di Paolo Coccorese e Alberto Giulini
Corriere della Sera, 9 agosto 2024
Dopo le rivolte e le polemiche, continua l’uso illegale dei cellulari all’interno del Lorusso e Cutugno. “Vedete il carcere com’è? Vedete dove viviamo? Guardate il vetro della finestra, è rotto. Ragazzi dovete parlare, dovete fare qualcosa per noi. Così non si può vivere”. È una richiesta di aiuto e, allo stesso tempo, l’ennesimo guanto di sfida gettato alla società. A parlare in diretta sul suo profilo Instagram è un detenuto. Si tratta di uno degli aspiranti trapper di Barriera di Milano rinchiusi al Lorusso e Cutugno. Si è già fatto notare per aver pubblicato video social girati con uno dei tanti cellulari introdotti illegalmente all’interno. Anche questa volta si riprende in volto, senza timori. Sembra a sua agio su questo palcoscenico virtuale con decine di follower a fare da spettatori. Ma qui nessuna commedia. A scorrere sono le immagini della polveriera del penitenziario cittadino.
di Maddalena De Franchis
La Nazione, 9 agosto 2024
Ernest finì per sei mesi in cella dopo la condanna per furto. Ora ha scritto un libro dove racconta la rinascita attraverso gli studi all’Ateneo. Il suo nome poteva comparire nel triste elenco, ormai sterminato, delle persone, che si sono tolte la vita nelle carceri italiane: a salvarlo è stato un desiderio di riscatto più forte delle vicissitudini della sua giovane vita. Ha anche un capitolo senese la lunga, incredibile, odissea di Ernest Dan Azobor, nato in Nigeria e attualmente residente in città.
Il Giorno, 9 agosto 2024
Un ordine del giorno fatto inserire dal deputato leghista Candiani chiede di mettere finalmente mano a una struttura sovraffollata e vetusta, che era già stata dichiarata dismessa nel 2001. Uno studio di fattibilità per esplorare la possibilità di trasferire il carcere varesino dei Miogni in una nuova sede, più moderna e adeguata: con questo ordine del giorno fatto inserire dal deputato della Lega Stefano Candiani nel decreto carceri varato dal Governo, potrebbe delinearsi una svolta per il penitenziario del capoluogo, fra i più disastrati d’Italia e dichiarato, da decenni, inadeguato. Il Miogni è stato dichiarato dismesso nel 2001, ma ancora oggi ospita circa il doppio dei detenuti rispetto alla sua capacità regolamentare di 53 posti. Parliamo di un edificio molto vecchio, costruito nel 1893, che solo nel 2017 ha avuto i bagni delle camere del piano terra dotati di acqua calda e docce. Anche il resto della struttura è in uno stato di forte vetustà: una situazione che rende la carcerazione e il lavoro della polizia penitenziaria ancora più difficili, tanto più considerando il sovraffollamento.
di Franco Corleone
L’Espresso, 9 agosto 2024
Nel centenario della nascita di Basaglia, un colpo di mano riscrive la 180 e fa rivivere gli Opg. Appare sempre più evidente la pulsione profonda del governo Meloni. Non c’è solo la lotta allo stato di diritto e al garantismo e l’opposizione a nuovi diritti di cittadinanza, si vogliono anche cancellare le conquiste civili e sociali come la chiusura dei manicomi. Nel centenario della nascita di Basaglia è stato presentato un disegno di legge al Senato (n. 1179) che colpisce nel profondo la 180, raddoppiando i giorni del Tso (da farsi anche in carcere), prevedendo forme ulteriori di coercizione e di contenzione, nuove strutture psichiatriche speciali con prevalenza di trattamenti farmacologici legati a una visione strettamente biologica della malattia. Si tratta di una proposta legittima ma da contrastare. Per questo è stato lanciato l’appello: “Fermare una tragica nostalgia di manicomio. E reagire”.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 agosto 2024
Associazioni e operatori sociali contrari alle misure del Campidoglio, “non risolvono”. La destra cavalca la polemica per il decoro. Lontani dalla vista, ma non abbastanza per la destra. La questione dell’accoglienza dei senza fissa dimora in occasione del Giubileo sta diventando la cartina di tornasole dei paradossi di questa epoca, con amministrazioni di sinistra che inseguono la destra nelle politiche per il decoro, mischiandola con l’emergenza abitativa. Questi i fatti: il Comune di Roma realizzerà, in vista dell’apertura della Porta santa, quattro tensostrutture (a Termini, Ostiense, Tiburtina e a San Pietro) più alcuni punti mobili come siti di accoglienza a bassa soglia per i senza tetto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 9 agosto 2024
L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 e i giudici. Nessun patteggiamento tra gli Stati Uniti e la difesa di tre detenuti nel carcere di Guantánamo per evitare la pena di morte. L’amministrazione americana ha fatto un deciso dietrofront con l’intervento diretto del segretario alla Difesa, Lloyd Austin, che ha fatto saltare l’accordo preso in precedenza dagli avvocati dei terroristi dell’11 settembre 2001 (tra questi Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto la mente degli attentati) e i giudici militari.
di Mauro Palma
Il Manifesto, 8 agosto 2024
Il decreto che servirebbe, quello sì necessario e urgente, dovrebbe ampliare la liberazione anticipata, e la detenzione domiciliare e favorire sul serio il dialogo con i propri affetti. Bisogna riprendere un po’ il fiato, prima di scrivere sul carcere di questi giorni. Non aiuta il caldo, non aiuta la sensazione di difficoltà estrema che emerge da quelle mura non più in grado di non far vedere all’esterno quale segnale di abbandono si viva in quegli spazi. Soltanto chi non vuole vedere può dire di non sapere, perché obiettivamente i mezzi d’informazione stanno rendendo visibile in vario modo, ciò che invece amministrazione e talune istituzioni vorrebbero riparato da sguardi intrusivi. Anche chi pensa che alla sofferenza intrinseca alla privazione della libertà, quale misura a volte inevitabile e doverosa, possa aggiungersi un supplemento di sofferenza materiale, non vede o vedendo pensa che così la pena produca uno spendibile consenso. Solo costoro - e ce ne sono anche in chi ha responsabilità istituzionali - non vedono o vedono in modo annebbiato.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 8 agosto 2024
Centosessantadue detenuti morti dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Un numero impressionante se si considera che in tutto il 2023 i morti sono stati 157. In soli sette mesi il sistema penitenziario ha cumulato più morti di tutto lo scorso anno. Nel nostro tragico pallottoliere il numero dei suicidi arriva fino a sessantacinque, più almeno cinque con cause di decesso da accertare. Da decenni, e non si capisce perché, l’amministrazione penitenziaria prova a ridurre la portata numerica dei suicidi segnalando come morte da accertare o da overdose ogniqualvolta una persona muore dopo avere inalato il gas del fornelletto usato per cucinare. È questa una modalità con la quale le persone si tolgono la vita da sempre negli istituti di pena. Non si capisce come possa accadere ancora che solo in pochissime prigioni siano messe a disposizione le più sicure cucine a induzione e nella restante gran parte, invece, si continuino a usare i fornelletti da campeggio. È uno dei tanti segni della premodernità nella quale versa il sistema penitenziario, refrattario a innovarsi.
di Michele Ainis
La Repubblica, 8 agosto 2024
Ecco il tabù che nessuno osa più infrangere. Dall’abuso al disuso. Alle nostre latitudini succede di frequente, non ci piacciono le mezze misure. Ma in questo caso la misura estrema - per eccesso o per difetto - colpisce un istituto regolato dalla Costituzione, e colpisce altresì i principi costituzionali sulla funzione rieducativa della pena, sulla dignità che spetta anche ai detenuti, sul divieto di trattamenti disumani. Amnistia, ecco il tabù che nessuno osa più infrangere. Anche se i suicidi in carcere hanno toccato un picco (60 già quest’anno), il sovraffollamento pure (130 per cento, con punte del 177 per cento nelle prigioni minorili), mentre crescono gli atti di autolesionismo (184 in più rispetto al 2023), le risse, le rivolte.
di Annalisa Cuzzocrea
La Stampa, 8 agosto 2024
Nelle carceri italiane spezzate dal sovraffollamento, dal caldo torrido, dalla mancanza di servizi ci sono, in questo momento, in tempo di vacanze estive, sole, mare, montagna, 24 bambini. Ventiquattro bambini piccoli e anche piccolissimi: 6 all’Icam delle Vallette a Torino, due in quello di Venezia, due nella sezione nido di Rebibbia, quattro nell’Icam di Lauro in Campania, sei in quello di San Vittore, tre nel carcere di Bollate, uno in quello di Lecce. È un conteggio che la Stampa non si stanca di tenere perché è un conteggio disumano. Significa questo, il carcere, per un bambino: una cella come casa, sbarre che si chiudono a un’ora predefinita, entrate e uscite - quando un po’ più grandi - regolate dalla presenza dei volontari e delle associazioni. Una a settimana, spesso. Ma ve lo immaginate un bambino che esce dal carcere solo una volta a settimana? Magari verso il mare e la spiaggia, un paio d’ore, ma poi si torna indietro.
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