di Mario Di Vito
Il Manifesto, 11 aprile 2024
Dal Senato ok al ddl Smartphone: il Pd si astiene, mentre il M5s vota contro e attacca. Pd e Movimento Cinque Stelle si dividono sul ddl Smartphone che toglie ai pm la possibilità di sequestrare i telefonini e li obbliga a farsi autorizzare da un gip. Al Senato i voti favorevoli sono stati 89 (la maggioranza più Italia Viva), 18 i contrari (il M5s) e 34 gli astenuti (il Pd). Una frattura evidente su un tema delicatissimo come la giustizia, anche se manca un passaggio alla Camera e la questione si è consumata tutta nel giro di poche ore, senza grandi sussulti nell’opinione pubblica e con un dettaglio non irrilevante: tutti, persino il M5s che un anno fa aveva presentato una proposta di legge sul tema, sono di per sé favorevoli al fatto che il pm non possa più da solo sequestrare uno smartphone. Sia pure con qualche distinguo nei modi e nei termini.
di Giuseppe Di Federico
L’Unità, 11 aprile 2024
È stata un’iniziativa senza precedenti, quella del procuratore di Perugia di riferire su indagini in corso. Da ora varrà per tutti? Anche per i giudici? Su un caso di notevole rilievo istituzionale è sceso il silenzio. Mi riferisco all’episodio di cui è stato protagonista il procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone, che ha chiesto ed ottenuto di essere udito dalla Commissione antimafia del Parlamento su un caso giudiziario di cui è titolare e su cui sta ancora svolgendo indagini, cioè quello degli accessi abusivi alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, definito “inusuale” l’iniziativa di Cantone. Si tratta in effetti di un evento “senza precedenti, non previsto né regolato dal nostro ordinamento giudiziario”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 11 aprile 2024
La Commissione è diventata il palcoscenico per inchieste mediatiche, da Bari a Palermo. Parlano le procure, ma per prassi gli indagati no. Laudati, coinvolto a Perugia, non sarà ascoltato. La vocazione garantista del centrodestra si ferma - o almeno rallenta bruscamente - davanti alla porta della commissione Antimafia. Guidata da Chiara Colosimo, che è deputata vicinissima ad Arianna e Giorgia Meloni, la commissione è tornata alla ribalta grazie all’interessamento in tutti i casi giudiziari che in questi mesi hanno avuto più attenzione mediatica, con l’effetto di amplificarli con inevitabili riverberi anche di natura elettorale.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 11 aprile 2024
Per settimane non si è parlato d’altro. Ora il silenzio. Ciò che è certo, per ora, è che non è emersa l’esistenza di alcun dossier. Insomma, il “caso dossieraggio” non esiste. Al massimo si può parlare di accessi abusivi alle banche dati, vicenda meno attraente per il lettore medio. Per settimane è stato rappresentato come lo scandalo del decennio: migliaia di accessi abusivi alle banche dati della procura nazionale antimafia, fughe di notizie, creazione di dossier su politici, imprenditori e personaggi famosi, rapporti distorti fra inquirenti e giornalisti, l’ombra del coinvolgimento di servizi segreti stranieri. Poi il “caso dossieraggio” è sparito completamente dai radar del dibattito pubblico e politico. Neanche una parola. Ci sarebbe quasi da rallegrarsi, se non fosse che il segreto delle indagini è ormai da tempo andato a farsi benedire.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 11 aprile 2024
La Corte di Cassazione (Sezioni Unite civili, presidente D’Ascola, estensore Patti) ha rigettato i ricorsi dei magistrati Alessandro Donato Pesce e Michele Ruggiero contro la sentenza del Csm, con la quale la sezione disciplinare dell’organo di autogoverno della magistratura aveva dichiarato Ruggiero e Pesce responsabili di alcuni illeciti disciplinari. Ai due ex sostituti procuratori, in servizio negli anni scorsi a Trani, sono state contestate condotte gravemente scorrette ai danni di alcune persone coinvolte in procedimenti penali pendenti presso la procura tranese. Tra le contestazioni, nell’ambito di diversi procedimenti disciplinari nel frattempo avviati, le violazioni “dei doveri di imparzialità, correttezza, equilibrio e rispetto della dignità della persona, nell’esercizio delle funzioni di sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Trani”, e violazioni di legge ricorrendo “a metodi di indagine idonei ad influire sulla libertà di autodeterminazione e ad alterare la capacità di memoria e di valutazione di specifiche circostanze”.
di Luigi Manconi e Chiara Tamburello
La Repubblica, 11 aprile 2024
Giuseppe Uva è morto il 14 giugno del 2008 nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Circolo, a Varese, dopo aver passato la notte in una caserma dei carabinieri. Aveva 43 anni e, solo qualche ora prima che incontrasse la morte, stava trascorrendo una serata con gli amici in un bar, a bere e a guardare l’Italia giocare contro la Romania (in occasione dei Campionati europei di calcio). Dopodiché, Uva e l’amico Alberto Biggiogero, tornano verso casa a piedi ed è a quel punto che si accorgono di alcune transenne accatastate all’angolo di una strada.
di Antonio Pio Guerra
Corriere Adriatico, 11 aprile 2024
Troppi tentativi di suicidi nelle carceri marchigiane, con picchi impressionanti (un gesto autolesionistico ogni due giorni) nel penitenziario anconetano di Montacuto. E troppi delitti commessi da pazienti psichiatrici, che anziché del carcere avrebbero bisogno di strutture dove scontare misure di sicurezza sostitutive della pena, nei casi di incapacità di intendere e volere. Un tema rilanciato ieri dal garante regionale dei diritti (anche) dei detenuti, avvocato Giancarlo Giulianelli “C’è interesse della Regione per creare un nuovo modulo Rems.
di Nicolò Fagone
Corriere di Torino, 11 aprile 2024
La relazione annuale sul Lorusso e Cutugno: 1.429 detenuti (la capienza è di 1.029) e cinque suicidi nel 2023. La relazione annuale, che analizza la situazione delle persone private della loro libertà personale al Lorusso e Cutugno e all’istituto penale per minorenni Ferrante Aporti, certifica condizioni degradanti: a Torino nel 2023 si sono registrati 5 suicidi (69 in tutta Italia) e quasi 60 carcerati hanno compiuto gesti “anticonservativi”. L’ultimo caso appena 5 giorni fa, quando una ragazza ha cercato di suicidarsi nella sua cella, all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno. E non si è trattato della prima volta. La 23enne soffre di disturbi psichici, e altre persone detenute hanno raccontato ai propri familiari che avrebbe subito maltrattamenti dagli agenti penitenziari. Saranno le indagini a far luce sul caso, che allo stesso tempo offre comunque uno spaccato fedele sul contesto di disagio e sofferenza che si respira nel carcere torinese (e non solo).
latinaoggi.eu, 11 aprile 2024
I familiari del giovane detenuto sono pronti ad impugnare la richiesta di archiviazione. Il fascicolo aperto contro ignoti. È morto per un arresto cardiocircolatorio dovuto ad un’intossicazione acuta a causa di una sostanza contenuta in un farmaco. È questa la causa. Cosmin Tebuie, romeno di 26 anni, detenuto nel carcere Mammagialla di Viterbo dove è stato trovato senza vita un anno fa, non era sottoposto a cure farmacologiche e probabilmente non è escluso che qualcuno che le indagini non hanno individuato, gli avrebbe ceduto il farmaco. È questa la conclusione a cui è arrivata la Procura di Viterbo nel chiedere l’archiviazione contro ignoti in merito alla morte del detenuto romeno, residente a Latina, deceduto un anno fa in circostanze che sono tutte da chiarire. Il mistero resta.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 11 aprile 2024
Sette anni e mezzo per i poliziotti penitenziari, un anno per l’operatrice sanitaria. Disposto un risarcimento da cinquantamila euro: anche il ministero pagherà. La vittima era stata denudata, ammanettata e pestata. Le difese: “Faremo appello”. Quelle subite Antonio Colopi, all’epoca detenuto all’Arginone per omicidio, furono torture. O almeno questa è la convinzione a cui, dopo un lungo e articolato processo, è arrivato il collegio giudicante che ieri mattina ha condannato i due agenti di Polizia penitenziaria che si sarebbero resi responsabili del pestaggio e l’infermiera del carcere che li avrebbe ‘coperti’. La corte, dopo un paio d’ore di camera di consiglio, ha letto una sentenza con pene severe. Sette anni e mezzo di reclusione per gli agenti G.C. e M.V. (assistiti dagli avvocati Alberto Bova e Alessandro D’Agostino). Un anno di reclusione per l’operatrice sanitaria Eva Tonini (avvocato Denis Lovison), pena convertita in una multa da 7.300 euro. La professionista è stata inoltre assolta dall’accusa di favoreggiamento. Per lei è stato infine disposto un risarcimento danni da cinquemila euro. Per i due poliziotti il tribunale ha stabilito una provvisionale da cinquantamila euro da versare alla parte civile, in solido insieme al ministero della Giustizia (responsabile civile in questo processo). Per quanto riguarda gli agenti, il verdetto del giudice supera le richieste formulate dal pubblico ministero Isabella Cavallari (sei anni). Per l’infermiera il pm aveva chiesto un anno per il reato di falso e il proscioglimento per l’ipotesi di favoreggiamento.
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