di Franco Corleone
L’Espresso, 9 agosto 2024
Nel centenario della nascita di Basaglia, un colpo di mano riscrive la 180 e fa rivivere gli Opg. Appare sempre più evidente la pulsione profonda del governo Meloni. Non c’è solo la lotta allo stato di diritto e al garantismo e l’opposizione a nuovi diritti di cittadinanza, si vogliono anche cancellare le conquiste civili e sociali come la chiusura dei manicomi. Nel centenario della nascita di Basaglia è stato presentato un disegno di legge al Senato (n. 1179) che colpisce nel profondo la 180, raddoppiando i giorni del Tso (da farsi anche in carcere), prevedendo forme ulteriori di coercizione e di contenzione, nuove strutture psichiatriche speciali con prevalenza di trattamenti farmacologici legati a una visione strettamente biologica della malattia. Si tratta di una proposta legittima ma da contrastare. Per questo è stato lanciato l’appello: “Fermare una tragica nostalgia di manicomio. E reagire”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 agosto 2024
Associazioni e operatori sociali contrari alle misure del Campidoglio, “non risolvono”. La destra cavalca la polemica per il decoro. Lontani dalla vista, ma non abbastanza per la destra. La questione dell’accoglienza dei senza fissa dimora in occasione del Giubileo sta diventando la cartina di tornasole dei paradossi di questa epoca, con amministrazioni di sinistra che inseguono la destra nelle politiche per il decoro, mischiandola con l’emergenza abitativa. Questi i fatti: il Comune di Roma realizzerà, in vista dell’apertura della Porta santa, quattro tensostrutture (a Termini, Ostiense, Tiburtina e a San Pietro) più alcuni punti mobili come siti di accoglienza a bassa soglia per i senza tetto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 agosto 2024
L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 e i giudici. Nessun patteggiamento tra gli Stati Uniti e la difesa di tre detenuti nel carcere di Guantánamo per evitare la pena di morte. L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 (tra questi Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto la mente degli attentati) e i giudici militari.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 8 agosto 2024
Il decreto che servirebbe, quello sì necessario e urgente, dovrebbe ampliare la liberazione anticipata, e la detenzione domiciliare e favorire sul serio il dialogo con i propri affetti. Bisogna riprendere un po’ il fiato, prima di scrivere sul carcere di questi giorni. Non aiuta il caldo, non aiuta la sensazione di difficoltà estrema che emerge da quelle mura non più in grado di non far vedere all’esterno quale segnale di abbandono si viva in quegli spazi. Soltanto chi non vuole vedere può dire di non sapere, perché obiettivamente i mezzi d’informazione stanno rendendo visibile in vario modo, ciò che invece amministrazione e talune istituzioni vorrebbero riparato da sguardi intrusivi. Anche chi pensa che alla sofferenza intrinseca alla privazione della libertà, quale misura a volte inevitabile e doverosa, possa aggiungersi un supplemento di sofferenza materiale, non vede o vedendo pensa che così la pena produca uno spendibile consenso. Solo costoro - e ce ne sono anche in chi ha responsabilità istituzionali - non vedono o vedono in modo annebbiato.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 8 agosto 2024
Centosessantadue detenuti morti dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Un numero impressionante se si considera che in tutto il 2023 i morti sono stati 157. In soli sette mesi il sistema penitenziario ha cumulato più morti di tutto lo scorso anno. Nel nostro tragico pallottoliere il numero dei suicidi arriva fino a sessantacinque, più almeno cinque con cause di decesso da accertare. Da decenni, e non si capisce perché, l’amministrazione penitenziaria prova a ridurre la portata numerica dei suicidi segnalando come morte da accertare o da overdose ogniqualvolta una persona muore dopo avere inalato il gas del fornelletto usato per cucinare. È questa una modalità con la quale le persone si tolgono la vita da sempre negli istituti di pena. Non si capisce come possa accadere ancora che solo in pochissime prigioni siano messe a disposizione le più sicure cucine a induzione e nella restante gran parte, invece, si continuino a usare i fornelletti da campeggio. È uno dei tanti segni della premodernità nella quale versa il sistema penitenziario, refrattario a innovarsi.
di Michele Ainis
La Repubblica, 8 agosto 2024
Ecco il tabù che nessuno osa più infrangere. Dall’abuso al disuso. Alle nostre latitudini succede di frequente, non ci piacciono le mezze misure. Ma in questo caso la misura estrema - per eccesso o per difetto - colpisce un istituto regolato dalla Costituzione, e colpisce altresì i principi costituzionali sulla funzione rieducativa della pena, sulla dignità che spetta anche ai detenuti, sul divieto di trattamenti disumani. Amnistia, ecco il tabù che nessuno osa più infrangere. Anche se i suicidi in carcere hanno toccato un picco (60 già quest’anno), il sovraffollamento pure (130 per cento, con punte del 177 per cento nelle prigioni minorili), mentre crescono gli atti di autolesionismo (184 in più rispetto al 2023), le risse, le rivolte.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 8 agosto 2024
Nelle carceri italiane spezzate dal sovraffollamento, dal caldo torrido, dalla mancanza di servizi ci sono, in questo momento, in tempo di vacanze estive, sole, mare, montagna, 24 bambini. Ventiquattro bambini piccoli e anche piccolissimi: 6 all’Icam delle Vallette a Torino, due in quello di Venezia, due nella sezione nido di Rebibbia, quattro nell’Icam di Lauro in Campania, sei in quello di San Vittore, tre nel carcere di Bollate, uno in quello di Lecce. È un conteggio che la Stampa non si stanca di tenere perché è un conteggio disumano. Significa questo, il carcere, per un bambino: una cella come casa, sbarre che si chiudono a un’ora predefinita, entrate e uscite - quando un po’ più grandi - regolate dalla presenza dei volontari e delle associazioni. Una a settimana, spesso. Ma ve lo immaginate un bambino che esce dal carcere solo una volta a settimana? Magari verso il mare e la spiaggia, un paio d’ore, ma poi si torna indietro.
di Nicola Boscoletto
Avvenire, 8 agosto 2024
Uno dei fondatori della Cooperativa sociale Giotto di Padova, che da oltre 30 anni da lavoro ai detenuti, interviene sulla grave situazione dei penitenziari italiani. Scusate, ma non me la sento di parlare del decreto carceri nel suo complesso, anche perché vorrebbe dire praticamente parlare del nulla, se non addirittura del peggio, almeno in alcune parti. Una sola cosa spero possa trovare una sua giusta e rapida soluzione che è la previsione delle comunità, cosa tra l’altro non nuova in sé. Per chi conosce questo mondo, è a dir poco evidente che il decreto è stato pensato e scritto da chi di carcere non sa niente e da chi ha qualche interesse da giocare, anche il non cambiare niente può esprimere degli interessi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 agosto 2024
L’odg presentato da Magi (+Europa) prima accantonato e poi modificato. Sventato un incidente costituzionale senza precedenti: il governo aveva chiesto a Magi di escludere le premesse dell’odg sull’affettività. Scampato un vero e proprio incidente costituzionale senza precedenti. In una mossa che ha suscitato stupore, martedì notte il governo ha chiesto al Parlamento di escludere le premesse dell’ordine del giorno sull’affettività dei detenuti presentato dal deputato Riccardo Magi di +Europa, impegnandosi nel “valutare la possibilità” di rispettare o meno le indicazioni dalla Corte Costituzionale.
di Matteo Marcelli
Avvenire, 8 agosto 2024
Intervista al deputato di Azione: “Tradite le funzioni che la Costituzione assegna alla pena. Con nuovi reati ogni giorno la situazione non cambierà”.
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