La Nazione, 13 aprile 2024
Il mini festival di teatro in carcere. Oggi in programma presentazione di un libro e spettacoli sul palco degli Animosi. L’evento promuove la riflessione sul capitalismo e il ruolo del denaro nella società. Prosegue anche per la giornata di oggi al teatro Animosi il mini festival di teatro in carcere ‘Passaggi’. Grande successo per lo spettacolo ‘Ali’ di ieri mattina e che ha visto una larga partecipazione di pubblico studentesco. Due gli appuntamenti in programma per oggi: alle 16,30 al Ridotto degli Animosi Carlo Mazzerbo (ex direttore del carcere della Gorgona) presenta il libro dal titolo “Ne vale la pena”, mentre alle 21 sul palco degli Animosi andranno in scena gli spettacoli ‘Ali’e ‘e It’s just a game’ per la regia e drammaturgia di Livia Gionfrida, con Robert da Ponte, una produzione Teatro Metropopolare del progetto ‘Teatro in Carcere 2021’ della Regione Toscana.
La Nuova Venezia, 13 aprile 2024
Il noto artista americano nel carcere veneziano per parlare di arte e cultura e coinvolgere i detenuti in laboratori. Venerdì mattina il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia ha visto una visita speciale: Mark Bradford, il rinomato artista americano, ha fatto tappa presso l’istituzione penitenziaria su invito del direttore Enrico Farina e della cooperativa Rio Terà dei Pensieri che opera all’interno del carcere promuovendo il reinserimento lavorativo dei detenuti attraverso attività come la pelletteria e la serigrafia. Grazie al loro impegno nel fornire opportunità di formazione e lavoro ai detenuti, stanno contribuendo a rompere il ciclo della recidiva e a preparare gli individui per una transizione positiva nella società una volta scontata la pena. L’incontro tra Mark Bradford e i detenuti ha rappresentato un momento di ispirazione e di apertura mentale. L’artista ha condiviso la sua esperienza e la sua prospettiva unica sull’arte come strumento di trasformazione e di espressione individuale. I detenuti hanno avuto l’opportunità di interagire direttamente con l’artista, porre domande e persino partecipare a piccoli laboratori creativi.
di Massimo Marino
Corriere di Bologna, 13 aprile 2024
Il carcere. Qual è il nostro rapporto con il luogo che sembra contenere tutti gli scarti della nostra società, tutto quello che riproviamo, che non vogliamo vedere? Daria Bignardi inizia il suo nuovo libro, “Ogni prigione è un’isola” (Strade blu Mondadori, pagine 168, euro 18.50), riportando una seduta con il suo analista. Cerca di spiegare perché, negli anni, si è tanto interessata alle prigioni, perché le ha frequentate con attività varie, perché ne ha seguito i problemi, le rivolte nel periodo del Covid, le morti, le attività che cercano di rendere reale il tema della “rieducazione” evocato dall’articolo 27 della Costituzione.
di Bernard Bolze*
L’Unità, 13 aprile 2024
Le nostre certezze? La storia e l’esperienza ci hanno insegnato a diffidarne. Le nostre convinzioni sono intatte. Il nostro team sta preparando la quarta edizione, a fine giugno a Dieulefit in Francia, di “Concertina, Incontri estivi attorno ai confini”. Ecco il percorso. Le persone che sono attaccate alla questione del confinamento lo fanno per convinzioni politiche, sociali, filosofiche o religiose. Convinzioni umaniste in tutti i casi. Queste persone provengono da tutti i posti, da tutte le età, da tutte le discipline e da tutte le opinioni.
di Serena Sileoni
Il Dubbio, 13 aprile 2024
La sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato pochi giorni fa lo Stato svizzero per non aver adottato misure efficaci di lotta al cambiamento climatico ha una portata storica, sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, è la prima volta che la Corte di Strasburgo è chiamata a decidere se uno Stato ha fatto abbastanza per combattere i cambiamenti climatici. Il ricorso è stato presentato da una associazione di donne di terza età, le quali lamentavano che la loro salute fosse compromessa dalle ondate di calore e che lo Stato svizzero avesse violato i loro diritti non avendo attuato misure adeguate per fronteggiare il problema. Finora, la Corte era stata investita di questioni relative a danni diretti e circoscritti all’ambiente e alla salute, non a danni così estesi che, per sua stessa ammissione, dipendono da una pluralità di fattori, concatenati in maniera complessa, con profili incerti di allocazione delle responsabilità, degli effetti, dei rischi.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 13 aprile 2024
Il concetto dei “fannulloni” serve, in realtà, a nascondere l’incapacità da parte di chi governa di garantire giustizia sociale a chi vive ai margini. Al contrario, si sottovalutano le risorse e la rabbia di quanti sono considerati tra gli ultimi. Un tempo la letteratura si occupava di poveri. Molto prima de Le ceneri di Angela di Frank McCourt, successone del 1997, ci fu Un albero cresce a Brooklyn: lo scrisse nel 1943 Sophina Elisabeth Werner con lo pseudonimo di Betty Smith. Vendette quattro milioni di copie, venne tradotto in sedici lingue, la New York Public Library lo inserì fra i libri del secolo. Raccontava la storia dei piccoli Francie e Nellie Nolan, figli di immigrati irlandesi che nel 1912 sopravvivono come possono alla fame e alla miseria. Francie, in particolare, sogna di diventare scrittrice fin dagli anni della scuola, opponendosi a una maestra che la invita a raccontare “la bellezza” e non la povertà, che è “sordida”.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2024
Dopo aver negoziato il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha salutato l’accordo tra Consiglio e Parlamento Ue come un successo dell’Italia. Quattro mesi dopo, il 10 aprile, l’Eurocamera approva il Patto. Ma la Lega sconfessa il suo ministro bocciando l’intero testo, definito “deludente e contrario agli interessi dell’Italia”. Schizofrenici anche i meloniani, che qualcosa approvano, altro no e in alcuni casi si astengono, parlando di “pochi progressi”. Il governo Meloni non si perde d’animo e così Piantedosi, che l’indomani gira la frittata: “L’Unione ha rafforzato la normativa che ci impone la realizzazione dei Centri di permanenza per il rimpatrio, i Cpr”. La direttiva rimpatri non impone i Cpr, piuttosto fissa standard e garanzie per le procedure. Confidando forse nell’ignoranza altrui, Piantedosi tira dritto e annuncia l’ennesimo “piano straordinario per l’individuazione di aree da destinare a nuove strutture”. Quelle che nessuno vuole, a partire dalle Regioni. Al bagno di realtà ci ha pensato una dottoranda italiana della London School of Economics, Daniela Movileanu, che sui dati degli ultimi anni ha realizzato una simulazione dell’impatto della riforma europea sul nostro Paese.
di Mario Morcone
Il Manifesto, 13 aprile 2024
La Ue e i migranti. Caro direttore, mentre ancora almeno 9 persone, di cui alcuni minori, annegano nel canale di Sicilia, le trombe squillano annunciando la svolta storica dell’approvazione del nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo. Ma è davvero così? Sarebbe ingeneroso negare alcuni passi in avanti, determinati dalla decisione di rendere obbligatoria la redistribuzione dei migranti in caso di una particolare pressione; ma nella sostanza è un passettino, poco più dell’agenda Juncker del 2015. Certo si impone una solidarietà, tante volte negate, ma il Regolamento di Dublino non è stato superato. Intanto, la responsabilità rimane comunque in capo al Paese di primo approdo (e cioè l’Italia); poi vorrò vedere con i miei occhi il trasferimento di contributi finanziari di chi non accetterà ricollocamenti (soprattutto Ungheria e Polonia).
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 13 aprile 2024
Chi si fa carico di traghettare le persone in Europa, nella stragrande maggioranza dei casi, non è neanche complice: spesso è un migrante. Ogni rotta ha la sua mafia: non gang o bande, ma vere e proprie mafie, ovvero organizzazioni articolate e complesse. La rotta dell’Est era gestita soprattutto da turchi: i migranti mediorientali e afghani, passando per la Turchia, venivano spediti come merce in Grecia e in Italia. La rotta libica, che l’Italia conosce bene, è gestita dalle stesse figure che vengono pagate dall’Europa per fermare l’immigrazione. Veri e propri trafficanti che si fanno pagare dall’Europa per fermare i flussi oppure dai migranti sotto estorsione per aprire le rotte verso l’Europa. Questo permette alle milizie criminali libiche di negoziare continuamente sul prezzo: se volete che noi fermiamo i flussi ci dovete pagare almeno quanto guadagneremmo dal prendere i dazi e le estorsioni dai migranti. Chi si fa carico di traghettare le persone in Europa, nella stragrande maggioranza dei casi, non è neanche complice: spesso è un migrante. Il “capitano” di Garrone, per intenderci, che spesso marcisce nelle carceri italiane dove ci sono migliaia di immigrati senza alcuna colpa.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 13 aprile 2024
Dal 2019 l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere collabora con le autorità albanesi. Decine di report interni denunciano respingimenti e violazioni a danno dei migranti. Respingimenti alla frontiera dall’Albania alla Grecia, trattamenti inumani e degradanti a danno dei migranti per mano della polizia albanese, morti sospette all’interno dei centri temporanei di accoglienza situati nel sud del paese. Sono solo alcune delle denunce contenute in un documento scritto da un membro dello staff di Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, e inviato il 16 febbraio del 2023 al Fundamental Rights Office (Fro). L’ufficio ha il compito di monitorare che i dipendenti di Frontex rispettino i diritti fondamentali delle persone durante il loro operato.
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