di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 9 febbraio 2024
“Il sistema penitenziario italiano si avvicina a passi da gigante a livelli di sovraffollamento che configurerebbero un trattamento inumano e degradante generalizzato delle persone detenute. Bisogna prendere provvedimenti e prenderli ora perché, con gli attuali ritmi di crescita, a fine 2024 saremo in una condizione drammatica. I 15 suicidi di questo primo mese e mezzo dell’anno siano un campanello d’allarme che risuona. Ci appelliamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché richiami il Parlamento a discutere del tema carcere e a farlo basandosi su scelte pragmatiche e non su approcci ideologici”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 febbraio 2024
La Puglia e la Lombardia sono le regioni più in difficoltà, con tassi di affollamento rispettivamente del 143,1% e del 147,3%. I recenti aggiornamenti sui dati del sovraffollamento carcerario confermano una tendenza preoccupante e sempre più allarmante. Secondo i dati appena aggiornati dal ministero della Giustizia, al 31 gennaio di quest’anno, il numero di detenuti ha raggiunto la cifra record di 60.637, rispetto a i soli 51.347 posti ufficiali disponibili. Ciò significa che il sistema carcerario italiano opera di gran lunga oltre il suo limite, senza dimenticare che vanno sottratti 3.000 posti inagibili. Una tendenza in crescita che vede un incremento significativo rispetto all’anno precedente, con un aumento di oltre 7.000 detenuti dall’inizio del 2021. Tale aumento, che corrisponde a una media mensile dello 0,8% negli ultimi sei mesi, mette in evidenza una situazione che si fa sempre più critica col passare del tempo. Un aspetto particolarmente preoccupante è rappresentato dal numero crescente di suicidi all’interno delle carceri nel corso del 2024. Con ben 16 tragiche perdite in meno di un mese e mezzo, l’ultimo ieri nel carcere di Marassi, un dato che è un campanello d’allarme evidenziato dalle condizioni estreme in cui si trovano i detenuti. Il tasso di affollamento medio, calcolato sul numero dei posti ufficiali e non su quelli effettivamente disponibili, si attesta al 118,1%. Tuttavia, questa cifra risulta ancora più preoccupante in alcune regioni del paese. La Puglia e la Lombardia emergono come le regioni più in difficoltà, con tassi di affollamento rispettivamente del 143,1% e del 147,3%.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 9 febbraio 2024
Sono già 16 i suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno e nel 2023 sono stati in tutto 69 i detenuti che si sono tolti la vita. Un numero impressionante, dice Denise Amerini, responsabile carcere e dipendenze dell’area Stato sociale e diritti della Cgil, sottolineando che gli ultimi due casi, a Caserta e Verona, riguardano un uomo disabile di 58 anni costretto su una carrozzina e un altro di 38 anni, di origine ucraina, appena dimesso da un reparto psichiatrico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 9 febbraio 2024
“A Milano due psicologhe del carcere locale sono attualmente sotto indagine da parte della procura della Repubblica per aver fatto il loro mestiere e addirittura l’avvocata che difende l’imputata è sotto accusa. Credo che questa sia una enormità, ma certamente se già le persone sono poche, non vengono pagate e poi quando fanno il loro lavoro c’è anche un pubblico ministero che le mette sotto indagine, mi pare che arriviamo a un livello completamente incontrollabile. Da politico, da senatore e anche da lettore dei giornali ho trovato che fosse una notizia veramente ai limiti dell’abnormità”. A lanciare l’allarme, dall’aula del Senato, è Ivan Scalfarotto, di Italia Viva.
di Francesco Gentile
La Discussione, 9 febbraio 2024
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro ha siglato un protocollo d’intesa con la Cassa delle Ammende, mirato a favorire il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e a ridurre il tasso di recidiva. Questa collaborazione si inserisce nell’ambito di un accordo interistituzionale precedentemente sottoscritto dal Cnel con il Ministero della Giustizia, finalizzato a promuovere un lavoro penitenziario formativo e professionalizzante, ottimizzando l’impiego del tempo durante la reclusione e potenziando le competenze personali dei detenuti. Il Cnel si impegnerà a fornire consulenza e supporto tecnico alla Cassa delle Ammende per elaborare linee guida e procedure standardizzate, volte a potenziare la qualità dei programmi e dei progetti di inclusione lavorativa e di formazione dei detenuti. Inoltre, si lavorerà alla definizione di modelli operativi di valutazione d’impatto per monitorare l’efficacia di tali interventi. Il protocollo sottoscritto fa riferimento anche all’intesa tra la Cassa delle Ammende, il Ministero della Giustizia e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Questo accordo prevede la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi finalizzati al reinserimento sociale delle persone sottoposte a provvedimenti privativi o limitativi della libertà personale.
di Sabino Cassese
Il Foglio, 9 febbraio 2024
Lentezza delle procedure, invasioni di campo, tendenza a riscrivere le leggi, equivoci sul ruolo del Csm. Una macchina che in Italia non funziona. E la responsabilità in alcuni casi è degli stessi giudici. Macroscopiche invasioni nello spazio pubblico, in cui dovrebbe astenersi dall’entrare. Pericolosa tendenza a riscrivere le leggi. Utilizzazione di magistrati in uffici del potere esecutivo, a cominciare dal ministero della Giustizia. Debole esercizio del potere di nomofilachia. Utilizzo del Consiglio superiore della magistratura (Csm) come organo di autogoverno, invece che di garanzia dell’indipendenza dei giudici. Crescente sfiducia dell’opinione pubblica nell’ordine giudiziario. Non tutti questi malfunzionamenti della macchina della giustizia dipendono solo dai giudici stessi. Ad esempio, la Corte costituzionale ha prima lasciato spazio, poi richiesto che i giudici rimettenti tentassero essi stessi un’interpretazione costituzionalmente orientata delle leggi da valutare, così aprendo spazi alla riscrittura delle leggi. Il Parlamento ha approvato leggi che lasciano troppa discrezionalità ai giudici, o mal scritte, o contraddittorie, così obbligando le corti a cavarsela da sole. La pubblica amministrazione non svolge i compiti amministrativi che ad essa spettano, lasciando quindi spazio alla supplenza giudiziaria.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 febbraio 2024
Accordo solo sull’aumento delle case famiglia per evitare la piaga dei bimbi in cella. È proseguita ieri nell’Aula del Senato la votazione degli articoli del Ddl Nordio - Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare. Dopo l’approvazione dell’articolo 1 che abroga l’abuso di ufficio, ieri sono stati approvati altri quattro articoli e bocciati gli emendamenti dell’opposizione. L’articolo due prevede, tra l’altro, di rafforzare la tutela del terzo estraneo al procedimento rispetto alla circolazione delle comunicazioni intercettate, prevedere l’interrogatorio di garanzia prima dell’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, introdurre la decisione collegiale per l’ordinanza applicativa della custodia in carcere, ridisegnare il potere di impugnazione del pubblico ministero relativamente a reati di contenuta gravità. Dalle opposizioni sono arrivate inizialmente due critiche. Per il Pd ha parlato Alfredo Bazoli: “È un principio corretto, che però deve essere declinato nel modo giusto. Noi abbiamo proposto una serie di emendamenti, anche sulla scorta delle indicazioni che ci sono venute da autorevoli figure, come il procuratore nazionale antimafia, il dottor Melillo, che suggeriva di escludere dall’applicazione di questa norma almeno alcune fattispecie di reato”; mentre il pentastellato Roberto Scarpinato ha sottolineato come “introduce un trattamento privilegiato nella procedura di applicazione delle ordinanze di custodia cautelare per i reati tipici dei colletti bianchi”.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 9 febbraio 2024
È iniziata ieri in Senato la discussione generale sul disegno di legge Nordio, il primo di una lunga serie, che a regime andrà a riformare la giustizia. Un testo, a detta del Guardasigilli, improntato ai valori del liberalismo e del garantismo giuridico. Il ddl prevede diversi interventi su vari fronti: sull’inappellabilità delle sentenze di primo grado da parte del pm, il gip collegiale, l’interrogatorio di garanzia prima delle misure di custodia cautelare in carcere e soprattutto l’abolizione dell’abuso d’ufficio e la ridefinizione del reato di traffico di influenze. L’istruttoria del disegno di legge governativo è stata particolarmente accurata ed ha visto la Commissione giustizia di Palazzo Madama impegnata in un lungo ciclo di audizioni e poi in un serrato confronto sui diversi aspetti del provvedimento. L’attuale formulazione del reato di abuso è stata variata più volte nel corso degli anni, senza aver mai raggiunto un esito soddisfacente. Il reato di abuso d’ufficio è così rimasto un reato a condotta evanescente, in cui il confine tra lecito e illecito è sempre stato nebuloso e generico. Ma non solo. Questo reato si è sempre prestato ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti e non uniformi, ponendosi quindi in contrasto con i principi di tassatività e legalità di cui all’articolo 25 della Costituzione. Senza dimenticare, infine, che tale reato ha intasato gli uffici delle Procure impegnate in costose ed inutili indagini.
di Felice Manti
Il Giornale, 9 febbraio 2024
Invano. Sono passati quarant’anni dal giorno in cui venne arrestato un innocente Enzo Tortora, diventato da allora il simbolo di tutte le vittime degli errori giudiziari. Era il 17 giugno del 1983. “Ma da allora è cambiato ben poco”, dice al Giornale il deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, Pietro Pittalis. Che ieri, mentre al Senato si discuteva la riforma della giustizia con l’approvazione di Palazzo Madama all’abolizione dell’abuso d’ufficio, ha (ri)lanciato la proposta di istituire per il 17 giugno la Giornata nazionale alle vittime di ingiusta detenzione ed errori giudiziari in Italia, che riprende un’iniziativa della scorsa legislatura con un disegno di legge firmata anche dal Partito Radicale, dalla Fondazione Enzo Tortora, dal Comitato per la giustizia Piero Calamandrei e dall’associazione Il detenuto ignoto. “Ancora oggi ci sono troppe sentenze orfane di verità e troppi innocenti finiscono in carcere, alla lista delle vittime degli errori giudiziari dobbiamo aggiungere quelle di ingiusta detenzione, chi viene sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere o ai domiciliari e poi assolto. Gente privata della libertà personale senza che abbia commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva”, sottolinea il deputato azzurro.
di Stefano Zirulia*
Il Manifesto, 9 febbraio 2024
Dietro la dura sentenza su Cutro c’è il fatto che l’imputato è il solo soggetto che le autorità riescono a individuare, così su di lui si riversa tutta la domanda collettiva di repressione. Come di consueto, bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per comprendere le ragioni che hanno condotto il Gup di Crotone a infliggere a uno dei presunti “scafisti” del naufragio di Cutro la pena esemplare di venti anni di reclusione e tre milioni di euro di multa. Sin d’ora, tuttavia, si possono formulare alcune considerazioni relativamente al più ampio contesto nel quale questa condanna si colloca; considerazioni che rivelano come la risposta finora offerta dal nostro ordinamento al fenomeno del traffico di migranti via mare sia risultata ingiustamente repressiva e al tempo stesso inefficace.
- Genova. Detenuto suicida nel carcere di Marassi
- Firenze. Appello al governo del Pd toscano dopo l’esposto dei detenuti
- Verona. Suicidi in carcere, presidio e interrogazione parlamentare
- Milano. All’Ipm oltre 70 detenuti: la capienza raddoppiata non basta più
- Milano. Caso Pifferi, lunedì 4 marzo sciopero dei penalisti dopo l’indagine sulle psicologhe









