di Antonio Mattone
Il Mattino, 3 febbraio 2026
Nei giorni scorsi un detenuto ergastolano del carcere di Secondigliano è deceduto subito dopo essere stato trasportato in ospedale. Era gravemente malato di leucemia e, tramite il suo avvocato, aveva fatto richiesta di poter differire la pena e trascorre gli ultimi giorni della sua vita a casa, con il conforto della sua famiglia. Il magistrato di sorveglianza ha rigettato la sua istanza basandosi sulla relazione del medico sanitario: le sue patologie potevano essere seguite e curate all’interno del carcere. Conoscevo Giosuè, questo il nome del detenuto deceduto, da quindici anni. Ne aveva trascorsi circa trentasei in prigione, alcuni dei quali in regime di 41 bis. Aveva già superato una neoplasia al colon, ma la malattia era ricomparsa questa volta con il tumore del sangue. Poi dall’estate le sue condizioni di salute si erano aggravate, fino a perdere in pochi mesi 29 chili, tanto da dover ricorrere al ricovero in ospedale, dove è stato più di due mesi.
di Ivana Barberini
trendsanita.it, 3 febbraio 2026
Marietti (Antigone): “Le colonie penali sono poco conosciute e rappresentano un’anomalia del sistema. Raccontarle significa interrogarsi su che cosa dovrebbe essere oggi il carcere, su quali modelli funzionano davvero e su quali limiti strutturali continuano a impedire una reale reintegrazione sociale”. In Italia sono quattro le colonie penali ancora attive, una sull’isola di Gorgona, in Toscana, e tre in Sardegna, a Is Arenas, Mamone e Isili. Quattro luoghi fuori dal tempo e dai riflettori, estesi su migliaia di ettari di terra, dove la detenzione assume una forma radicalmente diversa da quella del carcere tradizionale. Qui si coltiva, si alleva bestiame, si producono formaggi e salumi, si lavora all’aria aperta e si vive una quotidianità scandita dai ritmi della natura più che da quelli dell’istituzione penitenziaria.
di Gioia Locati
Il Giornale, 3 febbraio 2026
Il responsabile del dipartimento Sicurezza di Forza Italia Filippo De Bellis: “Più aiuti alle imprese per le misure alternative”. Crescono i reati fra adolescenti (la popolazione nelle carceri minorili è salita del 50% in tre anni), il consumo di alcool e droghe è in ascesa, gli atti di violenza mai così frequenti. Manca il personale nelle carceri e il sovraffollamento negli istituti di pena è uno dei temi critici, “prioritario per l’agenda politica” riconosce Filippo De Bellis, consigliere regionale di FI e responsabile del dipartimento Sicurezza.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Il Consiglio dei ministri si svolgerà, salvo sorprese, giovedì alle 17. Il rinvio tecnico di 24 prima di varare le norme potrebbe essere utile al dialogo tra gli uffici legislativi del governo e quelli del Quirinale per cercare un allineamento sui provvedimenti più spinosi contenuti nel nuovo pacchetto Sicurezza, come il fermo preventivo e lo scudo penale per le Forze dell’ordine. “Serve dare un segnale, serve darlo subito”. Giorgia Meloni apre la riunione politica allargata ai vertici di carabinieri, polizia e Guardia di finanza con in animo l’idea che occorra imprimere una “svolta” sulla sicurezza.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Le misure dopo gli scontri a Torino. La premier Meloni: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. Giorgia Meloni l’ha dichiarato, a caldo, dopo il pestaggio di Alessandro Calista a Torino: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. E difendere, nelle intenzioni del governo, significa proteggerli dalle conseguenze dei loro interventi. Di qui nasce una delle misure che il governo vorrebbe introdurre nel nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza: il superamento del meccanismo di iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto, intervenendo sull’articolo 335 del Codice di procedura penale. Il cosiddetto “scudo penale” prevede infatti che non si proceda con l’iscrizione automatica nel registro degli indagati degli agenti in presenza di cause di giustificazione.
di Niccolò Carratelli e Francesco Malfetano
La Stampa, 3 febbraio 2026
Il rilancio di Meloni per mettere nero su bianco la necessità di interventi urgenti. Il decreto che entrerà domani in Consiglio dei ministri si è trasformato nel più classico gioco della sedia tra maggioranza e opposizione. La telefonata con cui Elly Schlein, dopo le violenze di Torino, ha provato a sfilare la partita securitaria dalle mani del governo, intestandosi timori e necessità, a Giorgia Meloni e ai suoi fedelissimi è parsa un assist piuttosto maldestro. Da qui la scelta di incalzare Pd, M5s e l’intero fronte progressista, invitandoli a sostenere una mozione unitaria in Parlamento in nome della “collaborazione istituzionale”. Formula evocata nella nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi dopo il vertice di ieri, “anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico”. A molti, in via della Scrofa, il rilancio ha ricordato la querelle sulla partecipazione di Schlein ad Atreju, saltata dopo che i meloniani avevano invitato alla kermesse tutti i leader dell’opposizione.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 3 febbraio 2026
Per il docente di diritto penale Masera e per la costituzionalista Ciolli, su fermo, cauzione e scudo penale le garanzie fissate dalla Costituzione “sono una linea rossa da non superare”. Sul possibile fermo di 24 ore per alcuni tipi di sospettati, resta scettico il professor Luca Masera, ordinario di Diritto penale all’università di Brescia. “Mi pare una linea rossa: quando la libertà personale è sottratta alle garanzie della magistratura e entra nella disponibilità dell’autorità di Governo - dice - c’è un pericolo per la tenuta dello Stato democratico. Nemmeno nella stagione del terrorismo, ben più violenta e cruenta, si era arrivati a ipotizzare che sulla libertà decidesse liberamente l’autorità di polizia. Quando è in gioco la libertà personale deve intervenire l’autorità giudiziaria”.
di Simona Musco
Il Dubbio, 3 febbraio 2026
Le nuove misure attese in Consiglio dei Ministri dopo i fatti di Torino seguono lo stesso spartito: a dettare l’agenda legislativa è la cronaca. Se tutto è emergenza, nulla lo è. Si potrebbe riassumere così l’altalena politica che caratterizza il governo Meloni sin dal suo insediamento: una rincorsa affannosa a pacchetti Sicurezza che inseguono, di volta in volta, allarmi differenti. Dai rave party - i cui divieti non hanno prodotto reali effetti deterrenti - al decreto Caivano, dai reati ambientali alla gestione dei migranti, fino ai provvedimenti su viabilità, carceri e manifestazioni, la cronaca sembra dettare l’agenda legislativa.
di Angela Stella
L’Unità, 3 febbraio 2026
Silvia Albano, Presidente di Magistratura Democratica: “La magistratura non deve rispondere ai desiderata del governo ma difendere i diritti di tutti, si limita a rispettare le leggi, in primo luogo la Costituzione”. Dopo le immagini degli scontri al corteo per Askatasuna, il Governo, in primis con Giorgia Meloni, accelera sul pacchetto sicurezza e prepara le misure forti. “Non se ne vede proprio la necessità, le norme per punire le condotte violente ci sono già. A Torino c’è stata una grande manifestazione, gli organizzatori dicono 50.000, la Questura 20.000 persone, assolutamente pacifica. Le violenze hanno riguardato una sparuta minoranza. Lo Stato nella gestione dell’ordine pubblico dovrebbe garantire il diritto di manifestazione pacifica, le norme del precedente decreto sicurezza e le anticipazioni riguardanti le nuove misure in cantiere tendono invece a reprimere proprio il diritto di manifestare pacificamente. I conflitti sociali, il diritto di esprimere il dissenso sono la sostanza della democrazia e le politiche repressive, non creano più sicurezza ma rischiano di alimentare la violenza, esasperando gli animi”.
di Martina Danieli
lapiazzaweb.it, 3 febbraio 2026
La consigliera regionale denuncia sovraffollamento, carenze sanitarie e suicidi in aumento: “Le vere emergenze sono queste, non la separazione delle carriere”. Le carceri del Veneto vivono una situazione di grave emergenza, segnata da sovraffollamento, carenza di servizi e un numero crescente di suicidi tra le persone detenute. A lanciare l’allarme è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che richiama l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario e sulla necessità di interventi immediati e strutturali. “Negli ultimi due anni nelle carceri venete si sono tolte la vita troppe persone” - sottolinea Bigon. A Verona, solo lo scorso anno, quattro detenuti sono morti suicidi. A Padova, pochi giorni fa, un altro. Non si tratta di tragiche fatalità, ma del segnale evidente di un sistema al collasso.
- Padova. “Bisogna salvare il Due Palazzi”. Il Garante si commuove in aula
- Padova. Il Garante: “A rischio il lavoro di anni. Chi decide dovrebbe conoscerlo, il carcere”
- Brescia. “Sovraffollamento e diritti negati”, l’allarme della Garante dei detenuti
- Brescia. Relazione della Garante dei detenuti: negato l’accesso a Canton Mombello
- Catanzaro. Carceri senza cielo, tra dignità negata e speranza che resiste











