di Giuliano Foschini
La Repubblica, 11 aprile 2024
Il sindacato: “Meglio che da noi”. L’investimento da 36 milioni oltre Adriatico, avrà venti posti. Uilpa: “Siamo basiti, qui manca personale e le strutture con meno di cento detenuti si chiudono”. Consiglio per gli arresti: nel caso, meglio andare in Albania. L’Italia, sull’altra sponda dell’Adriatico, tra qualche mese gestirà un carcere tutto suo, con agenti penitenziari italiani, e con standard molto migliori rispetto a quelli del nostro Paese: celle nuove e spaziose e addirittura due agenti per ogni detenuto, rispetto all’attuale rapporto medio italiano che vuole una guardia carceraria ogni tre, “di giorno. Perché di notte ci sono strutture con otto poliziotti che devono sorvegliare 400-500 detenuti” spiega Gennarino de Fazio, segretario della Uilpa che in queste ore ha denunciato questa incredibile storia albanese.
di Nello Trocchia
Il Domani, 11 aprile 2024
Un documento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la direzione del personale del ministero della Giustizia, apre al reclutamento di dirigenti, funzionari, agenti e ispettori della polizia penitenziaria “inviati a prestare servizio di missione internazionale presso la idonea struttura penitenziaria da realizzarsi in territorio albanese”. Dopo anni di proteste e promesse elettorali tradite finalmente gli agenti della polizia penitenziaria avranno uno stipendio degno della delicatezza e importanza del lavoro svolto. Per accaparrarsi l’aumento da sogno, però, dovranno trasferirsi in Albania, il luogo prescelto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per continuare la propaganda sui flussi migratori con l’apertura di due Cpr, centri per i rimpatri, e una struttura di transito. Nell’accordo Italia-Albania si prevede anche la costruzione di una “idonea struttura penitenziaria destinata a ricevere ì migranti che dovessero rendersi responsabili di reati durante la permanenza nelle strutture gestite dallo Stato Italiano in quel territorio”. Tradotto, un carcere.
di Costanza Oliva
Avvenire, 11 aprile 2024
Quasi tutti gli edifici scolastici e gli ospedali sono stati distrutti. Il sistema sanitario è al collasso e mancano anche le cure più basilari. Negli ultimi sei mesi, a Gaza, ogni 15 minuti circa un bambino ha perso la vita. Significa che in soli 180 giorni, cioè sei mesi da quando la guerra è iniziata, il 2% della popolazione infantile è stato ucciso. I bambini e le famiglie vivono sotto le bombe, costretti spesso a trovare rifugi di fortuna dato che più della metà delle abitazioni non esiste più. La situazione è drammatica. Quasi tutte le scuole sono ormai distrutte e per la maggior parte della popolazione è impossibile ricevere anche le cure più basilari. Il sistema sanitario è al collasso: sono stati bombardati 30 dei 36 ospedali. Lo confermano le immagini arrivate nella notte dopo un attacco aereo israeliano a un edificio residenziale nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia. Tra le 14 vittime, la maggior parte sono donne e bambini. I 30 feriti sono stati portati d’urgenza in ospedale: i medici li esaminano sul pavimento per la mancanza di posto. “Abbiamo provato ad allestire tende per il triage fuori dall’ingresso dell’ospedale, ma anche quella è piena di feriti e la capacità è scarsa”, ha raccontato alla CNN il dottor Khalil Al-Dikran, portavoce dell’Ospedale dei Martiri di Al-Aqsa.
di Antonello Guerrera
La Repubblica, 11 aprile 2024
Il presidente americano accenna all’ipotesi di far cadere il procedimento giudiziario negli Stati Uniti contro il fondatore di Wikileaks. Non una grazia ma una sorta di proscioglimento presidenziale, che farebbe dell’australiano un uomo libero. “Stiamo considerando questa possibilità”. Per la prima volta il presidente americano Joe Biden ha ammesso che la sua amministrazione sta valutando l’opzione di far cadere il pesantissimo procedimento giudiziario negli Stati Uniti contro Julian Assange. Ossia l’attivista australiano fondatore del sito Wikileaks, attualmente in carcere a Londra e su cui pendono ben 19 capi di accusa, tra cui “spionaggio”, “furto di informazioni riservate” e “aver messo a rischio la vita” di molti statunitensi per un massimo di 175 potenziali anni di carcere, a causa della pubblicazione negli anni scorsi di una valanga di file top secret dell’intelligence e della diplomazia americane.
di Carlo Forte
L’Unità, 11 aprile 2024
Era un ragazzo di 26 anni. Nero. Abitava a Chicago. Si chiamava Dexter Reed. È morto ridotto a brandelli da 96 colpi di rivoltella sparati uno dopo l’altro da cinque poliziotti nel corso di 42 secondi. Meno di un minuto per il massacro. Non era ricercato, non era della mala, non era accusato di delitti. Cioè, di un delitto sì, ma uno di quelli che spesso ciascuno di noi commette: guidava senza cintura. Una pattuglia di polizia in borghese, a bordo di un’auto privata, gli ha tagliato la strada, i poliziotti sono scesi, hanno circondato la macchina di Dexter e gli hanno gridato che doveva scendere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 10 aprile 2024
La magistrata Giovanna De Rosa audita in Parlamento rilancia la norma Giachetti: “La situazione è grave, urgono provvedimenti immediati”. “La situazione detentiva è estremamente grave, rispetto al sovraffollamento e a tutto ciò che comporta” quindi la proposta del deputato di Iv Roberto Giachetti, elaborata insieme a Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino, sulla liberazione anticipata speciale “si rivela adatta, congrua, perché ha un effetto immediato di deflazione del carico. La proposta pertanto sotto questo profilo è sicuramente apprezzabile”. Così Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, audita in Commissione Giustizia alla Camera.
di Angela Stella
Il Dubbio, 10 aprile 2024
La spaccatura durante il comitato direttivo centrale del fine settimana. Trenta detenuti suicidi dall’inizio dell’anno ma Magistratura indipendente si oppone perfino al rafforzamento delle pene alternative: “Il nostro sistema penale è sbracato”. Non si ferma l’ondata di suicidi di detenuti nelle carceri italiane. Siamo arrivati a 30 dall’inizio dell’anno. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello di un recluso di origine straniera ristretto nella casa circondariale di Vibo Valentia. La posizione del Governo la conosciamo ormai da tempo: Nordio ripete che i suicidi sono un “fardello”, assegna 5 milioni per il potenziamento dei servizi trattamentali e psicologici negli istituti ma tutti lo criticano perché è il classico pannicello, ribatte su riutilizzo delle caserme e costruzione nuove carceri. Di questo si è discusso animatamente durante l’ultimo ‘parlamentino’ dell’Anm che si è tenuto nel fine settimana. L’Associazione Nazionale Magistrati ha approvato una mozione all’unanimità ma molto al ribasso rispetto alle risposte di cui avrebbero bisogno gli istituti di pena e i detenuti e il dibattito che l’ha preceduta ha fatto emergere la distanza profonda che esiste all’interno della magistratura sul tema.
di Angela Stella
L’Unità, 10 aprile 2024
Due magistrate di sorveglianza con due opposte visioni dell’esecuzione penale. È quanto chiaramente emerso dalle audizioni in commissione giustizia a Montecitorio che si sono tenute ieri sulla proposta di Roberto Giachetti (Iv) riguardo la liberazione anticipata speciale, elaborata insieme alla presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini. Da una parte Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano: “La situazione detentiva è estremamente grave, rispetto al sovraffollamento e a tutto ciò che comporta. Occorrono sicuramente provvedimenti immediati anche perché a mio avviso quello che manca nella valutazione generale, quando si trattano queste tematiche, è l’attenzione ai ricorsi che vengono proposti dai reclusi, che si trovano in condizioni di sovraffollamento”, in base all’art. 35ter dell’Ordinamento Penitenziario che prevede rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subìto un trattamento in violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. “Questi ricorsi, ad esempio, al Tribunale di sorveglianza di Milano sono talmente tanti che nei soli primi due mesi del 2024 hanno superato quelli totali del 2023. Questi ricorsi danno problemi di accoglimento rispetto all’illegalità della carcerazione e risarcimenti del danno in forma o pecuniaria o di riduzione della pena. Il problema di questa situazione deve essere quindi affrontato con un provvedimento immediato e di immediata efficacia” quindi la proposta in esame “si rivela adatta, congrua perché ha un effetto immediato di deflazione del carico. La proposta pertanto sotto questo profilo è sicuramente apprezzabile”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 10 aprile 2024
L’incognita del “dopo” determinerebbe una angoscia difficile da superare. Previsti i Consigli di aiuto sociale per il reinserimento ma Nordio ammette: “Mai attivati”. E siamo a trenta. È al momento senza precedenti nella storia repubblicana il numero dei detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri dall’inizio dell’anno. L’ultimo caso lo scorso fine settimana a Vibo Valentia dove un cittadino straniero è stato trovato impiccato alle sbarre della sua cella. Un triste record che, in assenza di interventi strutturali, pare purtroppo destinato a crescere ancora.
di Antonio Palmieri
vita.it, 10 aprile 2024
Formare ai mestieri del digitale significa formare a lavori del presente e del futuro. Significa dare una prospettiva solida sia per il periodo di permanenza in prigione sia per il dopo. I casi di Cisco, Linkem e Digital360 e del progetto “Recidiva Zero”. Tre anni fa ero il deputato in carica più longevo a occuparsi (dal 2001) di tecnologia e di innovazione. Per una singolare coincidenza (non casualità, il caso non esiste) nel giro di poche settimane Andrea Rangone, presidente Digital360, Francesco Benvenuto e Agostino Santoni, (il primo responsabile delle relazioni istituzionali di Cisco Italia, il secondo all’epoca amministratore delegato della stessa azienda) mi raccontarono le attività di formazione e di avviamento al lavoro che stavano realizzando in alcune carceri italiane. Di lì a poco, un amico mi segnalò che Davide Rota, (attualmente amministratore delegato di Tiscali e al tempo presidente di Linkem) stava facendo la stessa cosa.
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