ilpost.it, 6 agosto 2024
Lo ha diffuso l’ong B’Tselem dopo aver parlato con più di 50 ex detenuti, e dice che la situazione è peggiorata molto dopo gli attacchi del 7 ottobre. L’ong israelo-palestinese B’Tselem ha diffuso un lungo rapporto sulla situazione nelle carceri israeliane, definite “campi di tortura”, e sui sistematici abusi subiti dai prigionieri palestinesi. Il rapporto è intitolato “Benvenuti all’inferno” e si basa sulle testimonianze di 55 persone palestinesi detenute dopo lo scorso 7 ottobre, nella maggior parte dei casi senza accuse e senza processo (il 7 ottobre fu il giorno del feroce attacco di Hamas in Israele a cui seguì l’invasione israeliana nella Striscia di Gaza). Queste persone sono state poi rilasciate. Le conclusioni di B’Tselem non sono così sorprendenti, visto che già negli scorsi mesi erano state pubblicate inchieste sulle condizioni dei detenuti palestinesi in alcune carceri israeliane: forniscono comunque nuovi dettagli e mostrano la sistematicità degli abusi.
di Edoardo Patriarca
vita.it, 5 agosto 2024
Affidamento in prova ai servizi sociali, detenzione domiciliare per chi ha più di 70 anni ed è affetto da gravi patologie, mille agenti di Polizia penitenziaria in più. Ma non basta: c’è bisogno di interventi strutturali e l’ascolto degli operatori sociali impegnati nel settore, si tengano a distanza quelli del “lasciarli dentro e buttare la chiave”. Salvo cambi dell’ultima ora, questa è l’ultima settimana di lavoro del Parlamento. Nelle assemblee di Camera e Senato si voterà la conversione in legge del ddl 1206 recante disposizioni urgenti per le infrastrutture e gli investimenti di interesse strategico, per il processo penale e in materia di sport, già approvato dalla Camera dei deputati; e il ddl C. 2002 DL 92/2024 recante misure urgenti in materia penitenziaria, di giustizia civile e penale e di personale del Ministero della giustizia.
di Antonio Nastasio*
bergamonews.it, 5 agosto 2024
È imprescindibile che il sistema penitenziario adotti un approccio equilibrato e inclusivo, affrontando le sfide del sovraffollamento con soluzioni che vadano oltre l’espansione delle strutture carcerarie e che comprendano misure alternative, supporto sociale e un risarcimento adeguato alle vittime. Il recente pacchetto-carceri, approvato dal Senato della Repubblica, rappresenta un primo passo verso la soluzione dei gravi problemi di sovraffollamento, disagi e suicidi tra detenuti e personale di custodia, incluso l’ultimo caso di un agente sul muro di sentinella all’Ucciadone. Tuttavia, è evidente che questo nuovo approccio ha ignorato alcune sfide fondamentali, come la mancanza di una vera attenzione alle soluzioni delle pene non detentive, che comprendono benefici legali come le misure previste dalla legge 354/75 aggiornate e contesti di accoglienza alternativi.
di Irene Famà
La Stampa, 5 agosto 2024
Spesso sono i più fragili, persone senza lavoro o stranieri senza casa. “Servono più fondi per progetti e comunità invece si continua ad aumentare i reati”. I dannati delle carceri le loro colpe potrebbero espiarle fuori dai penitenziari. Ai domiciliari, per fare un esempio. Ma sono fragili. Una casa non ce l’hanno. E non hanno nemmeno un lavoro. Non hanno nulla di nulla. Molti sono stranieri e non conoscono nemmeno la lingua. Ecco le contraddizioni del sistema: da un lato si denuncia il sovraffollamento, dall’altro le porte delle celle si aprono sempre più facilmente. Uscirne? Pare non bastino nemmeno le preghiere. I dati, presentati in Senato dal Garante nazionale dei detenuti Felice Maurizio D’Ettore, tutte queste discordanze le sottolineano bene. In Italia i reclusi sono 61.140 per 46.982 posti disponibili. E il sovraffollamento, a livello nazionale, ha superato il 130%. Oltre il 165% nei penitenziari pugliesi, intorno al 151% in quelli della Basilicata, del 144% nelle carceri del Lazio. “Condizioni disumane”, denunciano le associazioni. “Costretti a stare in cinque in celle da due con quaranta gradi”, raccontano i detenuti.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 5 agosto 2024
Il dossier carceri è già sulla sua scrivania anche se si insedierà ufficialmente tra poche settimane. Non a caso dice: “Ho seguito a lungo la situazione carceraria dell’Emilia Romagna quale procuratore generale facente funzioni e fin da adesso, all’atto della mia nomina, sto seguendo con attenzione e preoccupazione i fatti che stanno accadendo nelle carceri del Piemonte nelle quali mi sembra che insista un livello di allarme e/o di pericolo superiore rispetto ad altri distretti d’Italia. Dico questo a prescindere dai casi di suicidi o tentati suicidi di alcuni detenuti di fronte ai quali c’è attenzione e anche pietas umana. Esiste però un secondo profilo che riguarda uno scenario di rivolta - a quanto sembra - permanente caratterizzata da aspetti inquietanti che vanno da un fatto gravissimo come la pubblicità su un social di proteste violente fino all’ingresso di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti.
di Massimo Massenzio
Corriere di Torino, 5 agosto 2024
Il sociologo Prina: “Più educatori e psicologi”. La prima volta in cui Franco Prina ha varcato l’ingresso del Ferrante Aporti aveva solo 20 anni. Era il 1972 e aveva partecipato a una visita con il gruppo Abele. Qualche anno dopo è diventato docente di Sociologia giuridica e della devianza all’università di Torino e ha continuato a occuparsi di delinquenza minorile per tutta la vita. Anche come giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Torino.
di Elisa Chiari
Famiglia Cristiana, 5 agosto 2024
Dal Beccaria di Milano, al Ferrante Aporti di Torino, le carceri minorili, che il provvedimento noto come Decreto Caivano ha contribuito ad affollare, stanno diventando una polveriera. E intanto la criminalità minorile fa sempre più notizia sui media. Abbiamo chiesto a Mauro Grimoldi, che nella vita fa lo psicologo giuridico, autore di Dieci lezioni sul male: i crimini degli adolescenti (Raffaello Cortina Editore), di aiutarci a capire chi sono i ragazzi che finiscono oggi in carcere e qual è la strada per rendere più efficace, nel rispetto dei diritti, l’azione dello Stato nei loro confronti.
di Liana Milella
La Repubblica, 5 agosto 2024
Il Guardasigilli ha sempre garantito, anche in Europa, che il reato cancellato poteva essere sostituito da altri. Ciò è impossibile per la consigliera meloniana del Csm. Nordio non ha detto la verità sull’abuso d’ufficio. Perché non è vero, come lui ha ripetuto di continuo, anche in Europa, che ci sono altri 17 reati di corruzione per sostituirlo. La sua tesi si scontra ora con il caso di Rosanna Natoli, la consigliera del Csm in quota meloniana indagata proprio per questo reato. Per una coincidenza, da un lato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sul tavolo il ddl sul reato da cancellare già votato dal Parlamento, deve valutarlo ed eventualmente licenziarlo. Dall’altro, da presidente del Csm, ha spiegato al suo vice Fabio Pinelli quanto la permanenza di Natoli a palazzo Bachelet sia inaccettabile.
di Caterina Soffici
La Stampa, 5 agosto 2024
Tre casi in 7 giorni. Non sono eroi, li muove la disperazione. Anche loro sono vittime da proteggere. “Portate via papà, picchia sempre la mamma”. Ancora una volta è un bambino di dodici anni a salvare la madre dalla botte del marito ubriaco. È la terza volta in una settimana che leggiamo brutte storie così e sembrano storie fotocopia, orribili copioni di film horror, dove l’esito non è un femminicidio solo grazie all’intervento del figlio. E questo la dice lunga di un’Italia dove le donne non riescono a salvarsi da sole, non sono in grado di denunciare il proprio partner, di proteggere se stesse e neppure i figli. Stanno zitte, subiscono, per paura di perdere la famiglia, la casa, i bambini. In un’Italia dove un quarto delle donne non ha neppure un conto in banca. E quindi sono i bambini costretti a squarciare il velo di realtà domestiche dove domina la violenza.
di Francesco Morelli*
L’Unità, 5 agosto 2024
Possiamo preliminarmente accettare che “innocente = non-innocente”, “appartenenza = non-appartenenza”, “reato = non-reato” rappresentano inaccettabili contraddizioni? È arrivato il momento di assumere posizioni radicali. Il dibattito sulle misure di prevenzione patrimoniali sembra avviluppatosi in una spirale di complessità tecnica sorprendente. Alte Corti interne ed europee se ne occupano e se ne occuperanno presto, ma ad ogni livello, anche scientifico, la ricostruzione di quel sistema sembra aver abbandonato lo stadio della fondazione primaria per dirigersi verso la spiegazione dei più complessi dettagli tecnici. Si scontrano quindi vivacemente posizioni opposte, espresse con argomenti contorti e assai specifici, ma giace oramai sullo sfondo la premessa fondamentale del discorso. Una premessa, va detto, non facile finanche da rintracciare.
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