di Antonio Mattone
Il Mattino, 11 aprile 2024
Alla fine l’accorato appello alla clemenza lanciato da don Mimmo Battaglia per Simone Isaia ha trovato ascolto. Il clochard, che nel luglio scorso incendiò la Venere degli stracci, dopo la riduzione della condanna, scesa da 4 anni a 2 anni e 6 mesi nel processo di appello, potrà scontare la pena in detenzione domiciliare presso il Centro pastorale carcerario della diocesi di Napoli. Don Mimmo, prima delle festività pasquali, aveva scritto una lettera al giudice chiamato a decidere su Isaia. Non si trattava di “un’intromissione indebita volta a influenzare il giudizio”, precisò, ma piuttosto l’assunzione di responsabilità verso “una persona in difficoltà, fortemente fragile, vissuta per diverso tempo in condizioni di marginalità sociale”.
di Claudio Bellumori
L’Opinione, 11 aprile 2024
Fuori c’è quell’aria tipica che entra nella pelle dopo ore di pioggia. Dentro, invece, brilla la luce emanata dagli occhi di un detenuto romano, 36 anni, che da qualche mese è impiegato come elettricista in Vaticano. Il suo datore di lavoro è Fabbrica di San Pietro, ente preposto per le opere di manutenzione, appunto, della Basilica di San Pietro. Il racconto di questa esperienza, che si protrarrà ancora (il contratto è rinnovato fino al fine pena, ovvero sino agli inizi del prossimo anno), avviene all’interno della III casa circondariale di Rebibbia, nella Capitale.
di Alessandro Pirina
La Nuova Sardegna, 11 aprile 2024
Daria Bignardi: “Un’utopia abolire il carcere? Forse, ma così com’è non serve”. Le serie televisive hanno aperto le porte delle carceri italiane, ma si tratta di fiction, di sceneggiature e non storie vere. Al contrario Daria Bignardi nel suo nuovo libro, “Ogni prigione è un’isola”, edito da Mondadori, racconta quello che accade realmente all’interno delle patrie galere. Una testimonianza diretta, la sua, perché lei le carceri le vive dal di dentro da diversi lustri.
di Stefano Allievi
Il Riformista, 11 aprile 2024
Più rimpatri e sanzioni ai Paesi che non accettano la redistribuzione, ma mancano canali d’ingresso in un’Europa che richiede 2 milioni di lavoratori stranieri all’anno. Il Patto Europeo sulle Migrazioni e l’Asilo non è un compromesso: che sarebbe comprensibile, essendoci in Europa posizioni diverse. È una non scelta, che serve essenzialmente agli uni e agli altri per potersi presentare alle elezioni europee dicendo che si è fatto qualcosa. Solo che non è questa la cura di cui abbiamo bisogno: è un po’ come somministrare a un malato un po’ di farmaci per curare un blando raffreddore, e un po’ contro un invasivo tumore ai polmoni, quando in realtà la malattia in questione è un disturbo al fegato.
di Marco Bresolin
La Stampa, 11 aprile 2024
Ppe e Pse votano sì. Caos nei partiti italiani. Contrari, per ragioni opposte, dem, M5S e leghisti. Dopo otto anni di trattative, il Parlamento europeo ha dato il via libera decisivo al nuovo Patto migrazione e asilo concordato con i governi. Lo ha fatto nell’aula di Bruxelles tra le proteste delle associazioni che sugli spalti hanno denunciato “la fine del diritto d’asilo”. Si tratta di una riforma che rivede profondamente le regole per la gestione interna dei flussi migratori, introduce controlli più rigidi alle frontiere e corregge, ma non supera, le regole di Dublino: la responsabilità resta in capo ai Paesi di primo ingresso, anche se addolcita dall’introduzione del concetto di “solidarietà obbligatoria, ma flessibile”. Tutti dovranno contribuire, ma potranno scegliere se farlo accogliendo o pagando (20 mila euro a migrante). Niente quote obbligatorie, nemmeno nelle situazioni di crisi.
di Leo Lancari
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Via libera dell’europarlamento al Patto migrazione. Von der Leyen: “Giornata storica”. Prima del voto Johansson richiama gli eurodeputati: “Un fallimento del pacchetto è un fallimento di tutti”. Centri dove richiudere i migranti ai confini europei, rimpatri ed esame delle richieste di asilo più veloci. Il Pd vota contro in dissenso con il suo gruppo. “Oggi è davvero una giornata storica. Dopo anni di intenso lavoro il Patto di migrazione e asilo diventa finalmente realtà”. Ursula von der Leyen può tirare un sospiro di sollievo. Anche se con alcune divisioni nei gruppi che la compongono, la coalizione che cinque anni fa la elesse a capo della Commissione europea è riuscita ieri a far approvare, a maggioranza relativa e tra mille tormenti, nove regolamenti che detteranno le nuove politiche dell’Ue sull’immigrazione.
di Fulvio Vassallo Paleologo
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Il Parlamento europeo ha approvato dieci “atti legislativi” tra Regolamenti e Direttive, che dovrebbero attuare il Patto sulla migrazione e l’asilo, in discussione dal 2020. Il voto in aula è stato caratterizzato da una gestione lampo della presidenza, ma occorre ricordare che saranno necessari due anni perché la nuova legislazione sia pienamente operativa. E le prossime presidenze di turno toccheranno all’Ungheria di Orban, da luglio, e poi da gennaio del 2025 alla Polonia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Meno 20% degli arrivi con i corridoi umanitari. Calano anche i rimpatri, nonostante gli annunci di Meloni e Piantedosi. Per tutto il 2023 il governo Meloni ha raccontato di essere impegnato, rispetto all’immigrazione, su due fronti: tolleranza zero verso gli ingressi irregolari, gestione dei canali legali. “Saremo noi a decidere chi arriva nell’Ue e non i trafficanti”, ha ripetuto spesso la premier in compagnia di Ursula von der Leyen, inedita partner politica. I numeri pubblicati ieri nel numero di aprile di Polizia Moderna, che esce nell’anniversario della fondazione del corpo e riporta un affresco quantitativo delle sue attività, descrivono però una situazione diversa dagli annunci dell’esecutivo.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 11 aprile 2024
L’eurodeputato Pd: “Non è possibile che un bambino di 6 anni sia sottoposto al fotosegnalamento, che gli vengano presi i dati biometrici. Si trattano così i delinquenti, non i bambini”. Patto Migrazione, Bartolo: “Forniamo veste giuridica a quello che oggi è illegale”. “Adesso mi tortura un pensiero: quando sarà tutto finito, quando verrà scritto nei libri di storia, e magari ci sarà anche il mio nome, quello del medico di Lampedusa, mi piacerebbe sapere come si risponderà a chi chiede cosa ho fatto per evitare tutto questo. Sono diventato europarlamentare con l’intenzione di prendermi cura delle persone che attraversano il Mediterraneo. Ma dopo quattro anni di lavoro mi sento di dire che ho fallito”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 aprile 2024
Nell’accordo tra Italia e Albania per quanto riguarda la gestione dell’immigrazione, è previsto anche un carcere in territorio albanese destinato a ricevere i migranti che dovessero rendersi responsabili di reati durante la permanenza nelle strutture gestite dallo Stato italiano in quel territorio. Per questo motivo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria vuole reperire 45 persone della Polizia penitenziaria da inviare nella futura struttura. Il Dap ha, infatti, emanato una nota nella quale comunica la necessità di individuare personale idoneo per una missione internazionale in Albania. Il contesto di questa iniziativa è dato dal Protocollo tra il governo italiano e il Consiglio dei ministri albanese, finalizzato al rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, ratificato con Legge il 21 febbraio 2024. La richiesta di disponibilità è rivolta ai dirigenti penitenziari, ai funzionari della carriera di Polizia penitenziaria fino alla qualifica di dirigente, e al personale dei ruoli agenti/ assistenti, sovrintendenti e ispettori. Il Protocollo prevede la realizzazione di una struttura penitenziaria in territorio albanese, destinata ad accogliere migranti responsabili di reati durante la loro permanenza nelle strutture italiane per le procedure di frontiera o di rimpatrio.
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