di Ermes Antonucci
Il Foglio, 7 febbraio 2024
Non è vero che la presentazione del volume del presidente emerito della Corte costituzionale al carcere di Milano è stata cancellata dal Dap. La richiesta di autorizzazione è arrivata in ritardo, senza rispettare le direttive ministeriali. Un’ondata di polemiche si è scatenata attorno alla (presunta) decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) di cancellare la presentazione del libro scritto presidente emerito della Corte costituzionale, Giuliano Amato, e dalla giornalista Donatella Stasio (intitolato “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”), prevista questa mattina nel carcere di San Vittore di Milano. C’è chi ha parlato di “triste sapore di censura”, come l’ex garante dei detenuti Mauro Palma, e chi, come un altro presidente emerito della Consulta, Giovanni Maria Flick, ha visto nella decisione del Dap la volontà di mandare un messaggio molto chiaro: “Di Costituzione è meglio non parlare”. La responsabile Giustizia del Partito democratico, Debora Serracchiani, ha invece parlato di decisione “grave”.
di Sandro De Riccardis
La Repubblica, 7 febbraio 2024
“Amarezza per un incontro pensato per chi è in carcere” dicono dalla sala dopo la decisione del ministero di Giustizia di vietare l’evento a San Vittore. Il presidente emerito della Consulta: “Si entra in carcere per migliorare e non per marcire”. Resta l’amarezza e lo sconcerto, e un senso di disorientamento per un’iniziativa che doveva essere un dialogo con i detenuti di San Vittore che a lungo avevano atteso questo appuntamento, preparando interventi e riflessioni sul senso della detenzione e del reinserimento, anche leggendo il libro che i due autori avevano loro regalato. E invece, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Amato e la giornalista Donatella Stasio, autori del libro “Storie di diritti e di democrazia. La corte costituzionale nella società”, sono stati accolti nella grande sala della biblioteca Ambrosoli del Tribunale di Milano, dopo il divieto del Dap al loro incontro a San Vittore.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 7 febbraio 2024
“I care”, mi interesso, mi preoccupo, mi prendo cura. Non è uno slogan o un banale anglicismo. È invece la bellissima frase che accomuna don Lorenzo Milani, Martin Luther King e i circa 4,5 milioni di volontari che ogni giorno in Italia si prendono cura gratuitamente del prossimo, dell’ambiente, dei beni culturali. Un filo rosso che unisce il soccorso alla protezione civile, i volontari della Caritas attivi in mille settori del sociale a quelli ambientali e ai volontari dei musei. E l’accoglienza delle vittime innocenti del conflitto di Gaza.
di Giuseppe De Marzo
L’Espresso, 7 febbraio 2024
Secondo Oxfam, in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri. Mentre le scelte dell’Esecutivo, lungi dal risolvere i problemi, li accrescono. E il rischio di derive autoritarie è dietro l’angolo. In Italia il 5% della popolazione possiede una ricchezza maggiore rispetto all’80% più povero. L’1% ha una ricchezza 84 volte superiore a quella complessiva del 20% più povero. Dall’inizio della pandemia fino a novembre 2023 il numero dei miliardari è aumentato di 27 unità (da 36 a 63) e il valore dei loro patrimoni cresciuto in termini reali di oltre 68 miliardi di euro (totale 217,6: +46%). Nel 2023 è lievitato anche il numero dei multimilionari, passati da 80.880 a 92.710, come i loro patrimoni, aumentati complessivamente di 178 miliardi. I 50 mila italiani più ricchi (0,1% popolazione) hanno visto la quota di ricchezza passare da 5,5 a 9,4%. Mentre la quota del top 0,01% ha più che raddoppiato la concentrazione patrimoniale.
di Angela Nocioni
L’Unità, 7 febbraio 2024
“In infermeria non c’è niente, solo la terapia sedativa. Alla polizia abbiamo detto di chiamare il 118 ma loro si sono arrabbiati, hanno chiamato i colleghi”. Il cuore di Ousmane Sylla, il ragazzo di 22 anni che si è impiccato nella gabbia del Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria, batteva ancora domenica mattina all’alba quando i suoi compagni sono riusciti a tirarlo giù dalla grata. “Al ragazzo a terra hanno fatto il massaggio cardiaco. Dopo la polizia è arrivata e abbiamo chiesto di chiamare il 118 ma loro si sono arrabbiati e hanno chiamato solo colleghi. Gli ho sentito il cuore che batteva ancora”. Non c’erano medici. I soccorsi sono arrivati in ritardo, un’ora dopo l’allarme.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 febbraio 2024
Quattro mesi fa, il 6 ottobre 2023, Sylla Ousmane aveva interrotto il Consiglio comunale di Cassino per “denunciare la violenza di cui si dichiarava vittima”. La citazione viene dalla relazione psicosociale della dottoressa del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Trapani, dove il ragazzo era stato rinchiuso prima del trasferimento nell’analoga struttura di Ponte Galeria. Lì domenica scorsa si è impiccato. “Non era violento o aggressivo, ma terrorizzato. Ha raccontato che dentro la comunità dove risiedeva veniva picchiato. Noi ovviamente non abbiamo potuto verificarlo”, afferma l’avvocata Laura Borraccio, consigliera di minoranza.
di Jacopo Rosatelli
Il Manifesto, 7 febbraio 2024
Di fronte all’inazione o, peggio, a ulteriori passi indietro da parte del governo nazionale in materia di consumi di sostanze, tocca ai Comuni assumere l’iniziativa. Questa convinzione di fondo ha generato Elide, la rete degli Enti locali per l’innovazione sulla politica delle droghe, che ora sta crescendo e consolidandosi quale luogo di elaborazione collettiva per amministrazioni, operatori del terzo settore e rappresentanze sindacali e sociali - dal Cnca alla Cgil a Itardd. Ne abbiamo avuto positiva riprova a Napoli, giovedì scorso, in occasione del secondo incontro annuale, molto partecipato e ricco di stimoli di riflessione e indicazioni di lavoro.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 7 febbraio 2024
Il ministro della Giustizia: chiediamo il rispetto delle regole di detenzione. Ministro Carlo Nordio, Roberto Salis denuncia che “lo Stato non fa niente” per sua figlia Ilaria. Non è così?
di Mario Giro*
Il Domani, 7 febbraio 2024
Fare i distinguo in base alle presunte colpe o responsabilità non è nella nostra tradizione. L’Italia fa meglio di altri stati occidentali per i propri concittadini prigionieri o rapiti. Diplomatici e intelligence lavorano su questi casi costantemente e con dedizione. Davvero sbagliate le polemiche su Ilaria o su qualunque altro cittadino italiano arrestato all’estero, oppure rapito. Chiunque sia va liberato, salvato, riportato a casa il prima possibile.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 febbraio 2024
Per Giorgia Meloni l’amicizia con Victor Orbàn e l’imminente ingresso dell’ungherese nella famiglia dei Conservatori europei, la stessa in cui alloggia al piano nobile Giorgia, vale più del caso Salis. Molto di più e il governo lo ha dimostrato non a parole ma con i fatti. La marcia indietro del ministro della Giustizia Nordio è stata repentina e clamorosa. Nessuna richiesta governativa di arresti domiciliari per Ilaria Salis: ci pensassero i legali dell’imputata hanno suggerito esplicitamente al padre della detenuta in via Arenula. Intervenire a livello ufficiale suonerebbe come intromissione indebita nella dinamica della giustizia ungherese, poi i detenuti italiani all’estero viaggiano intorno ai 2.500, se intervieni per una lo devi fare per tutti.
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