La Difesa del Popolo, 29 gennaio 2026
Un 74enne si è tolto la vita prima del trasferimento. Mons. Cipolla: “Rispetto le istituzioni, ma qui si spezzano cammini fondamentali per chi ha pene lunghissime. Al primo posto la dignità”. È una “tragedia annunciata”, come l’hanno definita i volontari di Ristretti Orizzonti, quella consumatasi nella notte tra martedì e mercoledì al carcere Due Palazzi. Un detenuto di 74 anni, P.M., si è tolto la vita nella sua cella. In carcere da quasi quarant’anni, diciotto dei quali passati a Padova, l’uomo lavorava nel laboratorio di sartoria ed era in attesa, proprio per la mattinata di oggi, del trasferimento in un’altra struttura. Un provvedimento che rientra nello smantellamento della sezione Alta Sicurezza e che ha svuotato il reparto, interrompendo bruscamente percorsi riabilitativi pluridecennali.
ansa.it, 29 gennaio 2026
Era stato portato in condizioni disperate in ospedale dove è deceduto. È deceduto ieri sera all’ospedale di Careggi il detenuto 29enne che aveva tentato di togliersi la vita nel carcere fiorentino di Sollicciano. Era stato soccorso domenica dagli agenti della penitenziaria che lo avevano trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Era stato portato in condizioni disperate in ambulanza al policlinico di Careggi. Poi il ricovero nel reparto di terapia intensiva del trauma center, dove è morto. Il 29enne, di origini marocchine, era stato arrestato il 2 gennaio per una rapina in un negozio di articoli sportivi nel centro storico di Firenze. Il giudice aveva convalidato l’arresto e lo aveva rimesso in libertà disponendo la misura cautelare dell’obbligo di firma.
di Stefano Brogioni
La Nazione, 29 gennaio 2026
Il 29enne, domenica scorsa, si sarebbe impiccato con le lenzuola, ma i parenti non ci credono “Un giovane come lui non lo avrebbe mai fatto”. La Camera Penale: “Serve più civiltà”. “Non è possibile che si sia ucciso, lui non lo avrebbe mai fatto”. Lo urlano i familiari di A.E., il detenuto marocchino di 29 anni che domenica scorsa, secondo quanto è stato ricostruito, si sarebbe annodato le lenzuola attorno al collo. I familiari sono a Careggi, dove è stata dichiarata la morte cerebrale del 29enne: soccorso da personale della polizia penitenziaria nella sua cella, era arrivato all’ospedale, sempre domenica scorsa, in condizioni disperate.
ottopagine.it, 29 gennaio 2026
Nel pomeriggio di martedì 27 gennaio 2026, un detenuto è deceduto all’interno del Carcere di Secondigliano. A rendere pubblica la notizia, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria (Sinappe). Questo ha segnalato l’accaduto e ha avviato un’inchiesta per chiarire con precisione le cause del decesso. La vittima al momento non è identificata. Sappiamo solo che si trovava nel reparto T1 dell’istituto penitenziario e apparteneva al circuito AS1. Si tratta di un regime di detenzione che indica un livello di sorveglianza standard per detenuti considerati non a rischio particolare. Come spesso accade in questi casi, le autorità giudiziarie e gli investigatori stanno lavorando per stabilire se il decesso sia dovuto a cause naturali come un malore improvviso oppure un’aggressione o altre circostanze. Per ora le cause non sono ancora ufficiali.
di Andrea Cassaro
agrigentonotizie.it, 29 gennaio 2026
La denuncia della donna alle istituzioni: “Condizioni psicologiche e igieniche critiche e nessuna risposta dalla direzione della casa circondariale”. Chiesta una verifica urgente e il trasferimento in Calabria. Il Garante regionale dei diritti dei detenuti Antonino De Lisi: “Il caso merita approfondimento”. Una lettera indirizzata a tutte le principali autorità giudiziarie e istituzionali accende i riflettori sulla situazione di un detenuto recluso nella Casa circondariale Pasquale Di Lorenzo ad Agrigento. A scriverla è R.M., sorella di un detenuto originario di Corigliano Calabro, che denuncia gravi condizioni psicologiche, fisiche e ambientali in cui l’uomo sarebbe costretto a vivere.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 gennaio 2026
Freddo, umidità, cure negate e isolamento affettivo: gli avvocati scrivono ai garanti e nel penitenziario cresce la tensione. Nonostante l’interrogazione parlamentare di Roberto Giachetti e la notizia ormai pubblica della situazione critica, le segnalazioni al carcere di Opera non diminuiscono, ma aumentano. Questa volta a scrivere sono gli avvocati difensori, che hanno inviato segnalazioni circostanziate al Garante dei diritti del Comune di Milano, all’associazione Antigone, al Garante Nazionale e all’onorevole Giachetti tramite l’associazione Yairaiha.
di Barbara Morra
La Stampa, 29 gennaio 2026
È iniziato il processo a dieci degli agenti coinvolti, altri quattro hanno scelto l’abbreviato. È cominciato ieri, in tribunale, il processo a dieci imputati legati, a vario titolo, alle presunte torture su detenuti nel carcere Cerialdo. Gli imputati sono dieci, sui quattordici rinviati a giudizio, quelli che hanno scelto di rispondere alle accuse in dibattimento. Secondo la Procura, quattro di questi avrebbero partecipato alla ormai tristemente nota “spedizione punitiva”. Guidati dall’ispettore G.V., che ha scelto il rito abbreviato, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2023 si sarebbero introdotti nella cella 417 della quarta sezione del Padiglione Gesso, quello destinato ai detenuti comuni. All’interno si trovavano quattro pakistani che, poche ore prima, avevano protestato battendo le stoviglie contro le porte blindate per chiedere cure mediche per un compagno della cella 416, che lamentava forti dolori a una gamba.
di Cristina Bertolini
Il Giorno, 29 gennaio 2026
Liceo Carlo Porta e Provincia di Monza e Brianza insieme per il progetto “Incontro con il Carcere”. È un progetto pilota per creare un’alleanza educativa con il territorio, in particolare con la Provincia, con il carcere di Bollate e con la società Armonia senza confini di Milano. Il progetto vede coinvolta la classe 4GS (22 studenti), liceo delle Scienze umane opzione economico-sociale, per la sperimentazione: l’obiettivo è estendere poi l’iniziativa a tutti gli indirizzi. In queste settimane gli educatori presenteranno il progetto agli studenti, ai docenti e alle loro famiglie. Formatori e detenuti proporranno alla classe incontri e laboratori didattici.
di Leandro Perrotta
La Sicilia, 29 gennaio 2026
Nato da un’intesa tra Prefettura, Comune, Gema, Ufficio Servizio sociale e Tribunale per i minorenni Il presidente Di Bella: “Per loro non si tratta solamente di giustizia riparativa, ma anche di un possibile sbocco lavorativo”. “Sono molto contento di partecipare a questo progetto e dare un contributo alla città per farla diventare più bella”. A dirlo è uno dei giovani sottoposti a procedimenti penali che, ieri mattina, ha iniziato la sua attività a villa Pacini come operatore ecologico. Si tratta di un progetto frutto di un protocollo d’intesa siglato a dicembre dalla Prefettura, dall’Assessorato comunale all’Ecologia, dall’Autorità giudiziaria minorile, dall’Ufficio di Servizio sociale per i minorenni (Ussm) e dall’Università di Catania con il coinvolgimento operativo di Gema Spa.
di Francesco Petrelli*
Avvenire, 29 gennaio 2026
Nell’ossimoro nascosto dentro il titolo - “Se fioriscono le spine” - sta la chiave di un romanzo che perlustra il mondo chiuso e privo di speranza del delitto, della colpa e della pena. Il mondo carcerario vi è descritto in tutta la sua ingenua miseria, come un universo claustrofobico e privo di luce segnato dalla coazione a ripetere dei detenuti e dei detenenti. Ne conosce bene le cadenze ossessive l’Autore. Trattandosi di Glauco Giostra, professore emerito di procedura penale, che a quel mondo devastato e devastante ha dedicato gran parte dei suoi studi e della sua passione riformatrice. Suo il coordinamento di quegli Stati Generali dell’esecuzione penale che ci avevano, per un tratto della non più recente storia di questo Paese, illuso della emendabilità di quel sistema.
- Libri. “Il Ventunante, la cella si apre lo stigma resta”
- Cinema. “Le farfalle della Giudecca”, il viaggio delle detenute verso un reinserimento virtuoso
- La democrazia sotto assedio
- “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia”, presentato dall’associazione A Buon Diritto
- Migranti. Una “legge Basaglia” per i Cpr











