di Gianluca Monastra
La Repubblica, 13 ottobre 2023
Siamo stati nel primo “Centro per uomini maltrattanti”, quello di Firenze. Vi si arriva su richiesta di un giudice o su invito di avvocati e medici. Dai colloqui individuali alle terapie di gruppo, ecco come funziona. molte volte, ma non sempre. “È stato solo uno schiaffo”. “Se l’è cercata lei”. “Ci sono momenti in cui dentro di me si risveglia una bestia”. “Non la conoscete, chiunque al mio posto avrebbe reagito così…”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 13 ottobre 2023
L’hub allestito all’ex Mattatoio per l’accoglienza straordinaria dei migranti in attesa di ricollocazione. Il nuovo Prefetto di Torino Donato Giovanni Carfagna ha annunciato nei giorni scorsi, durante la conferenza stampa di insediamento, che entro il 16 ottobre il centro di accoglienza di via Traves - attualmente utilizzato per i migranti sbarcati a Lampedusa - verrà svuotato e restituito al Comune di Torino per ospitare i senza fissa dimora in vista della stagione invernale. Secondo i dati forniti dalla Prefettura, in provincia di Torino 4.900 immigrati sono attualmente alloggiati in 328 Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e altre 150 persone si trovano nei Sai (Sistema di accoglienza e integrazione); mentre andiamo in stampa, in via Traves rimangono circa 100 immigrati che dovrebbero essere trasferiti in altre strutture attraverso la rete Cas.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 13 ottobre 2023
È la negazione dell’oppressione, e dell’oppressione reciproca. Nasce così il razzismo. E il razzismo porta al sonno o alla morte della civiltà. È molto difficile oggi trovare nell’opinione pubblica, e sui giornali, punti di vista - a proposito della tragedia del Medio Oriente - che non risentano di un pregiudizio razzista. È esploso, e sembra inarrestabile, l’antisemitismo - che è la madre di tutti i razzismi - largamente accompagnato dalla xenofobia e dal razzismo antislamico. Speculari e contrapposti. Difficile che nei prossimi anni questa ondata malefica possa fermarsi, perché l’idea della superiorità o dell’inferiorità di alcuni popoli è stata sdoganata, ha travolto l’opinione pubblica placida e borghese e ha invaso i grandi giornali.
di Aldo Cazzullo
Corriere della Sera, 13 ottobre 2023
Ci sono gli ostaggi israeliani e occidentali. E ci sono i civili di Gaza. Evitiamo che pure loro diventino ostaggi di Hamas. La pietà per i civili di Gaza non diminuisce di un’oncia l’indignazione per il massacro di ebrei innocenti. Non sono due sentimenti in contrasto. Sono complementari, e si tengono insieme. È impressionante la rapidità con cui sembra che nella discussione pubblica ci si sia scordati dei 1.200 civili israeliani assassinati. Uccisi in quanto ebrei o amici degli ebrei. “Prendi quell’ebreo!” si sente urlare nei video. E qui per noi si apre un bivio: o la si pensa come Hitler e Mussolini; o la si pensa come san Giovanni XXIII, che elimina dalla liturgia cattolica ogni residuo di antigiudaismo, e come san Giovanni Paolo II, che visita la sinagoga di Roma e definisce gli ebrei “i nostri fratelli maggiori”.
di Domenico Quirico
La Stampa, 13 ottobre 2023
Assedio. La definizione sembra facile: una città, un castello, un luogo munito di mura, torri, bunker che viene circondato da ogni lato dal nemico che vuole prenderlo d’assalto o costringerlo alla resa per fame e disperazione. Gaza è di fatto una città assediata, come Leningrado dai tedeschi o Parigi ai tempi della Comune, una città immensa lunga quarantadue chilometri e larga otto. Prima, fino a ieri, era solo una immensa prigione, l’assedio l’ha fatta diventare una fortezza, un bunker con due milioni di persone. L’assedio, come ogni impresa umana, avviene secondo regole precise. Una operazione concertata, pianificata e realizzata con burocratica minuzia. L’assedio è stabile, non più una questione di attacchi sporadici, è una realtà al tempo stesso più terribile e più semplice di quanto si potesse immaginare.
di Gedeone Levy*
Il Dubbio, 13 ottobre 2023
Anche a Gaza vivono esseri umani. In questo momento è difficile anche solo menzionare questo fatto. Quando a parlare di “animali” è il ministro della Difesa in persona, allora è difficile parlare degli abitanti di Gaza come esseri umani. La verità è che “animali” non è nemmeno un termine appropriato per i crimini commessi sabato dagli invasori di Hamas: nessun animale commette atti di ferocia come loro. Tuttavia, Gaza ospita più di due milioni di persone, circa la metà delle quali discendenti di rifugiati, un aspetto che dovrebbe essere tenuto presente anche adesso, nonostante le difficoltà.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 13 ottobre 2023
Il presidente: “Non accettiamo la carità”, ma vorrebbe più soldi. Memorandum sempre più in bilico. Bruxelles: “Andiamo avanti”. Per la seconda volta in meno di due settimane Kais Saied assesta uno schiaffo all’Unione europea. Il presidente tunisino ha infatti restituito a Bruxelles 60 milioni di euro previsti da un programma di ripresa e sostegno all’economia del paese nordafricano dopo la pandemia. I tunisini “rifiutano tutto quello che assomiglia alla carità” avrebbe spiegato Saied al premier Ahmed Hachani e alla ministra delle Finanze Sihem Boughdiri in un incontro che, stando a quanto riferito dall’emittente “Mosaique Fm”, si sarebbe tenuto mercoledì sera a Cartagine. Con le stesse motivazioni solo pochi giorni fa, il 3 ottobre, Saied aveva rifiutato altri 127 milioni di euro, prima trance questa volta del finanziamento previsto dal Memorandum Ue-Tunisia, l’intesa di cooperazione economica e controllo delle frontiere siglato lo scorso luglio dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen con la mediazione di Giorgia Meloni. Secca, e improntata alla diplomazia, la risposta dei vertici comunitari: quanto accaduto, ha spiegato ieri una portavoce della Commissione, “non cambia il fatto che continuiamo a lavorare sui cinque pilastri del Memorandum d’intesa”.
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 12 ottobre 2023
Via libera alle nomine. Opposizioni divise. Dubbi sui titoli del presidente D’Ettore voluto da Fratelli d’Italia. Il parto delle nomine è stato faticoso e lungo: almeno quattro le terne bruciate in roghi diversi. Doppio scontro politico sulla nomina del nuovo Garante dei detenuti. Una nomina strategica per il ruolo di vigilanza su carceri e immigrazione. Da una parte le opposizioni contestano la designazione del presidente Felice Maurizio D’Ettore, docente di diritto fiorentino, ex deputato di Forza Italia transitato con Fratelli d’Italia a fine legislatura, fortissimamente voluto da Palazzo Chigi. Dall’altro si registra l’ira del Pd nei confronti di Giuseppe Conte, accusato di aver “trattato in segreto con la destra” usurpando al Pd il nome che era stato concordato per l’opposizione e assestando sulle nomine di sottogoverno un altro colpo di un metodo già sperimentato con successo su altri dossier, dal Consiglio di presidenza della Corte dei Conti alla Rai.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 ottobre 2023
A sollevare la polemica ci hanno pensato ieri gli esponenti del Pd e di Avs. Perché la maggioranza non vuole audire nelle Commissioni parlamentari competenti i tre membri - Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio - scelti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per ricoprire il ruolo del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale? A sollevare la polemica ci hanno pensato ieri gli esponenti del Pd e di Avs. “È molto grave che la maggioranza si sia opposta oggi (ieri, ndr) in commissione all’audizione dei candidati al ruolo del collegio dei garanti dei detenuti. Si tratta di un organo di garanzia molto delicato, al quale devono essere chiamate persone con caratteristiche di indipendenza e riconosciuta competenza nel campo dei diritti umani. Negare la possibilità di audire i candidati significa impedire di fare una scelta consapevole e ragionata, e costituisce l’ennesimo atto di arroganza di una maggioranza che occupa anche le istituzioni di garanzia senza alcun rispetto per l’opposizione”, scrivono in una nota i senatori del Partito democratico Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Franco Mirabelli, Walter Verini, membri della commissione Giustizia a Palazzo Madama.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 ottobre 2023
Rispondendo all’interrogazione di Giachetti (Iv), il guardasigilli ribadisce che bisogna comunicare i motivi della chiamata. Bernardini: “E se devono denunciare un pestaggio?”. A rischio la privacy. La scorsa settimana, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto all’interrogazione del deputato di Italia Viva Roberto Giacchetti sulle modalità organizzative per i permessi delle telefonate dei detenuti con i loro difensori presso l’Istituto Penitenziario Pagliarelli di Palermo. Ma la risposta non soddisfa e conferma che il problema rimane.
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