di Giulia D’Aleo
La Repubblica, 9 aprile 2024
“Tenerci confinati nei Campi conviene alla politica”. La denuncia di Ervin Bajrami, attivista per il movimento transnazionale Kethane: “Su 180mila persone rom e sinti censite in Italia se ne vedono 40 rubare e occupare casa e l’idea è che siano tutti così”. Per anni Ervin Bajrami ha continuato a nascondersi ogni volta che sentiva il rumore di un aereo: “Pensavo venissero a bombardare casa mia”, racconta. Quando è fuggito dalla guerra del Kosovo con la sua famiglia aveva solo otto anni. Poi, arrivato in Italia, è diventato spettatore e oggetto dei pregiudizi e delle discriminazioni riservati alle persone rom nel nostro Paese.
di Daniela Piana
Il Dubbio, 9 aprile 2024
Le foto apparse negli ultimi giorni sui media nel mondo ritraggono e riflettono con la forza e la immediatezza del linguaggio visivo le piazze riempite di gesti di dissenso, di protesta, di tensione fra la cittadinanza e le istituzioni che detengono potere. La persistenza di forme di governo che non rispondono ai principi dello Stato di diritto e che invece che governare nel rispetto e nel vincolo della supremazia della regola del diritto governano con la supremazia sulla regola del diritto e così facendo escono ipso facto dal perimetro di una possibile forma di legittimazione democratica è un tratto del nostro tempo su cui si sono spesi gli attori internazionali anche suffragati da regolari, solidi, e condivisi esercizi di monitoraggio di dati e fenomeni sociopolitici.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 9 aprile 2024
Il più “vecchio” prigioniero politico, 38 anni dietro le sbarre. Membro del Pflp, in carcere ha scritto romanzi e saggi, diventando uno dei più noti intellettuali palestinesi. La figlia di 4 anni, concepita di “contrabbando”, è già nei registri dei servizi israeliani. Amnesty: “La sua morte è un crudele promemoria della sistematica incuria medica israeliana”. Walid Daqqa ha trascorso quasi due terzi della sua esistenza in carcere eppure di vite ne ha avute tante. Palestinese cittadino israeliano originario di Baqa al-Gharbiyye, membro del Fronte popolare, prigioniero politico, padre, intellettuale. È morto domenica in un carcere israeliano a 63 anni.
di Paolo Maddalena*
Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2024
Comincio con il ricordare la vicenda di Ilaria Salis, per passare, come presto si vedrà, a un caso che riguarda l’intera Unione Europea e che lascia davvero sgomenti di fronte alla situazione di estrema difficoltà politica, geopolitica, economica, sociale e morale nella quale siamo venuti a trovarci. Desidero innanzitutto ricordare che la vicenda di Ilaria Salis, la quale, dopo 13 mesi di detenzione preventiva, è stata portata in aula, incatenata mani e piedi come una malfattrice, per sentirsi negare per la seconda volta gli arresti domiciliari (essendo stata accusata di una aggressione giovanile antifascista), è un fatto scandaloso che offende in modo gravissimo la dignità di Ilaria e nello stesso tempo quella di tutti gli italiani. Si deve infatti ricordare al riguardo che l’articolo 2 della nostra Costituzione ritiene inscindibili i “diritti umani” della persona singola e quelli di tutti gli altri concittadini, sancendo che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. In altri termini la nostra Costituzione (quella che vale nel caso di specie) fa capire in modo semplice e chiaro che ogni cittadino è “parte” dell’intera “Comunità italiana” e che, di conseguenza, la violazione della dignità di un singolo è un’offesa per l’intera Comunità.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 aprile 2024
Via libera alla mozione approvata all’unanimità: “compromesso al ribasso” tra le correnti divise sugli istituti di pena. L’Associazione Nazionale Magistrati sul carcere arriva ad una mozione approvata all’unanimità ma molto al ribasso rispetto alle risposte di cui avrebbero bisogno gli istituti di pena e i detenuti. Il Comitato direttivo centrale è addirittura iniziato con un’ora di ritardo stamattina, in quanto i gruppi non riuscivano a mettersi d’accordo su una soluzione comune. Il tema spacca ideologicamente le correnti. Da una parte Magistratura Indipendente, con una visione carcerocentrica, dall’altra Magistratura Democratica con un’altra volta all’umanizzazione della pena. In mezzo Unicost più sbilanciata verso MI, mentre Area maggiormente vicina a Md ma con alcuni distinguo pratici, come vi abbiamo raccontato già ieri sul Dubbio.
di Francesco Gentile
La Discussione, 8 aprile 2024
Il sistema carcerario italiano si trova in uno stato di emergenza strutturale, denuncia l’Associazione nazionale magistrati in un documento approvato dal suo Comitato Direttivo Centrale e indirizzato al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’Anm mette in luce una serie di criticità che minano profondamente il sistema penitenziario, trasformandolo in un ambiente dove la detenzione si traduce in una pena aggiuntiva ingiustificabile anziché un percorso rieducativo come previsto dalla Costituzione. Una delle principali preoccupazioni è il sovraffollamento delle carceri, una realtà che non solo aggrava il disagio e la sofferenza dei detenuti, ma viola anche i diritti umani fondamentali. Questa situazione ha portato l’Italia a essere sanzionata a livello europeo più volte e continua a minacciare l’integrità del sistema giudiziario nazionale. Inoltre, l’associazione evidenzia la promiscuità all’interno delle carceri, dove detenuti alle prime esperienze criminali vengono mescolati con criminali plurirecidivi, creando un ambiente fertile per la perpetuazione della criminalità anziché per il recupero dei detenuti.
di Guido Camera
Il Sole 24 Ore, 8 aprile 2024
Norme in vigore dal 4 aprile ma le regole transitorie sono precisate solo in parte. Il decreto legislativo 31/2024, in vigore dal 4 aprile, contiene un nutrito catalogo di disposizioni correttive della riforma Cartabia della giustizia penale (decreto legislativo150/2022). Manca però una disciplina organica del regime transitorio.
di Piero Tony
Il Foglio, 8 aprile 2024
C’è chi vorrebbe la soppressione della procura nazionale antimafia, per un inspiegabile ritorno all’antico. Chi dimentica i nostri precedenti di reucci della gogna. Chi non si rassegna a una sentenza della Cassazione. La versione di un ex magistrato. A proposito di Bauman e della sua metafora della modernità liquida - citata da anni a tutte le ore per le più svariate ragioni - ho sempre pensato, come tanti, che lui avesse immaginato un mondo dove tutto si scioglie, quietamente, senza alcun sedimento significante, allagando come una lenta e alta marea le vite di ciascuno di noi tra contorni sfumati e senza storia. Ma quale Bauman e quale placida marea! Fortunale con mareggiata è la metafora che ho sentito proporre stamani dal mio giornalaio perché, dice lui, oggigiorno si vive sempre e solo tra marosi ribollenti che disorientano e portano al largo, troppo lontano dalla costa. Oggi - ha concluso la concione tra gli applausi del piccolo mercato circostante - si polemizza su tutto e domani sul suo contrario, ogni volta scozzando le stesse parole, senza vergogna.
di Vincenzo Maiello
Il Riformista, 8 aprile 2024
Il dibattito pubblico sui temi dell’antimafia è, da troppo tempo e sempre più spesso, preda di dogmatismi preconcetti, faziosità ideologiche e chiusure corporative che attentano irrimediabilmente alle virtù discorsive del confronto democratico, pregiudicando la formazione di un’opinione pubblica avvertita e colta. Accade, così, che la preoccupazione di acquisire o mantenere posizioni di rendita nel maistream delle idee finisce per far velo alla dimensione giuridica delle questioni in gioco. In particolare, alla consapevolezza che queste ultime interpellano (devono interpellare) il quadro dei principi entro cui lo Stato costituzionale - la forma storicamente più matura dello Stato di diritto, del modello, cioè, di organizzazione politica dei rapporti sociali consegnatoci dalla Modernità - si impegna a lottare contro le aggressioni alla convivenza civile.
di Davide Varì
Il Dubbio, 8 aprile 2024
Leggi oscure e scritte male? Ora basta, dice il professor Bambi: “Con la semplificazione linguistica si attuerà finalmente il giusto processo”. “Ci sono leggi recenti, e meno, che sono scritte bene (un esempio classico è il Codice civile), ma in genere la loro qualità di scrittura e di chiarezza è bassa”. Lo afferma l’Accademia della Crusca in un intervento pubblicato suo sito internet dal titolo “Una lingua davvero per tutti (quella del diritto)”, come riferisce l’Adnkronos, affidata al socio accademico Federigo Bambi, professore di Storia del diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze, dove insegna anche Lingua giuridica. “Oggi le nostre leggi risentono di difetti simili a quelli che caratterizzano la lingua della pratica del diritto, e la loro lettura è sempre più difficile - scrive Bambi -: gli articoli sono lunghi e troppo densi di contenuti, le rubriche non indicano con appropriatezza quanto la norma stabilisce; anche le frasi sono lunghe e spesso caratterizzate dalla nominalizzazione (un solo nome sostituisce un verbo e quindi un’intera frase); il lessico è spesso usato impropriamente; per non dire poi degli eccessivi rinvii e riferimenti ad altre norme”.
- Vibo Valentia. Detenuto si suicida in cella. Il Sappe: “Serve supporto psicologico per gli agenti”
- Sassari. “Liberi dentro e fuori dal carcere”: 50 detenuti archivisti e attori
- Cuneo. Con “GliEvitati” il pane si produce in carcere
- Lecco. “Legalizzare la cannabis servirebbe a sfoltire il carcere”
- Avellino. Presentazione del libro “Senza colpe”, il dramma dei bimbi in carcere











