di Simona Musco
Il Dubbio, 12 ottobre 2023
Sentenza ribaltata in appello: l’ex sindaco condannato solo ad un anno e mezzo per un episodio di falso. In primo grado era stato condannato a 13 anni e due mesi, quasi il doppio di quanto chiesto dall’accusa. Il modello Riace non era un modello criminale. E Domenico Lucano non avrebbe sfruttato in alcun modo l’accoglienza a suo vantaggio. È una sentenza clamorosa quella pronunciata oggi dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che ha letteralmente asfaltato l’impianto accusatorio della procura di Locri, salvando solo un episodio di falso per l’ex sindaco di Riace, condannato solo ad un anno e mezzo con sospensione della pena. Tutti assolti gli altri 17 imputati, a fronte di una condanna in primo grado pesantissima: il Tribunale di Locri, infatti, aveva addirittura raddoppiato la pesante richiesta dell’accusa, condannando “Mimmo il curdo” a 13 anni e due mesi. Ma cinque anni dopo l’arresto, la distruzione del modello più odiato da Matteo Salvini e lo svuotamento del piccolo paesino calabrese, la Corte reggina ha dato ragione alla difesa, secondo la quale a processo non si contestavano reati, ma una visione politica diventata famosa in tutto il mondo, tanto da disturbare i teorici dell’emergenza perenne. Visione che, per anni, è stata usata anche dall’Italia come motivo di vanto, salvo poi scaricare Lucano in una continua battaglia politica giocata sulla pelle dei più deboli. E di mezzo ci sono andati anche lui e Riace. Nessuna associazione a delinquere, nessun peculato, nessuna truffa: l’indagine Xenia era una bufala. Ma ciò ha comunque distrutto la carriera politica di Lucano, indicato tra i potenti del mondo dalla rivista Fortune e finito anche ai domiciliari, nonché quella di altre 17 persone, costrette per cinque anni a difendersi in Tribunale.
di Simone Marani*
altalex.com, 12 ottobre 2023
L’obbligo per l’impugnante di depositare la dichiarazione o elezione di domicilio, ai fini della notifica del decreto di citazione a giudizio, si applica solo all’imputato libero (Cass. n. 38442/2023). L’obbligo di depositare, assieme all’impugnazione, la dichiarazione o elezione di domicilio della parte privata, ai fini della notificazione del decreto di citazione a giudizio, non opera nel caso in cui l’imputato impugnante sia detenuto. Questo è quanto emerge dalla sentenza 20 settembre 2023, n. 38442 della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 12 ottobre 2023
“È pericoloso”. Rigettata l’istanza di Francesco Tagliavia, all’ergastolo per l’attentato di via dei Geogofili a Firenze, che voleva acquistare il volume che il giornalista ha scritto basandosi sulle dichiarazioni del pentito catanese Maurizio Avola, giudicato inattendibile dalla Procura di Caltanissetta. “Le esigenze di sicurezza prevalgono sul diritto all’informazione”.
di Barbara Morra
La Stampa, 12 ottobre 2023
La spedizione per punire una protesta, coinvolti colleghi fuori servizio. Sono ventitré gli agenti accusati di torture su detenuti del carcere Cerialdo di Cuneo, ma in particolare sono sedici quelli indagati per aver condotto il presunto blitz nella cella 417 la notte tra il 20 e il 21 giugno di quest’anno. Perlopiù poliziotti fuori servizio, alcuni in abiti civili.
di Emanuela Gatti
ilpiacenza.it, 12 ottobre 2023
Chiuso il processo iniziato nel 2016. Rachid Assarag, in carcere per violenza sessuale, denunciò di essere stato percosso. Agli atti un video del corridoio della sezione. Anche il pm ha chiesto l’assoluzione. Si è concluso dopo sette anni e con due assoluzioni il processo che vedeva imputati per lesioni aggravate Mauro Cardarelli e Giovanni Marro. I due, ex comandante del corpo e ispettore superiore della polizia penitenziaria, erano accusati di aver picchiato il detenuto Rachid Assarag alle Novate: due gli episodi distinti avvenuti la mattina e il pomeriggio del 16 maggio 2016. Il giudice Matilde Borgia ha deciso di assolverli entrambi, così come anche chiesto dal pm Emilio Pisante e ovviamente dagli avvocati Fabio Maria Giarda e Vittorio Antonini.
di Fabrizio Vincenti
La Nazione, 12 ottobre 2023
La nomina dell’avvocato Giulia Gambardella scatena le fibrillazioni all’interno della maggioranza: sui 18 voti presenti, solo in 16 l’hanno votata. Tutt’altro che facile e scontata, come si poteva pensare. Ci sono volute ben tre votazioni prima di veder eletta nuova garante dei detenuti l’avvocato Giulia Gambardella, la cui candidatura era sostenuta in consiglio comunale dalla maggioranza del sindaco Pardini.
cittametropolitanaroma.it, 12 ottobre 2023
Presentazione del volume “Tutte le cose che ho perso” di Katya Maugeri, con la partecipazione della Consigliera Tiziana Biolghini. La condizione della donna all’interno delle carceri e le loro storie sono state raccontate al convegno promosso dalla Consigliera Delegata della Città metropolitana di Roma, Tiziana Biolghini. Alla presentazione del libro, di Katya Maugeri, “Tutte le cose che ho perso”, hanno partecipato, Marco Patarnello, Magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Sandro Libianchi, Presidente del Coordinamento nazionale Operatori per la salute delle carceri italiane, Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Patrizia di Cinto, Pedagogista del disagio penitenziario e Pisana Posocco, Docente associata di architettura alla “Sapienza” di Roma.
di Francesca Angeleri
Corriere di Torino, 12 ottobre 2023
Kasia Smutniak ha recitato in “Tutta colpa di Giuda” di Davide Ferrario, girato 14 anni fa all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino coinvolgendo il personale e i detenuti di un’intera sezione dell’istituto. La pellicola è inserita nel programma di Liberazioni Festival che è giunto alla sua quarta edizione e che continua fino a domenica in vari luoghi tra cui lo stesso carcere, domani, con Vera Gemma.
di Montesquieu
La Stampa, 12 ottobre 2023
Nemmeno l’azione della barbarie contro Israele, alla ricerca di un impossibile primato dell’orrore infinito, distoglie la nostra politica dalle sue mediocri, autoreferenziali schermaglie domestiche. Quella in atto da giorni tocca, al livello proprio della nostra politica, un tema, più ancora un principio, fondamentale per ogni organizzazione che voglia dirsi democratica: la terzietà di funzioni come quella arbitrale, giurisdizionale, amministrativa, funzionali alla correttezza e alla regolarità del confronto democratico. Tema che oggi viene dalle forze di governo buttato sul campo con riferimento alla funzione giurisdizionale, che non a caso la Costituzione responsabilizza del dover essere uguale per tutti. Politica compresa, se non in testa. Giustizia e funzioni istituzionali, il baluardo del rispetto reciproco e del potere diffuso. Tema che rasserena, al contempo, per la rappresentanza suprema proprio di terzietà che viene, quotidiana e oramai da lungo tempo, dal colle più alto, non solo morfologicamente. Suprema, oramai, anche per indiscussa e sempre più percepita e percepibile consapevolezza diffusa (confortante replica popolare al populismo dilagato per l’inettitudine dell’offerta politica): ma legata al momento ad una persona, non già ad una condivisa garanzia che venga dalla maggioranza delle forze politiche. Ne da inquietante testimonianza l’insistito indirizzo di modifica costituzionale che da questa maggioranza promana, con l’evidente volontà di sostituzione di quel potere oggi sicuramente terzo con altro potere potenzialmente divisivo; e con contestuale dubbio sull’apprezzamento, da parte di una coalizione che si sente prospetticamente vincente, di una guida sul modello in atto. Per inciso: la complessità del tema della terzietà, su cui ci vorranno ben altro spazio e ben altra occasione di approfondimento, non si presta al semplicismo di facili certezze. Quale quella, diffusa, che vuole la terzietà legata ad assenza di forti convinzioni politiche, travolta dalla attestata, esemplare terzietà del capo dello Stato: se non agevolata da una lunghissima militanza politica di parte, certamente compatibile con la stessa. Forse addirittura in reciproca sintonia, purché accompagnate da lealtà istituzionale, orgoglio personale, senso della funzione e dell’interesse pubblico.
di Giampiero Rossi
Corriere della Sera, 12 ottobre 2023
Record al Sud e tra chi non ha studiato, ma è a Milano l’aumento più alto di indigenti. Il rapporto di ActionAid (su dati Istat): il 7,5% delle famiglie in condizioni di povertà assoluta. E almeno 200 mila tra bambini e ragazzi non è in grado di fare un “pasto completo” almeno una volta al giorno. “Distribuire cibo è fondamentale, ma non incide sulle cause dell’emergenza”.
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