recherà in Cassazione a depositare le 546.463 firme raccolte, per la maggior parte online, sul referendum cosiddetto ‘oppositivo’ alla separazione delle carriere. Piazza Cavour dovrà sicuramente accertare la loro validità. E poi? Dipenderà forse da quanto deciderà il Tar del Lazio in merito al ricorso con cui i 15 volenterosi hanno chiesto l’annullamento della deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio e del successivo decreto del Presidente della Repubblica, con il quale è stata fissata per il 22-23 marzo la data di celebrazione del referendum.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 gennaio 2026
L’interrogatorio del poliziotto indagato per omicidio volontario: “Ho avuto paura”. In via Impastato c’era già un’altra volante. La famiglia della vittima, il 28enne marocchino Abderrahim Mansouri: “Chiediamo che sia accertata tutta la verità, perché la dinamica non convince affatto”. Si cercano testimoni e immagini delle telecamere. L’avvocato: “Legittima difesa”. Nessuna sospensione. Un colpo sparato da almeno venti metri mirando a una sagoma, una “reazione istantanea” alla vista di quella che sembrava un’arma e che poi si è rivelata essere una pistola a salve. Questa la versione data al sostituto procuratore Giovanni Tarzia dall’agente di polizia che nel pomeriggio di lunedì, in via Impastato a Milano, ha ucciso Abderrahim Mansouri, nato nel 1997, passaporto marocchino, permesso di soggiorno valido rilasciato in Spagna e precedenti per spaccio, resistenza e rapina.
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