di Andrea Aversa
Il Dubbio, 9 aprile 2024
Secondo i numeri forniti dal Garante per i diritti dei detenuti della Regione Samuele Ciambriello, la cifra rappresenta il totale delle persone recluse con una pena inflitta e residua da 0 a 3 anni. Un lasso temporale che potrebbe consentire l’accesso alle pene alternative, decongestionando le presenze dentro i penitenziari. Sono ben 2.611 i detenuti nelle carceri campane con una pena residua che va dai 0 ai 3 anni. Nello specifico, 787 devono scontare da 0 a 1 anno, 948 da 1 a 2 anni, 876 da 2 a 3 anni. Se a questo totale aggiungiamo i 798 che hanno avuto una pena inflitta da 0 a 3 anni, la cifra che otteniamo è di 3.409 reclusi. Persone che potrebbero scontare la detenzione attraverso le pene alternative. Un rimedio semplice ed efficace per contrastare quella piaga che caratterizza il sistema penitenziario italiano, ovvero il sovraffollamento carcerario. i dati sono stati forniti a l’Unità dal Garante per i diritti dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 9 aprile 2024
Le difese chiedono di togliere l’interdizione dal lavoro, ma la pm si oppone. Intanto passa la citazione del Ministero della Giustizia come responsabile civile. Spunta un altro presunto episodio violento, risalente al 2020, che sarebbe stato commesso verso un uomo che fu detenuto nel carcere reggiano. Vi sarebbe una pesante analogia con quello al centro dell’udienza preliminare che ora vede imputati dieci agenti della polizia penitenziaria, accusati di tortura a un tunisino che era recluso sempre alla Pulce, lesioni e falso in atto pubblico: l’utilizzo di una federa per incappucciare il detenuto. Dell’altro caso, finora rimasto inedito, ha fatto accenno, davanti al gup Silvia Guareschi, il pubblico ministero Maria Rita Pantani, titolare del fascicolo sulla contestata tortura al tunisino 44enne, datata il 3 aprile 2023 e su cui lui sporse denuncia affidandosi all’avvocato Luca Sebastiani: un caso diventato di interesse nazionale anche per la politica. Ieri gli avvocati difensori dei poliziotti hanno chiesto di togliere la misura interdittiva della sospensione di un pubblico ufficio o servizio, disposta nel luglio 2023 dal gip Luca Ramponi, per qualcuno ormai prossima alla scadenza: sulla decisione il gup Guareschi si è riservata. Il pm ha espresso parere contrario e ha detto di aver già depositato documenti su un altro caso che ha similitudini con quello del tunisino. Da quanto trapela, quest’altro detenuto, poi trasferito da Reggio a Piacenza, si sarebbe fatto refertare le ferite. Al momento non sarebbe però stato possibile individuare gli autori - dunque a oggi il caso non è collegabile agli attuali dieci imputati o ad altri - perché in quel caso mancavano le telecamere. I filmati, invece, insieme ad alcune testimonianze, sono alla base della ricostruzione investigativa sul caso del tunisino: dopo essere stato sanzionato con l’isolamento per condotte che violavano il regolamento, sarebbe stato incappucciato e preso a pugni, poi calpestato sulle caviglie con le scarpe d’ordinanza mentre gli fu torto un braccio. Infine sollevato, denudato e portato nella cella di isolamento: qui, liberato il viso, sarebbe stato di nuovo aggredito. Secondo quanto sostenuto da alcune difese nei mesi scorsi al Riesame, si sarebbe trattato al massimo di abuso dei mezzi di correzione, rispetto a un detenuto problematico che aveva ricevuto rapporti disciplinari anche in altre carceri.
La Repubblica, 9 aprile 2024
La Commissione Carcere risponde ai giovani avvocati. Nei giorni scorsi abbiamo appreso da fonti giornalistiche locali che una delegazione A.I.G.A., nazionale e locale, ha visitato la struttura penitenziaria di Parma in data 28 marzo u.s., accedendo ad alcune delle aree ricreative comuni, quali il teatro e le salette colloqui avvocati/famigliari e ad alcuni locali destinati a lavorazioni industriali. La Camera Penale di Parma, nell’ottica di mantenere sempre alta l’attenzione sulle condizioni di vita nelle carceri, apprezza l’iniziativa di A.I.G.A., tuttavia non può non manifestare perplessità sul giudizio conclusivo espresso, che pare avulso dalle vicende attuali che hanno interessato anche gli Istituti Penitenziari di Parma.
di Cristina Bassi
Il Giornale, 9 aprile 2024
Intervista a don Gino Rigoldi. Lo storico cappellano lascia dopo mezzo secolo l’incarico all’interno dell’istituto penale minorile. “Quanti ragazzi ho salvato? Non so, ma quando visito le carceri per adulti dei miei ne incontro pochi”. “In 50 anni come cappellano del Beccaria avrò visto passare 50mila ragazzi. E da loro non ho mai ricevuto un “vaffanculo”. Detto da chi, come don Gino Rigoldi, ha trascorso una vita tra minorenni detenuti e pregiudicati, molti con problemi di dipendenze e anche psicologici, è un mezzo miracolo.
di Luca Senesi
Corriere Adriatico, 9 aprile 2024
L’assessore Pandolfi: “Progetti di sostegno: 30mila euro per i minori, 50 a favore degli adulti”. L’Ambito Territoriale Sociale 1 mette in campo oltre 77mila euro per progetti di inclusione e inserimento di minori e adulti soggetti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. “Un contesto - spiega Luca Pandolfi, presidente del comitato dei sindaci dell’ATs1 e assessore alla Solidarietà di Pesaro - su cui è opportuno e doveroso investire, come istituzioni, per tentare di tutelare il diritto sancito dall’articolo 27 della Costituzione alla rieducazione e recupero del detenuto”.
baritoday.it, 9 aprile 2024
Cinque i vincitori del bando che si occuperanno di supportare gli studenti del ‘Polo Universitario Penitenziario’: opereranno negli istituti penitenziari di Bari, Trani, Taranto, Turi e presso l’Istituto penale minorile di Potenza. Varcheranno le soglie delle strutture penitenziarie per aiutare nelle attività di studio i detenuti iscritti a corsi di laurea universitari. Sono i cinque tutor vincitori del bando dell’Università di Bari ‘Aldo Moro’ per il supporto a studenti del Polo Universitario Penitenziario (PUP). Un’esperienza che da circa tre anni offre ai detenuti la possibilità di accedere ai corsi di laurea universitari in Puglia, negli istituti penitenziari di Bari, Trani, Taranto, Turi e presso l’Istituto penale minorile di Potenza.
comune.modena.it, 9 aprile 2024
Le esperienze del carcere di S. Anna nel convegno di giovedì 11 aprile. Già cento gli iscritti all’evento organizzato dalla Garante diritti persone senza libertà del Comune. Una giornata dedicata al trattamento in carcere dei cosiddetti “sex offender”, ovvero persone che hanno commesso reati a sfondo sessuale. Intervengono all’incontro docenti, giuristi, criminologi, psicologi, operatori penitenziari e dei diritti dei detenuti, per dialogare e confrontarsi a partire, soprattutto, dalle esperienze della Casa circondariale S. Anna di Modena.
di Alessia Ciccotti
csvnet.it, 9 aprile 2024
A Treviso è ripartito il progetto “Voci di dentro, voci di fuori” che da 21 anni fa incontrare ragazzi delle scuole superiori e loro coetanei nel carcere minorile. Ora, oltre 40 giovani svolgeranno attività di volontariato doposcuola offerto ai ragazzi detenuti. Promosso da Csv Belluno Treviso, con l’Ufficio scolastico territoriale e altre realtà locali. Incontri faccia a faccia, che permettono ai giovani coinvolti di lavorare su aspetti importanti del vivere nel mondo con gli altri (quali il riconoscimento dell’alterità, una maggiore consapevolezza di sé e il rafforzamento della propria identità), e del vivere in un contesto sociale più ampio, contribuendo a promuovere il senso di cittadinanza attiva che si esplica anche attraverso l’educazione alla legalità. Il progetto è portato avanti da 21 anni dal Csv Belluno Treviso, con la partnership dell’Ufficio scolastico territoriale ambito di Treviso e dell’IPM, con il supporto del C.P.I.A. di Treviso e delle associazioni NATs per… Odv, Amnesty International, La Prima Pietra, Fondazione PIME Onlus, Mani Tese, Fondazione Caritas Treviso.
L’Unità, 9 aprile 2024
Pubblichiamo un estratto del libro “No Cpr, Non ci potete rinchiudere. La vergogna italiana dei lager per immigrati”, a cura di Yasmine Accardo e Stefano Galieni (autori vari) ed. Left. Dal Cpr di Caltanissetta: “Qui dentro con la gabbia alta 10 metri io che sto in Italia da dieci anni e mezzo, ho due figli italiani, sono laureato e parlo 4 lingue. Rimpatriano a casaccio.
di Alessandra Arachi
Corriere della Sera, 9 aprile 2024
“Rispetto le posizioni della Chiesa. Ma difendo l’eutanasia con ancora più convinzione”. Emma Bonino, la Santa Sede ha pubblicato la dichiarazione del prefetto Fernandez responsabile ex Sant’Uffizio, approvata dal Papa, che abbraccia a vasto raggio temi bioetici e sociali. Che significato ha per lei?
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