primocanale.it, 9 febbraio 2024
Si tratta di un marocchino soccorso in cella due giorni fa e deceduto oggi all’ospedale San Martino. “Il 16esimo detenuto che dall’inizio dell’anno si è tolto la vita è spirato oggi nel tardo pomeriggio all’ospedale San Martino di Genova, dopo che l’altro ieri nella sua cella del carcere di Marassi aveva tentato l’impiccagione non senza aver prima manomesso la serratura del cancello per ritardare l’intervento della Polizia penitenziaria. Ritardo che, in effetti, gli è stato probabilmente fatale atteso che nonostante i soccorsi e il successivo ricovero in ospedale non ce l’ha fatta. Nato in Marocco 28 anni fa, fra tre mesi avrebbe finito di scontare la pena inflittagli per reati contro il patrimonio”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 febbraio 2024
“Le condizioni di vita dei detenuti non possono essere disumane come quelle che tante volte abbiamo visto e denunciato a Sollicciano e non solo. Un ambiente degno di un Paese civile è dovuto anche a persone che hanno sbagliato, o addirittura sono ancora in attesa di giudizio, quest’ultima categoria molto consistente nel carcere fiorentino”. Sono le parole di Enzo Brogi, responsabile dipartimento diritti del Pd toscano, e Iacopo Melio, consigliere regionale e responsabile dipartimento inclusione dei Democratici a livello nazionale, all’indomani della notizia, pubblicata dal Corriere Fiorentino, del ricorso di massa di 200 detenuti al quale sta lavorando l’associazione di giuristi Altro Diritto per chiedere uno sconto di pena a causa delle condizioni degradanti del penitenziario fiorentino.
Corriere del Veneto, 9 febbraio 2024
Un presidio che si è tenuto ieri a Montorio - organizzato da Verona Radicale e al quale hanno partecipato una ventina tra partiti e associazioni che ha voluto “contribuire ad accendere un faro sul dramma della situazione carceraria italiana e richiamare il governo sulla necessità di misure urgenti”. E un’interrogazione parlamentare depositata al Senato dal gruppo Alleanza Verdi Sinistra. Resta alta l’attenzione sul carcere veronese e sui 5 suicidi in tre mesi. E a rivolgersi al ministro della Giustizia Carlo Nordio è la senatrice veronese Aurora Floridia, prima firmataria di un’interrogazione sottoscritta anche da Peppe De Cristofaro, Tino Magni e Ilaria Cucchi.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 9 febbraio 2024
Capienza raddoppiata ma i posti, a quanto pare, non bastano mai. Il sovraffollamento del carcere minorile Beccaria torna a galla con la vicenda dell’accoltellamento della professoressa di Varese. Il diciassettenne arrestato con l’accusa di tentato omicidio è stato accompagnato nel penitenziario di via Calchi Taeggi anche se, proprio perché l’istituto è pieno, apprendiamo, potrebbe essere trasferito in un’altra struttura. Nel corso dell’interrogatorio il giovane ha negato di aver premeditato il gesto, ha spiegato di non aver colpito con l’intento di uccidere e si è detto dispiaciuto, chiedendo scusa alla vittima. Il gip del Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto la custodia cautelare in carcere, in particolare sulla base del pericolo di reiterazione del reato. “È un ragazzo molto scosso e provato - spiegano i suoi difensori, gli avvocati Elisa Scarpino e Francesco Morano - e chiediamo che vengano valutate attentamente le sue condizioni, come prevede la giustizia minorile”.
di Cesare Giuzzi
Corriere della Sera, 9 febbraio 2024
Dopo la lettera di protesta di 102 operatori, volontari e associazioni legate all’ambito penitenziario” ora si muovono gli avvocati: “È una protesta in difesa del processo e della funzione difensiva”. L’ultimo atto - di una vicenda certamente non ancora chiusa, anzi - è lo sciopero annunciato dai penalisti milanesi il prossimo lunedì 4 marzo. Giorno dell’udienza del processo ad Alessia Pifferi, la mamma accusata di aver lasciato morire di stenti la piccola Diana di 18 mesi nel luglio di due anni fa. Un giorno simbolico anche perché in quella data sarà stata depositata la perizia psichiatrica sulla donna ordinata dalla Corte d’Assise.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 9 febbraio 2024
Il pubblico ministero Maria Rita Pantani ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci agenti di polizia penitenziaria accusati, a vario titolo, di tortura e lesioni - oltreché di falso - nei confronti di un tunisino 44enne, in passato detenuto nel carcere della Pulce. L’udienza preliminare è stata fissata il 14 marzo davanti al giudice Silvia Guareschi. L’indagine si riferisce ai fatti avvenuti il 3 aprile 2023, vicenda che fu anticipata dal Carlino. Nel registro degli indagati erano stati iscritti inizialmente 14 nomi: le restanti quattro posizioni sono state momentaneamente stralciate, in attesa delle motivazioni del riesame sull’appello promosso dalla Procura su coloro ai quali il gip Luca Ramponi non aveva dato la misura cautelare.
di Beatrice Branca
Corriere del Trentino, 9 febbraio 2024
Piergiorgio Bortolotti aiutava i detenuti a creare il giornale della Casa circondariale. Alla direzione del carcere non sarebbero piaciuti alcuni articoli critici. Ai volontari Apas è stato rinnovato il permesso di entrare nella casa circondariale di Trento per il 2024. A tutti tranne che allo scrittore Piergiorgio Bortolotti. Nessun avviso, nessuna spiegazione ma solo l’amara sorpresa di non ricevere dopo 10 anni un’autorizzazione che gli permettesse di portare avanti l’attività di “Non solo dentro”, il giornale che dà voce alle storie e ai pensieri dei detenuti e che da ormai cinque anni viene distribuito assieme al settimanale diocesano “Vita Trentina”. “Come Apas abbiamo avuto un ultimo incontro con la direzione della Casa Circondariale il 18 gennaio per chiarire alcune questioni, dopodiché ci è stato detto che ci avrebbero fatto sapere per le autorizzazioni - racconta Bortolotti.
di Tommaso di Giannantonio
iltquotidiano.it, 9 febbraio 2024
Il coach Marco Crespi nella casa circondariale di Trento: “Tutte le volte che entro e li vedo correre sono felice”. Si apre il cancello. E si oltrepassa la soglia. Primo box di controllo: si lascia la carta d’identità a un agente. Poi si attraversa una strada e si accede a un’altra struttura. Telefono, chiavi, giubbotto: finisce tutto in un armadietto. Si apre e si chiude un’altra porta in alluminio. Si torna all’aperto: un piazzale squadrato da muri. Altra porta, altra struttura, l’ultima. Si consegnano nome e cognome a un altro agente di polizia penitenziaria. Ora il portone automatico schiude a corridoi larghi e pallidi. Le finestre sono rinforzate dalle inferriate. La luce entra quadrettata anche dai fori sul soffitto. Si superano tre cancelli in ferro battuto. Si arriva a un ampio atrio circolare. I “bracci” confluiscono tutti qui. Incontriamo i ragazzi. E ci inoltriamo nel corridoio che porta alla palestra.
di Donatella Stasio
La Stampa, 9 febbraio 2024
Aver impedito la sua presentazione nel carcere di San Vittore è stato un momento triste per la democrazia. Avremmo raccontato la storia della Consulta, un’istituzione di garanzia che fissa i limiti al potere politico. Di che cosa avrei parlato con i detenuti di “Costituzione Viva” del carcere di San Vittore se, ad appena 24 ore dall’incontro sul libro “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”, scritto insieme al presidente emerito della Consulta Giuliano Amato, non fosse arrivato l’”ordine” dell’Amministrazione penitenziaria di bloccare tutto?
di Maurizio Crippa
Il Foglio Quotidiano, 9 febbraio 2024
La battuta di Papa Francesco, “Chi sono io per giudicare?”, in fondo ha avuto successo perché, a un livello popolare, individua un dubbio che da tempo attanaglia anche i piani alti della cultura, filosofia e diritto, e del potere costituito: chi può giudicare, e di conseguenza stabilire una punizione, una pena, per chi trasgredisce una norma? E quale norma, e quale pena? Il concetto di “punizione” è connaturato alla storia delle civiltà, ma la riflessione su cosa sia, a cosa serva, fa parte dei grandi dubbi del nostro tempo. Segnato appunto da “una progressiva delegittimazione dei tipi tradizionali di pena”. Allo stesso tempo, però, a livello sociale e politico l’idea del punire in modo “retributivo” o anche puramente “afflittivo” è tornata potente. Il populismo penale è una tremenda “passione contemporanea”. Martha Nussbaum ha scritto: “Pensiamo che infliggere dolore nel presente aggiusti il passato”. Anche in questo, il nostro presente è bipolare.
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